Il pistolero e il negromante

Il pistolero

[Accompagnamento musicale (clicca)]

«Essermi amico non è facile.» Esordì l’uomo. La salma di un trinciato pronto per la cremazione gli pendeva dall’angolo della bocca. Aveva le labbra screpolate a causa dell’eccessivo consumo di whisky e dell’esigua idratazione. “L’acqua? Solo per le unzioni!” era solito ripetere a quelli tanto coraggiosi da avanzare un simile suggerimento.

«Essermi amico non è facile» riprese, come se qualcuno l’avesse interrotto, con tono meno riflessivo. Accese l’estremità della cartina con uno zolfanello, e l’odore di bruciato si fuse al sapore amarognolo del tabacco, nascondendo quello ancora caldo della polvere da sparo. «Sono tutto saggezza e niente criterio. Finisco per infervorarmi facilmente, o sembrare tale, se si toccano argomenti stupidi. E, quando dico così, tutti danno di matto! È stupido ciò che esula dalla natura della persona, per me: i dispetti, le cattiverie gratuite (anche se solo ipotizzate), le bugie raccontate guardando dritti negli occhi.»

Studiò poi il riflesso di se stesso nel grande specchio che si stagliava dietro il bancone del saloon, da sotto la visiera del cappello di cuoio rosso, dal cui cinturino nero svettava fuori una penna d’aquila reale, come una specie di antenna. La barba incolta rossa, in risalto sulla carnagione ambrata, diede una parvenza di luce a quello sguardo buio come la notte.

Se aveste avuto la possibilità di guardavi a vostra volta, nello specchio, avreste notato un locale immobile nello scenario di una sparatoria: corpi appesantiti dal piombo gravavano su tavoli ribaltati o frantumati, imbrattati di sangue; eccetto uno, ferito gravemente, che stava strisciando verso la figura del pistolero. Altri astanti erano come dipinti sullo sfondo, immobili. Sarebbe più corretto definirli spettatori, perché si rimaneva dentro un saloon, durante una sparatoria, solo se si era degli idioti o degli assetati di sangue.

«Sono un po’ come un vecchio paio di stivali impolverati: posso andare bene a qualcuno, a qualche altro potrei anche sembrare comodo; ma alla fine rimango solo un paio di vecchi e logori stivali. Porto con me il peso di troppe storie… Uno di quelli che a nessuno piace avere ai piedi.»

Sorrise in modo grottesco, più una smorfia. «È già abbastanza difficile farsi degli amici, a maggior ragione quando sei un cacciatore di taglie. Ma quando la parola è l’unica arma che può sparare a salve… No, quella è una storia diversa. Se la tradisci…», lasciò la frase sospesa a metà. Un mugolio, poco più di un respiro strozzato, lo interruppe.

«Chi… Chi sei… Tu?» chiese il capo della banda.

Gli rispose il ruggito di un revolver.

«Roxander Eaglefeather.»

Una nuvola di fumo venne stretta nel pugno libero del pistolero, frattanto che una chiazza di sangue si allargava tra le assi del già logoro pavimento. Il proiettile avrebbe lasciato il foro. Uno dei tanti, dopo quella sparatoria. Per quelli come lui era la normalità: whisky e cadaveri.

«Un vecchio cowboy mi disse: l’anima di un uomo è una nube che ascende al cielo. La stessa prodotta dallo scoppio di una cartuccia, insomma. La tua, figlio di puttana, può anche andarsene a spasso per questo fetido saloon per l’eternità. Che tu possa bruciare con esso.» disse Rox.

Calzò la pistola nella fondina con un gioco di polso che aveva ammaliato molte fanciulle, e ancora altre ne avrebbe affascinate.

L’uomo dal cappello rosso tirò una lunga boccata, quindi scolò in un sol fiato il bicchiere di whisky. Batté poi sul bancone avvizzito dalle strofinate dopo l’ennesima scazzottata. Il panno si era portato via il sangue, grossomodo, ma non i ricordi.

«Un altro. Di quello buono.»

L’oste, un tizio con gli incisivi spezzati, dalla pelle brunita dalla scarsa igiene personale – al punto da farlo somigliare ad un mangiafagioli – non se lo fece ripetere due volte.

