LA MAPPA DEL SUO DESTINO

Dove eravamo rimasti?

Come si risolverà la contesa? Con l’intervento di Jean e Leon (100%)

MARACAIBO, TOCCATA E FUGA

Cinque anni prima, al Gallo bellicoso

Leon si leccò con voluttà le labbra scarlatte, gli occhi lucidi per il desiderio e l’eccitazione. Jean lo guardò di sottecchi. Gli ricordava tanto un gatto selvatico, un assassino silenzioso e letale che sornione, studia la sua preda.

Eh sì, negli ultimi anni passati al suo fianco, Jean lo aveva imparato sulla propria pelle.

Leon Drouet poteva essere un uomo molto dolce, a volte svagato, altre volte addirittura giocherellone. Ma quando fiutava l’odore del sangue, il francese tornava a essere lo spietato tagliagole di cui si favoleggiava in tutte le bettole dei Caraibi.

«Seguimi e non fiatare» sibilò Leon a fior di labbra, infilando un lembo della gonna nella cintura variopinta. «Io penso al guercio e tu allo zoppo».

Jean deglutì a secco, avvolto nell’odore asprigno dell’adrenalina e della paura.

Leon si alzò dalla sedia con l’eleganza felpata di una pantera e si avvicinò alla vittima senza far rumore. Nella taverna era calato un silenzio di tomba.

«Amore, dai, dammi un bacio» biascicò voluttuoso, posando una mano sulla spalla contratta del guercio. «La violenza mi eccita, sono tutta un fuoco».

L’uomo si voltò sorpreso.

«E dai, amore. Lascia perdere quello sfigato e vieni su con me» continuò Leon, suadente, facendo scivolare la mano lungo la schiena del pel di carota. Poi, con un movimento repentino del braccio, gli cinturò i fianchi.

Il rosso digrignò i denti marciti. «Va via, sgualdrina. Sei più brutta e pelosa di mia suocera».

Il guercio cercò di divincolarsi, ma Leon sfilò la Misericordia dalla giarrettiera e premette la lama sull’inguine del farabutto.

«Amore, così mi offendi» lo rimproverò Leon con un gran sorriso. «Mi costringi a farti del male, un gran male».

Lo zoppo non rimase a guardare e divincolandosi dalla stretta di Aruba, cercò d’avventarsi contro la prostituta ma Jean lo intercettò a metà strada.

«Ehi, amico, se fossi in te non darei fastidio alla signora» lo ammonì conciliante, puntandogli il coltello al centro della schiena.

Il guercio e lo zoppo si scambiarono un’occhiata d’intesa.

«Signori, signori, siamo tra gentiluomini» s’intromise di nuovo Leon, accomodante. «Usciamo nel vicolo, odio sporcarmi il vestito di sangue, non riesco mai a togliere le macchie».

I due tentarono una piccola reazione, ma Jean e Leon tennero la barra a dritta, affondando la punta delle lame nella carne flaccida dei due delinquenti.

Vista la mal parata, i due acconsentirono.

Usciti dalla bettola, Jean e Leon stesero i due farabutti con una gran botta sul cranio, e sputandogli sopra con piacere, intimarono ad Aruba di seguirli. Il gigante caraibico non fece domande e caricatosi Pablo sulle spalle, trotterellò tranquillo dietro ai nuovi amici.

Raggiunte le sponde solitarie del lago di Maracaibo, Leon si bloccò di colpo e squadrò Aruba con aria torva.

«Così non va» esplose stizzito. «Il tuo amico ci serve sobrio».

Un lampo assassino si accese negli occhi spiritati del francese.

«Leon…»

«Jean, sta zitto. E tu, va al largo, su» ordinò ad Aruba, tendendo un braccio verso il centro dell’insenatura. «Quando l’acqua ti arriverà al petto, buttalo giù».

Il gigante caraibico alzò un sopracciglio e lo guardò interrogativo.

