Il futuro è delle donne 4

Dove eravamo rimasti?

Credi anche tu che la Natura non potrà sopportarci a lungo prima di estinguerci? non a lungo ma fra poco ci estinguerà (100%)

La mia felicità dipende dalla felicità altrui. (Dalai Lama)

Dopo innumerevoli assaggi di antipasti, i branzini lasciano nei nostri piatti le loro lische. Terminato il lauto pranzo arriva il direttore di sala con un portfolio di pelle blu e il nome del ristorante scritto in oro. Immediatamente gli dico «Il conto al signor Adrian.»

Lui lo apre per inserirvi la carta di credito sbirciando con disinvoltura il totale che gli fa, prima, brillare gli occhi e poi impallidire il viso senza però pronunciare parola.

Si riprende grazie ad un altro cameriere che si avvicina con un carrello pieno di liquori dicendo «Offre la casa.»

Mentre usciamo, avvolti da quei colori dorati che il sole fa filtrare attraverso il pergolato, mi rivolgo orgogliosamente ad Adrian «Complimenti, ti sei comportato come un vero ricco.»

«L’ho visto fare nei film.» risponde altezzoso ed il fratello lo sprona dicendo «Dovresti fare l’attore, così potrai vivere in base ai valori di cui ti hanno imbottito.» ed io aggiungo «Forse, diventerai ricco ma perderesti la tua anima.»

«Non m’importa dell’anima.»

Alain avvicina le sue labbra al mio orecchio e sussurra «Come il Faust è disposto a vendere anche l’anima al diavolo pur di diventare ricco.»

Alticci con le braccia sulle spalle l’uno dell’altro arriviamo al terrazzino panoramico. Liberiamo le biciclette dalle catene ed Adrian si siede sulla panca guardando i gabbiani lontano e dice con aria incantata «Certo, mi piacerebbe proprio fare l’attore.»

Il fratello sorpreso ed infastidito da tale fantasia gli dice «Non sognare, fratello, è impossibile che tu diventi un attore.»

«Perché!» dico io «se veramente ci crede, si impegna, studia e lavora sodo divertendosi, niente è impossibile. Adrian, leggi la storia dei grandi attori, all’inizio non riuscivano neppure a pagarsi il cibo e poi sono diventati ricchi e famosi.»

«E hanno perso l’anima?» chiede con aria di sufficienza.

«Dovresti chiederlo a loro. Molti ricchi non si rendono neppure conto di averla.»

Prendiamo le biciclette e scendiamo velocemente lungo diversi pendii che portano tutti verso il mare.

Giunti ad un ponticello romano alcune donne, ricoperte di nero, cantano allegramente ad alta voce trasportando sulle spalle dell’erba imprigionata in covoni. Si fermano esaminandoci con curiosità. I loro visi abbronzati e le voci accordate alla loro popolare canzone vibrano l’anima accendendo la gioia di vivere.

Arrivati alla piazza del paese ci fermiamo per dissetarci in un bar dove all’ingresso una asciutta vecchietta, dai riccioli e dagli occhi neri, socchiude le palpebre abbeverando un bimbo.

Una cameriera con un armonioso accento straniero ci chiede cosa desideriamo mostrando un seno debordante che attira lo sguardo di Adrian che ordina subito una coca-cola.

«Ancora con la coca-cola, non ti ricordi dell’articolo dell’università americana che ti ho fatto leggere?» interviene il fratello.

«Si, ma dimostrava che fa venire il cancro ai topi.»

«Ma il nostro DNA è simile al novantacinque per cento a quello dei topi ed è per questo che si fanno su di loro i test.»

«Noi prendiamo un limoncello della casa.» mi consiglia Alain.

Raggiungiamo la casa senza più fermarsi godendo della rosea luce del tramonto. Troviamo la porta di casa socchiusa e nessuno risponde alla chiamata dei due fratelli. Uno scricchiolio anticipa il loro ingresso nel soggiorno. Loro sono tranquilli, io meno e immerso in un raggio di luce fioca proveniente dalla finestra chiedo «Ma non vi preoccupa che non ci sia nessuno e la porta non sia chiusa a chiave?»

«Noi non chiudiamo mai la porta con la chiave, cosa vuoi che rubino in una casa di pescatori.» mi risponde Alain con la certezza di chi vive senza temere i ladri mentre deposita a terra lo zainetto e prende una bottiglia d’acqua dal frigorifero.

Mentre mi sdraio sull’amaca all’ombra di un grande fico che con i suoi rami copre l’angolo della terrazza che guarda l’entroterra le palpebre si chiudono lentamente e scivolo nel sonno, stravolto dalla fatica della gita in bicicletta.

Nessuno si è permesso di svegliarmi. Scendo dall’amaca e giro per la casa in cerca di qualcuno per scusarmi di essermi addormentato, inutilmente. Allora prendo un fazzoletto di carta e scrivo Partiamo domattina e m’incammino verso la mia barca dove riprendo a dormire nel pozzetto osservando le nubi navigare lentamente nel cielo.

Quando una timorosa voce mi sveglia di soprassalto vedo Adrian sulla banchina gesticolare le due braccia gridando «Comandante.»

«Salve, sali pure.» gli dico con voce rauca ed assonnata.

«È vero che domani mattina ci porti con te?» mi chiede tutto ansioso nella speranza di una conferma.

«Si, partiamo all’alba, così arriveremo in porto verso sera.»

Raramente ho visto un viso giovanile così felice come quello di Adrian dire «Non posso rimanere. Ho un appuntamento con un mio amico che ha internet e mi aiuterà ad informarmi su cosa studiare per diventare attore. Ciao, a domani all’alba.»

Anch’io mi sento felice vedendolo camminare felice incontro alla speranza.

Credi anche tu, cara lettrice, che la propria felicità si trovi facendo felici gli altri?

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