Marina

Flaminia convertibile 1963

È l’ora de “La Ghigliottina”. L’ora di cena, ed è anche ora che Elio  si dia da fare.

Marina, sul divano, armeggia un po’ con i cuscini che la fasciano tutta intorno. Se quello non si muove entro cinque minuti comincerà a chiamare finché non sentirà distintamente odor di cucinato.

Stasera mi toccano le uova, dice tra sé e sé, un po’ ammusata. Altro che uova e piselli!  Ci vorrebbe altro per saziarla.

Marina che è stata, “Marina la divina” per tutti quelli che l’hanno conosciuta com’era vent’anni fa, ora è diversa. Colpa degli “anta”, delle difficoltà economiche e d’una forma grave di obesità che l’ha portata a pesare duecento chili. Abita, anzi visto che non esce mai, vive con suo figlio al quartiere Pigneto, a Roma, in una casetta con un’area sterrata antistante; c’è una baracca con porticato, dove riposa il mondo intero degli scarti d’una vita, e c’è un orto sul retro. (Insomma un misto di tutto ciò che un poveraccio potrebbe abitare, ma che non puoi chiamare veramente casa, e con in più il rischio imminente di essere sfrattata).

Suo figlio è tutto per lei: lui l’ama e l’assiste e ha un lavoro par time e una paga che se ne va tutta in affitto, medicine e poco altro. 

La cena è finalmente pronta: uova, piselli e un panino sono lì nelle sue mani; Elio, in piedi davanti a lei la guarda con simpatia e tenerezza.

Lui sorride e, come spesso gli capita, la vede com’era, come è rimasta solo nelle vecchie foto della scatola di latta: una maggiorata che faceva impazzire gli uomini. Allora, quando tutti la volevano, l’aveva spuntata Benito: vent’anni più di lei, un po’ di soldi in banca e tante chiacchiere.

Adesso era morto; tutto era finito male, e la bulimia che la divorava l’aveva ridotta a una cicciona sotto sfratto e senza una lira.

«Com’è?», chiede Elio, «sono buone?»

«Uhm, sì, sì… sono finite… che altro c’è?»

«Che altro? Insalata, ma’. Non ci provare. Dai, verranno tempi migliori, pazienta un po’.»

«E già. Ma a proposito: il coso, là», dice lei, «il capo, che t’ha detto, te li da i soldi, il tempo pieno?»

«Non lo so, non l’ho visto. Però… senti invece, a proposito di soldi; io di una cosa ti volevo parlare: di un’idea.»

«Un’idea? …Che idea? Me lo dai un grissino, uno solo?»

«No, zitta! Dunque: ho visto che certi tipi, gente come collezionisti, rivenditori, eccetera, cerca le macchine vecchie perché va molto il vintage, gli anni ‘60/70; lo sai no? E allora loro le prendono, così come sono e le rimettono a nuovo… E allora pensavo alla Lancia di papà, che sta là sepolta nell’immondizia da anni…»

«Quella? Sì, e che se ne fanno! Era già vecchia quando c’era lui… Spendeva più soldi per lei che per noi, e non camminava mai.»

«Sì, lo so, però…»

«…E poi, alla fine c’ha rinunciato e l’ha lasciata lì saranno quindici, anzi no: sedici anni!»

«Si, è vero, ma l’età non conta, anzi: più sono vecchie e più valgono.»

«Ma quella ormai…, e poi, per i documenti come si fa?»

«Si fa, in un modo si fa, non ci pensare. Domani vedo come sta messa e…»

«Fai un po’ te. Tanto da qui dobbiamo portarla via. Io  ci credo poco. Comunque… una mela c’è?»

Il mattino dopo Elio si mise d’impegno per liberare l’auto da tutto quello che negli anni s’era andato  accumulando. Tavolame, sedie e mobilio scassato la ricoprivano completamente. “Meno male”, pensò, “che il vecchio Benito aveva pensato bene di ricoprirla con un telo e vecchie coperte, altrimenti…”

Ad una prima occhiata la Flaminia azzurro metallizzato capote nera, sembrava una bellezza, ma poi andando a guardare meglio era piena di magagne. Il tempo e i topi avevano attaccato ogni cosa anche se la splendida livrea in alluminio era perfetta.

“Lancia Flaminia convertibile, carrozzeria Touring superleggera… 2800 c.c. 3 carburatori, sei cilindri a V.” Le girò intorno per un po’ chiedendosi se valesse la pena di ripulirla o lasciarla così com’era.

