La perdita di “Zura”, parte 4: verità spezzate

Tra i due litiganti

La disputa si stava tenendo sotto il sole, con gli occhi di molti puntati sui due uomini coinvolti, i quali andavano a menar le mani tra loro rotolandosi addosso l’uno all’altro sulla terra: i loro abiti erano sporchi di polvere e fango, le strade spesso erano usate dagli animali per i loro bisogni; i volti non erano da meno, mostrando quel genere di lerciume che si sarebbero levati di dosso facilmente, a differenza dell’odore; non avevano armi tra le mani, solo pungi e dita che agguantavano vesti o capelli. Un paio di guardie si erano fatte avanti tra quella calca di persone che circondava, incitando chi più chi meno, i due rissosi che andavano menandosi. Come le punte delle lance furono puntate su di loro, quelli si separarono malvolentieri, guardandosi in cagnesco.

Si sentì un: «Fate largo!» che creò un corridoio tra la folla, lasciando passare un soldato e qualcuno di più temuto, venerato.

«Ellid!» venne chiamato il soldato da uno dei due che puntava le lance ai rissaioli: «Che fai qui con quella? Ce la sbrighiamo da soli.»

Ma Ellid ignorò quelle parole e allora indicò con la mano proprio il soldato che gli aveva rivolto la parola: «Lui.»

Lo spirito di Unnai avanzò allora: teneva due codini non più spessi di un rametto e il resto dei capelli tagliati cortissimi e in modo irregolare; aveva con sé una spada d’un grigio tetro e vesti scure; camminava con arroganza e negli occhi manifestava un desiderio di rivincita; sul corpo correvano così tanti disegni da non lasciare che pochi spazi bianchi, persino sul volto, sul collo. Non ringraziò Ellid, ma lo superò, fermandosi tra i due rissosi, sotto gli occhi di tutti: «Quale sarebbe la disputa?»

«Non sono affari degli spiriti!» le gridò il soldato che lei stava cercando.

Nazoma allora mostrò a quel soldato il palmo della propria mano, una delle poche parti del suo corpo in cui non erano presenti i disegni: il dolore che aveva provato in quei giorni in quella casa era stato tremendo, ma necessario. Era rimasta sorpresa la prima volta che si era specchiata e aveva guardato la propria nuova immagine; sorpresa e felice: aveva trovato una nuova casa per il proprio animo. I disegni non erano simmetrici, non seguivano alcuno schema, ma semplicemente erano presenti su di lei, su ogni parte in cui era stato possibile infilare l’ago. Sebbene indolenzita non aveva rinunciato ad allenarsi, lentamente, rinunciando del tutto all’antica vita da schiava. «Unnai ti vestirà d’ora in poi.» le aveva detto la disegnatrice di pelle.

Persino lo spirito di Flagro le aveva detto chiaramente che da quel momento il suo nome non sarebbe più stato pronunciato. Ora era un vessillo degli spiriti nel mondo, o perlomeno era quanto vedevano le persone.

La piccola si era ripresa completamente e si era messa ad allenarsi senza sosta. La mentore le aveva procurato un paio di braghe, poiché stava crescendo e la veste che indossava non la copriva più a dovere. Di tanto in tanto Nazoma si era trovata a parlare da sola con la piccola sotto consiglio della mentore: parlavano di uomini, di donne, della vita da schiava, della danza e del canto. «Io non posso insegnare certe cose.» aveva detto a Nazoma la mentore: «Ma tu sì. Quindi sarà tuo dovere farlo. E sarà dovere della piccola insegnarti la caccia, il silenzio, il saper ascoltare il vento e osservare le nuvole.»

«Tutto è faccenda degli spiriti.» sentenziò a quel soldato; «Allora…» insistette Nazoma su quella folla: «…quale è stata la disputa tra i due?»

“Un luogo per la luce, un luogo per l’oscurità” si disse, in attesa che qualcuno proferisse parola. I volti della gente erano preoccupati: parlare voleva dire scatenare il giudizio di quello spirito guerriero e quindi rischiare di coinvolgere il Tempio in quella che molto probabilmente era una zuffetta tra idioti. Eppure una donna parlò: «Loro sono miei spasimanti e…» Nazoma la interruppe con un gesto della mano, scuotendo la testa e dicendo: «Scegline uno e che l’altro impari ad accettare la sconfitta.» “Speravo in qualcosa di meglio.”

