Il pistolero e il negromante

Il pistolero

[Accompagnamento musicale (clicca)]

«Essermi amico non è facile.» Esordì l’uomo. La salma di un trinciato pronto per la cremazione gli pendeva dall’angolo della bocca. Aveva le labbra screpolate a causa dell’eccessivo consumo di whisky e dell’esigua idratazione. “L’acqua? Solo per le unzioni!” era solito ripetere a quelli tanto coraggiosi da avanzare un simile suggerimento.

«Essermi amico non è facile» riprese, come se qualcuno l’avesse interrotto, con tono meno riflessivo. Accese l’estremità della cartina con uno zolfanello, e l’odore di bruciato si fuse al sapore amarognolo del tabacco, nascondendo quello ancora caldo della polvere da sparo. «Sono tutto saggezza e niente criterio. Finisco per infervorarmi facilmente, o sembrare tale, se si toccano argomenti stupidi. E, quando dico così, tutti danno di matto! È stupido ciò che esula dalla natura della persona, per me: i dispetti, le cattiverie gratuite (anche se solo ipotizzate), le bugie raccontate guardando dritti negli occhi.»

Studiò poi il riflesso di se stesso nel grande specchio che si stagliava dietro il bancone del saloon, da sotto la visiera del cappello di cuoio rosso, dal cui cinturino nero svettava fuori una penna d’aquila reale, come una specie di antenna. La barba incolta rossa, in risalto sulla carnagione ambrata, diede una parvenza di luce a quello sguardo buio come la notte.

Se aveste avuto la possibilità di guardavi a vostra volta, nello specchio, avreste notato un locale immobile nello scenario di una sparatoria: corpi appesantiti dal piombo gravavano su tavoli ribaltati o frantumati, imbrattati di sangue; eccetto uno, ferito gravemente, che stava strisciando verso la figura del pistolero. Altri astanti erano come dipinti sullo sfondo, immobili. Sarebbe più corretto definirli spettatori, perché si rimaneva dentro un saloon, durante una sparatoria, solo se si era degli idioti o degli assetati di sangue.

«Sono un po’ come un vecchio paio di stivali impolverati: posso andare bene a qualcuno, a qualche altro potrei anche sembrare comodo; ma alla fine rimango solo un paio di vecchi e logori stivali. Porto con me il peso di troppe storie… Uno di quelli che a nessuno piace avere ai piedi.»

Sorrise in modo grottesco, più una smorfia. «È già abbastanza difficile farsi degli amici, a maggior ragione quando sei un cacciatore di taglie. Ma quando la parola è l’unica arma che può sparare a salve… No, quella è una storia diversa. Se la tradisci…», lasciò la frase sospesa a metà. Un mugolio, poco più di un respiro strozzato, lo interruppe.

«Chi… Chi sei… Tu?» chiese il capo della banda.

Gli rispose il ruggito di un revolver.

«Roxander Eaglefeather.»

Una nuvola di fumo venne stretta nel pugno libero del pistolero, frattanto che una chiazza di sangue si allargava tra le assi del già logoro pavimento. Il proiettile avrebbe lasciato il foro. Uno dei tanti, dopo quella sparatoria. Per quelli come lui era la normalità: whisky e cadaveri.

«Un vecchio cowboy mi disse: l’anima di un uomo è una nube che ascende al cielo. La stessa prodotta dallo scoppio di una cartuccia, insomma. La tua, figlio di puttana, può anche andarsene a spasso per questo fetido saloon per l’eternità. Che tu possa bruciare con esso.» disse Rox.

Calzò la pistola nella fondina con un gioco di polso che aveva ammaliato molte fanciulle, e ancora altre ne avrebbe affascinate.

L’uomo dal cappello rosso tirò una lunga boccata, quindi scolò in un sol fiato il bicchiere di whisky. Batté poi sul bancone avvizzito dalle strofinate dopo l’ennesima scazzottata. Il panno si era portato via il sangue, grossomodo, ma non i ricordi.

«Un altro. Di quello buono.»

L’oste, un tizio con gli incisivi spezzati, dalla pelle brunita dalla scarsa igiene personale – al punto da farlo somigliare ad un mangiafagioli – non se lo fece ripetere due volte.

Non appena ebbe finito di versare il liquore, Rox gli afferrò la mano che teneva ferma il bicchiere. La batté con forza sul banco, poi estrasse il coltello di fattura artigianale: il manico in corno di bufalo, fresco di affilatura. Lo piantò fra l’indice e il medio dell’uomo.

