LA MAPPA DEL SUO DESTINO

Dove eravamo rimasti?

Jean correrà in soccorso delle sorelle, ma si troverà faccia a faccia con lo spietato don Pedro de la Isla. Come reagirà? Cercherà di scappare, come ha promesso al padre (67%)

LA MATTANZA

Dieci anni prima, nella Villa dei colibrì

Fuori la tempesta continuava a urlare, contorcersi, sbattere e recalcitrare come un cavallo impazzito.

Jean si appiattì contro il muro e strinse i denti, rimpicciolendosi dietro i grandi drappeggi damascati.

Un semplice colpo di fortuna, gli sgherri di don Pedro non lo avevano beccato per un semplice colpo di fortuna. Sembravano delle belve assetate di sangue, il sangue dei Lafitte.

«Padre, cosa posso fare?» mormorò piano, mordendosi le labbra.

Mancavano poche decine di metri alla stanza di Marguerite e Geneviève, ma percorrerli sarebbe stato più pericoloso di un’attraversata in alto mare, un mare infestato da squali e pirati.

Jean tese ancor di più le orecchie, cercando di capire dove fossero i delinquenti.

Un lampo provvidenziale illuminò a giorno il corridoio e il giovane Lafitte, assicurandosi di essere solo, si lanciò verso la stanza delle sorelle.

L’aria nel palazzo era diventata immobile e buia, proprio come il suo cuore. Bestemmiando, Jean cercò di calmare l’agitazione che lo divorava e oltrepassata la soglia, scivolò su una sostanza viscida e appiccicosa.

Aggrappandosi allo stipite, riuscì in qualche modo a stare in piedi, scrutando nel pozzo oscuro della camera. Un secondo squarcio di luce rischiarò la casa.

Lo stomaco di Jean fu aggredito da un’ondata collosa di nausea e il ragazzo, preso dal panico, si accartocciò contro la parete, pregando il cielo di aver immaginato tutto.

Marguerite e Geneviève erano distese sul proprio letto, gli occhi chiusi e rilassati come stessero dormendo, le braccia intrecciate sul petto.

Geneviève, la piccola di casa, aveva il capo reclinato sul coniglio di pezza che Jean le aveva regalato alla nascita, e dal quale mai si separava. E Marguerite? La dolce e spensierata Marguerite aveva i lunghi capelli scuri sparsi sul cuscino, l’aureola ieratica di un santo.

Jean si staccò dalla parete e fece qualche passo incerto verso le sorelle.

L’unica cosa che riusciva a vedere attraverso il sottile velo delle lacrime? Il rosso. C’era sangue ovunque. Sul pavimento, sulle pareti, sulla mobilia, sulle tende e soprattutto sul lenzuolo/sudario che qualcuno aveva pietosamente poggiato su Marguerite e Geneviève.

«Canarios, dónde está el niño

Un urlo stizzito aveva riempito il lungo corridoio.

Jean si voltò verso la porta e straziato dalla rabbia e dal risentimento, si scagliò contro i delinquenti, pervaso da una sete inestinguibile di vendetta.

«Jean, me l’hai promesso».

La voce del padre gli era rimbombata nella mente come una scudisciata. «Il piccolo Xavier».

Jean si aggrappò allo stipite della porta, bloccandosi tremante.

«El niño, dónde está?» insistevano gli sgherri.

Non c’era più tempo, doveva correre da Xavier.

Il ragazzo lanciò un ultimo sguardo straziato alle sorelle. I delinquenti avrebbero pagato con il sangue la morte dei Lafitte e avrebbero pagato anche per averlo privato di un ultimo pietoso saluto ai genitori e alle sorelle.

Senza pensarci, si gettò nel corridoio.

«Carramba» urlò qualcuno.

Accidenti, doveva sparire al più presto.

Scivolò un’altra volta dietro i tendaggi e appiattendosi contro il muro, trattenne il respiro.

Un silenzio spettrale avvolse d’improvviso la casa, anche la tempesta pareva essersi placata. Non si sentivano più urla, passi sconnessi o strepiti di metallo, solo l’odore nauseante della morte.

Jean inspirò piano e dopo aver atteso un po’, afferrò il drappeggio e…

«Maledetto pivello, ce ne hai messo a uscire di lì» lo schernì don Pedro con un ghigno demoniaco dipinto sul volto.

La mente di Jean si annebbiò di colpo. I delinquenti avevano trascinato i corpi dei genitori al centro del corridoio. Sembravano due burattini informi, delle maschere tragiche inzuppate nel loro stesso sangue.