«Vuoi vendicarti di don Pedro? Allora fa come ti ho detto» ringhiò a denti stretti Leon. «Lascialo andare finché non te lo dirò io, deve passargli la voglia di bere. E se possibile… per sempre».

Il viso aggrondato di Aruba s’illuminò di gioia, splendeva come il faro maledetto di WhitecapBay. Così il gigante caraibico non perse tempo e s’immerse nelle acque tranquille del golfo. Arrivato a destinazione, si sbarazzò del corpo inerte di Pablo.

Lo spagnolo cadde all’ingiù con un gran tonfo, affondando con la grazia di un sasso.

Riemergendo dai flutti, Pablo cominciò a sbracciarsi e sputare acqua a più non posso.

«Aiuto» urlò atterrito, cercando di poggiare i piedi a terra ma ahimè, senza riuscirci. «Aiuto, annego».

Aruba si voltò verso riva e lanciò un’occhiata preoccupata verso Leon.

«Lascialo sguazzare» urlò il francese. «Deve vederla dritta negli occhi, la morte. È per il suo bene».

Pablo continuava a sbracciarsi e a bere acqua, invocando il nome di Aruba con terrore. A un certo punto, però, cominciò a rantolare. Poi smise di lottare, affondando davanti agli occhi attoniti del gigante caraibico.

«Perfetto, tiralo fuori» urlò Leon alla volta di Aruba. «Dovrebbe essere sufficiente».

Il gigante caraibico ripescò lo spagnolo dal mare e lo depose con delicatezza sul bagnasciuga.

Qualche istante di calma profonda, poi Pablo lanciò un’occhiata assassina verso Leon. «Ma chi diavolo siete?»

«Se la smetterai di bere, la tua nuova famiglia».

La voce di Leon era stata una scudisciata violenta. «Don Pedro pagherà per tutto ciò che c’ha fatto».

Pablo si voltò verso Jean, lo sguardo livido, le labbra esangui. «A una condizione, rivoglio tutti i miei libri».

Aruba approvò, gorgogliando come un lavandino intasato.

Torniamo al presente. Jean è scappato dalle segrete di Puerto Limon, chi incontrerà sulla sua strada?

  • Una strana donna (33%)
    33
  • Ramon, l’uomo che dieci anni prima gli ha salvato la vita (67%)
    67
  • Black Devil, il pirata più feroce di tutta Tortuga (0%)
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65 Commenti

  • E brava Isabella, più brava e più viva della tua omonima eroina. Bellissima, viva, la battaglia: orribile uccidere e farsi uccidere in quel modo. Bellissimo finale carico di aspettative, sembra di rivedere un Renzo che insegue e trova la sua Lucia dopo tanto penare.
    Il seguito ci sarà lo so, e sarei contento. Per adesso complimenti e un abbraccio virtuale a una bravissima “collega”.🙋🌻

    • Ciao, troppo gentile, ormai non ho più parole per ringraziarti!!! Be’… in effetti… credo anch’io che non riuscirò a staccarmi da Jean e Isabella, vedremo. Vedremo…
      Intanto “alleggeriamo” (alleggeriamo? forse!!!) con un giallo e poi si vedrà, ma mi prenderò prima 2-3 settimane per leggere i racconti degli altri!!! Alla prossima e grazie per la “collega”!!!

  • Accipicchia!
    Ciao Isabella!
    Superfinalone. Ecco vedo bene ora il rosa di cui scrivevi! Finale in linea con l’avventura, va veloce ed in effetti meriterebbe qualche carattere in più. Hai gestito al meglio lo spazio ed è una qualità notevole per chi scrive. Bellissime immagini, terminologia, descrizioni; una tempesta perfetta, brava!
    Ci sarà forse un numero due? Non sarebbe male, anzi…
    Comunque sia, splendido racconto.
    Brava ancora, a presto!

    • Ciao, grazie come sempre per i complimenti!!!!
      Una seconda parte? E chi lo sa… forse un sequel dell’ebook con Jean e Isabella e qualche altro mistero da scoprire. Ci penserò, ma la prossima sarà un racconto giallo, di questo sono sicura, speriamo che sia all’altezza della storia appena conclusa.
      Nel frattempo, però, mi prenderò qualche settimana di pausa leggendo le storie degli altri!!!

