Marina

Flaminia convertibile 1963

È l’ora de “La Ghigliottina”. L’ora di cena, ed è anche ora che Elio  si dia da fare.

Marina, sul divano, armeggia un po’ con i cuscini che la fasciano tutta intorno. Se quello non si muove entro cinque minuti comincerà a chiamare finché non sentirà distintamente odor di cucinato.

Stasera mi toccano le uova, dice tra sé e sé, un po’ ammusata. Altro che uova e piselli!  Ci vorrebbe altro per saziarla.

Marina che è stata, “Marina la divina” per tutti quelli che l’hanno conosciuta com’era vent’anni fa, ora è diversa. Colpa degli “anta”, delle difficoltà economiche e d’una forma grave di obesità che l’ha portata a pesare duecento chili. Abita, anzi visto che non esce mai, vive con suo figlio al quartiere Pigneto, a Roma, in una casetta con un’area sterrata antistante; c’è una baracca con porticato, dove riposa il mondo intero degli scarti d’una vita, e c’è un orto sul retro. (Insomma un misto di tutto ciò che un poveraccio potrebbe abitare, ma che non puoi chiamare veramente casa, e con in più il rischio imminente di essere sfrattata).

Suo figlio è tutto per lei: lui l’ama e l’assiste e ha un lavoro par time e una paga che se ne va tutta in affitto, medicine e poco altro. 

La cena è finalmente pronta: uova, piselli e un panino sono lì nelle sue mani; Elio, in piedi davanti a lei la guarda con simpatia e tenerezza.

Lui sorride e, come spesso gli capita, la vede com’era, come è rimasta solo nelle vecchie foto della scatola di latta: una maggiorata che faceva impazzire gli uomini. Allora, quando tutti la volevano, l’aveva spuntata Benito: vent’anni più di lei, un po’ di soldi in banca e tante chiacchiere.

Adesso era morto; tutto era finito male, e la bulimia che la divorava l’aveva ridotta a una cicciona sotto sfratto e senza una lira.

«Com’è?», chiede Elio, «sono buone?»

«Uhm, sì, sì… sono finite… che altro c’è?»

«Che altro? Insalata, ma’. Non ci provare. Dai, verranno tempi migliori, pazienta un po’.»

«E già. Ma a proposito: il coso, là», dice lei, «il capo, che t’ha detto, te li da i soldi, il tempo pieno?»

«Non lo so, non l’ho visto. Però… senti invece, a proposito di soldi; io di una cosa ti volevo parlare: di un’idea.»

«Un’idea? …Che idea? Me lo dai un grissino, uno solo?»

«No, zitta! Dunque: ho visto che certi tipi, gente come collezionisti, rivenditori, eccetera, cerca le macchine vecchie perché va molto il vintage, gli anni ‘60/70; lo sai no? E allora loro le prendono, così come sono e le rimettono a nuovo… E allora pensavo alla Lancia di papà, che sta là sepolta nell’immondizia da anni…»

«Quella? Sì, e che se ne fanno! Era già vecchia quando c’era lui… Spendeva più soldi per lei che per noi, e non camminava mai.»

«Sì, lo so, però…»

«…E poi, alla fine c’ha rinunciato e l’ha lasciata lì saranno quindici, anzi no: sedici anni!»

«Si, è vero, ma l’età non conta, anzi: più sono vecchie e più valgono.»

«Ma quella ormai…, e poi, per i documenti come si fa?»

«Si fa, in un modo si fa, non ci pensare. Domani vedo come sta messa e…»

«Fai un po’ te. Tanto da qui dobbiamo portarla via. Io  ci credo poco. Comunque… una mela c’è?»

Il mattino dopo Elio si mise d’impegno per liberare l’auto da tutto quello che negli anni s’era andato  accumulando. Tavolame, sedie e mobilio scassato la ricoprivano completamente. “Meno male”, pensò, “che il vecchio Benito aveva pensato bene di ricoprirla con un telo e vecchie coperte, altrimenti…”

Ad una prima occhiata la Flaminia azzurro metallizzato capote nera, sembrava una bellezza, ma poi andando a guardare meglio era piena di magagne. Il tempo e i topi avevano attaccato ogni cosa anche se la splendida livrea in alluminio era perfetta.

“Lancia Flaminia convertibile, carrozzeria Touring superleggera… 2800 c.c. 3 carburatori, sei cilindri a V.” Le girò intorno per un po’ chiedendosi se valesse la pena di ripulirla o lasciarla così com’era.

Benito con la sua attività di trovarobe, maestro d’armi e arredatore nel cinema, per un periodo era stato benestante e aveva usato e abusato del denaro che gli passava fra le mani e la Flaminia era tutto quello che restava di quegli anni.

Erano stati felici con Marina e poi era stato un buon padre, pensava Elio. Non meritava la fine prematura che aveva fatto. Prima la demenza, poi i ricoveri e i debiti conseguenti, e infine se n’era andato con una smorfia sul viso, come colto di sorpresa.

Elio cercò nell’auto. Trovò le chiavi e i documenti e, a sorpresa, nel bagagliaio un bel repertorio di attrezzeria teatrale varia: un ukulele; sciabole; due pistole a tamburo; riproduzioni di monete antiche; due bombette; due piccole borse di cuoio colme di cianfrusaglie luccicanti; una ventiquattrore piena zeppa di banconote finte come Euro, Dollari, Sterline; e, alla fine, una cosa preziosa: le boccette di plastica con cui giocavano in spiaggia a Ostia.

Tutta quella roba era tanto inutile quanto affascinante. E che valore doveva aver avuto per il vecchio se se la portava dietro nel baule di quella macchina tanto fica! Elio mise tutto in casa, in un angolo. Adesso l’auto era presentabile.