Non appena ebbe finito di versare il liquore, Rox gli afferrò la mano che teneva ferma il bicchiere. La batté con forza sul banco, poi estrasse il coltello di fattura artigianale: il manico in corno di bufalo, fresco di affilatura. Lo piantò fra l’indice e il medio dell’uomo.

«Conosci, non ne dubito, il gioco del coltello» disse senza distogliere gli occhi dall’oste. «Sono bravo, anche senza guardare. Ma sono poco abile con la sinistra.»

«La prego: non so niente!», guaì.

Il coltello si scavò dei solchi negli spazi fra le dita dell’oste, sempre più rapido.

«Vediamo se qualche falange in meno ti rinfresca la memoria» mormorò seccato. «Tra un bicchiere rotto e l’altro, una rapina e uno stupro passato per prostituzione, avrai sentito bene che cosa ha fatto a quelle ragazze, porco mondo! Dove trovo Bluejack?»

I rintocchi del coltello si fecero più serrati, e meno precisi. Il sangue s’intrufolò nelle venature del legno, che a suo modo aveva imparato a bere quella sostanza alla maniera dei cowboy: d’un fiato e senza guardarne il contenuto. Il silenzio del barista venne meno solo quando Rox gli fece conoscere il peso di una fede al dito, asportandoglielo.

«La vecchia forca. Rosehight!»

Cosa farà Roxander?

  • Cercherà altre informazioni in città? (13%)
    13
  • Rimarrà a bere nel Saloon, ripensando al suo passato. (26%)
    26
  • Partirà verso Rosehight. (61%)
    61
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91 Commenti

  • Bel capitolo!
    Mi è piaciuto molto questo tocco di sovrannaturale che arricchisce ancora di più la storia e mi ha incuriosito un sacco.
    Alla fine mi piace molto il nome che è stato scelto u.u
    Io voto per salvare Jess! vediamo cosa accadrà nel prossimo capitolo.

  • Ciao Giuseppe!

    Bel capitolo. E se ho ben capito, ho apprezzato questa punta di soprannaturale che hai aggiunto alla storia, come se qualcosa di “maledetto” stesse inseguendo Rox attraverso il deserto. (Non sappiamo ancora cosa abbia da scontare, ma ha sicuramente fatto qualcosa di brutto per cui ha intrapreso questo cammino d redenzione).
    Io dico che Rox non sparerebbe alle spalle. C’è ancora tempo per la loro caccia, mentre non c’è tempo per Jess, quindi la scelta è ovvia: deve salvarla.
    In qualche modo, Jess, è una proiezione dell’umanità che c’è ancora nel tuo protagonista, e quindi è meglio che non muoia (per ora…)

    Bel lavoro!

    Alla prossima!

  • Se spara a B.J. La ragazza è morta, quindi non ha scelta.
    Mi sono cullato nella tua notte Western come da ragazzino, bravo, mi piace molto perché è come dev’essere. Occhio di luna è un bel nome per un coyote spelacchiato, hai scelto bene😊. Ciaoo

  • Ciao, sono un vecchio adepto tornato in questo giorni a scrivere qui.
    Io trovo che il genere western si presti benissimo ai colori forti, ai contrasti e alle emozioni sottolineate in ogni modo, fino a chiamare un coyote occhio di luna… io credo che nessuno abbiamo mangiato fagioli buoni come quelli di un cow boy davanti al fuoco (tanto per dire): insomma ci sta, a me piace così, sopra le righe come è giusto che sia. (Poi se vuoi correggere il tiro fai pure). Voto per Jess naturalmente sono un gentiluomo come il tuo eroe!) Ciao🙏

  • Ciao Giuseppe,
    perdonami ma inizio con le cose che mi convincono un pelo meno, ma solo per una questione di stile: la voce della ragazzina mi pare a tratti troppo adulta (ho due figlie, parlo per esperienza diretta), ma prendilo come un parere altamente soggettivo.
    Secondo appunto: ho la sensazione che tu sia alla constante ricerca della frase ad effetto; scrivi molto bene e ogni frase trasuda di competenza e passione per il genere, ma forse potresti alleggerire un po’ il tuo flusso di pensiero. Credimi, so di cosa parlo, perché faccio una fatica immensa a non essere lezioso nella mia narrazione.
    Comunque, ribadisco, è il tuo stile, e per questo opinabile fino a un certo punto.
    Per il resto – considerato che commento per la prima volta, in merito a tutti i capitoli fin qui da te prodotti – mi sono piaciute tanto due trovate: quella dei conigli da dare al coyote; e in precedenza, nel secondo capitolo, il modo lesto e teatrale con cui Rox ha ucciso il “secondo sceriffo”; l’ho proprio “visto” morire. Bravo!

