Marina

Dove eravamo rimasti?

L'auto si vende e solletica i curiosi. Conosciamo subito chi sono: gli impiccioni (50%)

poliziotti e cow boy

Mi chiamo Mimmo e faccio il cameriere in uno dei tanti bar/osteria del Pigneto dove capita ogni tanto, tra le altre, di rivedere qualche faccia di quelle “de ‘na vorta”; una come quella che mi trovai davanti una sera. Era la maschera di uno sui sessanta e passa, magra, scavata da rughe profonde. Lui, che era il primo di tre tipi che sedettero a uno dei tavoli fuori, mi fece subito simpatia coi suoi capelli lunghi, stivaletti col tacco e camicia a quadri.

Li guardavo: i tre cow boy chiacchieravano; ogni tanto una grassa battuta innescava risate brevi, catarrose, annegate con l’ennesimo sorso di birra.

Quando capitò che mi trovai vicino a loro e li sentii parlare dei vecchi tempi e d’una certa Marina, mi venne subito in mente lei, la cara amica di mia moglie Teresa, quella che era stata un tempo anche per me “Marina la divina”. Poi li sentii anche nominare Benito, che immaginai perfettamente a suo agio al tavolo con loro, e allora, siccome già mi figuravo le loro facce nel vedere com’era diventata la maggiorata di un tempo, non persi l’occasione di aprire la mia boccaccia, dissi dove potevano trovarla, e fu un errore.

*

«Va in moto?» chiese uno.

«Credo di sì,» rispose Elio «proviamo?»

«Lascia stare, tanto qui c’è da fare un restauro completo. Senza quello la macchina è un relitto; e credimi ci vorranno un sacco di soldi.., ci penso. Domani ci sentiamo.»

«Ok, chiama lei?»

«Naturalmente, a domani.»

E il giorno dopo l’acquirente tornò e scese da un’auto sulla cui fiancata c’era scritto: “Polizia”. Salutò Elio e chiarì subito l’equivoco. Lui era un ispettore del commissariato Casilino e quella era un’auto di servizio.

Subito presero ad armeggiare con la Flaminia liberandola di tutto ciò che non le apparteneva. Poi il poliziotto, -vedi l’allenamento!- ad un certo punto scovò un orecchino con pietra, sorrise e lo consegnò a Elio dicendo: «Sua madre sarà contenta di riaverlo!»

Elio, che non l’aveva mai visto prima, ringraziò, lo mise in tasca e poco dopo si salutarono con un appuntamento al giorno dopo con il carro attrezzi.

Marina li osservava da una finestrella e ripassava ora per ora i momenti felici vissuti: loro, la flaminia, la gioventù, le gite al mare cantando stonati il motivetto d’una canzone estiva. E poi l’invidia degli altri, il solo amore –Benito-, e i mille rifiutati…

La macchina era andata via facile ma la voce che fosse in vendita si era sparsa in giro, ancora più velocemente, come un lampo. Qualche vicino curioso aveva fatto domande, altri tipi strani si erano affacciati là intorno a curiosare ma lei non gradiva certe visite. Questa è una fortuna, si diceva, bisogna difenderla, e ne parlò solo con la sua amica Teresa, l’unica rimasta, l’unica di cui si fidava.

*

Teresa Onofri camminava incerta sul marciapiede sconnesso; la strada – casa, Conad e ritorno -, era sempre la stessa, e lei sempre sola, coi pensieri affollati che sgomitavano senza pietà in quella testona grande da montanara di razza trapiantata a Roma.

Su quella testa aveva un improbabile casco di ricci senza colore, sempre scomposti, croce sua e del parrucchiere, mai lo stesso perché la irritavano ogni volta gli immancabili commentini spiritosi a proposito dell’impettinabile cespuglio.