 

 

 

 

L'auto si vende e solletica i curiosi. Conosciamo subito chi sono:

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116 Commenti

  • Rieccomi, fenderman.
    Che finale triste, ci sono rimasto male! Colpa tua, sei troppo bravo: in poche righe mi hai fatto empatizzare con Marina, Elio e tutta la compagnia, mi hai fatto entrare nelle loro vite: miserie e speranze e propositi di riscatto. Tanto che mi ha sollevato scoprire che Marina non è morta e spero che anche il figlio di Teresa la sfanghi 🙂
    Sei un autore instancabile e davvero capace, bravo davvero da chi ti ammira e un po’ ti invidia 🙂

    Ciao, ci rivediamo presto

    • Caro Erri, non credere che per me non sia lostesso: staccarsi dalle proprie creature è difficile. Ti confesso che in una prima versione Marina moriva ma poi ho deciso di salvarla. Non sono Tarantino e dunque m’è mancato il giusto pelo sullo stomaco. Enzo no, lui doveva morire perché gli errori si pagando, e l’umanità qui doveva pagare il tributo per il suo fallimento.
      Grazie per averlo letto e apprezzato, ciaooo?

    • Ciao Isa, certo non era una storia destinata al lieto fine, però ci sono affezionato perché quelle persone che l’hanno in qualche modo vissuta le posso trovare in tanta gente che incontro ogni giorno; magari non li conosco, ma a volte basta guardarli negli occhi per immaginare cosa potrebbe nascondersi dietro le loro facce. Non so quando e con cosa tornerò, spero solo che ti piacerà comunque. Grazie tante, ciaoooo 🙂

  • Ciao, Fenderman.
    H idea di essermi persa il penultimo capitolo, poco male, l’ho recuperato adesso.
    Che dire? Un finale movimentato, ben strutturato con una chiusa a effetto che lascia in bocca l’amaro di una storia amara scritta con maestria.
    “Teresa si rialza, in quella confusione di polvere e di sangue.
    Sente un fischio all’orecchio, il vomito e l’abbaiare petulante di un cane.” In una scena hai raccontato tutto, bravo, davvero.
    Spero che avrai voglia di tornare con un altro racconto, e vista la tua prolificità non ne dubito, quindi, non resta che aspettare e augurarti un buon fine settimana.

    Alla prossima!

  • Ciao Fenderman,
    un finale incredibilmente caotico…dove l’unico innocente a rimetterci è il povero Enzo.
    La scena è interessante, ma per i miei gusti l’hai chiusa troppo in fretta…il finale tragico è la giusta fine ma mi sembra che c’è ancora qualcosa da raccontare…chissà se ci farai qualche sorpresa in futuro (io ci spero).

    Grazie per la bella storia.
    ePP

    • Ciao ePP, vero: caotico, esplosivo, come un bubbone che scoppia, è così che la maggior parte della volte succede nella realtà. Infatti ho lasciato ai protagonisti l’ultima parte e ho solo fatto da il testimone di quello che vedevo.
      Non sarà molto letterario evocativo ma è quello che a torto o ragione volevo che fosse. Grazie per averlo seguito e alla prossima. ciao?

  • Ciao Fenderman!
    Aspettavo il finale, crudo come doveva essere. Dove la vita vale poco, dove la pressione sale piano piano al livello di guardia, le armi sono la via per dirimere le questioni. Un racconto realista e disperato, niente redenzione per alcuno. Stile asciutto, partecipazione sincera ma nessuna retorica sui vinti da parte tua; solo testimonianza. Questo almeno è quello che mi hai trasmesso.
    Bellissimo e tremendo; complimenti per la prova che hai dato della tua capacità di fotografare e di mettere su carta le immagini.
    A presto, sicuramente sei pronto a ripartire!

    • Ciao, perfetta analisi la tua: ho usato nell’atto finale della sparatoria il tempo presente proprio per sottolineare l’aspetto della testimonianza, senza commento, quasi senza emozione. Lascio al lettore la riflessione e le conclusioni che ormai chiunque ha letto la storia può fare. Grazie per averlo letto, ti do appuntamento alla prossima storia e, naturalmente sull’Himalaya. ?

  • buona sera Fenderman,
    ho letto tutto, proprio tutto quello che tra mille storie mi era sfuggito dopo i primi capitoli.
    Mi è parso di vederli i personaggi della storia, una storia di malavita narrata con maestria come sei solito fare. mi è piaciuto molto l’uso del dialetto romanesco a rendere più veri i dialoghi. Bravissimo. Aspetto la conclusione. ho votato perchè finisca in farsa dove tutti perdono qualcosa. A presto.

    • Ciao Anna ho appena letto il finale del tuo racconto e colgo l’occasione qui per farti i complimenti per la capacità di creare atmosfere e manovrare personaggi sempre vivi ed efficaci Una menzione in particolare per Dafne e Giacomo, sfortunati eroi romantici senza futuro… peccato. complimenti e a presto! grazie per l’apprezzamento per il mio lavoro, a breve il finale…. sarà movimentato!

  • Ciao Fenderman!
    Tutto pare pronto per il rendezvous finale, ed il fulcro è proprio l’ex stellina dello spettacolo. Tante anime si agitano intorno al malloppo, pistole e ora coltelli. Finirà male per tutti secondo me, sperando ci sia un barlume di speranza nel futuro per qualcuno; speriamo ci sia redenzione. Hai apparecchiato da par tuo questo noir, bravo ancora! Ora vediamoci i titoli di coda.
    A presto!!

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