    Il coyote lo chiamerei Marlin, adoperando l’espediente visivo di un solo orecchio – puoi inventare che l’altro gli è stato mozzato da un leone da montagna – il quale ricorda la pinna dorsale del pesce a cui faccio riferimento.

    Ciauuuuu

    • Concordo con te, Jose 🙂
      La storia era iniziata su Instagram, con 1500 caratteri a disposizione, quindi era gravoso essere “Solenni” e d’effetto per dare sempre movimento alla narrazione. Ho scelto di mantenere la stessa carica, proprio come scelta stilistica, sia per termini che per i dialoghi.
      Per quanto riguarda Jess, concordo di nuovo: ma è per questo che non ho voluto specificarne l’età (O perlomeno mi pare di non averlo fatto) lasciando che i pensieri di Rox la facciano apparire molto più piccola “Poco più che una bambina”.
      Ma scopriremo di più man mano che si va avanti, nonostante il suo modo di parlare sia effettivamente più “Adulto” 😉
      Grazie per il parere!
      Perdonami, ma nel prossimo capitolo potresti notare che non ho preso in considerazione il tuo commento: era scritto da una settimana, ma non ho avuto il tempo di caricarlo 🙁

  • La storia è interessante, ha un buon piglio e un obbiettivo ben definito. Rox e Jess sono un duo di personaggi interessante, confido che verranno sfruttati al meglio. La scrittura è sempre buona, con uno stile ricercato che può piacere o meno, a me piace quindi bene così. Voto perchè il Coyote si chiami Bloodbath

  • La storia mi piace molto, sono curiosa li leggere il prossimo capitolo, comunque io x il koyote sceglierei il nome di (nuvola rossa) xche l’animale li segue come una nuvola , rossa come il paesaggio e il sangue.

  • Il capitolo ha una scrittura molto più visiva degli altri, con tratti e momenti in cui ho avuto addirittura l’impressione che ci fossero dei leggeri rallenty e degli extreme close up dettati proprio da una chiara direzione registica.

    Il tuo registro narrativo è sempre molto solenne, grave, come se il narratore fosse una di quelle anime maledette che abitano questa terra desolata dimenticata da Dio.
    Mi è piaciuto come hai “unito le linee” narrative dei tre personaggi, rafforzando il legame dei due protagonisti.

    Unica cosa, a meno che tu non abbia intenzione di usare degli epiteti fissi come stile, ho notato che ci sono delle descrizioni che avevi già fatto nei precedenti capitoli. Ma magari volevi solo sottolineare certe semine che hai fatto 🙂
    Per il resto, il tuo protagonista viene spesso descritto sotto la luce della luna, quindi va bene che tu voglia fare emergere il fatto che sia quasi l’ombra di se stesso, un demone da un altro mondo, però consiglio di non “gridarlo” al lettore.
    Poi, anche in usato caso, potrebbe essere una scelta di registro, perché hai spesso una cadenza poetica e quindi il tutto farebbe parte dello stile che hai deciso di adottare.

    Bello. Bel capitolo!

    Io voto per Bloodbath, ma ho visto nei commenti che qualcuno ha consigliato Moon Eye e mi piace tantissimo 😉

    • Grazie per il parere, e credo tu possa avere intuito alcune cose… forse 😀
      Il taglio cinematografico è anche citazionistico (MGS V, in questo caso, oltre agli altri soliti)
      Il capitolo però risente di un evidente taglio, il quale mi ha costretto a dover mischiare alcune cose 🙂
      Alla prossima!
      Grazie per essere passato!

  • Bellissimo quadro a due colori: rosso di sangue e nero di morte.
    Il coyote si chiamerà EST “c’è!” , e poi perché per chi va ad Ovest, Est è sempre dietro di lui, per quanto proceda sarà sempre attaccato alle sue chiappe. Bravo, a presto, ciao 🙋

  • Assolutamente un tuffo nel passato! A questo punto della storia, preferirei sapere qualcosa di più su loro, giusto per rinsaldare il rapporto in vista di un’eventuale svolta!

