L’uomo universale

Dove eravamo rimasti?

E' una buona idea per Martok provare a parlare con l'altra persona della stazione di servizio? Martok fa la conoscenza di qualla persona che si rivela molto gentile e lo invita a mangiare qualcosa nel locale della stazione (50%)

Martok - il viaggiatore solitario , episodio 2 - incontro inaspettato

Martok si avvicinò con calma verso l’uomo tarchiato e vestito con un cappotto nero.

«Non sembra di queste parti!», l’uomo pronunciò con voce bassa ma rauca accennando un sorriso; «perché non viene dentro, le offro da bere!».

«Veramente dovrei riprendere il mio cammino», rispose Martok risoluto.

«Andiamo, si riposi un po’, non si vedono molte persone a quest’ora. Mi segua, coraggio!», l’uomo s’incamminò verso l’entrata del locale, che nel frattempo si era nuovamente voltato con il suo sorriso a denti stretti.

Martok rimase attonito a guardare, non riusciva decidere, quando si sentì sollevare da robuste braccia. Un altro uomo in tuta grigia, lo sollevò e lo trasportò verso la taverna.

Martok pensò di urlare e dibattersi per liberarsi da quella stretta, ma la paura lo paralizzò. restò fisso ad osservare il fascio di luce che usciva dal lampione all’entrata del locale, poi entrò anche lui nella luce e non vide più nulla, quasi accecato.

Una volta dentro ricominciò a poco a poco a vedere qualcosa più chiaramente. In fondo ad una grande stanza bianca si posizionò l’uomo alto con il cappotto nero, il quale sorrideva ancora.

Martok pensò subito a un rapimento, per quanto decisamente fuori dagli schemi. Non fece in tempo a pensare alle conseguenze, che l’uomo di fronte a lui lo rassicurò: «Sta’ tranquillo, tornerai a casa tra poco!», gli disse in modo sprezzante. L’altro lo spinse verso una rigida sedia di legno provvista di braccioli, dove gli legò le mani. Martok cercò di liberarsi ma la stretta dell’uomo era troppo forte, si sentiva nauseato.

«Abbiamo capito che non sei un essere umano come noi, ti sorvegliamo da tempo, allora, vuoi dirci chi o cosa sei?»

«Mi chiamo Martok, e vengo da Pleia, un pianeta lontano, oltre il sistema solare. Sono in missione sulla Terra per controllare da vicino il comportamento degli uomini».

Martok parlava di cose che i due uomini  non sembravano capire: «la nostra civiltà è più antica della vostra. Abbiamo raggiunto un grado di evoluzione così elevato che gli uomini neanche possono immaginare».

«Davvero, credi che siamo due idioti, credi di poterci prendere in giro! Ti seguiamo da quando sei partito, sapevo che prima o poi ti saresti fermato per la benzina». L’uomo con il cappotto avvicinò il suo volto minaccioso al suo afferrandolo con la mano destra.

Lo sguardo fisso e sincero di Martok sembrava irritarlo ancora di più, dall’uomo partì un pugno improvviso che gli fece piegare il capo, e dalla guancia si aprì una ferita. «Per l’ultima volta si può sapere chi cazzo sei e questi segni sulle tue cartacce nelle tue tasche cosa significano? Sei una specie di spia?», il tono aggressivo dell’uomo si faceva sempre più insostenibile per Martok che cominciò a farfugliare qualcosa: «Già da tanto tempo stavamo osservando il comportamento degli uomini, e finalmente avevamo deciso di raccogliere delle testimonianze dirette, perciò, eccoci qui». I pensieri cominciarono ad affluire di nuovo nella sua mente.

I due uomini scossero, il capo. L’uomo che lo aveva afferrato fece un respiro e chiese: «dacci qualche altra informazione di te!». Martok lo guardò fisso con respiro normale: «non abbiamo bisogno di grandi pareri, ma di risposte semplici e sincere».

Gli chiesero del lavoro, e dei rapporti con gli altri. E Martok raccontò che sul suo pianeta non esistevano guerre e non c’erano poveri né ricchi: tutti lavoravano in pace e fraternità. Non erano venuti sulla Terra né per distruggerla né per sottometterla, anche se avrebbero potuto farlo con molta facilità. Intendevano semplicemente conoscere meglio lo stile di vita dei terrestri, e fintanto che loro non fossero divenuti pericolosi per l’intero universo. I due confabularono fra loro per alcuni secondi a qualche metro da Martok, poi si avvicinarono nuovamente. Martok si era ormai preparato al peggio ma cominciarono a tagliarli le corde ai polsi e lo lasciarono andare via senza dire nient’altro.

Dopo il rifornimento all’auto, quando  riprese la strada, Martok era ancora intontito, incredulo e meravigliato per quanto gli era successo, non aveva temuto per la propria vita non più di quanto aveva riconosciuto quale poca bella figura faccia la civiltà umana nell’universo, e quanto la sua specie, quella dei Lyrans e gli altri abitanti del cosmo fossero stupiti dalla grande quantità di odio che dominava la Terra, superando di gran lunga il bene e l’amore.

