L’alba del demone

Dove eravamo rimasti?

"Dove mi conviene nasconderli?" "Nel Quartiere del palazzo. Le guardie cercheranno ovunque tranne li. Ma quella gente chiederà qualcosa in cambio." (50%)

Pensieri dall’odore di pesce

     Quel giorno c’erano salsicce di pesce di palude con foglie di cavolo. Un piatto dal forte odore ed il gusto amarognolo che avvolgeva non solo il piccolo soggiorno della locanda, ma anche l’angolo della strada in cui era situata. Un aroma tanto privo di raffinatezza che in tutto il Quartiere del Palazzo e del Tempio non si poteva trovare che lì, al confine sud-ovest delle mura, dove si ergeva la Torre degli stracci, baluardo meridionale della Regina rossa, nonché locanda fortificata degli Ultimi reggimenti. Erano in pochi dunque a frequentarla. Una manciata di mercenari e qualche soldato più illustre nei giorni di festa, quando tutte le altre taverne del quartiere erano gremite di soldati e non si trovava altro posto se non tra i sudici tavoli di Barghur, l’oste cieco.
     Lo yannikho aveva sentito parlare di tale orco grazie alle svariate storie sul suo conto e su come avesse perso la vista. Probabilmente vere, come quelle più recenti legate ai tempi dell’Ombra di Azhay. Probabilmente false, come quelle più vecchie e correlate al suo antico clan delle montagne. Eppure, quando ce l’ebbe davanti a sé, possente e brutale, con la pelle verde e frastagliata di cicatrici e marchi sigillati col fuoco, con le mani capaci di spezzare braccia umane, ed un paio di sporgenti canini inferiori simili a quelli di una belva, crebbe immediatamente ad ogni leggenda e fantasia narrata sul suo conto.
     Portandosi il fazzoletto al volto, l’uomo osservò con sincero stupore il massiccio oste che troneggiava dietro il bancone della locanda, con le artigliate mani appoggiate sopra il sudiciume, la posa leggermente ingobbita ed il capo che sfiorava i mazzi di lavanda ed alloro appesi al soffitto.
     Era il luogo perfetto per nascondersi. Le guardie difficilmente avrebbero temporeggiato in un posto dall’odore tanto pungente, e non avrebbero rischiato di adirare un protetto della regina. Perché si, tante leggende venivano raccontate riguardanti quel orco cieco, ma una tra tutte era vera: il suo clan, come gli altri delle montagne settentrionali erano fedeli alleati delle ninfe e delle loro discendenti. Motivo per cui ultimamente ad Azha quel popolo stava aumentando di numero, e ragione per la quale un solitario come Barghur fosse riuscito a tenere in piedi quella locanda nel quartiere più prestigioso della città.
– Una stanza in cambio di manodopera in cucina. – Propose lo yannikho tenendosi serrato il fazzoletto al volto. Per quanto Yannikha potesse definirsi il principale porto in cui si commerciavano le spezie dell’oriente, e dunque i suoi abitanti fossero abituati ad odori e sapori pungenti, nemmeno quella colorata cultura aveva preparato l’esperto viaggiatore a quel opprimente aroma. Un’esalazione che ormai trasudava dalle pareti di pietra e dalle colonne di legno, che all’uomo ricordava solo fatica e miseria.
– Barghur chiedere se essere straniero ad aiutare Barghur. – Chiese l’orco con una voce cavernosa, calda e vibrante, ma allo stesso tempo fredda, distante e minacciosa.
     A tale domanda vennero avvicinati i due ragazzini. La mano dell’orco calò su D’jakèl e si posò con fermezza sulla cespugliosa chioma corvina e colma di parassiti. Scese verso il volto tracciando una scia tra la polvere e le croste. Passò le dita sugli occhi, sul naso, e tenendo stretta la mascella obbligò il ragazzino ad aprire la bocca. Quelle dita di orco, che sapevano di pesce e foglie di cavolo, passarono su ogni dente, contandoli. Ispezionata la bocca si ritrovò con qualcosa di appiccicoso tra i polpastrelli ed odoroso di ferro. Se le pulì sbrigativamente sul grembiule.
– Barghur non volere infetti nella cucina di Barghur. – Disse categorico e con fare deciso spostò il ragazzino per poi prendere il braccio dell’altro nel tentativo di portarlo davanti a se. Ma Xharo, colto alla sprovvista, non poté che cadere e ritrovarsi a terra.
– Ma Barghur sapare cosa fare di ragazzo storpio. Barghur accettare. Straniero e malato stare in camera, ragazzo storpio in cucina. –
     A sentir quelle parole, lo yannikho sorrise compiaciuto.

     Lasciata alle spalle la Torre degli stracci e con la possente sensazione di aver dato le sue due gemme più preziose in buone mani, l’uomo salì sul proprio cavallo ed osservò il grande portone dalla saracinesca alzata, che separava la zona ricca dalla plebe. Le guardie della Regina rossa fluivano come un argenteo fiume, talvolta in compagnia di neonati tra le braccia, o bambini giovanissimi e dai dorati sguardi confusi. No, non avrebbe potuto abbandonare Azha tanto presto, non con Loro. Tuttavia, non era certo che se avesse pazientato il destino gli avrebbe concesso di portare a Yannikha entrambi. In effetti, pensò, chi gli garantiva che Barghur il cieco, portato alle strette, non lo avrebbe tradito? 