    Bel capitolo, e stile decisamente più scorrevole del primo. La ragazzina mi sta già simpatica, quindi significa che in poche righe sei già riuscito a farcela piacere!

    Attendo il prossimo capitolo!!!

  • Imboscata di sicuro, e figuriamoci!
    Questo strano cacciatore di taglie che disquisisce di “demoni, nella bottiglia” appare sempre più una figura romantica davvero ottocentesca che chiacchiera con una ragazzina e intanto scruta l’orizzonte e annusa i pericoli. Buon viaggio a lui e a te, capitolo bello, sveglia e simpatica la bambina. appuntamento alla prossima. 🙂

  • Un capitolo decisamente diverso dal primo ma che ho apprezzato un sacco!
    Si vede un’altra sfaccettatura di Rox, decisamente più “lontana” dal cliché del solito cowboy, che mi attira e incuriosisce.
    Adoro Jess, apparsa all’improvviso ma mi ha catturato immediatamente.
    Sono curiosa su loro due, per questo voto per il flashback!

  • Bellissimo capitolo!
    A differenza del primo l’ho trovato molto più leggero e veloce da leggere.
    Roxander prima mi pareva rozzo, ora intravedo un po’ di pazzia; quante sfaccettature avrà sto personaggio?
    E Jess? Apparsa praticamente dal nulla e seppur una bambina, mi sembra che tiri fuori delle vere perle di saggezza, è tipo il grillo parlante di Rox?
    Tante domande, troppe; per quanto vorrei andare dritto a Rosehight per conoscere il Negromante, preferisco, per ora, una bella delucidazione su come si siano conosciuti Rox e Jess.
    PS= 2 capitoli ed ha già dato fuoco ad una città??? Vuole diventare lui il ricercato???

  • La storia si presenta cruda e dura al punto giusto.
    Chiara ambientazione western, non c’è che dire, con il nostro amico che mi sembra un cacciatore di taglie fatto e finito, abituato ai posti sudici (in tutti i sensi) e che ci sa fare fin troppo bene con la pistola, vista la carneficina che si è lasciato alle spalle.
    Direi che non c’è tempo da perdere.
    Alla forca!

  • Primo capitolo di un racconto ambientato in uno dei periodi più belli di sempre, quantomeno nel nostro immaginario comune. Poiché, come giustamente narrato fin da subito, la condizione umana di allora era davvero terrificante. Quindi aspettando il proseguimento della storia per esprimere una opinione più chiara: in bocca al lupo al protagonista per la sua avventura.

  • Duro e “polveroso” (petaloso docet) quanto basta.

    Un po’ fuori dal mio genere di libro ma molto vicino agli scambi che trovi sui fumetti delle mie librerie.
    C’è un che di Tex. Tanto che, ammetto, certe scene me le son immaginate con i tratti delle vecchie tavole di Gelleppini. C’è, non so perchè, Zagor nei dialoghi.

    C’è il western sanguinolento che non c’era nei film di quando eravamo piccoli. Dove volavano cazzotti e meno pallottole. Non me ne dispiace manco un po’.
    Comunque io son qua per il negromante ed ancora non si è visto. Protesto ufficialmente eh!

  • Questo racconto mi rimanda indietro col tempo, quando andavamo x le prime volte al cinema
    a vedere film western ,bellissimi ! Comunque io credo che Roxander prima di lasciare la città cercherà altre informazioni 😊

  • Non appena si inizia a leggere si viene subito catapultati nel vecchio West, forse un po’ a cliché ma penso sia un buon inizio per inquadrare personaggio e ambiente.
    Carina l’idea della musica, l’ho ascoltata dopo aver letto il capitolo e l’ho trovata azzeccata!
    Io voto per partire subito, il Western non n è il mio genere di solito, ma sono curiosa di questa avventura.