Benito con la sua attività di trovarobe, maestro d’armi e arredatore nel cinema, per un periodo era stato benestante e aveva usato e abusato del denaro che gli passava fra le mani e la Flaminia era tutto quello che restava di quegli anni.

Erano stati felici con Marina e poi era stato un buon padre, pensava Elio. Non meritava la fine prematura che aveva fatto. Prima la demenza, poi i ricoveri e i debiti conseguenti, e infine se n’era andato con una smorfia sul viso, come colto di sorpresa.

Elio cercò nell’auto. Trovò le chiavi e i documenti e, a sorpresa, nel bagagliaio un bel repertorio di attrezzeria teatrale varia: un ukulele; sciabole; due pistole a tamburo; riproduzioni di monete antiche; due bombette; due piccole borse di cuoio colme di cianfrusaglie luccicanti; una ventiquattrore piena zeppa di banconote finte come Euro, Dollari, Sterline; e, alla fine, una cosa preziosa: le boccette di plastica con cui giocavano in spiaggia a Ostia.

Tutta quella roba era tanto inutile quanto affascinante. E che valore doveva aver avuto per il vecchio se se la portava dietro nel baule di quella macchina tanto fica! Elio mise tutto in casa, in un angolo. Adesso l’auto era presentabile.

 

 

 

 

L'auto si vende e solletica i curiosi. Conosciamo subito chi sono:

  • tutti, e un aspetto curioso della vendita. (50%)
    50
  • gli impiccioni (50%)
    50
  • i cattivi (0%)
    0
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116 Commenti

  • Rieccomi, fenderman.
    Che finale triste, ci sono rimasto male! Colpa tua, sei troppo bravo: in poche righe mi hai fatto empatizzare con Marina, Elio e tutta la compagnia, mi hai fatto entrare nelle loro vite: miserie e speranze e propositi di riscatto. Tanto che mi ha sollevato scoprire che Marina non è morta e spero che anche il figlio di Teresa la sfanghi 🙂
    Sei un autore instancabile e davvero capace, bravo davvero da chi ti ammira e un po’ ti invidia 🙂

    Ciao, ci rivediamo presto

    • Caro Erri, non credere che per me non sia lostesso: staccarsi dalle proprie creature è difficile. Ti confesso che in una prima versione Marina moriva ma poi ho deciso di salvarla. Non sono Tarantino e dunque m’è mancato il giusto pelo sullo stomaco. Enzo no, lui doveva morire perché gli errori si pagando, e l’umanità qui doveva pagare il tributo per il suo fallimento.
      Grazie per averlo letto e apprezzato, ciaooo🙋

    • Ciao Isa, certo non era una storia destinata al lieto fine, però ci sono affezionato perché quelle persone che l’hanno in qualche modo vissuta le posso trovare in tanta gente che incontro ogni giorno; magari non li conosco, ma a volte basta guardarli negli occhi per immaginare cosa potrebbe nascondersi dietro le loro facce. Non so quando e con cosa tornerò, spero solo che ti piacerà comunque. Grazie tante, ciaoooo 🙂

  • Ciao, Fenderman.
    H idea di essermi persa il penultimo capitolo, poco male, l’ho recuperato adesso.
    Che dire? Un finale movimentato, ben strutturato con una chiusa a effetto che lascia in bocca l’amaro di una storia amara scritta con maestria.
    “Teresa si rialza, in quella confusione di polvere e di sangue.
    Sente un fischio all’orecchio, il vomito e l’abbaiare petulante di un cane.” In una scena hai raccontato tutto, bravo, davvero.
    Spero che avrai voglia di tornare con un altro racconto, e vista la tua prolificità non ne dubito, quindi, non resta che aspettare e augurarti un buon fine settimana.

    Alla prossima!

  • Ciao Fenderman,
    un finale incredibilmente caotico…dove l’unico innocente a rimetterci è il povero Enzo.
    La scena è interessante, ma per i miei gusti l’hai chiusa troppo in fretta…il finale tragico è la giusta fine ma mi sembra che c’è ancora qualcosa da raccontare…chissà se ci farai qualche sorpresa in futuro (io ci spero).

