LA MAPPA DEL SUO DESTINO

RATTI, ILIBUSTIERI E PREZIOSE INFORMAZIONI

Nelle segrete della roccaforte, Puerto Limón

«Jean Lafitte, Jean Lafitte, devi mollare gli ormeggi» mormorò soddisfatto il filibustiere, lisciandosi la barba con delicatezza, manco fosse stata la pelliccia di un tenero gattino.

E sollevando il mento con la tipica fierezza d’oltralpe, cavò dalle tasche un tozzo di pane raffermo. «Zéphyr, Aldebarane».

La sua voce era stata arrogante, la staffilata risoluta di un condottiero. O forse… di un uomo abituato ad essere assecondato in tutto. «Ici».

Gli occhi d’Isabella luccicarono nel fondo della cella e le labbra rosee si tesero in un sorrisetto malizioso.

«Ma che fai? Dai il tuo pane a due ratti puzzolenti?»

Jean spezzettò la pagnotta con perizia meticolosa e lanciò due tozzetti verso i sorci. «Piuttosto che mi cavino un occhio, preferisco patir la fame» spiegò pacato, ricambiando il sorriso della fanciulla. «Ma Zéphyr e Aldebarane non farebbero mai del male a un conterraneo».

«Davvero, i due sorci sono francesi? Come hai fatto a capirlo?» indagò Isabella, soffocando a stento la voglia di ridere.

«Guardali, hanno il mio stesso profilo volitivo e quel certo… je ne sais qua» esclamò il capitano, rendendo provocante ogni parola.

«Hai ragione, monsieur, è giunta l’ora di cavare gli ormeggi» lo prese in giro lei, sgranando i dolci occhi ribelli. «Rinchiuso tra queste mura stai impazzendo».

«Tranquilla, ma petite coquette, Leon dovrebbe essere qui a momenti».

I suoi occhi blu sorrisero in quelli di lei.

Jean adorava affogare in quegli abissi… grigi, o forse erano di un blu intenso e metallico? Non lo aveva mai capito, ma fin dal primo istante in cui li aveva visti, gli avevano ricordato il Mar dei Caraibi sconvolto dalla tempesta.

Stringendosi nelle spalle muscolose, il capitano si lasciò andare contro la roccia viva, accovacciandosi sui talloni.

«Ti amo, ma petite tourterelle. Non sai quanto ti amo» sospirò a fior di labbra.

Isabella gli accarezzò la cicatrice che lo deturpava, protendendosi dal petto fino al volto.

«Maledetto groviglio barbuto, pizzica» esclamò d’improvviso, ritraendosi irritata. «E ti fa assomigliare a un pirata».

«Ma dai… grazie a tuo padre lo sono davvero».

Jean allungò a propria volta la mano per sfiorarle l’ovale perfetto, ma il braccio rimase sospeso a mezz’aria, un ramo spezzato di mangrovia.

«Ma petite» rantolò furioso, fissando il vuoto di fronte a sé. «Don Pedro pagherà per tutto il male che ci ha fatto».

«Quindisci nuomini, quindi-ci uo-mo-ni…»

Una voce squillante, impastata da almeno due galloni di birra, cercava di sillabare ogni parola. Ma con scarsi risultati.

«Leon, mon ami» si ridestò il capitano, acquattandosi con un balzo nei pressi dell’uscita.

I soldati stavano ridendo come forsennati, divertiti dal concerto strampalato. Poveri ingenui.

«Quindi… quindi-nci uo-uo-rmi-ni» insisteva intanto Leon.

La guardia bestemmiò qualcosa di ben assestato e i passi del quartiermastro si attorcigliarono in un tambureggiare strascicato.

Ancora un secondo e i due uomini voltarono l’angolo. Jean vide l’alone di un lume farsi più vicino, mancava davvero poco al loro arrivo. Si accovacciò ancor di più contro la parete umida.