  • Ciao, G.G. posso abbreviare?
    L’idea di inserire la musica al principio può essere interessante, io anche l’ho usata diverse volte in molti miei racconti, ma più per creare l’atmosfera di una singola scena, non ho mai pensato di accompagnare l’intero brano. Tuttavia, ho provato ad ascoltare leggendo, ma non sono riuscita, ma è un mio limite.
    Il personaggio si racconta parlando di sé agli altri, per intimorirli, è un buon escamotage per mostrarci chi è e qual é la sua storia, trovo diversi cliché nel racconto e, forse, ne avrei tolto qualcuno, ma credo che il tuo intento sia quello di costruire un personaggio riconoscibile a qui, spero, dare una missione fuori dal comune.
    Bella la frase: “Il sangue s’intrufolò nelle venature del legno, che a suo modo aveva imparato a bere quella sostanza alla maniera dei cowboy” originale ed evocativa.
    Ciò detto, non mi resta che attendere per scoprire quale colore vorrai dare alla storia.
    Intanto, voto per la partenza, è ora di conoscere questo Bluejack.

    Alla prossima!

    p.s. io toglierei le eufoniche, non servono 😉

    • Ciao!
      Puoi farlo, ma sarò costretto a spararti. 😀 Va benissimo! 😉
      Per quanto riguarda la musica, succede; non avevo neanche tenuto in conto il fatto della pubblicità. 😀
      Sono contento che qualche frase ti sia rimasta impressa.
      Ti ringrazio per avermi dedicato la tua attenzione e per i suggerimenti, cercherò di farci più attenzione!

      Alla prossima!

  • Il texano dagli occhi di ghiaccio…
    Per un pugno di dollari…
    Il buono, il brrutto e il cattivo…
    C’era una volta il West…
    Ok hai beccato una fan del genero vecchio west, e non parlo di spaghetti western, ma i veri classici di John Wayne, Clint Eastwood, John Ford.
    Vediamo che bella cosa tiri fuori.
    I miei Tex Willer e Kit Carson sono pronti a raccogliere la sfida.
    XD
    Comunque carino, le descrizioni rendono bene l’idea.

  • Il racconto è abbastanza piacevole, comprensibile e ricco di ammiccamenti ai lettori più incalliti del genere scelto per raccontare la storia.
    Unica pecca ,mi sarebbe piaciuta una chiusura con Rox che abbandona il saloon dicendo “e comunque i fagioli facevano schifo”!!
    Attendo il seguito.

  • Sarò molto critico, spero di non recarti offesa.
    partiamo dall’accompagnamento musicale, bell’idea, per una partita di D&D, non per la lettura, per 2 semplici motivi; primo, distrae il lettore, soprattutto se non la musica non è adatta, questo porta al secondo punto; se proprio desideravi una musica di accompagnamento, dato il capitolo, avrei messo qualcosa di meno sfarzoso, sarebbe stato perfetto un semplice suono di vento che soffia nel silenzio più totale, con qualche porta che cigola ogni tanto, insomma, qualcosa più da far west dopo una rissa in saloon.
    Poi, l’ho trovato molto lento e pesante da leggere; a prescindere dal fatto che per 3 quarti è un monologo, troppi punti, i punti rallentano troppo la lettura, qualche virgola o punto e virgola in più, la faciliterebbero.
    Ancor, le descrizioni servono si, ma forse hai un po’ esagerato, troppi dettagli appesantiscono anche essi la lettura, ed occupano battute, qua son già poche, lo sappiamo tutti.
    Per finire, usa meno “paroloni”, esigua, unzioni, zolfanello, astanti; non sono parole di uso comune oggi, tantomeno mi aspetterei di sentirle pronunciare da uno come Rox, insomma, lo descrivi come uno abbastanza rozzo, tu davvero te lo immagini dire “astanti”? Io proprio non ci riesco.
    Spero di non aver esagerato, anzi, spero tu trovi queste mie critiche utili.
    Ho votato per Rosehight, Rox non è uno che si ferma a fare lunghi flashback sulla usa vita, rincorre la preda finche non cel’ha tra le mani!
    Al prossimo capitolo

