L’alba del demone

L’uomo venuto dal sud

     Le campane suonavano a festa mentre l’uomo ricoperto di seta scese dal carro. Portandosi una mano guantata verso i neri baffi ben curati, osservò il fatiscente edificio davanti a se. Prima che il disgusto lo potesse aggredire, inspirò lentamente dentro un raffinato fazzoletto bianco che profumava di fresche essenze. Le voci di vari bambini riuscirono a raggiungerlo, dunque doveva esser giunto nel luogo giusto.
     L’orfanotrofio del quartiere del clan del fuoco, chiamato ormai quartiere degli stranieri dopo l’ultima e sanguinolenta insurrezione, mostrava gli stessi segni del disagio che rivestiva il resto degli edifici del lato ovest della città. Addentrarvisi dentro pareva come inoltrarsi in un territorio abbandonato dal calore della vita. Strutture pericolanti, costruite su fondamenta bruciate, abbracciate da vicoli bui, e strette dall’umida morsa di un terreno freddo ed ostile, avevano accompagnato il forestiero fino a quel anonimo edificio. Grigio e triste come tutto ciò che lo circondava.
     Le campane continuavano a suonare, non c’era tempo da perdere. Tuttavia l’uomo coperto dai pregiati abiti tinti con i più raffinati pigmenti, si trovò ad esitare un ultimo istante davanti al fangoso viottolo che gli avrebbe rovinato gli eleganti stivali. Furono però i primi movimenti nell’ombra delle case circostanti ad incoraggiarlo a muoversi verso l’orfanotrofio, i quali gli ricordarono puntualmente che non sarebbe stato saggio indugiare più del dovuto in quel luogo tutt’altro che raccomandabile.
     Raggiunta la vecchia porta la fece tremare pericolosamente con cinque sonori colpi. Silenzio per una frazione di secondo, poi nuovamente quel rumore indistinto di giovani voci. Lo avevano udito. Bene… Pensò il ricco forestiero gettando un’occhiata dietro di se. C’erano occhi nel buio dei vicoli.
     Il rumore di un possente chiavistello, accompagnato da quello di una pesante serratura di ferro che scattava, catturò la completa attenzione dell’uomo ed alla fine la porta si aprì con un stridulo suono cigolante.
     La donna, grigia e secca, dentro abiti grigi e sciupati, ma armata di un paio di occhi vividi, per quanto uno fosse contornato da un livido, scrutò lo sconosciuto in silenzio. Non era la prima volta che persone simili venivano a bussare alla sua porta, e lei non aveva mai posto domande. Un bambino per sfamarne altri dieci. Dunque solitamente aveva sempre preso i soldi rimanendo in silenzio. Ma quel giorno le campane della regina N’kae suonavano con chiarezza, vincolando tutti gli abitanti al volere della Sposa del cielo.
– Non sei una guardia. – Constatò la donna con una consumata voce intransigente.
– No. – Rispose il ricco straniero senza riuscire a fermare il sorriso compiaciuto, quella domanda affermava che si, era arrivato in tempo.
– Che cosa desideri, yannikho? – Yannikho, ossia una persona che proveniva da Yannikha, la terra ai confini meridionali di Azha, dove il sale avvelenava l’acqua e gli uomini avevano scuri capelli, scuri occhi e scure intenzioni. Intanto le campane suonavano ininterrottamente, la Signora del fiume stava aspettando e le sue guardie ormai dovevano essersi addentrate nella città. Mancava poco, e sarebbero giunte anche lì.
– Voglio gli occhi dorati del tuo dio, azhana. –Rispose l’uomo del sud. – So che queste campane suonano per loro, so che la Signora di Azha li sta cercando. – Aggiunse anticipandola. – Ma io posso pagarti di più. –
     La donna annuì, fece un passo indietro e chiamò due nomi all’interno della casa. Ci volle solo un impercettibile attimo, e due bambini, abbastanza grandi d’aver ben capito come giocare il loro ruolo nel grande schema della vita, ma non ancora sviluppati per poter davvero parteciparvi, si presentarono sull’uscio della porta pronti a partire. Evidentemente, con grande ingenuità concessagli per la giovane età, dovevano aver atteso quel giorno a lungo. Con le magre caviglie scoperte, i piedi nudi, le chiome colme di parassiti ed un infelice sacco sulle scarne schiene, guardarono il forestiero con quei grandi occhi dorati che sottolineavano l’evidente parentela con una divinità. Due… non uno… Pensò l’uomo coprendosi nuovamente il volto con l’immacolato fazzoletto, questa volta tuttavia per nascondere il suo stupore. Sapeva che nei quindici anni di reggenza, la divinità Azhay aveva disseminato di figli i vari quartieri della sua città, ma non si sarebbe aspettato che in quel luogo dimenticato ne avrebbe addirittura trovati due. Due… Continuò a pensare mentre si mordeva un labbro con indecisione. Due… Non aveva abbastanza oro per poterli prendere entrambi. Due… L’occhio gli cadde sul bastone su cui uno dei due bambini si appoggiava. Storpio… E sul volto pallido e sciupato dell’altro. Malato…
     Il cavallo sbuffò nervoso, non c’era più tempo, presto gli occhi celati nel buio od i soldati della regina rossa avrebbero fatto la loro mossa.
– Yannikho, quale pensi che possa valere le tue monete? –

“Porterò con me entrambi, ad ogni costo.”

