Epuloni da copertina

La copertina

Strano come l’obiettivo di tutti sia quello di essere in grado di lasciare una traccia. Come se quell’orma sulla sabbia non aspettasse altro che essere travolta dall’onda di turno per scomparire. Ed è per questo che Alberto cammina sempre a ridosso del mondo di Atlantide quando torna da scuola, non vuole lasciare nulla dietro di sé, né vuole essere notato: sarebbe passato per le vie della città, regno dei clacson e degli arrotini dietro ai megafoni. E a lui va bene così, vuole solo arrivare a casa prima possibile, per alleggerire le spalle dallo zaino e appesantire lo stomaco con un piatto di pasta. Sa già, però, che lungo il percorso incontrerà una signora seduta su una sdraio che legge un libro; è così ogni giorno da quando è iniziata la scuola, ed è già aprile. E non è tutto: ogni giorno la copertina del libro è diversa e questo lo preoccupa molto. Non esisterà mica qualcuno che sia disposto a iniziare e a concludere la lettura di un romanzo in un solo giorno?! Roba da matti. Ed è per questo che in quella giornata di primavera si fermò a guardare la signora presa dalla lettura. Forse per una giornata meno sfortunata a scuola o forse per caso, ma si chiese perché non lo avesse fatto prima d’ora. Fino a quel momento si era semplicemente limitato a osservarla senza smettere quel pellegrinaggio di passi che si inseguivano pedissequamente fra di loro. E invece, quel giorno, decise di andarle incontro.

  • Ehm… buongiorno. Sono Alberto, mi sarei perso. Vede, non prendo questa strada molto spesso e le volevo chiedere verso che direzione devo andare per Viale dell’Incoronazione. –

Sicuramente non è la scelta migliore approcciare con una bugia ma era convinto che la signora non si fosse mai accorta di lui. Come poteva? Era sempre chinata sui suoi libri.

  • Ragazzo, anche immersa nel mondo delle parole, il mio cuore continua a battere, i miei polmoni a respirare e i miei occhi a guardare. Però, se proprio ti sei perso, seguimi. –

Lo disse enfatizzando quel “proprio” e facendogli un occhiolino alla “Ti ho sgamato!”. Così mentre lei si alzava, lui arrossiva dall’imbarazzo. Mentre veniva scortato verso l’abitazione, Alberto notò che il passo della signora era molto indeciso, quasi forzato, come se a ogni metro guadagnato seguisse una protesta da ogni singolo osso e muscolo, i quali sarebbero rimasti volentieri sulla sdraio in perfetta simbiosi fra loro. Eppure, la donna non esitava e, seppur con grandi difficoltà, riuscì a raggiungere la porta. Solo allora il ragazzo si accorse che sarebbe potuta essere una scelta intelligente quella di offrirsi per aiutarla a camminare. Troppo tardi. Non era mai stato bravo a leggere le situazioni, soprattutto se c’erano di mezzo altri umani. Aperta la porta li accolse un salotto anonimo: uno di quei classici salotti delle villette a schiera inglesi. Un divano rivolto verso il camino fumante, un vaso di fiori su un tavolino bianco avorio e una madia vintage ricca di intarsi, segnata dai continui attacchi dei tarli e del tempo. Il tutto era accompagnato da un orizzonte di mensole che reggevano delle foto incorniciate, le uniche che restituivano al locale quel carattere personale che ogni stanza dovrebbe avere. Alberto, con le sue movenze da liceale e la sua maglietta blu con la scritta “Andiamo a Berlino Beppe” e l’immagine del “Cannavaro esultante”, non poteva sentirsi più fuori luogo. Eppure, l’imbarazzo iniziale stava svanendo, lasciando spazio ad una tranquillità inspiegata. Certo, il camino acceso ad aprile non riusciva a concepirlo, ma alla signora non sembrava dar fastidio avere in casa un ragazzo nel pieno dello sviluppo e sudato, e a lui una sauna gratis non turbava affatto. Lei era intenta a scrivere qualcosa sulla prima pagina vuota del libro che stava leggendo quella mattina, con una matita stemperata e talmente corta che la sua carriera sarebbe sicuramente finita a breve. Alberto riuscì a sbirciare quello che la signora stava scrivendo: “Marta, aprile 2017”.