    • Inizio con il ringraziarti per la sincerità e per esserti sforzato di terminare la lettura! 🙂
      Il papiro che segue non vuole essere un attacco nei tuoi confronti, beninteso, bensì un chiarimento a qualcosa che forse può essere sfuggita nella fase di lettura.
      Trovo un po’ sterile l’accanimento sulla questione musica: era una cosa supplementare, non un obbligo. Niente, d’altra parte, impedisce al lettore di scegliere l’eventuale accompagnamento adatto a lui, oppure non ascoltare affatto la musica, nel qual caso dovesse presentarsi un disturbo. Sono gusti, e giustamente hai espresso il tuo.
      Per quanto riguardo la narrazione, sono stili che possono piacere o meno, ma sono perfettamente d’accordo: può risultare pesante, a seconda del genere di lettore. Impiegherò maggiore attenzione nello snellire alcune parti, dove possibile.
      Concordo anche sull’utilizzo dei paroloni, possono sembrare un strana scelta stilistica; il loro impiego voleva essere un tributo ad un’opera che ho voluto omaggiare, oltre ad essere chiare definizioni del loro composto in questione, nel caso specifico dello Zolfanello. Le descrizioni sono atte a rappresentare anche stati d’animo e personalità, oltre che a raccontarci frammenti di trama, il testo contiene ben oltre le semplici parole e descrizioni.
      Come puoi pretendere di sapere che genere di personaggio possa essere Roxander, da un singolo capitolo? L’impiego di certe terminologie è affine al suo modo di parlare, tolta qualche sana volgarità. Forse volevo che il lettore intuisse, così come hai inconsciamente fatto, che Rox possa apparire “rozzo” solo esteriormente? Il ruolo di un lettore, a mio personalissimo parere, è quello di scoprirne la storia, non inventarsela.
      Astanti, inoltre, se vuoi proprio criticarmelo, non viene neanche pronunciato dal personaggio.
      Per quanto concerne l’utilizzo di termini in disuso, è stata anche una scelta basata sull’epoca storica in cui è ambientata la vicenda, un minimo. Sono un fiero sostenitore dell’impiego di termini in disuso, se l’autore li trova “gradevoli e opportuni” nella loro forma. L’italiano è una bellissima lingua; se alcuni termini sono caduti in disuso, è solo per il fatto che il popolo in generale non li conosce, proprio perché si accontenta del comune parlato, il quale risulta spesso povero e ripetitivo (e con questo non mi sto riferendo a te nello specifico, vorrei fosse chiaro).
      Perché privarci delle parole, specie in un contesto sperimentale? La lettura deve essere anche sviluppo e scoperta della lingua, almeno per me.
      TI ringrazio ancora per avermi dedicato il tuo tempo. Cercherò di alleggerire i prossimi capitoli 😉

  • Certo partirà, magari senza fretta, l’importante è non fermarsi, non interrompere la caccia. Ottimo inizio di un film visto cento volte e cento volte goduto da quando il cinema ha cominciato a raccontare del west e di quella specie unica di uomini che lo inseguivano. Il nostro cacciatore è un duro, è naturale, lo hai reso molto bene. Ci aspettiamo molto da lui, sicuramente dispone di un bel rifornimento di cartucce e tanta buona volontà. Buona fortuna a lui e bravo a te che lo racconti. ciao 🙂

  • Rimarrà ovviamente a bere nel saloon, ripensando al suo passato.

    Comunque qualcuno ha già detto, le atmosfere hanno ricordato anche a me la Torre Nera dello zio King con una bella spolverata di Red Dead Redemption.
    La cosa migliore è che con il tuo stile sei riuscito a farci stare subito con il personaggio, cosa per me fondamentale in un racconto “a pillole” come questo. Roxander appare subito ruvido e arido come l’ambientazione che lo circonda, e questo mi piace. Siccome è un uomo arido, nel deserto della vita, dove caccia i vivi per guadagnarsi il pane, mi piacerebbe sapere qualcosa in più su di lui prima di riprendere il viaggio…

    PS: bella idea l’accompagnamento musicale!

    Bel capitolo!
    Alla prossima 🙂

  • “L’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì”. Ah quanti ricordi mi ha portato alla mente questo tuo primo episodio! Davvero ben scritto e con una ambientazione interessante! Proprio un bel capitolo! Ci sarà tempo per saperne di più su Rox. Ora è il momento della caccia, direi di dirigersi verso Rosehigh!

    • Sono felice del fatto che sia arrivato il riferimento! Era esattamente l’idea che avevo intenzione di trasmettere al lettore, a partire dal titolo. Il personaggio è ispirato al grande Roland, ma non si tratterà di una sua copia. Non voglio sbilanciarmi nel dire altro, per ora 🙂
      Ti ringrazio per le belle parole, e scopriremo insieme dove andrà a finire la storia 🙂

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