Era diventata permalosa, forse lo era sempre stata, ma con l’età era peggiorata; non sopportava più nessuno, a cominciare da suo marito Mimmo, cameriere per vocazione. Non sopportava nemmeno quelli che parlavano piano e poi ridevano, quelli che apposta non le facevano capire perché ridevano, e le ricordavano che le serviva l’apparecchio acustico. Teresa camminava coi pantaloni attillati per via dei chili: chili di troppo che non vanno più via neanche se ti sbatti in palestra tre volte a settimana. La palestra poi! Vedeva tutti gli altri sgambettare precisi come marionette mentre lo specchio impietoso le rispediva in faccia la sua immagine goffa, incerta, spesso fuori tempo, perennemente in croce con la temperatura che per tutti andava sempre bene.

Teresa aveva due figli: Giada trentasette, ed Enzo trentatré anni. Giada viveva con un’amica, Enzo stava ancora in casa dove vivacchiava come un ospite discreto, invisibile. Dopo che aveva perso il lavoro era diventato una specie di zombie senza sogni, senza prospettive.

Lei li adorava entrambi: Siamo pungiball, diceva: prendeva i pugni per loro tutti i giorni, i grazie mamma erano così costosi da non arrivare mai e la depressione ormai era di casa. Teresa ne era afflitta periodicamente: era una condanna, e quando la crisi arrivava le sue paure scolorivano tutto intorno. Il mondo era solo rumore e muffa, e lei fuggiva da tutti, si alimentava di rabbia e risentimento e si consolava col pianto.

Teresa si sentiva rifiutata da quel mondo di altri, e ogni sguardo che incrociava oggi su quel grigio marciapiede sembrava dirle che vuoi?

Una sola amica le restava: Marina la grassa, la balena; con lei si sentiva a suo agio perché le voleva bene. Ora avevano un piccolo segreto da condividere: i soldi piovuti dal cielo grazie alla Flaminia.

Perché i cow boy parlano di Benito? .

  • Per Marina. (20%)
    20
  • Semplice curiosità suscitata dall’essere lì nel suo quartiere. (0%)
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  • Per un affare mai concluso. (80%)
    80
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86 Commenti

  • Ciao Fenderman!
    Ho scelto che Marina non ci sta, vista la sua caparbietà che forse preoccupa Elio (amore di figlio). Il cerchio si stringe piano piano, stai muovendo con cura tutte le storie che si intrecciano, da direttore d’orchestra. Devi amare molto la tua città (ma quale romano non la ama?) e la storia del Pigneto tocca aspetti molto più universali, che trascendono l’urbe. “L’altro controllò urgentemente che le sue unghie fossero tutte tagliate e ben pulite”: super!
    Ciao e stammi bene!

  • Ciao … Un quasi pareggio in verità per cui mi sembrava giusto dare un po’ di spazio anche alle due opzioni secondarie (avevano prevalso di pochissimo i gioielli).
    Elio deve gestire una situazione più grande di lui, fa quello che può però non vuole rischiare di mandare tutto all’aria anche se la rabbia monta… Grazie, vado a leggere… Ciao 🙋

  • Io voto che Tommy scopre il piano di fuga!

    Ciao! A quanto sembra, hai dovuto gestire un pareggio 🙂
    Le reazioni sono sempre credibili, anche il nostro Elio che vorrebbe/è tentato/quello che sia di diventare come tutti quelli che lo minacciano e tendono a fregarlo. Mi dispiace per Marina ma presto gli crollerà tutto in testa…

    Ciao 🙂
    PS: di solito non lo faccio ma il sito ha fatto le bizze… ho scritto il settimo capitolo della mia storia, se sei interessato…

    • Ciao … Un quasi pareggio in verità per cui mi sembrava giusto dare un po’ di spazio anche alle due opzioni secondarie (avevano prevalso di pochissimo i gioielli).
      Elio deve gestire una situazione più grande di lui, fa quello che può però non vuole rischiare di mandare tutto all’aria anche se la rabbia monta… Grazie, vado a leggere… Ciao 🙋