  • Ciao!
    Guardavo i racconti della sezione “Avventura” e sono incappata nella tua storia. Che dire? Mi piace molto, scrivi davvero bene. Ti segnalo solo una frase: “Esplose Pablo con stizzita”..
    p.s. se ti va e se hai tempo, passa a dare un’occhiata al mio racconto, l’ho appena cominciato

    • Ciao!!! Grazie per le tue parole e per l’errore… la distrazione è sempre in agguato!!!
      Eh sì, ormai siamo alla fine della mia storia, ma manca ancora la sorpresa finale. Verrò volentieri a leggere il tuo incipit, sono curiosa. Alla prossima… e non perderti il segreto dell’Isabella!!!

  • Ciao, bellissima descrizione di un attacco, sono colpito dalla cultura marinaresca, e dalla naturalezza che hai nel navigare in certi mari a me e a tanti suppongo ignoti. Il capitolo fila via tanto che sembra più corto del solito. Complimenti davvero; voto la cabina del capitano. E tanto per continuare il nostro gioco ti segnalo “esplose Pablo con stizzita.” 😊 un caro saluto e alla prossima!🙋🌻

    • Ciao!!! Sì, be’… Jean è diventato un buon capitano, temuto e rispettato. Per questo deve conoscere certi termini “tecnici”, e con l’aiuto di internet e di qualche lettura mirata oggi è facile trovarli. E sai una cosa divertente? Ti sarà sembrato più corto, ma questo è il brano più lungo che ho scritto!!!
      Ah, per rispondere alla domanda che mi hai fatto di là. Sono stata 2 giorni in Val di Zoldo a fare un po’ di trekking “light”. Ne avevo proprio bisogno visto l’erroraccio che ho fatto!!!!

  • Ciao Isabella!
    Ho votato per Leon, di cui Jean ha dubitato. Ho buone sensazioni su di lui, magari son fuori strada…
    Anche qui si riesce a vedere molto bene la scena grazie all’efficacia della tua scrittura; mi sembra tu abbia alzato il tiro da par tuo rispetto a “tutto per una canzone”, pur restando questo ben godibile. Stai toccando alcuni momenti classici delle storie di pirati con successo e alimentando la curiosità in me; anche la persona senza volto e storia, che in automatico diventa “maledetta”, ruba la scena con le sue poche parole, che sembrano venute da chissà dove. A questo punto mi chiedo se tu non stia pensando ad un seguito, perché di carne al fuoco ce n’è.
    Intanto vediamoci l’arrembaggio, forse capiremo di più.
    Ciao e buona domenica!!

    • Wow, grazie!!! In effetti con il primo racconto era un po’ “costretta” dal genere in sé e per sé. E poi ero solo alla prima storia, non sapevo ancora cosa aspettarmi ma grazie al vostro sostegno ho spiegato le ali della fantasia.
      Un seguito? Mi piacerebbe ma… è scritto nell’ebook che mi hanno pubblicato, di genere “rosa”. Sarò sincera in proposito: avendo dovuto tagliare alcuni passaggi per questioni di limiti di lunghezza, non è all’altezza del mio racconto. Prima o poi, però, potrei pensare a un sequel dell’ebook… non si sa mai. Buona domenica e alla prossima.

  • Ciao Isabella!
    Voto perché resti un mistero, su cui poi magari fare un’ipotesi. Le descrizioni continuano a piacermi ed a farmi vedere la scena, sembra tu le abbia vissute 😁, e la materia ti piace in particolare (sono andato a cercare il contropappafico). Ramon va a colpo sicuro su Jean; lo ha riconosciuto, o c’era prima un abboccamento (e io me lo sono perso)? Comunque a Santa Clara ci torneremo presto, e mi sa che saremo in diversi!
    Brava, il flashback è stato importante e ben gestito e l’azione riprende dalla prima con naturalezza. Il meglio è lì lì per arrivare…
    Ciao e a presto!!