Aprì nuovamente la sua cartina, e ricominciò a  seguire il percorso tracciato in rosso per raggiungere il punto dove avrebbe segnalato la sua posizione alla sua gente. Mancavano approssimativamente 20 chilometri  per arrivare alla radura vicino al fiume.

Come proseguirà il viaggio notturno di Martok? Raggiungerà il punto indicato senza imprevisti?

  • Un posto di blocco della polizia complica le cose, non avendo con sè nessun documento, Martok viene portato in centrale (20%)
    20
  • Sembra andare tutto per il meglio ma un forte temporale rallenta il tragitto perché limita la visibiltà di Martok (40%)
    40
  • Raggiungerà la radura senza problemi, una volta arrivato accende il segnalatore luminoso e attende l'arrivo della navetta (40%)
    40
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21 Commenti

  • Ciao Gianluca!

    Io direi che a questo giro Martok verrà pestato.
    Più che altro, al di là del fatto che mi sia piaciuta l’atmosfera che hai reso del pianeta, sono curioso di capire perché lo sceriffo e i suoi uomini ce l’hanno così a morte con Martok. Che nasconda qualcosa?
    E soprattutto? Se nominano il manicomio, c’è la possibilità che ci sia qualcosa che nemmeno Martok ricorda, o non sa?

    Alla prossima!

    • Buongiorno, mi fa piacere che ti piaccia l’atmosfera della storia. Vedi, io sto estremizzando un po le cose a volte ma la realtà a volte è anche più crudele della finzione. Martok potrebbe rappresentare anche ciascuno di noi, con il bisogno di farci accettare in un ambiente molto diverso dal nostro ma cosa ben più importante Martok è come quella nostra voce della coscienza che ci dice che stiamo sbagliando molte cose nella nostra vita, il modo di pensare, di agire nei confronti degli altri e con l’ambiente che ci circonda. E’ un essere talmente evoluto rispetto ai terrestri che lo ritengono una minaccia al loro stesso modo di vivere a cui sono abituati, pensano che i sacrifici che si fanno nella vita quotidiana siano già abbastanza e nessuno deve osare mettere in dubbio le nostre scelte. Martok vuol dare una messaggio per risvegliare le nostre coscienze, per farci capire che ognuno di noi può contribuire al miglioramento delle nostre condizioni di vita, non solo quelle economiche e ci propone una cambiamento spirituale piuttosto che tecnico o materiale. Gesù Cristo indubbiamente è stato il primo innovatore spirituale della storia umana ed è stato crocifisso.

  • Ciao Gianluca, ho votato per il manicomio.
    Se posso, ti consiglio di stare attento ai refusi e magari, snellisci il testo con qualche virgola invece dei punti; per il resto, la storia è ancora molto misteriosa, spero in qualche dettaglio nel prossimo capitolo o magari, proprio ad una svolta; insomma, sto povero alieno, tutti con lui cel’hanno?

    • Ciao Pietro, grazie del prezioso consiglio, per me questo è come un laboratorio per sperimentare nuovi stili personali, che a primo avviso sembrano buoni, ma più volte rileggi più incontri delle imperfezioni. Sto tenendo volutamente la tensione e il mistero abbastanza elevati per il momento.per rendere avvincente la narrazione. Il prossimo episodio sarà come un crocevia fra le tenebre e le prime rivelazioni.

  • Ciao Gianluca, ho votato per raggiungere la radura senza problemi.
    Devo dire che è particolare questo racconto, solitamente si scrive per la maggiore, di terrestri che esplorano l’universo, tu invece hai voluto fare il contrario, un alieno che esplora la terra; una scelta non molto comune, mi piace e continuerò a seguire Martok, nonostante il voto, spero che per un qualche motivo continui a restare sulla terra per studiarci meglio 🙂
    Al prossimo capitolo!

  • Ciao. 😊 Il temporale imprevisto. Mi sembra la più misteriosa. Questo racconto mi sta catturando. In effetti nel pianeta Terra gli esseri umani vivono in uno di continuo conflitto e separazione, ma non tutti mali vengono per nuocere. 😉

  • Ciao, Gianluca.
    Sono felice che tu abbia ascoltato i consigli degli altri autori e abbia deciso di sfruttare i caratteri a disposizione per il tuo racconto. 🙂
    Il secondo capitolo ci svela qualcosa in più sul protagonista e sul taglio che potresti voler dare all’ambiente che lo circonda; l’idea di base è già stata utilizzata in molte versioni, sta a te rendere la tua interessante e originale. Non vorrei sembrare pedante, ma ho notato qualche altra disattenzione che mi permetto di farti notare, anche perché se si approda a una piattaforma di scrittura, di solito lo si fa per migliorarsi e confrontarsi, o no?
    Nella frase: “l’uomo s’incamminò verso l’entrata del locale, che nel frattempo si era nuovamente voltato con il suo sorriso a denti stretti” chi sorride a denti stretti? Forse Martok? A una prima lettura parrebbe il locale a voltarsi. 😉
    Un’altra cosa: la risoluzione del conflitto tra Martok e i due terrestri mi è parsa molto sbrigativa: lo hanno legato, interrogato e poi lo slegano e lo lasciano andare, dopo aver confabulato qualcosa che noi lettori non conosciamo, in un paio di righe. Forse i due energumeni avevano il ruolo di far raccontare al protagonista il perché si trovi sulla Terra, e questa è una buona idea, ma avrei visto un finale della discussione differente, meno frettoloso.
    Secondo me, è tutta questione di rilettura; le capacità per tirare fuori un bel racconto le hai, mettile in mostra 🙂