  • Ciao, tutto giusto, giusto pensare che la normalità, quella apparente possa essere in realtà gravida di tragedia. Continuiamo il nostro percorso attraverso le banali vite degli “inconsapevoli” sperando che se la cavino. Se poi qualcuno (come Elio) comincia a preparare le difese forse è meglio. Grazie per il supporto e il commento. Ciaooo 🙂

  • Ciao Fenderman!
    La pistola funziona, Elio è un po’ più “cresciuto” di Enzo e si sta chiedendo se presto gli potrà tornare utile. Se uno alza l’asticella, o gli si sta dietro, o sono cavoli…
    La prima scena scivola via tranquilla, con le sue descrizioni e quel senso di normale che può assumere talvolta lo sparare per strada; la normalità che poi ci illustra Tommy con il suo goffo speronamento del ragazzo, pieno di messaggi ed ammiccamenti. Come hai scritto tu in una risposta ad un mio commento precedente, non ci sono troppi finali possibili in storie come queste, ed Elio lo sa. Si chiama Marina, ma la storia va oltre il ritratto di lei; l’episodio è forte ed efficace proprio per la banalità delle chiacchiere tra i due. Bravissimo, scrivi spesso e bene.
    Voto per la reazione di Elio e ti auguro un bel weekend!

    • Ciao, tutto giusto, giusto pensare che la normalità, quella apparente possa essere in realtà gravida di tragedia. Continuiamo il nostro percorso attraverso le banali vite degli “inconsapevoli” sperando che se la cavino. Se poi qualcuno (come Elio) comincia a preparare le difese forse è meglio. Grazie per il supporto e il commento. Ciaooo 🙂

  • Caro amico del Pigneto, è vero che il quartiere è il vero protagonista, lo è la “parlata” che non è neanche un vero dialetto ma una specie di figlia naturale dello stesso concepita con il quotidiano, stemperata dall’italiano imparato a scuola. Il Pigneto lo sai ha una vocazione neorealista, quella colta da Rossellini e Germi, quella esistenzialista con Pasolini. Tutte le storie del Pigneto si somigliano: raccontano le difficoltà di certe vite “normali” vissute con candore e disincanto. Raccontarle è difficile ma ci si prova… Grazie per l’apprezzamento, e appuntamento al prossimo capitolo, ciao. 🙋
    . 😊

  • Ciao Fenderman,
    ho votato per Elio che cerca si sloggiare o (meglio) reagire.
    Ho iniziato oggi a leggere il tuo racconto e devo dire che è stata una sorpresa piacevolissima.
    La romanità nella tua storia è quasi un personaggio…e la zona e i personaggi descritti mi hanno ricordato la borgata dove ho vissuto per quasi trent’anni, con le sue vie, le sue casette non proprio perfette e i personaggi curiosi che bivaccavano nei bar o nell’osteria della via principale.
    La storia è bellissima e per nulla scontata, la famiglia di Marina con il suo passato e il suo presente poco fortunato è un quadro stupendo. Il modo con cui hai chiuso l’ultimo capito ha caricato l’attesa del prossimo capitolo, che non vedo l’ora di leggere.

    Ciao,
    ePP.

  • Ciao, Fenderman.
    Il passaggio che descrive la nascita del giorno è un colpo da maestro, molto bello.
    Tutto il capitolo è ben scritto, le cose importanti stanno tutte nei pochi caratteri a disposizione, ma come ci riesci?
    Ti segnalo solo: “Attese POCHI minuti e al passare a POCHI metri ” e ti faccio un’osservazione che è più un mio parere: io avrei usato “compari” al posto di “friends”, ma, ripeto, ha a che fare con il mio gusto 🙂
    Ancora una volta hai realizzato un ottimo capitolo, aspetto il nuovo e voto “Francesca è in pericolo?” vista l’allusione “dell’amico fraterno”.

    Alla prossima!