  • Ciao Isabella!
    Povero Pablo, o nuota o annega 😃! Hai chiuso il flashback con un altro episodio confezionato altrettanto bene; nelle storie di pirati la vendetta è un ingrediente che non può mancare, e le motivazioni sono ben chiare. Brava, tutto è ben presentato per la parte dell’azione vera e propria; ho scelto Ramon, un fratello come lo erano Yanez e Ebu’ per Sandokan.
    Ciao a presto!

  • Ciao Isabella, eccoci ad un classico dell’ìmmaginario piratesco… La taverna, gli ubriaconi variamente mutilati, gambe di legno e capitan uncino… nulla di nuovo? no, è tutto sfacciatamente bello, consolatorio: c’è ( c’era) una realtà dura, difficile e ci sono (c’erano) i buoni sentimenti, il coraggio e la paura. Sai restituirci queste sensazioni con lucidità, ( sento l’odore della zuppa di fagioli) e senza distrazioni. molto bello, complimenti. Non vedo refusi ma tanto io non li vedo mai! perciò voto dieci!
    E, naturalmente la rissa)ciao… 🙂

    • Ciao, hai ragione. La cosa che mi mette più i brividi? Il pensiero che in qualche modo le cose non siano poi così cambiate, magari si sparge meno sangue ma la cattiveria, il potere e l’avidità non perdono la loro potenza distruttiva. Be’, dai, consoliamoci con la letteratura e la fantasia!!!

  • Isabella! Bellissimo davvero! Vivo, palpitante e terribile al tempo stesso. Bravissima! La prima frase, tutte quelle erre graffianti:… Fuori la tempesta continuava a urlare, contorcersi, sbattere e recalcitrare come un cavallo impazzito. Molto bella, e poi il resto… davvero potente. Complimenti; dacci ancora pagine così… Grazie. 🙂

  • “Era giunta in un’ora tempestosa e calda come ce n’erano state tante altre in quel mese”.
    Ecco… Come da noi a Roma ieri.
    Non c’è nulla di peggio quando ti coglie impreparato ( a parte l’amore). Notte da lupi, notte da uomini veri, spero che la fuga vada a buon fine, per il bene della storia… Brava Isabella!

  • Ciao, ho votato “Cercherà di scappare, come ha promesso al padre”.
    Non che mi immagini Jean un vigliacco, ma credo che sia il tipo di persona per cui “Una promessa è una promessa”.
    Il tuo racconto mi sta trasportando in quell’atmosfera settecentesca, ricca di navi, commerci, filibustieri e colonialismo.
    Adoro la storia, soprattutto quei secoli lì, quindi per me è una soddisfazione maggiore leggere un racconto che mi fa tuffare in un periodo che continua a destare il mio interesse.
    Complimenti e alla prossima!

  • Ciao, piacere Ottaviano, non scrivo da un p’ e anche io oggi esco con una storia nuova tra amore, vita metropolitana con il bello e lo schifo che c’è, ed eros-sentimentale. Nulla a che vedere coi tuoi filibustieri naturalmente che mi ricordano tanto i film che adoravo da ragazzino. Buon viaggio, trova un tesoro, perché sei sulla strada giusta…. Se vuoi vienimi a trovare ho bisogno di lettori e consigli.
    Don Pedro mi piace, vorrei sentire come la racconta lui, i cattivi sono sempre raccontati e non hanno mai voce in capitolo… buon lavoro.

    • Ciao, allora ben tornato e piacere!!! Sono felice che la storia stuzzichi la tua memoria di ragazzino. Tra pochi minuti pubblicherò il secondo capitolo e nel prossimo darò il giusto spazio al cattivo di turno: il famigerato don Pedro!!! Appena ho un minuto leggerò volentieri la tua storia, non preoccuparti se ci metterò un po’ a farlo, voglio gustarmela senza inutili assilli. A presto.

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