    Grazie per la bella storia.
    ePP

    • Ciao ePP, vero: caotico, esplosivo, come un bubbone che scoppia, è così che la maggior parte della volte succede nella realtà. Infatti ho lasciato ai protagonisti l’ultima parte e ho solo fatto da il testimone di quello che vedevo.
      Non sarà molto letterario evocativo ma è quello che a torto o ragione volevo che fosse. Grazie per averlo seguito e alla prossima. ciao🙋

  • Ciao Fenderman!
    Aspettavo il finale, crudo come doveva essere. Dove la vita vale poco, dove la pressione sale piano piano al livello di guardia, le armi sono la via per dirimere le questioni. Un racconto realista e disperato, niente redenzione per alcuno. Stile asciutto, partecipazione sincera ma nessuna retorica sui vinti da parte tua; solo testimonianza. Questo almeno è quello che mi hai trasmesso.
    Bellissimo e tremendo; complimenti per la prova che hai dato della tua capacità di fotografare e di mettere su carta le immagini.
    A presto, sicuramente sei pronto a ripartire!

    • Ciao, perfetta analisi la tua: ho usato nell’atto finale della sparatoria il tempo presente proprio per sottolineare l’aspetto della testimonianza, senza commento, quasi senza emozione. Lascio al lettore la riflessione e le conclusioni che ormai chiunque ha letto la storia può fare. Grazie per averlo letto, ti do appuntamento alla prossima storia e, naturalmente sull’Himalaya. 🙋

  • Ciao Fenderman,
    ho votato per ll finale auspicato da Tommy.
    Mi piace lo scenario che hai preparato…ha un non so che di “western”…tutti i personaggi in un unico incontro, ognuno con i suoi piani per raggiungere il proprio scopo….sarà un bello scontrò, immagino ricco di colpi di scena. Complimenti.
    ePP

  • buona sera Fenderman,
    ho letto tutto, proprio tutto quello che tra mille storie mi era sfuggito dopo i primi capitoli.
    Mi è parso di vederli i personaggi della storia, una storia di malavita narrata con maestria come sei solito fare. mi è piaciuto molto l’uso del dialetto romanesco a rendere più veri i dialoghi. Bravissimo. Aspetto la conclusione. ho votato perchè finisca in farsa dove tutti perdono qualcosa. A presto.

    • Ciao Anna ho appena letto il finale del tuo racconto e colgo l’occasione qui per farti i complimenti per la capacità di creare atmosfere e manovrare personaggi sempre vivi ed efficaci Una menzione in particolare per Dafne e Giacomo, sfortunati eroi romantici senza futuro… peccato. complimenti e a presto! grazie per l’apprezzamento per il mio lavoro, a breve il finale…. sarà movimentato!

  • Ciao Fenderman!
    Tutto pare pronto per il rendezvous finale, ed il fulcro è proprio l’ex stellina dello spettacolo. Tante anime si agitano intorno al malloppo, pistole e ora coltelli. Finirà male per tutti secondo me, sperando ci sia un barlume di speranza nel futuro per qualcuno; speriamo ci sia redenzione. Hai apparecchiato da par tuo questo noir, bravo ancora! Ora vediamoci i titoli di coda.
    A presto!!

  • Ciao, Fnedrman.
    Marina non ci sta, almeno nella mia visione della storia. Riesci a incastrare particolari utili alla costruzione della storia con una naturalezza che ti invidio: hai introdotto la scena relativa a Francesca facendole percorrere un viaggio (in tutti i sensi) tra la capitale di Roma Città Aperta e i giorni nostri, in poche righe hai inserito il necessario per predisporre l’animo del lettore ad accogliere la ragazza e il suo inseguitore, magistrale anche il rimando al momento in cui Francesca individua tra i ricordi il personaggio, punto di vista perfetto, niente sbavature. Bravo, davvero.

    Alla prossima!

    • Ciao, grazie Keziarica,
      Qualcuno qui nei commenti ha detto che il quartiere è il vero protagonista della storia… Forse, anzi sicuramente ha ragione e Roma che lo contiene e lo avvolge con la sua presenza è la testimone numero uno.
      In quanto a Marina certo non la prenderà bene; chissà se poi si accontenterà come suo figlio. Vedremo.
      🌻🙋 ciaoooo

  • Ciao Fenderman,
    ho votato per Francesca e Marina che vogliono “frenare”. Cambiare vita è sempre un bel salto…e va preparato bene per non avere rimpianti.
    Mi piacciono gli scorci di Roma che fai passare nel racconto, localizzare le storie , i momenti , rende la lettura più immersiva. Interessante anche la descrizione del ricettatore e dei suoi modi di fare, fa passare bene l’immagine del personaggio losco e viscido.
    Alla prossima.
    ePP.