  • Il costo: Il mio ultimo sacchetto d'oppio e la possibilità che il viaggio di ritorno sia piacevole. (75%)
    75
  • Il costo: La mia cavalla Newrha e la possibilità che il viaggio di ritorno sia veloce. (25%)
    25
  • Il costo: La mia scimitarra Iskhàr e la possibilità che il viaggio di ritorno sia tranquillo. (0%)
    0
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

20 Commenti

  • Ciao Artemis,
    mi complimento con te per la tua sfrenata immaginazione. Hai una spiccata fantasia, ma lascia che ti dia qualche consiglio.
    Ricordati: Gli avverbi sono il più possibile da evitare e tu, purtroppo, li usi spesso, con il risultato che appesantisci la lettura ed è un peccato, visto che ciò che scrivi è interessante.
    Idem per le d eufoniche. Prova a sostituire i tuoi “ed” con la semplice “e” e noterai un bel cambiamento.
    Ciao alla prossima,
    Ilaria

  • Ciao Artemis!
    Sono in mega ritardo, cerco di recuperare! Voto per salvare entrambi i piccoli. La descrizione dell’orco è molto bella e porta sensazioni tattili ed olfattive crude e realistiche; secondo me stai dando rigore alla tua scrittura. Sembra un romanzo, nel senso che gli avvenimenti si susseguono lentamente e le descrizioni prendono spazio e caratteri.
    A me piace così, trovo non ci sia fretta di arrivare da nessuna parte.
    Bravissima!
    A presto!

    • Ciaooo Minollo!!!! Ti aspettavo 😄
      Anche tu rapito dall’estate eh? 😂
      Che stella! Grazieee! Siii esatto, o almeno è quello l’obiettivo (andare lenti). Nel libro precedente il protagonista era una divinità, quindi il tempo e le sensazioni erano ben diverse da quelle di questi personaggi, decisamente più mortali e terreni.
      Mi spiace dirtelo ma… la frase che hai votato intende tutto il contrario, dare alla guardia i due ragazzini, ossia alla regina rossa, in cambio del neonato, prezioso anche lui e molto più facile da nascondere. Però… Mi piace! Anche se non era quello che avevi capito… huhuhu, mi piace questa possibile svolta immorale 😈😉
      Un grande salutooooo e grazie!!!!!! 😆

  • Ciao Artemis!
    Il voto è sempre difficile nei tuoi episodi 😀 scelgo il quartiere della terra! Wow davvero bella questa storia, e tu scrivi sempre un po’ meglio della volta precedente. La puntata descrive più le sensazioni e le descrizioni; in una piccola scena hai detto tantissimo. Brava!
    Ti segnalo “prese velocemente il braccio del fratello intimandolo a seguirlo“; io direi “intimandogli di seguirlo”. Cosucce 💤
    Ciao!!

    • Ciaooo Red Dragon!!!
      Grazie per il voto ed il commento 😄
      Anche io sarei preoccupata 😱 hahaha 😂
      Bene!!! Significa che l’intento è stato raggiunto, evviva! Grazieee!
      Si l’idea per lo yannikho era quella di raffigurare una persona che ispira fiducia… o che cmq ispira qualcosa di buono… chissà chissà… 😄
      Si esatto! O una malattia simile…
      Chissà se si salva 🤔🤭🤫

  • ciao Artemis,
    un nuovo racconto e perlopiù fantasy. Non potevo certo farmelo scappare.
    Scelgo lo scambio con l’oppio.
    Il tuo Incipit mi è piaciuto e incuriosito. Ti seguo molto volentieri.
    Ti segnalo solo i piccoli refusi quando usi il “se” (che andrebbe con l’accento acuto) e il “si” che nella frase: ” quella domanda affermava che si, era arrivato in tempo“ anch’esso andrebbe con l’accento grave perché è un avverbio di affermazione.
    Ciao alla prossima,
    Ilaria

  • passavo di qui per caso…
    Ciao Artemis!
    Quindi si riparte subito. Che fortuna, vedo che alcuni nomi mi sono già familiari!
    Beh, davvero un bell’incipit, intrigante e ben descritto, come ben descritti sono la donna e l’elegante riccone.
    Non riesco ad immaginare solo il periodo storico, ma forse non è necessario; all’inizio ho pensato ad un sobborgo della Londra dell’ottocento, ma direi che non c’entra nulla.
    Hai descritto molto bene anche le sensazioni, i pensieri dei due. Brava non c’è che dire.
    Voto per il viaggio veloce, buona serata!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi