La storia, chi la racconta e chi la ascolta

Il giovane “portento”

Erano passati ormai dodici anni da quella partita a nascondino, quando Naev per non farsi trovare dagli amici si era rifiugiato in un edificio abbandonato. Quel giorno non avrebbe mai pensato di trovare qualcuno in un vecchio manicomio fatiscente. Eppure Abigail era lì, in una stanza in condizioni troppo buone per quel posto così vecchio.

Era lì, sola, a raccontare storie al vento e Naev non potè fare a meno di accucciarsi in un angolo per ascoltarla. Tornò da lei di nascosto diverse volte, e ogni giorno lei gli regalava un racconto nuovo senza saperlo, finchè un giorno lui non inciampò facendosi scoprire. Inizialmente spaventato, venne tranquillizzato da Abigail che lo sorprese col più materno dei sorrisi: erano anni che non vedeva qualcuno attraverso quell’unica finestra che le permetteva di scrutare l’esterno della sua cella.

Una sera andò da lei, come suo solito, aspettando di sentire una nuova storia. Dopo tutto quel tempo non si era ancora stufato della sua voce. I suoi racconti di oggetti arcani e magie di ogni sorta, avevano fatto crescere in lui la passione e la curiosità verso questo mondo così comune per lui, tanto quanto ignoto.

<Ab, sono io> Disse schivando qualche mattone caduto a terra.

<Finalmente sei qui! Vieni, giovane portento>

<Che storia mi racconti oggi?>

<Non si saluta?> Naev si poggiò la mano sulle labbra, per poi accostarla al vetro della finestra come faceva ormai abitualmnte.

<Ora si ragiona> disse allora Abigail, poi aggiunse <però oggi non ho nessuna storia per te, mio giovane portento>

Naev rimase visibilmente deluso, ma guardando meglio il volto dell’amica che in dodici anni non era invecchiato di un solo giorno, per la prima volta vide la stanchezza che la opprimeva.

<Perchè sei qui, Ab?>

<Sai che ho rubato>

<Che hai rubato?>

<Ho rubato sorrisi, giorni e baci>

Naev sorrise, quella risposta l’aveva sentita tante volte, infinite, eppure non le aveva mai creduto.

<Perchè sei qui?>

<Ho rubato> ripetè la donna con voce tremante.

Lui ripetè la domanda ancora un paio di volte, alla fine lei cedette e scoppiò in lacrime.

<Non lo so, Naev, non so perchè sono qui. Non ricordo>

<Quanto tempo è passato?>

<Giorni? Anni? Che differenza farebbe? Qui il tempo non scorre, portento>

<Che vuol dire?>

<Mi hai mai vista più giovane o vecchia di così?>

<Non sei mai stata una ragazzina> disse Naev, sbeffeggiandola. Abigail rispose con un amaro sorriso <Un tempo forse si, chi lo sa>

<Perchè me lo dici solo ora?>

<Perchè ora sei adulto, ora puoi capire il dolore e ora puoi aiutarmi>

<Come?>

<Ancora non lo so, ma devo uscire di qui>

<Perchè? Qui puoi vivere per sempre, un giorno avremo la stessa età>

<No, portento…tu puoi vivere, io posso guardare il tempo che ti scorre addosso…finchè ci sarai>

<Allora non uscire tu, fai entrare me>

<Vedi una serratura alla porta? Anche se ci fosse, non ti obbligherei mai nel mio inferno>

La porta, in effetti, era solo un altro pezzo di muro circoscritto da degli stipiti e con una finestra al centro. Naev abbasò lo sguardo, non sapendo come ribattere. Poi pensò ad una soluzione <Possiamo far abbattere il muro>

<Mi hai detto com’è il mondo fuori. Tutti coloro a cui potresti chiedere aiuto, poi vorrebbero qualcosa in cambio. Io sono una donna immortale, finchè sono qui dentro, tutti vorrebbero sapere e inevitabilmente verresti buttato in mezzo a questa faccenda. Sai che non voglio che nessuno sappia di me, portento>

<Allora come pensi che ti possa aiutare? potrai chiamarmi portento tutte le volte che vuoi, resto un ragazzo come tutti gli altri.>

<Non sei come tutti gli altri, ma come un’altra persona in realtà>

<Che vuoi dire?>

<Si legge, in alcune vecchie storie, di un giovane dai fluenti ricci castanti, gli occhi color pece e le labbra di pesca. Questo ragazzo è alto e all’occhio confondibile con chiunque altro. Una sola cosa lo distingue dal resto delle persone: in un mondo fatto di “Io”, lui non si stancherà mai di ascoltare le storie altrui. Gli occhi, quando ascolta, gli si venano d’oro per un istante e solo il narratore saprà cogliere questo dettaglio>

<I miei occhi sono normalissimi>

<Quando non ascolti, forse si>

<In ogni caso, non mi pare che questo ragazzo abbia poteri in grado di liberarti>

<Solo chi ha voglia e pazienza per porre tutte le domande, avrà tutte le risposte>

<Quindi? Che dovrei fare?>

<Devi trovare risposta ad una domanda>

<Quale?>

<Tocca a te deciderlo. Il vento delle montagne può dirti chi, l’acqua del fiume può dirti come, mentre la terra dei boschi può dirti perchè. Io posso dirti solo buon viaggio, portento>

Dove andrà Naev?

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