  • Ciao Fenderman!
    Ho scelto che Marina non ci sta, vista la sua caparbietà che forse preoccupa Elio (amore di figlio). Il cerchio si stringe piano piano, stai muovendo con cura tutte le storie che si intrecciano, da direttore d’orchestra. Devi amare molto la tua città (ma quale romano non la ama?) e la storia del Pigneto tocca aspetti molto più universali, che trascendono l’urbe. “L’altro controllò urgentemente che le sue unghie fossero tutte tagliate e ben pulite”: super!
    Ciao e stammi bene!

  • Ciao … Un quasi pareggio in verità per cui mi sembrava giusto dare un po’ di spazio anche alle due opzioni secondarie (avevano prevalso di pochissimo i gioielli).
    Elio deve gestire una situazione più grande di lui, fa quello che può però non vuole rischiare di mandare tutto all’aria anche se la rabbia monta… Grazie, vado a leggere… Ciao 🙋

  • Io voto che Tommy scopre il piano di fuga!

    Ciao! A quanto sembra, hai dovuto gestire un pareggio 🙂
    Le reazioni sono sempre credibili, anche il nostro Elio che vorrebbe/è tentato/quello che sia di diventare come tutti quelli che lo minacciano e tendono a fregarlo. Mi dispiace per Marina ma presto gli crollerà tutto in testa…

    Ciao 🙂
    PS: di solito non lo faccio ma il sito ha fatto le bizze… ho scritto il settimo capitolo della mia storia, se sei interessato…

    • Ciao … Un quasi pareggio in verità per cui mi sembrava giusto dare un po’ di spazio anche alle due opzioni secondarie (avevano prevalso di pochissimo i gioielli).
      Elio deve gestire una situazione più grande di lui, fa quello che può però non vuole rischiare di mandare tutto all’aria anche se la rabbia monta… Grazie, vado a leggere… Ciao 🙋

  • Ciao, tutto giusto, giusto pensare che la normalità, quella apparente possa essere in realtà gravida di tragedia. Continuiamo il nostro percorso attraverso le banali vite degli “inconsapevoli” sperando che se la cavino. Se poi qualcuno (come Elio) comincia a preparare le difese forse è meglio. Grazie per il supporto e il commento. Ciaooo 🙂

  • Ciao Fenderman!
    La pistola funziona, Elio è un po’ più “cresciuto” di Enzo e si sta chiedendo se presto gli potrà tornare utile. Se uno alza l’asticella, o gli si sta dietro, o sono cavoli…
    La prima scena scivola via tranquilla, con le sue descrizioni e quel senso di normale che può assumere talvolta lo sparare per strada; la normalità che poi ci illustra Tommy con il suo goffo speronamento del ragazzo, pieno di messaggi ed ammiccamenti. Come hai scritto tu in una risposta ad un mio commento precedente, non ci sono troppi finali possibili in storie come queste, ed Elio lo sa. Si chiama Marina, ma la storia va oltre il ritratto di lei; l’episodio è forte ed efficace proprio per la banalità delle chiacchiere tra i due. Bravissimo, scrivi spesso e bene.
    Voto per la reazione di Elio e ti auguro un bel weekend!

    • Ciao, tutto giusto, giusto pensare che la normalità, quella apparente possa essere in realtà gravida di tragedia. Continuiamo il nostro percorso attraverso le banali vite degli “inconsapevoli” sperando che se la cavino. Se poi qualcuno (come Elio) comincia a preparare le difese forse è meglio. Grazie per il supporto e il commento. Ciaooo 🙂

  • Caro amico del Pigneto, è vero che il quartiere è il vero protagonista, lo è la “parlata” che non è neanche un vero dialetto ma una specie di figlia naturale dello stesso concepita con il quotidiano, stemperata dall’italiano imparato a scuola. Il Pigneto lo sai ha una vocazione neorealista, quella colta da Rossellini e Germi, quella esistenzialista con Pasolini. Tutte le storie del Pigneto si somigliano: raccontano le difficoltà di certe vite “normali” vissute con candore e disincanto. Raccontarle è difficile ma ci si prova… Grazie per l’apprezzamento, e appuntamento al prossimo capitolo, ciao. 🙋
    . 😊