«Canarios, sta fermo» urlò la guardia, sbattendo Leon contro le sbarre e facendo scorrere le chiavi lungo l’anello metallico.

Ne scelse una e voltando le spalle all’ubriacone, la infilò nella serratura e aprì la cella.

Una frazione di secondo e il quartiermastro gli balzò alle spalle, rompendogli l’osso del collo.

A quel punto Jean sbucò dall’ombra e strinse il compagno in un abbraccio vigoroso. «Per mille spingarde, ce ne hai messo di tempo».

«E tu, invece, ci sei riuscito?» sibilò Leon, porgendogli un pugnale dal manico d’osso. L’unico souvenir di quella notte, l’ora maledetta in cui tutto era cominciato.

«Pardieu, ne dubitavi?» lo rimproverò il capitano, infilando il pugnale nel cinturone e afferrando le caviglie del soldato. «Dai, vieni qui».

Trascinarono il cadavere nel punto più buio della cella e il quartiermastro cominciò a scambiarsi d’abito con la guardia.

«Per le corna di Belzebù. Allora, me lo dirai prima o poi?» esclamò Leon, infilandosi la giacca. «Il satanasso, dove ha nascosto la mappa?»

Il capitano sorrise gelido e lo sfregio che gli solcava il volto si tese, rendendolo ancor più simile a un demonio. «Al convento di Santa Clara, qui a Puerto Limón».

Leon annuì pensoso, riflettendo per qualche secondo di troppo.

«Allons» gli intimò allora il capitano, artigliandogli un braccio. «La commedia non è ancora terminata».

Richiudendo le sbarre alle proprie spalle, Jean passò le chiavi al quartiermastro. «E ora, le celle dei condannati a morte. Se hanno seguito le mie istruzioni, Pablo e Aruba dovrebbero essere già nel cunicolo».

Torniamo indietro nel tempo, al giorno in cui la vita di Jean cambiò radicalmente. Da che punto di vista sarà raccontata la storia?

  • Di un narratore “esterno” (75%)
    75
  • Di don Pedro, il cattivo (25%)
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  • Del giovane Jean Lafitte (0%)
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65 Commenti

  • E brava Isabella, più brava e più viva della tua omonima eroina. Bellissima, viva, la battaglia: orribile uccidere e farsi uccidere in quel modo. Bellissimo finale carico di aspettative, sembra di rivedere un Renzo che insegue e trova la sua Lucia dopo tanto penare.
    Il seguito ci sarà lo so, e sarei contento. Per adesso complimenti e un abbraccio virtuale a una bravissima “collega”.🙋🌻

    • Ciao, troppo gentile, ormai non ho più parole per ringraziarti!!! Be’… in effetti… credo anch’io che non riuscirò a staccarmi da Jean e Isabella, vedremo. Vedremo…
      Intanto “alleggeriamo” (alleggeriamo? forse!!!) con un giallo e poi si vedrà, ma mi prenderò prima 2-3 settimane per leggere i racconti degli altri!!! Alla prossima e grazie per la “collega”!!!

  • Accipicchia!
    Ciao Isabella!
    Superfinalone. Ecco vedo bene ora il rosa di cui scrivevi! Finale in linea con l’avventura, va veloce ed in effetti meriterebbe qualche carattere in più. Hai gestito al meglio lo spazio ed è una qualità notevole per chi scrive. Bellissime immagini, terminologia, descrizioni; una tempesta perfetta, brava!
    Ci sarà forse un numero due? Non sarebbe male, anzi…
    Comunque sia, splendido racconto.
    Brava ancora, a presto!

    • Ciao, grazie come sempre per i complimenti!!!!
      Una seconda parte? E chi lo sa… forse un sequel dell’ebook con Jean e Isabella e qualche altro mistero da scoprire. Ci penserò, ma la prossima sarà un racconto giallo, di questo sono sicura, speriamo che sia all’altezza della storia appena conclusa.
      Nel frattempo, però, mi prenderò qualche settimana di pausa leggendo le storie degli altri!!!