    • “Pochi-pochi😁. Hai ragione.” In quanto a Tommy and fiends è voluto, tra virgolette perché evocativo di un qualche nome di impresa famigliare un po’ all’americana come spesso capita di trovare nella periferia più remota, quella abitata da personaggi come loro, spettatori impagliati di telefilm di serie B. Insomma grazie perché il tuo parere lo giudico sempre prezioso e puntuale . Buona giornata!🌻🙋

  • Molto evocativa questa frase: “La luce radente scavava ombre profonde nei vicoli; l’aria era trasparente, cristallina più che altrove”
    L’ho trovata meravigliosa, molto profonda, bella. Bella davvero.
    I tuoi personaggi sono ben caratterizzati e con ruoli ben definiti ma nonostante ciò, Come già detto a Minollo nel suo racconto, ho sempre qualche difficoltà a ricordarli tutti. (Tutta colpa della mia memoria e della poca concentrazione)
    Scelgo i gioielli.
    Buona notte
    Ilaria

    • Ciao Ilaria, grazie. La scrittura onirica, evocativa è quella che amo di più, di solito nei miei racconti, la puoi facilmente incontrare. Marina, però, è una storia cruda, esistenziale e non si presta molto; e allora ce l’ho infilata in po’ a forza. In quanto ai nomi hai ragione, the iNCIPIT ne è strapieno del resto non può essere altrimenti. Io ho grandi difficoltà coi nomi strani, quelli delle storie di fantascienza e Fantasy e… Insomma bisogna soprattutto non farsene un problema e tenerne conto quando si scrive per aiutare il lettore. Scusa, sono stato lungo … Ora vado a leggere il tuo capitolo. Ciao.🙋🌻

    • Ciao Red, e certo loro fanno così: sono tutti finti amiconi pronti a pugnalarti alle spalle se non sai leggere fra le righe di quello che vanno cianciando… E poi Tommy è stato abbastanza chiaro, mi pare…
      Grazie, vediamo la prossima puntata… ciao 🙂

    • Ciao, hai ragione i mattino ha davvero l’oro in bocca, Il Pigneto è un quartiere ormai votato alla movida e riscoprirlo al mattino presto riconcilia con la sua natura tutto sommato semplice fatta di piccole cose, di aria e di luce. Grazie per il tuo apprezzamento e appuntamento alla prossima. ciao. 🙂

  • Ciao Fenderman!
    Per me Tommy accelera; già stava sulle spine, i movimenti in casa di Marina lo spingeranno ad agire. Ho trovato ben spesi i caratteri dedicati alla figura di Enzo; le sue caratteristiche, come anche le riflessioni sul “cugino” Elio, sono molto efficaci e tenere. Hai bene in testa di chi stai raccontando e come lo vuoi fare, direi. Sempre bravo nell’introspezione. Speriamo in qualche modo salvino qualcosa, anche solo la salute…
    Ciao a presto!

  • Ciao Minollo, quei due, Mimmo e Teresa sono diversamente frustrati: lei depressa e bisognosa di attenzione perché si sente invisibile; lui ignorante e intimamente arrabbiato, come un piccolo cane abbaia e provoca tanto per affermare se stesso. Tutto questo finisce per essere il fil rouge di un menage “corrosivo”, che piano, piano li consuma. Il loro ruolo e le loro frustrazioni sono determinanti in questa storia, in fondo a pensarci bene sono loro i veri protagonisti. Grazie , ciao e buon fine settimana.🙋

  • Ciao Fenderman!
    Ho scelto Elio, vediamo come si comporterà il ragazzo. Che dire? Che vai a nozze con gli scontri in famiglia, Sordi e la Mangano, tanto per continuare il parallelo. Mi comunichi l’incapacità dei personaggi di cambiare e di fare un passo verso l’altro, cosa di cui forse non sentono il bisogno: in fondo va bene così. Bravo, in fondo al dialogo viene anche un sorriso, solo in minima parte amaro.
    Ciao stammi bene!