  • Ciao Fenderman,
    ho votato per Elio che cerca si sloggiare o (meglio) reagire.
    Ho iniziato oggi a leggere il tuo racconto e devo dire che è stata una sorpresa piacevolissima.
    La romanità nella tua storia è quasi un personaggio…e la zona e i personaggi descritti mi hanno ricordato la borgata dove ho vissuto per quasi trent’anni, con le sue vie, le sue casette non proprio perfette e i personaggi curiosi che bivaccavano nei bar o nell’osteria della via principale.
    La storia è bellissima e per nulla scontata, la famiglia di Marina con il suo passato e il suo presente poco fortunato è un quadro stupendo. Il modo con cui hai chiuso l’ultimo capito ha caricato l’attesa del prossimo capitolo, che non vedo l’ora di leggere.

    Ciao,
    ePP.

  • Ciao, Fenderman.
    Il passaggio che descrive la nascita del giorno è un colpo da maestro, molto bello.
    Tutto il capitolo è ben scritto, le cose importanti stanno tutte nei pochi caratteri a disposizione, ma come ci riesci?
    Ti segnalo solo: “Attese POCHI minuti e al passare a POCHI metri ” e ti faccio un’osservazione che è più un mio parere: io avrei usato “compari” al posto di “friends”, ma, ripeto, ha a che fare con il mio gusto 🙂
    Ancora una volta hai realizzato un ottimo capitolo, aspetto il nuovo e voto “Francesca è in pericolo?” vista l’allusione “dell’amico fraterno”.

    Alla prossima!

    • “Pochi-pochi😁. Hai ragione.” In quanto a Tommy and fiends è voluto, tra virgolette perché evocativo di un qualche nome di impresa famigliare un po’ all’americana come spesso capita di trovare nella periferia più remota, quella abitata da personaggi come loro, spettatori impagliati di telefilm di serie B. Insomma grazie perché il tuo parere lo giudico sempre prezioso e puntuale . Buona giornata!🌻🙋

  • Molto evocativa questa frase: “La luce radente scavava ombre profonde nei vicoli; l’aria era trasparente, cristallina più che altrove”
    L’ho trovata meravigliosa, molto profonda, bella. Bella davvero.
    I tuoi personaggi sono ben caratterizzati e con ruoli ben definiti ma nonostante ciò, Come già detto a Minollo nel suo racconto, ho sempre qualche difficoltà a ricordarli tutti. (Tutta colpa della mia memoria e della poca concentrazione)
    Scelgo i gioielli.
    Buona notte
    Ilaria

    • Ciao Ilaria, grazie. La scrittura onirica, evocativa è quella che amo di più, di solito nei miei racconti, la puoi facilmente incontrare. Marina, però, è una storia cruda, esistenziale e non si presta molto; e allora ce l’ho infilata in po’ a forza. In quanto ai nomi hai ragione, the iNCIPIT ne è strapieno del resto non può essere altrimenti. Io ho grandi difficoltà coi nomi strani, quelli delle storie di fantascienza e Fantasy e… Insomma bisogna soprattutto non farsene un problema e tenerne conto quando si scrive per aiutare il lettore. Scusa, sono stato lungo … Ora vado a leggere il tuo capitolo. Ciao.🙋🌻

  • Tommy accelera. Siamo al sesto episodio, bisogna spingere un po’.
    Ciao, Fenderman,
    altro episodio convincente. Parlata sonora ed evocativa, pur assolutamente chiara. Mi piace molto come stai portando avanti la storia, spero si arrivi a una conclusione positiva per Elio e Marina.
    Bravo, ancora una volta.

    Alla prossima!

  • Ciao Fenderman!
    Per me Tommy accelera; già stava sulle spine, i movimenti in casa di Marina lo spingeranno ad agire. Ho trovato ben spesi i caratteri dedicati alla figura di Enzo; le sue caratteristiche, come anche le riflessioni sul “cugino” Elio, sono molto efficaci e tenere. Hai bene in testa di chi stai raccontando e come lo vuoi fare, direi. Sempre bravo nell’introspezione. Speriamo in qualche modo salvino qualcosa, anche solo la salute…
    Ciao a presto!