  • Ciao!
    Guardavo i racconti della sezione “Avventura” e sono incappata nella tua storia. Che dire? Mi piace molto, scrivi davvero bene. Ti segnalo solo una frase: “Esplose Pablo con stizzita”..
    p.s. se ti va e se hai tempo, passa a dare un’occhiata al mio racconto, l’ho appena cominciato

    • Ciao!!! Grazie per le tue parole e per l’errore… la distrazione è sempre in agguato!!!
      Eh sì, ormai siamo alla fine della mia storia, ma manca ancora la sorpresa finale. Verrò volentieri a leggere il tuo incipit, sono curiosa. Alla prossima… e non perderti il segreto dell’Isabella!!!

  • Ciao, bellissima descrizione di un attacco, sono colpito dalla cultura marinaresca, e dalla naturalezza che hai nel navigare in certi mari a me e a tanti suppongo ignoti. Il capitolo fila via tanto che sembra più corto del solito. Complimenti davvero; voto la cabina del capitano. E tanto per continuare il nostro gioco ti segnalo “esplose Pablo con stizzita.” 😊 un caro saluto e alla prossima!🙋🌻

    • Ciao!!! Sì, be’… Jean è diventato un buon capitano, temuto e rispettato. Per questo deve conoscere certi termini “tecnici”, e con l’aiuto di internet e di qualche lettura mirata oggi è facile trovarli. E sai una cosa divertente? Ti sarà sembrato più corto, ma questo è il brano più lungo che ho scritto!!!
      Ah, per rispondere alla domanda che mi hai fatto di là. Sono stata 2 giorni in Val di Zoldo a fare un po’ di trekking “light”. Ne avevo proprio bisogno visto l’erroraccio che ho fatto!!!!

  • Ciao Isabella!
    Ho votato per Leon, di cui Jean ha dubitato. Ho buone sensazioni su di lui, magari son fuori strada…
    Anche qui si riesce a vedere molto bene la scena grazie all’efficacia della tua scrittura; mi sembra tu abbia alzato il tiro da par tuo rispetto a “tutto per una canzone”, pur restando questo ben godibile. Stai toccando alcuni momenti classici delle storie di pirati con successo e alimentando la curiosità in me; anche la persona senza volto e storia, che in automatico diventa “maledetta”, ruba la scena con le sue poche parole, che sembrano venute da chissà dove. A questo punto mi chiedo se tu non stia pensando ad un seguito, perché di carne al fuoco ce n’è.
    Intanto vediamoci l’arrembaggio, forse capiremo di più.
    Ciao e buona domenica!!

    • Wow, grazie!!! In effetti con il primo racconto era un po’ “costretta” dal genere in sé e per sé. E poi ero solo alla prima storia, non sapevo ancora cosa aspettarmi ma grazie al vostro sostegno ho spiegato le ali della fantasia.
      Un seguito? Mi piacerebbe ma… è scritto nell’ebook che mi hanno pubblicato, di genere “rosa”. Sarò sincera in proposito: avendo dovuto tagliare alcuni passaggi per questioni di limiti di lunghezza, non è all’altezza del mio racconto. Prima o poi, però, potrei pensare a un sequel dell’ebook… non si sa mai. Buona domenica e alla prossima.

  • Ciao Isabella!
    Voto perché resti un mistero, su cui poi magari fare un’ipotesi. Le descrizioni continuano a piacermi ed a farmi vedere la scena, sembra tu le abbia vissute 😁, e la materia ti piace in particolare (sono andato a cercare il contropappafico). Ramon va a colpo sicuro su Jean; lo ha riconosciuto, o c’era prima un abboccamento (e io me lo sono perso)? Comunque a Santa Clara ci torneremo presto, e mi sa che saremo in diversi!
    Brava, il flashback è stato importante e ben gestito e l’azione riprende dalla prima con naturalezza. Il meglio è lì lì per arrivare…
    Ciao e a presto!!