  • Ciao, Fenderman.
    Mamma mia, comincia a temere davvero per la povera Marina. Come si dice, i soldi non sempre portano la felicità.
    Hai davvero una capacità innata di far dialogare i personaggi, s volte esagero un po’ con l’attinenza alla realtà, ma riesci comunque a renderli vero e adatti alla prosa. Bravo.
    Voto Marina e ti saluto.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, grazie, è vero ogni volta mi chiedo fino a quale punto è lecito usare il dialetto seppur molto addomesticato. MI barcameno un po’ ma non rinuncio perché questi personaggi se parlassero in italiano davvero sarebbero poco credibili se non addirittura ridicoli. Cerco di non superare la misura e non è detto che sempre ci riesca. Li amo così, mi piacciono, perdonatemi. CIAO, ALLA PROSSIMA. 🙂

  • Ciao F
    Voto Marina perché sono curiosa di sapere come si districherà da questa complicata situazione.
    Ho letto i tre capitoli di fila (sono in ferie e me li sono gustati sotto l’ombrellone… che bellezza!) e mi sono molto piaciuti i dialoghi in dialetto o comunque con la classica cadenza romana.
    Come al solito mi perdo tra i tanti personaggi ma, ripeto … si lo so sono logorroica, è un mio personale problema.
    È solo che se mi capita con un romanzo lungo, ho il tempo di capire meglio le caratteristiche dei personaggi e memorizzarle. Con i racconti di the incipit faccio sempre una gran fatica.
    Ciao alla prossima

    Ilaria

    • Ciao Isabella, è vero: il mondo è pieno di gente che inconsapevolmente, in modo superficiale, arreca danni agli altri e mette sempre solo i propri diritti davanti a tutto. Mimmo sta facendo del male… Grazie per il tuo commento è ciao!🌻🙋

  • Ciao Minollo, ora che ci fai pensare: davvero amo i miei personaggi, ho simpatia per loro e spesso mi capita di non volerli veder soffrire. Questa storia può prendere una sola piega, vedremo come e se riusciranno a cavarsela. Grazie. Buona domenica🙋

  • Ciao Fenderman!
    I soldi in quella realtà sono pericolosi, e Marina lo sa bene. Mi ricorda “Lo scopone scientifico”, dove il miraggio di ricchezze sicure è la causa del disastro; secondo me è utile avere qualche alleato in più. Il vernacolo solo un poco annacquato colorisce con la consueta simpatia le scene, tu vuoi bene alle tue creature, o almeno mi trasmetti la tua benevolenza. Bravo davvero ad entrare nelle loro abitazioni ed a tratteggiare le vite.
    Buona domenica ciao!

  • Ciao Erri, va bè che era vecchia però… No il prezzo è diecimila, e dopo lo scrivo quando Teresa racconta a suo marito mimmo, e anche per voce di Marina quando allude ai profittatori. I duemila erano la quota contante, una specie di caparra.
    Queste cose, purtroppo si devono relegare nei commenti: dire tutto nei 5000 è quasi impossibile (per me) se non si vuole “svuotare” la storia e allora si deve studiare e studiare.😁 Cercheremo di migliorare. Grazie un salutone anche a te.🙋

  • Tri-eccomi, fenderman!
    Ho votato per “nascondere il malloppo”, ma ho paura che servirà a poco, visto che ho come l’impressione che la notizia dell’improvvisa fortuna di Teresa si spargerà presto ai quattro venti.
    Tommy è il mio mito, anche se non credo che quelli che lo conoscono lo descrivano come lui si descrive 😀
    Se non ho capito male, Elio ha avuto duemila euro per una Flaminia 3C GT Convertibile del ’63? Okay che era in pessime condizioni, ma un altro po’ e duemila euro me li danno per la mia gloriosa Opel Agila 1000cc Comfort del ’02, inteso come 2002 😀
    Spero che il ricettatore sia più onesto del poliziotto 😀
    Atmosfere vive, scene e dialoghi così realistici che ti sembra di essere lì, al bar, ad ascoltare di soppiatto i tre ceffi che parlottano, ti ho letto abbastanza per poter affermare che sono un tuo marchio di fabbrica!
    Bravo molto, bravo davvero
    Ciao, ti auguro ottimi giorni