«Conosci, non ne dubito, il gioco del coltello» disse senza distogliere gli occhi dall’oste. «Sono bravo, anche senza guardare. Ma sono poco abile con la sinistra.»

«La prego: non so niente!», guaì.

Il coltello si scavò dei solchi negli spazi fra le dita dell’oste, sempre più rapido.

«Vediamo se qualche falange in meno ti rinfresca la memoria» mormorò seccato. «Tra un bicchiere rotto e l’altro, una rapina e uno stupro passato per prostituzione, avrai sentito bene che cosa ha fatto a quelle ragazze, porco mondo! Dove trovo Bluejack?»

I rintocchi del coltello si fecero più serrati, e meno precisi. Il sangue s’intrufolò nelle venature del legno, che a suo modo aveva imparato a bere quella sostanza alla maniera dei cowboy: d’un fiato e senza guardarne il contenuto. Il silenzio del barista venne meno solo quando Rox gli fece conoscere il peso di una fede al dito, asportandoglielo.

«La vecchia forca. Rosehight!»

Cosa farà Roxander?

  • Cercherà altre informazioni in città? (13%)
    13
  • Rimarrà a bere nel Saloon, ripensando al suo passato. (26%)
    26
  • Partirà verso Rosehight. (61%)
    61
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162 Commenti

  • Ciao, GG
    eccomi qui a fine lettura, con la consapevolezza di aver letto una storia ben pianificata. Ideata e popolata di personaggi di spessore che conferiscono alla storia credibilità. Mi sono sempre piaciute le storie che trattano il tema dei mondi paralleli e la tua non da eccezione. Anche i termini usati sono assolutamente in linea con il mondo che hai costruito per i tuoi personaggi. A tratti mi ha fatto pensare a West World, non so se hai visto la serie.
    Avrei evitato di dare nomi troppo simili: jack e jess, l’ho letto o sentito in uno dei tanti corsi in line che ho seguito sulla scrittura. Si rischia di confondere il lettore, specie quelli come me che danno fatica a concentrarsi ?.
    Ma la storia funziona, le idee ci sono e sono state sviluppate con cura e, come ho già scritto, con un’idea dì fondo chiara.
    Non posso che complimentarmi, potrebbe venirne fuori una graphic novel (anche se non le leggo), la storia si presterebbe.

    Alla prossima!

    • Sai che ci hai preso? Jess è un personaggio di una Graphic Novel, intitolato proprio Reyketsu! 😀
      Il progetto si è un po’ arenato al momento, ma i disegni sono perfetti per l’idea che avevo in mente. Magari, in futuro, riuscirò a renderlo pubblico 😛

      La questione dei nomi simili la sapevo, ma ho scelto volutamente di dare questa somiglianza proprio per fini di trama. L’idea di Rox non è diversa da quella di Kàdragor, per il modo in cui è nata: su Instagram. Doveva essere un insieme di riflessioni, ma alla fine si è trasformata in questa narrazione un po’ difficile da seguire, così come la scoperta del finale. I nomi, così come per la storia, devono ricordare al lettore lo stesso personaggio. Hanno praticamente lo stesso Background: entrambi finiscono per essere “usati” da Rox. Poi, magari, verrà visto come un errore, ma mi piace pensare di poter dare questa impressione anche a livello sonoro 🙂 Comunque mi fa piacere tu lo abbia notato! 😛
      West World è sicuramente stato di una certa influenza per l’abbigliamento e alcune atmosfere, anche se l’influenza più grande è venuta da “Quel treno per Yuma” così come certe sfumature dei personaggi! 😉

      Grazie per essere passata 😉

  • Non so bene per quale motivo, ma il sito mi ha costretto a pubblicare un altro capitolo prima della fine, per questo esistono due capitoli finali. Che Rox, Jess e Bluejack non volessero rassegnarsi alla fine? 😀
    Il mio tentativo era quello di iniziare una nuova storia, ma lo avevo detto che questo racconto era un po’ maledetto 😀

  • Il finale mi è piaciuto davvero tanto. Crudo ed onesto. Ammetto però di essere entrato un pò in confusione, ma mi chiariró le idee rileggendo la storia dall’inizio! C’è anche da dire che creare un intreccio così complesso con solo 5000 caratteri a capitolo è davvero un impresa. E io direi impresa riuscita!
    P.s. anche qui l’influenza della torre nera è presente e potente! ?