  • Ciao Minollo, quei due, Mimmo e Teresa sono diversamente frustrati: lei depressa e bisognosa di attenzione perché si sente invisibile; lui ignorante e intimamente arrabbiato, come un piccolo cane abbaia e provoca tanto per affermare se stesso. Tutto questo finisce per essere il fil rouge di un menage “corrosivo”, che piano, piano li consuma. Il loro ruolo e le loro frustrazioni sono determinanti in questa storia, in fondo a pensarci bene sono loro i veri protagonisti. Grazie , ciao e buon fine settimana.🙋

  • Ciao Fenderman!
    Ho scelto Elio, vediamo come si comporterà il ragazzo. Che dire? Che vai a nozze con gli scontri in famiglia, Sordi e la Mangano, tanto per continuare il parallelo. Mi comunichi l’incapacità dei personaggi di cambiare e di fare un passo verso l’altro, cosa di cui forse non sentono il bisogno: in fondo va bene così. Bravo, in fondo al dialogo viene anche un sorriso, solo in minima parte amaro.
    Ciao stammi bene!

  • Ciao, Fenderman.
    Mamma mia, comincia a temere davvero per la povera Marina. Come si dice, i soldi non sempre portano la felicità.
    Hai davvero una capacità innata di far dialogare i personaggi, s volte esagero un po’ con l’attinenza alla realtà, ma riesci comunque a renderli vero e adatti alla prosa. Bravo.
    Voto Marina e ti saluto.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, grazie, è vero ogni volta mi chiedo fino a quale punto è lecito usare il dialetto seppur molto addomesticato. MI barcameno un po’ ma non rinuncio perché questi personaggi se parlassero in italiano davvero sarebbero poco credibili se non addirittura ridicoli. Cerco di non superare la misura e non è detto che sempre ci riesca. Li amo così, mi piacciono, perdonatemi. CIAO, ALLA PROSSIMA. 🙂

  • Ciao F
    Voto Marina perché sono curiosa di sapere come si districherà da questa complicata situazione.
    Ho letto i tre capitoli di fila (sono in ferie e me li sono gustati sotto l’ombrellone… che bellezza!) e mi sono molto piaciuti i dialoghi in dialetto o comunque con la classica cadenza romana.
    Come al solito mi perdo tra i tanti personaggi ma, ripeto … si lo so sono logorroica, è un mio personale problema.
    È solo che se mi capita con un romanzo lungo, ho il tempo di capire meglio le caratteristiche dei personaggi e memorizzarle. Con i racconti di the incipit faccio sempre una gran fatica.
    Ciao alla prossima

    Ilaria

  • Ciao Fenderman!
    I soldi in quella realtà sono pericolosi, e Marina lo sa bene. Mi ricorda “Lo scopone scientifico”, dove il miraggio di ricchezze sicure è la causa del disastro; secondo me è utile avere qualche alleato in più. Il vernacolo solo un poco annacquato colorisce con la consueta simpatia le scene, tu vuoi bene alle tue creature, o almeno mi trasmetti la tua benevolenza. Bravo davvero ad entrare nelle loro abitazioni ed a tratteggiare le vite.
    Buona domenica ciao!

  • Ciao Erri, va bè che era vecchia però… No il prezzo è diecimila, e dopo lo scrivo quando Teresa racconta a suo marito mimmo, e anche per voce di Marina quando allude ai profittatori. I duemila erano la quota contante, una specie di caparra.
    Queste cose, purtroppo si devono relegare nei commenti: dire tutto nei 5000 è quasi impossibile (per me) se non si vuole “svuotare” la storia e allora si deve studiare e studiare.😁 Cercheremo di migliorare. Grazie un salutone anche a te.🙋

  • Tri-eccomi, fenderman!
    Ho votato per “nascondere il malloppo”, ma ho paura che servirà a poco, visto che ho come l’impressione che la notizia dell’improvvisa fortuna di Teresa si spargerà presto ai quattro venti.
    Tommy è il mio mito, anche se non credo che quelli che lo conoscono lo descrivano come lui si descrive 😀
    Se non ho capito male, Elio ha avuto duemila euro per una Flaminia 3C GT Convertibile del ’63? Okay che era in pessime condizioni, ma un altro po’ e duemila euro me li danno per la mia gloriosa Opel Agila 1000cc Comfort del ’02, inteso come 2002 😀
    Spero che il ricettatore sia più onesto del poliziotto 😀
    Atmosfere vive, scene e dialoghi così realistici che ti sembra di essere lì, al bar, ad ascoltare di soppiatto i tre ceffi che parlottano, ti ho letto abbastanza per poter affermare che sono un tuo marchio di fabbrica!
    Bravo molto, bravo davvero
    Ciao, ti auguro ottimi giorni

  • Ciao, un brano come al solito intrigante e di una cruda vividezza!!! Posso darti un solo suggerimento? La prossima volta non usare il termine “anello” per definire l’orecchino, ti mette un po’ in confusione, usa piuttosto cerchio o cerchietto d’oro. Voto per nascondere il malloppo. Buon fine settimana!!!