  • Ciao, un brano come al solito intrigante e di una cruda vividezza!!! Posso darti un solo suggerimento? La prossima volta non usare il termine “anello” per definire l’orecchino, ti mette un po’ in confusione, usa piuttosto cerchio o cerchietto d’oro. Voto per nascondere il malloppo. Buon fine settimana!!!

  • Ciao, Fenderman.
    Esempio perfetto di come i soldi, a volte, portino guai.
    Mi hai messo un po’ d’ansia con questo capitolo, segno che hai fatto un buon lavoro. Mi sono immaginata prima nei panni di Marina e Teresa, poi in quelli di Elio e mi sono chiesta: è io cosa farei?
    Bravo!
    L’unica incongruenza che mi sento di segnalarti è la frase di Mimmo alla moglie: “ se ti ha messo al corrente della cosa si vede che si fida, che ti vuole bene, siete amiche no?” Poco prima dici che è una capra poi però gli dai pronunciare una frase che, a mio avviso, gli stona un po’ in bocca. Che ne dici?
    Comunque, hai davvero tirato fuori un bel capitolo.
    Voto; nascondere il malloppo.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, bentornata.
      La frase di Mimmo, per colpa mia, non rivela da sola il senso allusivo e un po’ da presa in giro che ha. Da quello che viene dopo è evidente che il dialogo tra i due è viziato e quello che dicono va interpretato. In particolare l’allusione all'”amicizia” con Marina vuole sottintendere una “vicinanza” ai soldi di lei… Grazie per avermelo fatto notare e a presto. 🙂

    • Ciao Red, vero che le tre opzioni sono ormai obbligate per i nostri protagonisti, tuttavia quello che faranno per dare seguito a ognuna di esse comporterà conseguenze diverse e la storia potrà deviare su percorsi altrettanto diversi, (seppur, comunque accidentati). Grazie per il commento e alla prossima. ciao 🙂

  • Ciao Fenderman!
    Episodio crudo, raccontato alla romana, infarcito di termini che richiamano la parlata. Molto efficace, l’immagine è molto desolante, e tu lo metti in scena con mezzi efficaci. Molto bello e triste. Io dico che cercherà aiuto, istintivamente la cosa più naturale per lei, secondo me.
    Ciao e buona domenica!

  • Ciao Francesca. Marina e gli altri, tutti contro tutti, in una possibile, seppur improbabile, storia dei giorni nostri dove il denaro, poiché è poco, assume un ruolo determinante. Nessun pietismo, una storia vera immaginata e riportata qui coi suoi piccoli eroi negativi. Spero continui a piacerti e ti ringrazio. Ciao 🙋🌻

  • Ciao Fenderman,
    mi sono distratta un attimo e mi sono ritrovata a leggere i tre capitoli della nuova storia.
    Un quadrettto di decadenza fisica e morale di personaggi che sembrano venir fuori dai sobborghi romani più miseri. Il dialetto che hai voluto usare nei dialoghi è stata una scelta azzeccatissima, per lo spessore e la caratterizzazione dei personaggi. Mi sembra di vederli. Mi piace il tuo stile di scrittura e aspetto con piacere di leggere le tue storie. Ho votato: lei si negherà, non ne immagino il motivo. Vedremo. A presto.