    Alla prossima!

    p.s. io sono una pasticciona che fa un sacco di errori e ha ancora tanto da imparare, per questo mi permetto di muovere critiche che spero ti risultino costruttive.

    • Grazie Keziarika per le tue osservazioni, la frase sulla descrizione dell’uomo alla stazione di servizio a un prima rilettura scorreva, ma adesso non più, cercherò di fare di meglio!

      Per quanto riguarda la risoluzione del conflitto sembra troppo sbrigativa, ma non preoccuparti, l’ho fatto deliberatamente proprio per non far capire tutto subito, in un libro molte cose trovano spiegazione alla fine. A presto

  • Ciao Gianluca! Per come hai descritto il personaggio, mi piace l’idea che Martok sia “dominato” dai sentimenti di paura e diffidenza.
    Un consiglio: personalmente l’ambientazione che stavi raccontando mi stava piacendo parecchio e mi è dispiaciuto che tu non abbia utilizzato tutti e 5000 i caratteri! La prossima volta mi piacerebbe leggere un pochino di più!
    Ti seguo! Alla prossima

  • Ciao, benvenuto, ho letto il commento di Keziarica, che condivido e non insisto se non nel chiederti di scrivere di più per farti seguire con più attenzione. Di solito chi scrive poco lo fa per buttare giù un’idea ma non ha molta voglia di svilupparla. Io, tanto per essere a mia volta cattivello, vorrei invece chiederti come mai in un tempo in cui i viaggi interplanetari sono ormai cosa ordinaria, si va ancora a fare benzina con una misera automobile così come la conosciamo oggi? Ti seguo ciaooo 🙂

    • Ciao Fenderman, ogni osservazione è utile per conoscere meglio i lettori e quello che percepiscono mentre leggono. Ho buttato giù la mia idea e intendo svilupparla meglio, questo è sicuro!
      In merito alla tua osservazione probabilmente non hai capito la mia scelta deliberata di evidenziare il contrasto fra il considerare banali e semplici le cose che viviamo ogni giorno come le strade, le automobili ecc. con la stupefacente tecnologia per viaggiare nello spazio. Vedi, Martok il viaggiatore solitario rappresenta noi che ogni tanto vorremmo catapultarci in un’altra dimensione pur vivendo nella realtà odierna. Il senso di smarrimento e di considerare tutto quello che ci circonda come la vita che non vorremmo vivere consente alla nostra mente di proiettare una realtà alternativa più reale e più consona al nostro modo di essere.

  • Grazie Keziarica per il tuo appassionato intervento, in effetti hai ragione su tutto, non ho curato affatto la forma e l’editing, non ho scuse, ho trascritto di getto un’idea che mi è venuta ieri sul tardi. Inoltre volevo testare anche questo sito e tu come gli altri siete la prova che funzioni. Grazie ancora, farò tesoro dei tuoi consigli.

  • Ciao, Gianluca.
    Mi hai incuriosita con la tua presentazione, ho dato un’occhiata e ho visto che hai pubblicato molti libri su Amazon, non so se autopubblicati o meno. Per questo mi stupisce che tu abbia scritto pochissimo, che tu non ti sia preoccupato della formattazione, usando i segni più e meno anziché le caporali, che tu abbia lasciato un paio di refusi nelle opzioni e non che non ti sia accorto delle ripetizioni a inizio paragrafo, proprio nell’incipit che dovrebbe essere la parte più importante del racconto: “Quelle luci in LONTANANZA gli facevano ricordare il corridoio siderale della sua astronave, i viaggi interstellari come un’eco perduta nella sua testa.
    Le persone in LONTANANZA che passava in rassegna…”
    Detto ciò, il racconto potrebbe avere risvolti interessanti e per questo ho deciso di seguirti comunque, ti consiglio di sfruttare più caratteri, in modo da poter raccontare la tua storia in modo da coinvolgere maggiormente il lettore e ti consiglio anche di rileggere prima di pubblicare, in fondo siamo anche noi lettori e ci meritiamo un po’ di attenzione. 🙂
    I miei sono consigli spassionati che, a suo tempo, diedero a me (e continuano a farlo e per questo sono grata) quindi, tu fanne quel che vuoi.
    Voto per la persona pericolosa, vediamo come reagisce il nostro messo alle strette.

    Alla prossima!

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