  • Ciao, Fenderman.
    Esempio perfetto di come i soldi, a volte, portino guai.
    Mi hai messo un po’ d’ansia con questo capitolo, segno che hai fatto un buon lavoro. Mi sono immaginata prima nei panni di Marina e Teresa, poi in quelli di Elio e mi sono chiesta: è io cosa farei?
    Bravo!
    L’unica incongruenza che mi sento di segnalarti è la frase di Mimmo alla moglie: “ se ti ha messo al corrente della cosa si vede che si fida, che ti vuole bene, siete amiche no?” Poco prima dici che è una capra poi però gli dai pronunciare una frase che, a mio avviso, gli stona un po’ in bocca. Che ne dici?
    Comunque, hai davvero tirato fuori un bel capitolo.
    Voto; nascondere il malloppo.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, bentornata.
      La frase di Mimmo, per colpa mia, non rivela da sola il senso allusivo e un po’ da presa in giro che ha. Da quello che viene dopo è evidente che il dialogo tra i due è viziato e quello che dicono va interpretato. In particolare l’allusione all'”amicizia” con Marina vuole sottintendere una “vicinanza” ai soldi di lei… Grazie per avermelo fatto notare e a presto. 🙂

  • Ciao Fenderman,
    mi sono distratta un attimo e mi sono ritrovata a leggere i tre capitoli della nuova storia.
    Un quadrettto di decadenza fisica e morale di personaggi che sembrano venir fuori dai sobborghi romani più miseri. Il dialetto che hai voluto usare nei dialoghi è stata una scelta azzeccatissima, per lo spessore e la caratterizzazione dei personaggi. Mi sembra di vederli. Mi piace il tuo stile di scrittura e aspetto con piacere di leggere le tue storie. Ho votato: lei si negherà, non ne immagino il motivo. Vedremo. A presto.

    • Ciao Anna, hai scoperto uno dei lati deboli della piattaforma… Insieme a quello dell’episodio 10 che spesso si perde nel cimitero delle storie concluse che nessuno, o quasi, legge mai. In quanto alla storia è una vicenda che avrà risvolti importanti, non so come dire senza dover dire, in ogni caso certe realtà urbane non solo romane propongono a volte temi estremi che turbano. Io cercherò comunque sempre con un po’ di sana ironia casereccia di stemperare il clima. Grazie, al prossimo!🙋🌻

  • Ciao!!! Hai reso il “sottobosco” romano di “radio galera” alla grande. Tutta l’attenzione sembra concentrarsi sul segreto che racchiude la vecchia Flaminia e l’orecchino… Voto per cercherà aiuto, in fin dei conti è l’opzione più logica. Alla prossima, naturalmente se sopravvivo all’afa micidiale e al caldo.

  • Ciao, Fenderman.
    Voto per l’aiuto, di guai mi pare ne abbia già abbastanza di suo.
    Bello il rimbalzo tra i punti di vista, chiaro e riuscito. Chissà a cosa porterà la “rimpatriata” ho paura nulla di buono, staremo a vedere. Per il momento, non posso che rinnovarti i complimenti per l’intreccio e augurarti un buon fine settimana.

    Alla prossima!

  • Diciamo che ne parlano per Marina.
    Ciao Fenderman!
    Entro dal secondo, dopo recupero del primo. Il quadro è quello di persone sconfitte dagli eventi che cercano il riscatto nel segno della vecchia e bella auto. Mi ha colpito la minuziosa descrizione di ambienti, avvenimenti e persone: vi hai dedicato molta parte dei due capitoli, mi trasmetti la tua volontà di portarci sul posto, più che in precedenza. La qualità del tratto è di notevole rilievo, e commuove l’affetto per i figli, in Marina ed ancora più in Teresa. Seguo la tua nuova storia e ti dico buona domenica.
    Ciao!