    • Ciao Anna, hai scoperto uno dei lati deboli della piattaforma… Insieme a quello dell’episodio 10 che spesso si perde nel cimitero delle storie concluse che nessuno, o quasi, legge mai. In quanto alla storia è una vicenda che avrà risvolti importanti, non so come dire senza dover dire, in ogni caso certe realtà urbane non solo romane propongono a volte temi estremi che turbano. Io cercherò comunque sempre con un po’ di sana ironia casereccia di stemperare il clima. Grazie, al prossimo!🙋🌻

  • Ciao!!! Hai reso il “sottobosco” romano di “radio galera” alla grande. Tutta l’attenzione sembra concentrarsi sul segreto che racchiude la vecchia Flaminia e l’orecchino… Voto per cercherà aiuto, in fin dei conti è l’opzione più logica. Alla prossima, naturalmente se sopravvivo all’afa micidiale e al caldo.

    • Arguta e simpatica come sempre, stavolta ti sei persa un refuso che perfino io, troppo tardi, ho scovato. 😎
      Spero che il caldo risparmi te, me e i nostri cari (e sarebbe già abbastanza)😊… A presto, grazie.🙋🌻

  • Ciao, Fenderman.
    Voto per l’aiuto, di guai mi pare ne abbia già abbastanza di suo.
    Bello il rimbalzo tra i punti di vista, chiaro e riuscito. Chissà a cosa porterà la “rimpatriata” ho paura nulla di buono, staremo a vedere. Per il momento, non posso che rinnovarti i complimenti per l’intreccio e augurarti un buon fine settimana.

    Alla prossima!

  • Grazie, grazie, grazie. Sto in effetti cercando di insistere su i personaggi e gli ambienti perché saranno determinanti più avanti. …Mi stai facendo aspettare troppo il tuo Yeti, come mai? 😁 grazie ancora, ciao 🙋

  • Diciamo che ne parlano per Marina.
    Ciao Fenderman!
    Entro dal secondo, dopo recupero del primo. Il quadro è quello di persone sconfitte dagli eventi che cercano il riscatto nel segno della vecchia e bella auto. Mi ha colpito la minuziosa descrizione di ambienti, avvenimenti e persone: vi hai dedicato molta parte dei due capitoli, mi trasmetti la tua volontà di portarci sul posto, più che in precedenza. La qualità del tratto è di notevole rilievo, e commuove l’affetto per i figli, in Marina ed ancora più in Teresa. Seguo la tua nuova storia e ti dico buona domenica.
    Ciao!

  • Ciao!!! Quelli che ti vogliono far sentire perennemente inadeguato/a mi irritano davvero tanto (purtroppo ne conosco molti!!!), anche se in fin dei conti credo siano i primi a non sentirsi tali… Bella l’immagine “coi pensieri affollati che sgomitavano senza pietà”. Voto anch’io per un affare mai concluso.

    • Ciao Isabella, ti rispondo e ti ringrazio praticamente in tempo reale, visto che sono qui…
      Quello che osservi è vero, però nel caso di Teresa il problema esiste solo nella sua testa, perché è sorda e soprattutto perché è infelice, mangia troppo e diffida dei suoi simili… Grazie per avermi letto e buona domenica. 🙂

  • Per un affare mai concluso che, magari, porta guai.
    Ciao, Fenderman.
    Di sicuro sai usare le parole. Il capitolo risulta intenso e ben articolato. Ho avuto una live difficoltà a comprendere il paragrafo riguardante Elio e il poliziotto. “Va in moto” io l’ho compreso come qualcuno che usa la motocicletta 😂, subito chiarito in seguito. Ogni tanto i tuoi dialoghi mi confondono, ma sono io che ho inciampi cognitivi, visto che nessun altro te lo fa notare.
    Sei bravo, te l’ho già scritto, con i sentimenti e nel descrivere caratteri e sembianze dei personaggi, complimenti. Complimenti anche per la rapidità con cui scrivi; dammi un briciolo di speranza e dimmi che qualcuno dei racconti che scrivi esiste già, perché se li tiri fuori dal nulla, sei un genio. 🙂 so che il precedente arriva da un tuo romanzo, ma gli altri?
    Al di là di questo, davvero bravo. Aspetto il terzo e ti auguro una buona domenica.

