Symbol – Libro primo – Il regno degli umani

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà il vecchio Toma con il neonato? Lascerà che il fiume consegni il bambino al suo destino, pregando per la sua buona sorte. (47%)

Destino ignoto

La tempesta si placherà,

una stella scenderà lungo il fiume,

solo l’acqua, potrà decidere il suo futuro.”

                                               Ricam, profezie dimenticate.

Sul letto del fiume Louren, quasi al confine tra il regno degli umani e quello degli elfi, vi è una piccola cascata, alta circa 30 metri.

Spesso, durante la calda stagione, i giovani elfi si divertivano a fare gare di tuffi da essa; un po’ per gioco, un po’ per rinfrescarsi ed un po’, per farsi poi raccontare le storie dei regni da Mohan.

Mohan era un umano, lo si potrebbe definire un eremita; si diceva che avesse la longevità di un elfo e che avesse già, almeno due secoli; nonostante dimostrasse massimo 50 anni.

Era sempre stato un uomo serio, per quanto fosse cordiale, nessuno aveva mai visto un sorriso spuntare da sotto la sua folta barba.

Sotto la cascata ora, un giovane ragazzo a petto nudo, sedeva con le gambe incrociate, le mani giunte come in preghiera e gli occhi chiusi in meditazione.

«ELDUIN! FIGLIOLO! HEEEEYYYYY

La voce di Mohan lo distolse dalla meditazione, aprì gli occhi e lo intravide sul bordo del piccolo laghetto che gesticolava per attirare la sua attenzione.

L’acqua della cascata iniziò a passargli di fianco, come se una forza invisibile lo proteggesse, poi, una piccola onda d’acqua lo sollevò e lo trasporto fino alla riva.

«Eccomi padre, è gia ora di cena

«Ti ho già detto che non sono tuo padre, chiamami per nome

«Hai ragione “Mohan”, ma tu mi hai cresciuto, mi viene spontaneo chiamarti così, poi, tu mi chiami sempre figliolo

L’uomo guardò verso il cielo , disperato.

«Prendi due pesci e vieni dentro, ho un regalo per te»

Il ragazzo sorrise, scrutò il lago in cerca di due pesci poi, con un gesto della mano, come per chiamarli a se, i pesci vennero sputati fuori dall’acqua cadendo ai suoi piedi, li raccolse e corse verso la capanna, la loro casa.

Dentro trovò ad aspettarlo anche Quenya del terzo occhio, un elfa amica di Mohan che spesso andava a trovarli.

«Siediti vicino a me, Elduin» disse, invitandolo con la mano.

Il ragazzo sapeva cosa stava per fare, come ogni anno, nel giorno del suo compleanno, Quenya usava la sua magia per vedere il futuro del ragazzo.

Poggiò la mano sulla sua fronte, poi chiuse gli occhi e si concentrò, dopo qualche istante, delle lacrime iniziarono a scendere lungo le sue guance.

«Quenya, state vedendo qualcosa di brutto nel mio futuro?» chiese lui, preoccupato.

L’elfa riaprì gli occhi e ritirò la mano.

«Non sono i miei occhi a lacrimare, ma bensì il mio cuore. Non vedo niente nel tuo futuro, significa che è arrivata l’ora che tu scelga la tua strada, come già avevo predetto. Giovane Elduin, domani dovrai intraprendere il tuo viaggio, il futuro è incerto, solo tu potrai costruire il tuo

Mohan, che avevo assistito alla scena in silenzio, prese uno zaino in pelle da dietro di se e lo porse al ragazzo.

«Questo è il regalo per i tuoi 15 anni. Sapevo che un giorno saresti dovuto andare via, anche se, avrei preferito che tu maturassi ancor un po’ , prima di metterti in viaggio da solo.»

«Non devo andare da solo, vieni con me Mohan

L’uomo scosse la testa

«Questo viaggio è tuo, non nostro. Devi andare da solo e io devo restare qua.»

A malincuore, Elduin non cercò nemmeno di insistere, capiva le sue parole.

Quenya si alzò, saluto il ragazzo ancora una volta, augurandogli buona fortuna, poi si avviò verso la sua casa.

I due, rimasti soli, cenarono e poi andarono a dormire, senza proferire altre parole.

La mattina seguente, Elduin si alzò presto e meditò un ultima volta sotto la cascata.

A parte qualche visita, nel piu vicino villaggio di Elfi, non si era mai allontanato di casa, non aveva mai visto altri villaggi o città umane, l’idea lo spaventava un po’.

Dopo aver fatto colazione, il tempo di mettersi in viaggio era giunto.

Con il suo nuovo zaino in spalla, stava in piedi davanti a Mohan, cercando il coraggio per dirgli addio.

«Figliolo, prendi anche questo, potrebbe servirti»

Mohan gli stava porgendo il suo coltello, compreso di il fodero. Era la prima volta che lo staccava dalla sua cintura.

«Ma..

«Così non ti dimenticherai di me. Promettimi che un giorno tornerai a trovarmi. Ora vai, corri verso il tuo futuro»

Elduin alzò lo sguardo, Mohan stava sorridendo; conosceva quel sorriso, era forse l’unica persona al mondo ad averlo conosciuto, sapeva che era falso, i suoi occhi erano chiaramente tristi.

Prese il coltello, allacciò il fodero alla sua cintola e poi, girandosi di scatto, corse vero il laghetto, una corda d’acqua gli si avvolse attorno e lo portò fin sopra la cascata.

«Tornerò, vedi di non morire nel frattempo vecchio testardo!» disse sorridendo.

Avrebbe voluto dire “ciao papà”, ma Mohan lo avrebbe rimproverato di nuovo.

Con la cascata, alle spalle, costeggiando il fiume, iniziò il suo viaggio.

Mohan, fissando il vuoto sopra la cascata, ripensò a quel mattino di 15 anni prima, quando quel bambino, dentro la sua culla di legno, era volato giù da quella cascata, stravolgendo la sua vita.

Il destino del giovane Elduin è nelle vostre mani. Cosa accadrà nel prossimo capitolo?

  • Un incontro fortunato, gli rivelerà delle cose di cui ancora non è a conoscenza. (42%)
    42
  • Un incontro sfortunato, lo trascinerà verso un altra città. (50%)
    50
  • Arriverà a Dahmar, la capitale del regno. (8%)
    8
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42 Commenti

  • Rieccomi, Pietro. Ho votato per l’incontro sfortunato, ci deve essere un incontro sfortunato in questo tipo di storie 😉
    Molto tenero il rapporto tra i due e ben dosato il tono scanzonato del capitolo. Mi è piaciuta molto la previsione mancata, a indicare che il ragazzo è ormai artefice del proprio destino. Ho notato qualche refusino evitabile, ma la lettura è scorrevole e piacevole.
    Ciao, ti auguro un’ottima giornata

  • Ciao Pietro,
    mi aggiungo agli altri lettori di questa storia solo oggi.
    Ho votato per un incontro fortunato.
    Mi piace molto l’idea di introdurre i capitolo con delle citazioni legate al mondo narrato. Belli e interessanti i personaggi introdotti, sia quelli del primo capitolo, che del secondo. interessante anche la magia legata all’acqua e all’uso “naturale” che ne fa Elduin, quasi fosse una estensione del suo corpo. Aspetto il prossimo capitolo.
    Ciao,
    ePP.

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