  • Ciao!!! Quelli che ti vogliono far sentire perennemente inadeguato/a mi irritano davvero tanto (purtroppo ne conosco molti!!!), anche se in fin dei conti credo siano i primi a non sentirsi tali… Bella l’immagine “coi pensieri affollati che sgomitavano senza pietà”. Voto anch’io per un affare mai concluso.

  • Per un affare mai concluso che, magari, porta guai.
    Ciao, Fenderman.
    Di sicuro sai usare le parole. Il capitolo risulta intenso e ben articolato. Ho avuto una live difficoltà a comprendere il paragrafo riguardante Elio e il poliziotto. “Va in moto” io l’ho compreso come qualcuno che usa la motocicletta 😂, subito chiarito in seguito. Ogni tanto i tuoi dialoghi mi confondono, ma sono io che ho inciampi cognitivi, visto che nessun altro te lo fa notare.
    Sei bravo, te l’ho già scritto, con i sentimenti e nel descrivere caratteri e sembianze dei personaggi, complimenti. Complimenti anche per la rapidità con cui scrivi; dammi un briciolo di speranza e dimmi che qualcuno dei racconti che scrivi esiste già, perché se li tiri fuori dal nulla, sei un genio. 🙂 so che il precedente arriva da un tuo romanzo, ma gli altri?
    Al di là di questo, davvero bravo. Aspetto il terzo e ti auguro una buona domenica.

    Alla prossima!

    • Ciao, buon giorno. Grazie, come sempre sei molto gentile. In quanto a me confesso che come per “Ali” anche Marina è frutto di un Spin-off di un racconto che esiste già. Faccio questa cosa non perché più facile, anzi spesso ridurre a 50.000 caratteri e seguire dopo avere cercato inutilmente di orientare le decisioni dei lettori votanti porta a complicare il lavoro e a rallentarlo. Ti confesso che lo faccio a volte perché mi sembra che certe storie siano degne di essere lette e meritevoli di ulteriore revisione da parte mia. (Io scrivo di getto un intero capitolo e poi lo riscrivo tante volte finché non lo ritengo non più migliorabile eppure se oggi dovessi ancora riscrivere il pubblicato di ogni storia ancora lo correggerei.) Insomma : ho scoperto la scrittura troppo tardi e ora me la godo in pieno. E, visto che ci siamo, ti dico, solo perché sei tu, beninteso 🙂 che sto pubblicando con un altro account un’altra storia, totalmente inedita; scopri qual è, per te sarà facile. Ultima cosa: la descrizione, il racconto dei personaggi e della loro psicologia mi viene dall’esperienza diretta. Io scrivo di gente che esiste veramente e che mi limito a portare su queste pagine. Marina non esiste ma esistono persone che la ricordano nella fisionomia e nel carattere, esiste invece Teresa, esistono MImmo, Giada, Enzo: sono persone vere. Facile no? fine della confessione, buona domenica. 🙂

  • Ciao F
    E complimenti perché non ti stanchi mai di scrivere. Ti ammiro per questo.
    Io scelgo gli impiccioni perché la Flaminia è un’auto stupenda che non può che scatenare la curiosità del vicinato. Soprattutto perché il quartiere, dove vivono Elio e Marina, non è dei più rinomati 😁 e la gente si sa…. Oltre che curiosa è anche invidiosa.
    Un bell’incipit. Scritto bene e scorrevole, Le tue storie non stancano mai.
    A presto,
    Ilaria

    • Ciao Ilaria, grazie. Gli impiccioni in un qurtiere di una grande città si spendono come il sale nell’acqua, ma in certi quartieri dove è rimasta una sorta di impronta casereccia, in cui una piccola enclave mantiene abitudini da paesello di provincia, resistono e continuano a esercitare un forte condizionamento nella vita degli altri.
      Questa cosa appartiene sicuramente al Pigneto che non muore anche resistendo all’assalto della movida che ormai da anni lo caratterizza. Ottima scelta la tua, grazie, a presto.🙋🌻

  • Ciao, Fenderman.
    Ottimo esordio: in un capitolo ci hai raccontato la vita di tre persone. Ci hai mostrato non solo i luoghi materiali, ma anche quelli intimi e psicologici dei protagonisti. Sei bravo a raccontare la gente, soprattutto quella ai margini. Bravo, davvero.
    Voto tutti con l’aspettò curioso della vendita. È un giallo, e gli impiccioni ci stanno come il cacio sui maccheroni, così come i cattivi che, purtroppo, non mancano mai.
    Complimenti e alla prossima!

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