  • Ciao Isabella!
    Povero Pablo, o nuota o annega 😃! Hai chiuso il flashback con un altro episodio confezionato altrettanto bene; nelle storie di pirati la vendetta è un ingrediente che non può mancare, e le motivazioni sono ben chiare. Brava, tutto è ben presentato per la parte dell’azione vera e propria; ho scelto Ramon, un fratello come lo erano Yanez e Ebu’ per Sandokan.
    Ciao a presto!

  • Ciao Isabella, eccoci ad un classico dell’ìmmaginario piratesco… La taverna, gli ubriaconi variamente mutilati, gambe di legno e capitan uncino… nulla di nuovo? no, è tutto sfacciatamente bello, consolatorio: c’è ( c’era) una realtà dura, difficile e ci sono (c’erano) i buoni sentimenti, il coraggio e la paura. Sai restituirci queste sensazioni con lucidità, ( sento l’odore della zuppa di fagioli) e senza distrazioni. molto bello, complimenti. Non vedo refusi ma tanto io non li vedo mai! perciò voto dieci!
    E, naturalmente la rissa)ciao… 🙂

    • Ciao, hai ragione. La cosa che mi mette più i brividi? Il pensiero che in qualche modo le cose non siano poi così cambiate, magari si sparge meno sangue ma la cattiveria, il potere e l’avidità non perdono la loro potenza distruttiva. Be’, dai, consoliamoci con la letteratura e la fantasia!!!

  • Isabella! Bellissimo davvero! Vivo, palpitante e terribile al tempo stesso. Bravissima! La prima frase, tutte quelle erre graffianti:… Fuori la tempesta continuava a urlare, contorcersi, sbattere e recalcitrare come un cavallo impazzito. Molto bella, e poi il resto… davvero potente. Complimenti; dacci ancora pagine così… Grazie. 🙂

  • “Era giunta in un’ora tempestosa e calda come ce n’erano state tante altre in quel mese”.
    Ecco… Come da noi a Roma ieri.
    Non c’è nulla di peggio quando ti coglie impreparato ( a parte l’amore). Notte da lupi, notte da uomini veri, spero che la fuga vada a buon fine, per il bene della storia… Brava Isabella!

  • Ciao, ho votato “Cercherà di scappare, come ha promesso al padre”.
    Non che mi immagini Jean un vigliacco, ma credo che sia il tipo di persona per cui “Una promessa è una promessa”.
    Il tuo racconto mi sta trasportando in quell’atmosfera settecentesca, ricca di navi, commerci, filibustieri e colonialismo.
    Adoro la storia, soprattutto quei secoli lì, quindi per me è una soddisfazione maggiore leggere un racconto che mi fa tuffare in un periodo che continua a destare il mio interesse.
    Complimenti e alla prossima!

  • Ciao, piacere Ottaviano, non scrivo da un p’ e anche io oggi esco con una storia nuova tra amore, vita metropolitana con il bello e lo schifo che c’è, ed eros-sentimentale. Nulla a che vedere coi tuoi filibustieri naturalmente che mi ricordano tanto i film che adoravo da ragazzino. Buon viaggio, trova un tesoro, perché sei sulla strada giusta…. Se vuoi vienimi a trovare ho bisogno di lettori e consigli.
    Don Pedro mi piace, vorrei sentire come la racconta lui, i cattivi sono sempre raccontati e non hanno mai voce in capitolo… buon lavoro.

    • Ciao, allora ben tornato e piacere!!! Sono felice che la storia stuzzichi la tua memoria di ragazzino. Tra pochi minuti pubblicherò il secondo capitolo e nel prossimo darò il giusto spazio al cattivo di turno: il famigerato don Pedro!!! Appena ho un minuto leggerò volentieri la tua storia, non preoccuparti se ci metterò un po’ a farlo, voglio gustarmela senza inutili assilli. A presto.

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