    Alla prossima!

    • Ciao, buon giorno. Grazie, come sempre sei molto gentile. In quanto a me confesso che come per “Ali” anche Marina è frutto di un Spin-off di un racconto che esiste già. Faccio questa cosa non perché più facile, anzi spesso ridurre a 50.000 caratteri e seguire dopo avere cercato inutilmente di orientare le decisioni dei lettori votanti porta a complicare il lavoro e a rallentarlo. Ti confesso che lo faccio a volte perché mi sembra che certe storie siano degne di essere lette e meritevoli di ulteriore revisione da parte mia. (Io scrivo di getto un intero capitolo e poi lo riscrivo tante volte finché non lo ritengo non più migliorabile eppure se oggi dovessi ancora riscrivere il pubblicato di ogni storia ancora lo correggerei.) Insomma : ho scoperto la scrittura troppo tardi e ora me la godo in pieno. E, visto che ci siamo, ti dico, solo perché sei tu, beninteso 🙂 che sto pubblicando con un altro account un’altra storia, totalmente inedita; scopri qual è, per te sarà facile. Ultima cosa: la descrizione, il racconto dei personaggi e della loro psicologia mi viene dall’esperienza diretta. Io scrivo di gente che esiste veramente e che mi limito a portare su queste pagine. Marina non esiste ma esistono persone che la ricordano nella fisionomia e nel carattere, esiste invece Teresa, esistono MImmo, Giada, Enzo: sono persone vere. Facile no? fine della confessione, buona domenica. 🙂

  • Ciao F
    E complimenti perché non ti stanchi mai di scrivere. Ti ammiro per questo.
    Io scelgo gli impiccioni perché la Flaminia è un’auto stupenda che non può che scatenare la curiosità del vicinato. Soprattutto perché il quartiere, dove vivono Elio e Marina, non è dei più rinomati 😁 e la gente si sa…. Oltre che curiosa è anche invidiosa.
    Un bell’incipit. Scritto bene e scorrevole, Le tue storie non stancano mai.
    A presto,
    Ilaria

    • Ciao Ilaria, grazie. Gli impiccioni in un qurtiere di una grande città si spendono come il sale nell’acqua, ma in certi quartieri dove è rimasta una sorta di impronta casereccia, in cui una piccola enclave mantiene abitudini da paesello di provincia, resistono e continuano a esercitare un forte condizionamento nella vita degli altri.
      Questa cosa appartiene sicuramente al Pigneto che non muore anche resistendo all’assalto della movida che ormai da anni lo caratterizza. Ottima scelta la tua, grazie, a presto.🙋🌻

  • Ciao grazie Francesca, (Anche a nome di Marina). Stanno arrivando personaggi che meritano ben altra riprovazione e compassione vedrai… Se vuoi ricevere notifiche della pubblicazione delle prossime puntate clicca su “segui la storia.” Intanto ti anticipo che domani arriverà il secondo episodio. Grazie ancora e a presto! 😉

  • Ciao, buon giorno. Ormai mi conosci, a parte qualche volo, è quello che mi piace raccontare: la gente intorno, quello che fa, quello che le capita; gli errori e gli orrori della vita ” normale” quando smette di essere tale.
    Grazie per averlo letto e a presto. ciao 🙂

  • Ciao, Fenderman.
    Ottimo esordio: in un capitolo ci hai raccontato la vita di tre persone. Ci hai mostrato non solo i luoghi materiali, ma anche quelli intimi e psicologici dei protagonisti. Sei bravo a raccontare la gente, soprattutto quella ai margini. Bravo, davvero.
    Voto tutti con l’aspettò curioso della vendita. È un giallo, e gli impiccioni ci stanno come il cacio sui maccheroni, così come i cattivi che, purtroppo, non mancano mai.
    Complimenti e alla prossima!

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