Voleva ardentemente risolvere conflitti ben più spinosi di una questioncina tra imbecilli per il diritto di giacere con una donna.

«Questo non è vero!» esclamò uno dei due uomini, rivolto alla donna: «Ti ho pagato quanto hai chiesto e scopro che questo tizio si è preso il mio tempo con te! Questo è un affronto»

«Cosa?» fece allora l’altro: «Sono io che l’ho pagata e quindi sarò io ad averla! Quel tempo è mio di diritto!»

Tutti gli sguardi allora passarono da loro alla donna, dalla donna a loro e i borbottii divennero un ronzio.

“Stupidaggini. Si ammazzino pure.” E Nazoma lo stava pensando seriamente. La infastidì non poter dare l’ordine che si picchiassero all’ultimo sangue e già sentiva la voce della mentore nella sua testa proferire chissà che legge degli spiriti a mo’ di ramanzina. Stette immobile e si concentrò sul soldato per cui era lì: «Tu.» gli fece: «Parliamo di due notti fa’.»

Nazoma pare decisa a muovere giustizia per le strade. Quale spirito ed evento le daranno una lezione nel prossimo episodio?

  • Nomair: "La mano agisce oggi, l'occhio guarda domani." Dovrà affrontare Ellid. (0%)
    0
  • Liagio: "Umili, non calpestati." Dovrà affrontare il soldato. (60%)
    60
  • Iarcad: "Pianto, grido e risata scorrono nella stessa direzione, per la stessa ragione." Dovrà affrontare il giudizio sui rissosi. (40%)
    40
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22 Commenti

  • Io voto che Zura senta qualcosa al tempio perché lei è la protagonista e potrebbe essere importante.

    Rieccomi e Rieccoti! Le avventura della nostra Zura finalmente continuano. Gli episodi continuano ad appassionarmi anche se devo dire che il continuo cambio del punto di visto mi fa perdere l’insieme del discorso. Spero in un capitolo (non necessariamente il prossimo) che metta insieme i pezzi e vedere il quadro completo.

    Ciao 🙂

  • Vada per Liagio!

    Rieccoci qua! La piccola Zura ha una tempesta emozionale in atto da cui non riesce a trovare una via di uscita. Il passato preme con forte insistenze e le sue sicurezze vacillano. Sta trovano in Nazoma una spalla amica come l’aveva trovata in Lai ed allo stesso tempo le sente lontane e non perfettamente vicine come vorrebbe. È anche “attratta” da Nazoma, a quanto ho capito…

    Ciao 🙂

    • Eh sì… tutto vero. Prima o poi doveva venire fuori tutto come un fiume. In lei le emozioni sono sempre state forti e pressanti, una sfida fin dal primissimo episodio. Cerco di mantenere ed evolvere tali problematiche. Mi fa piacere che si sia inteso perfettamente tutto. Per Nazoma ho deciso di trasformare il suo tormentato passato in un pretesto di vendetta e/o discriminazione. Questo tipo di pregiudizio è la sua battaglia.

  • Flargo o Renia? Sono indeciso tra i due perché mi sembrano entrambi adatti a Zura in questo momento. Tiro a caso: Flargo!

    Ho avuto un attimo di difficoltà a capire con chi stava duellando all’inzio perché parli prima del soldato, poi di Ellid e poi della guardia. Solo dopo ho capito che soldato e guardia erano la stessa persona ed Ellid non c’entrava un tubo. Anch’io ho queste difficoltà quando un personaggio è tanto poco importante da non avere nemmeno un nome, ma forse sarebbe stato più chiaro se lo avessi sempre chiamato soldato 🙂
    Ciò detto, il capitolo è sempre fantastico 🙂

    Ciao 🙂

  • Io voto Liago semplicemente perché mi ha incuriosito la vicenda del soldato!

    Bentornato! Il capitolo è ben scritto ma vorrei farti notare che il passaggio dal presente al passato e dal passato al presente non è ben marcato: sembra che la piccola Zura si in mezzo a quella gente, mentre poi si capisce che non è vero; così per il ritorno al presente! So che i caratteri sono limitati ma è meglio mettere qualche segno di distacco quando c’è un salto temporale 🙂

    Ciao 🙂

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