  • Perché segni quando hai letto un libro?
  • Mi stupisco che sia proprio tu a chiedermelo. – rispose la vecchia

Al silenzio perplesso del ragazzo, la donna continuò:

  • Ogni frase che sentiamo, leggiamo o inventiamo ci cambia. Ovviamente se riesci a darle il significato che merita e non solo quello che esprime. Immagino che tu sappia perfettamente chi ha detto la frase che hai scritta sulla maglietta, e credo che per te quelle parole siano importanti. Penso sia giusto ricordarsi quando si sia entrati in contatto con le frasi miliari della vita di una persona. La differenza tra il tuo “Caressa, luglio 2006” e il mio “Marta, aprile 2017” è che l’Italia ne ha vinti quattro di mondiali, io di libri ne ho letti a migliaia. Non credi che per me sia giusto servirsi di un semplice stratagemma di archiviazione?

Alberto, che fino ad allora era rimasto in silenzio, si sentì in dovere di dare una risposta:

  • Credo di sì.
  • Mai sentito parlare di retorica?
  • No.
  • Appunto.

E appena i due finirono di parlare, una ragazza entrò in casa.

Cosa dovrebbe fare Alberto?

  • Restare da Marta ma ignorare la nuova arrivata, come suo solito con le ragazze. (33%)
    33
  • Restare da Marta e fare conoscenza con la nuova arrivata, rischiando però di commettere passi falsi. (50%)
    50
  • Tornare a casa: è sudato e non è il caso di farsi vedere, soprattutto da una ragazza. (17%)
    17
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7 Commenti

  • Ciao, mi è piaciuto molto questo inizio! Il senso di inquietudine è leggero, ma presente ed è molto interessante. Vedo che è già passato un mese dalla pubblicazione del tuo incipit, spero che pubblicherai presto il secondo capitolo! Voto che Alberto rimanga e faccia conoscenza con la nuova arrivata, anche a costo di fare un’altra brutta figura come quella che ha fatto con Marta!
    A presto!

  • Un buon inizio e una buona penna!!! Belle le metafore che usi e interessante il vago senso di inquietudine che attraversa la narrazione. Come già notato, non userei il puntino per i dialoghi (anche se credo possa essere più un problema tecnico che di tua scelta) e mi attarderei qualche istante a descrivere il luogo, magari anche con semplici notazioni sparse, in modo che il lettore riesca a immaginare la scena anche con elementi di sfondo che non vengono esplicitamente indicati. Ho votato anch’io per la (finta?) indifferenza del ragazzo all’ingresso della nuova arrivata. Aspetto con ansia gli sviluppi! E complimenti ancora per il tuo “incipit”!

  • Ciao, benvenuto, bel primo capitolo, carico di aspettative.
    Curioso il comportamento della signora che al primo che le chiede un’indicazione offre di andare a casa sua… ci sarà una ragione spiegata in seguito immagino…
    Curioso il modo di introdurre il parlato con quel punto a inizio riga…
    Il resto, ripeto è interessante, promette bene, bravo.
    Forse, visto il tipo, cercherà di squagliarsela, vediamo. Ciao 🙂

  • Ciao, piacere di conoscerti, mi piace come scrivi. Usi termini che un ragazzo della tua età non è abituato a usare, lo so per esperienza!!!
    Posso darti un suggerimento da “lettrice”? Cerca di andare a capo un po’ più spesso, dà la possibilità al mio cervello di “respirare” e rendere la lettura più leggera.
    Alla prossima, ho votato per restare ma ignorare la ragazza… una tattica per attirare la sua attenzione e aprire a molte possibilità!!!

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