Lo yannikho ponderò sulle varie scelte che aveva di fronte a sé, ed alla fine decise...

  • Avrebbe corrotto la guardia poco lontana, dandogli i suoi due ragazzini divini, in cambio del neonato che portava in braccio. (67%)
    67
  • Sarebbe andato a Yannikha e avrebbe cercato una cura per la gamba di Xharo, permettendo a lui di camminare ma sacrificando D'jakhèl (0%)
    0
  • Sarebbe andato a Yannikha e avrebbe cercato una cura per la malattia di D'jakhèl, e lo avrebbe salvato. (33%)
    33
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20 Commenti

  • Ciao Artemis,
    mi complimento con te per la tua sfrenata immaginazione. Hai una spiccata fantasia, ma lascia che ti dia qualche consiglio.
    Ricordati: Gli avverbi sono il più possibile da evitare e tu, purtroppo, li usi spesso, con il risultato che appesantisci la lettura ed è un peccato, visto che ciò che scrivi è interessante.
    Idem per le d eufoniche. Prova a sostituire i tuoi “ed” con la semplice “e” e noterai un bel cambiamento.
    Ciao alla prossima,
    Ilaria

  • Ciao Artemis!
    Sono in mega ritardo, cerco di recuperare! Voto per salvare entrambi i piccoli. La descrizione dell’orco è molto bella e porta sensazioni tattili ed olfattive crude e realistiche; secondo me stai dando rigore alla tua scrittura. Sembra un romanzo, nel senso che gli avvenimenti si susseguono lentamente e le descrizioni prendono spazio e caratteri.
    A me piace così, trovo non ci sia fretta di arrivare da nessuna parte.
    Bravissima!
    A presto!

    • Ciaooo Minollo!!!! Ti aspettavo 😄
      Anche tu rapito dall’estate eh? 😂
      Che stella! Grazieee! Siii esatto, o almeno è quello l’obiettivo (andare lenti). Nel libro precedente il protagonista era una divinità, quindi il tempo e le sensazioni erano ben diverse da quelle di questi personaggi, decisamente più mortali e terreni.
      Mi spiace dirtelo ma… la frase che hai votato intende tutto il contrario, dare alla guardia i due ragazzini, ossia alla regina rossa, in cambio del neonato, prezioso anche lui e molto più facile da nascondere. Però… Mi piace! Anche se non era quello che avevi capito… huhuhu, mi piace questa possibile svolta immorale 😈😉
      Un grande salutooooo e grazie!!!!!! 😆

  • Ciao Artemis!
    Il voto è sempre difficile nei tuoi episodi 😀 scelgo il quartiere della terra! Wow davvero bella questa storia, e tu scrivi sempre un po’ meglio della volta precedente. La puntata descrive più le sensazioni e le descrizioni; in una piccola scena hai detto tantissimo. Brava!
    Ti segnalo “prese velocemente il braccio del fratello intimandolo a seguirlo“; io direi “intimandogli di seguirlo”. Cosucce 💤
    Ciao!!

    • Ciaooo Red Dragon!!!
      Grazie per il voto ed il commento 😄
      Anche io sarei preoccupata 😱 hahaha 😂
      Bene!!! Significa che l’intento è stato raggiunto, evviva! Grazieee!
      Si l’idea per lo yannikho era quella di raffigurare una persona che ispira fiducia… o che cmq ispira qualcosa di buono… chissà chissà… 😄
      Si esatto! O una malattia simile…
      Chissà se si salva 🤔🤭🤫

  • ciao Artemis,
    un nuovo racconto e perlopiù fantasy. Non potevo certo farmelo scappare.
    Scelgo lo scambio con l’oppio.
    Il tuo Incipit mi è piaciuto e incuriosito. Ti seguo molto volentieri.
    Ti segnalo solo i piccoli refusi quando usi il “se” (che andrebbe con l’accento acuto) e il “si” che nella frase: ” quella domanda affermava che si, era arrivato in tempo“ anch’esso andrebbe con l’accento grave perché è un avverbio di affermazione.
    Ciao alla prossima,
    Ilaria

  • passavo di qui per caso…
    Ciao Artemis!
    Quindi si riparte subito. Che fortuna, vedo che alcuni nomi mi sono già familiari!
    Beh, davvero un bell’incipit, intrigante e ben descritto, come ben descritti sono la donna e l’elegante riccone.
    Non riesco ad immaginare solo il periodo storico, ma forse non è necessario; all’inizio ho pensato ad un sobborgo della Londra dell’ottocento, ma direi che non c’entra nulla.
    Hai descritto molto bene anche le sensazioni, i pensieri dei due. Brava non c’è che dire.
    Voto per il viaggio veloce, buona serata!

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