Il cuore gli collassò nel petto, frantumandosi in mille pezzi.

«La spada del nonno» gli sussurrò una voce dall’aldilà.

Eccola, era appesa come sempre alla parete. Morto per morto… almeno avrebbe difeso l’onore dei Lafitte.

Un balzo felino e Jean s’impossessò della lama, inseguito dalla risata beffarda del nobile spagnolo.

«Cosa vorresti fare, pivello? Uccidermi?»

Jean fu assalito da un’altra ondata di rabbia e un lampo assassino gli accese gli occhi spiritati. Voltandosi, protese il braccio contro don Pedro e si scagliò in avanti come una belva infuriata. Fu un attimo.

Una rasoiata feroce gli aprì una profonda ferita sul volto, facendolo cadere ai piedi del nobile spagnolo.

Un dolore mai provato prima gli tolse il fiato. Maledizione, era quello il volto impietoso della morte?

Una risata demoniaca gli perforò il cervello.

«E dai, ringraziami, pivello» tornò alla carica lo spagnolo. «Presto raggiungerai quell’essere insipido di mia figlia».

Isabella

«Ah, non lo sapevi? È schiattata pure lei, colera, gran brutta fine».

La lama del bastardo affondò nella carne compatta e palpitante di Jean, proprio là, a un soffio dal cuore.

«Xavier, fratellino mio» furono le ultime parole che Jean riuscì a pronunciare prima di rendere l’anima al diavolo. Poi fu solo il buio.

Disubbidendo al fratello, Xavier esce dal nascondiglio alla ricerca di Jean. Chi incontrerà sulla sua strada?

  • Nessuno (75%)
    75
  • Gli sgherri di don Pedro (25%)
    25
  • Don Pedro (0%)
    0
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65 Commenti

  • E brava Isabella, più brava e più viva della tua omonima eroina. Bellissima, viva, la battaglia: orribile uccidere e farsi uccidere in quel modo. Bellissimo finale carico di aspettative, sembra di rivedere un Renzo che insegue e trova la sua Lucia dopo tanto penare.
    Il seguito ci sarà lo so, e sarei contento. Per adesso complimenti e un abbraccio virtuale a una bravissima “collega”.🙋🌻

    • Ciao, troppo gentile, ormai non ho più parole per ringraziarti!!! Be’… in effetti… credo anch’io che non riuscirò a staccarmi da Jean e Isabella, vedremo. Vedremo…
      Intanto “alleggeriamo” (alleggeriamo? forse!!!) con un giallo e poi si vedrà, ma mi prenderò prima 2-3 settimane per leggere i racconti degli altri!!! Alla prossima e grazie per la “collega”!!!

  • Accipicchia!
    Ciao Isabella!
    Superfinalone. Ecco vedo bene ora il rosa di cui scrivevi! Finale in linea con l’avventura, va veloce ed in effetti meriterebbe qualche carattere in più. Hai gestito al meglio lo spazio ed è una qualità notevole per chi scrive. Bellissime immagini, terminologia, descrizioni; una tempesta perfetta, brava!
    Ci sarà forse un numero due? Non sarebbe male, anzi…
    Comunque sia, splendido racconto.
    Brava ancora, a presto!

    • Ciao, grazie come sempre per i complimenti!!!!
      Una seconda parte? E chi lo sa… forse un sequel dell’ebook con Jean e Isabella e qualche altro mistero da scoprire. Ci penserò, ma la prossima sarà un racconto giallo, di questo sono sicura, speriamo che sia all’altezza della storia appena conclusa.
      Nel frattempo, però, mi prenderò qualche settimana di pausa leggendo le storie degli altri!!!

  • Ciao!
    Guardavo i racconti della sezione “Avventura” e sono incappata nella tua storia. Che dire? Mi piace molto, scrivi davvero bene. Ti segnalo solo una frase: “Esplose Pablo con stizzita”..
    p.s. se ti va e se hai tempo, passa a dare un’occhiata al mio racconto, l’ho appena cominciato

    • Ciao!!! Grazie per le tue parole e per l’errore… la distrazione è sempre in agguato!!!
      Eh sì, ormai siamo alla fine della mia storia, ma manca ancora la sorpresa finale. Verrò volentieri a leggere il tuo incipit, sono curiosa. Alla prossima… e non perderti il segreto dell’Isabella!!!

  • Ciao, bellissima descrizione di un attacco, sono colpito dalla cultura marinaresca, e dalla naturalezza che hai nel navigare in certi mari a me e a tanti suppongo ignoti. Il capitolo fila via tanto che sembra più corto del solito. Complimenti davvero; voto la cabina del capitano. E tanto per continuare il nostro gioco ti segnalo “esplose Pablo con stizzita.” 😊 un caro saluto e alla prossima!🙋🌻

    • Ciao!!! Sì, be’… Jean è diventato un buon capitano, temuto e rispettato. Per questo deve conoscere certi termini “tecnici”, e con l’aiuto di internet e di qualche lettura mirata oggi è facile trovarli. E sai una cosa divertente? Ti sarà sembrato più corto, ma questo è il brano più lungo che ho scritto!!!
      Ah, per rispondere alla domanda che mi hai fatto di là. Sono stata 2 giorni in Val di Zoldo a fare un po’ di trekking “light”. Ne avevo proprio bisogno visto l’erroraccio che ho fatto!!!!

  • Ciao Isabella!
    Ho votato per Leon, di cui Jean ha dubitato. Ho buone sensazioni su di lui, magari son fuori strada…
    Anche qui si riesce a vedere molto bene la scena grazie all’efficacia della tua scrittura; mi sembra tu abbia alzato il tiro da par tuo rispetto a “tutto per una canzone”, pur restando questo ben godibile. Stai toccando alcuni momenti classici delle storie di pirati con successo e alimentando la curiosità in me; anche la persona senza volto e storia, che in automatico diventa “maledetta”, ruba la scena con le sue poche parole, che sembrano venute da chissà dove. A questo punto mi chiedo se tu non stia pensando ad un seguito, perché di carne al fuoco ce n’è.
    Intanto vediamoci l’arrembaggio, forse capiremo di più.
    Ciao e buona domenica!!

    • Wow, grazie!!! In effetti con il primo racconto era un po’ “costretta” dal genere in sé e per sé. E poi ero solo alla prima storia, non sapevo ancora cosa aspettarmi ma grazie al vostro sostegno ho spiegato le ali della fantasia.
      Un seguito? Mi piacerebbe ma… è scritto nell’ebook che mi hanno pubblicato, di genere “rosa”. Sarò sincera in proposito: avendo dovuto tagliare alcuni passaggi per questioni di limiti di lunghezza, non è all’altezza del mio racconto. Prima o poi, però, potrei pensare a un sequel dell’ebook… non si sa mai. Buona domenica e alla prossima.

  • Ciao Isabella, non c’è bisogno di amare il genere, la filibusta, il mare ed i pirati: il quadro che descrivi è vivo e luccicante, fatto di passaggi evocativi potenti come quello del veliero che danza sulle onde… Il capitolo mi è piaciuto moltissimo. Voto Jean, mi è simpatico. Un caro saluto, e buon fine settimana 😉

    • Ciao, lo confesso: con la prima parte ho voluto fare un omaggio al Corsaro Nero di Salgari. Adoro quel suo stile “epico” che evoca mondi magici. Dove anche la tragica quotidianità dei veri pirati si riempie di fantasia. Buona domenica anche a te, alla prossima.

  • Ciao Isabella!
    Voto perché resti un mistero, su cui poi magari fare un’ipotesi. Le descrizioni continuano a piacermi ed a farmi vedere la scena, sembra tu le abbia vissute 😁, e la materia ti piace in particolare (sono andato a cercare il contropappafico). Ramon va a colpo sicuro su Jean; lo ha riconosciuto, o c’era prima un abboccamento (e io me lo sono perso)? Comunque a Santa Clara ci torneremo presto, e mi sa che saremo in diversi!
    Brava, il flashback è stato importante e ben gestito e l’azione riprende dalla prima con naturalezza. Il meglio è lì lì per arrivare…
    Ciao e a presto!!

  • Ciao, nella vita ti devi buttare! E pensare che oggi certe dipendenze le curiamo con la psicoterapia. Meglio la psico acqua della psico baia!😁 questo flash back mi ha permesso di inquadrare meglio i personaggi. Voto una strana donna. In una storia di uomini ci vuole, la pretendo.😊 brava come sempre. Alla prossima!🙋🌻

  • Ciao Isabella!
    Povero Pablo, o nuota o annega 😃! Hai chiuso il flashback con un altro episodio confezionato altrettanto bene; nelle storie di pirati la vendetta è un ingrediente che non può mancare, e le motivazioni sono ben chiare. Brava, tutto è ben presentato per la parte dell’azione vera e propria; ho scelto Ramon, un fratello come lo erano Yanez e Ebu’ per Sandokan.
    Ciao a presto!

  • Ciao Isabella, eccoci ad un classico dell’ìmmaginario piratesco… La taverna, gli ubriaconi variamente mutilati, gambe di legno e capitan uncino… nulla di nuovo? no, è tutto sfacciatamente bello, consolatorio: c’è ( c’era) una realtà dura, difficile e ci sono (c’erano) i buoni sentimenti, il coraggio e la paura. Sai restituirci queste sensazioni con lucidità, ( sento l’odore della zuppa di fagioli) e senza distrazioni. molto bello, complimenti. Non vedo refusi ma tanto io non li vedo mai! perciò voto dieci!
    E, naturalmente la rissa)ciao… 🙂

    • Ciao!!! Grazie un’altra volta. Sai una cosa? In qualche modo mi sto divertendo a scrivere e credo che questo si rispecchi nel risultato. E se non si è ancora capito, adoro lo stile onirico al limite della crudeltà di G.G. Marquez, quindi… che tutti i naviganti si rassegnino!!!

  • Ciao Isabella. Molto forte la scena di Xavier che pesta il sangue del fratello…. Brividi! Quanta violenza e quanto sangue hanno segnato la storia dell’ uomo. Meno male che Jean non è morto, almeno in letteratura si può sempre con un tratto di penna cancellare la morte e salvare un fratello. Brava Isa a presto!🙋🌻

    • Ciao, hai ragione. La cosa che mi mette più i brividi? Il pensiero che in qualche modo le cose non siano poi così cambiate, magari si sparge meno sangue ma la cattiveria, il potere e l’avidità non perdono la loro potenza distruttiva. Be’, dai, consoliamoci con la letteratura e la fantasia!!!

  • Isabella! Bellissimo davvero! Vivo, palpitante e terribile al tempo stesso. Bravissima! La prima frase, tutte quelle erre graffianti:… Fuori la tempesta continuava a urlare, contorcersi, sbattere e recalcitrare come un cavallo impazzito. Molto bella, e poi il resto… davvero potente. Complimenti; dacci ancora pagine così… Grazie. 🙂

  • “Era giunta in un’ora tempestosa e calda come ce n’erano state tante altre in quel mese”.
    Ecco… Come da noi a Roma ieri.
    Non c’è nulla di peggio quando ti coglie impreparato ( a parte l’amore). Notte da lupi, notte da uomini veri, spero che la fuga vada a buon fine, per il bene della storia… Brava Isabella!

  • Ciao, ho votato “Cercherà di scappare, come ha promesso al padre”.
    Non che mi immagini Jean un vigliacco, ma credo che sia il tipo di persona per cui “Una promessa è una promessa”.
    Il tuo racconto mi sta trasportando in quell’atmosfera settecentesca, ricca di navi, commerci, filibustieri e colonialismo.
    Adoro la storia, soprattutto quei secoli lì, quindi per me è una soddisfazione maggiore leggere un racconto che mi fa tuffare in un periodo che continua a destare il mio interesse.
    Complimenti e alla prossima!

  • Ciao, piacere Ottaviano, non scrivo da un p’ e anche io oggi esco con una storia nuova tra amore, vita metropolitana con il bello e lo schifo che c’è, ed eros-sentimentale. Nulla a che vedere coi tuoi filibustieri naturalmente che mi ricordano tanto i film che adoravo da ragazzino. Buon viaggio, trova un tesoro, perché sei sulla strada giusta…. Se vuoi vienimi a trovare ho bisogno di lettori e consigli.
    Don Pedro mi piace, vorrei sentire come la racconta lui, i cattivi sono sempre raccontati e non hanno mai voce in capitolo… buon lavoro.

    • Ciao, allora ben tornato e piacere!!! Sono felice che la storia stuzzichi la tua memoria di ragazzino. Tra pochi minuti pubblicherò il secondo capitolo e nel prossimo darò il giusto spazio al cattivo di turno: il famigerato don Pedro!!! Appena ho un minuto leggerò volentieri la tua storia, non preoccuparti se ci metterò un po’ a farlo, voglio gustarmela senza inutili assilli. A presto.

    • Ciao!!! Anch’io guardavo Sandokan (adesso ne faranno una nuova versione… boh) ma come ogni bambina della mia età, stravedevo per Capitan Harlock!!! E in quanto a crudezza, ce ne sarà ancora, fino alla fine. C’est la vie, per dirla alla Jean Lafitte!!!

  • Caspita! Avventura vera! Come ai tempi dell’ “sola del tesoro”. Auguri
    Io racconterei con un narratore esterno perché vede più cose, ha un orizzonte più vasto di avvenimenti, vedremo chi vince. Bravissima, ciaoo 🙂

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