  • Ciao….abbiamo chiuso il libro. Gli ultimi due capitoli sono stati particolarmente sorprendenti, l’intreccio è venuto fuori e non è stato facile seguirlo…un bell’intreccio di intrighi e storie passate rimaste in sospeso.
    Il finale è giusto cosi…una chiusura doverosa…ma ti lascia quel po di amaro in bocca perche come al solito, è brutto abbandonare i personaggi che hai seguito per tanto tempo, capitolo dopo capitolo.
    Complimenti,
    ePP

  • E’ stata una bella avventura, emozionante e coinvolgente in tutti i capitoli.
    Non era il mio genere ma sei riuscito a farmi rimanere incollata a leggere e ad attendere i seguiti con hype crescente.
    Penso sia stato il finale perfetto, che non mi sarei aspettata e quindi ancora più bello.
    Complimenti, davvero!

  • Non voterò, non credo nessuna delle cose proposte. Credo sia stato( e non capisco come mai siamo qui a commentare il decimo?), credo invece sia stato un racconto dark, un viaggio nelle paure e nelle illusioni, dal finale scontato nella sua drammaticità perché da certe storie nessuno esce assolto. Ognuno coltiva i propri convincimenti dando loro il valore di una realtà assoluta, ma la realtà può essere altro, e può costare caro prenderne coscienza. Bravo Pintore, complesso e bello questo lavoro….

  • Ciao….stavo leggendo l’ottavo capitolo, sicuro di poter votare ….e mi sono ritrovato con il 9 capitolo sottomano….incredibile coincidenza.
    La scena della battaglia a cavallo tra pistoleri e caballeros è molto coinvolgente e drammatica.
    Interessante il risvolto finale….mi ha spiazzato completamente.
    Ho votato per la terza scelta….se tutti e tre sono intrappolati nel libro, allora di chi è la colpa dei drammi che hanno vissuto? La mia proposta : trovare una strada per raggiungere l’autore, lui si artefice di tutto e fare i conti di persona (non proprio originale come proposta, ma sono curioso di sapere come ne esci fuori)
    Aspetto il gran finale.
    ePP

  • Ciao!
    Questo capitolo è stato un susseguirsi di colpi di scena, nonostante il genere non sia nelle mie corde sei riuscito a tenermi incollata al testo.
    Sono molto curiosa di vedere come proseguirà, io punto a farli andare insieme nonostante i dubbi che ci possono essere.
    Ancora complimenti, al prossimo capitolo :3

  • Ciao, finale interessante per questo capitolo… che ci porta ad un finale di storia ancora più coinvolgente.
    Jess e ROx sono due personaggi eccezionali, ma per come me li hai fatti “conoscere” credo che si presenteranno alla resa dei conti separati….cosa che aggiungerà parecchio pepe a questi ultimi due capitoli.
    La morte di un cattivo da sempre un po di soddisfazioni nei romanzi, nelle serie televisive, nei fumetti…e quella di Aamon, per come ce l’hai raccontata e stata più che soddisfacente.
    A questo punto non mi resta che aspettare il prossimo capitolo
    Ciao,
    ePP

  • Ciao Giuseppe,
    Ti confesso che sono lontano per gusto e competenza da questo genere letterario.
    Ciò non mi impedisce di fare due considerazioni a mio parere piuttosto vere:
    – hai un’abilità narrativa che ritengo direttamente proporzionale alla tua passione;
    – quello che hai scritto ad oggi merita una trasposizione in un corto metraggio, e si adatta ad un romanzo.
    Anyway, la fine si avvicina, così come la resa dei conti, e non vedo l’ora di leggere the Finale 😉

  • Ciao, ho scoperto questo racconto seguendo i suggerimenti di altri amici-lettori….e devo dire che ne sono rimasto sorpreso…piacevolmente sorpreso.
    Una storia che non fa altro che spiazzarti da un capitolo all’altro…credi di aver preso la direzione giusta di lettura…e ti ritrovi a saltare tra dimensioni e epoche differenti. Adoro questa commistione di generi…..saltare da quello che sembra un western classico a un storia di scontri tra entità demoniache.
    Ho votato per l’alleanza tra Jess e Rox contro Aemon…aspetto con curiosità il prossimo capitolo.
    Ciao,
    ePP.

  • A tre capitolo dalla fine sconvolgi tutto, scatenando su noi lettori l’effetto delle tempeste che riguardano i personaggi.
    Il risultato della narrazione è estraniante, ma funziona e mi ha messo davvero tanta curiosità, anche perché il genere si è evoluto all’improvviso, una pallottola dopo l’altra e sta sempre più assumendo i contorni di un racconto dai tratti epici.

    Attendiamo l’ottavo!!!

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