Il futuro è delle donne 4

Dove eravamo rimasti?

Credi anche tu che il Dio che conosciamo è un'invenzione del potere per dominare gli ignoranti e castigare i poveri di spiri si (100%)

L’abbraccio è il linguaggio più alto dell’anima e del corpo. (Jacques de Bourbon)

Abbozzando un cenno di saluto avvinazzato riprendiamo la strada verso la cima della collina sempre più convinto che i contadini, rozzi, scaltri, ostinati e resistenti, sono la specie più nobile di questa umanità. Questo contadino è però anche particolarmente colto in questioni religiose probabilmente per le discussioni con i frati del monastero quando cambia il miele col vino.

Poco dopo, dobbiamo fermarci per lasciare il passo alle capre che recano nelle gonfie mammelle il latte da mungere davanti all’uscio, casa per casa.

Quando il sole è già prossimo al mezzogiorno in un cielo limpido giungiamo in un luogo meraviglioso. Una terrazza, aperta sul cielo e sul mare, sovrasta un bunker, certamente un residuato dell’ultima guerra.

Mi invitano a visitarlo. Scendiamo a piedi in un insidioso corridoio serpeggiante. Costeggiamo una parete dove gracili fiorellini, dalle radici visibili, succhiano dalla venosa roccia biancheggiata da pochi raggi benevoli. Il loro profumo mi attira per farsi ammirare da più vicino ed accorgermi della loro fierezza pur non essendo stati seminati da mano umana ma dal cielo.

Giungiamo ad una porta scardinata e mi dicono di entrarci. La attraverso senza toccarla e i miei occhi impiegano qualche istante per adattarsi alla fresca oscurità che regna all’interno.

Una tenue luce penetra dalle strette feritoie mostrando del pulviscolo in movimento. Dalla logorata feritoia centrale il paesaggio che si spalanca davanti ai miei occhi sembra uscito dalla tela di un pittore.

La ripida parete che sostiene il bunker si piega in morbide verdi colline punteggiate da cascine sparse geometricamente equidistanti. Quasi vicino al mare di un blu cobalto una ridente pianura cede il posto a dune sabbiose. L’orizzonte è a tratti nascosto da candidi batuffoli sfilacciati nel cielo trasparente che infondono un senso di distacco dalla realtà.

Uscito dal bunker risaliamo verso la piazzola. Giunti in cima nel bagliore del sole, il profumo del mare, dei fiori, dei frutti e quello pungente dei campi concimati cavalcano insieme sulla brezza leggera.

I ragazzi mi mostrano un ristorante color limone appollaiato sul vicino cocuzzolo della collina. È costruito nello stile di cottage marinaresco dalle mura massicce e dalle finestre alte e strette. Ad una estremità vi è un grande torrione circolare mentre all’altra una immensa terrazza ricoperta da un pergolato di vite.

«Quello è il miglior ristorante dell’isola, ma noi abbiamo portato dei panini, dell’acqua e un fiasco di vino per mangiare sul terrazzino panoramico.» dice Alain ed il giovane fratello, con l’aria delusa per non essere ricco e potermi invitare al ristorante, aggiunge «Ci sono tavoli con panche per i turisti che non vogliono spendere una cifra astronomica al ristorante.»

Mentre stanno togliendo il cibo dallo zainetto dico loro «Ascoltate ragazzi, ieri sera ho passato una serata meravigliosa ed ho mangiato e bevuto benissimo, lasciatemi ricambiare la vostra eccellente ospitalità invitandovi a pranzo sulla terrazza del ristorante.»

«Impossibile,» rispondono in coro i fratelli «tu sei nostro ospite.»

«Ma io vorrei sdebitarmi prima di partire.»

«Se proprio vuoi sdebitarti, noi abbiamo una richiesta da farti, ma anche se non puoi soddisfarla non importa.» dice Alain e coralmente con il fratello continuano «Ci puoi portare con te fino al prossimo porto per scoprire la navigazione a vela?»

Senza aspettare la risposta aggiungono per convincermi «Poi, noi torneremo col traghetto.»

Rifletto sul perché molti giovani desiderano sperimentare l’esperienza sulla barca a vela mentre osservo il paesaggio maestoso che mi circonda. Cerco di immaginare come sarebbe stata una giornata in barca con quei ragazzi curiosi ed un poco timidi, che arrossiscono impacciati nel dare risposte concise a domande stravaganti. Ma vista la loro ansia trepidante gli dico con tono ricattatore «Va bene, vi porto con me fino al prossimo porto a condizione che mi lasciate offrire il pranzo in questo ristorante.»

I due fratelli si guardano in faccia sorpresi dalla doppia opportunità e pur sapendo di sottrarsi al principio di ospitalità gridano insieme «Accettiamo.» e mi abbracciano gioiosi.

Quanto piacevoli e benefici sono gli abbracci della gente sorridente e gioiosa.

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