Il ragazzo maledetto

Altro anno, stessa vita

“Luca sveglia, è ora di alzarti.”

“Altri 5 minuti dai.”

“Muoviti che oggi inizia la scuola.”

Con gran fatica mi alzai dal letto e mi diressi verso il bagno.

Rimasi a fissare il mio riflesso mentre mi lavavo i denti, senza pensare a granché; capelli castano scuro corti a spazzola e occhi del medesimo colore dei capelli.

“Il mio solito aspetto normale” pensai, mentre sputavo nel lavandino.

Andai in cucina per fare colazione.

Bevvi rapidamente il tè mentre ascoltavo di sfuggita le notizie alla TV.

Dopo aver afferrato lo zaino, uscii di casa, salutando velocemente mia madre.

“Per essere metà settembre fa davvero caldo”

La mia scuola distava appena 5 minuti a piedi da casa mia; oggi iniziavo il quarto anno di superiori e, come sempre, ero parecchio in anticipo.

Non mi è mai dispiaciuta la scuola, ma se devo essere sincero, c’è sempre stata una cosa che ho odiato; il rimescolamento delle classi.

Nella mia scuola, al secondo e al quarto anno, le classi cambiano.

Non ho mai avuto problemi a crearmi delle nuove amicizie, ma diciamo che, da quando sono alle superiori ho avuto qualche difficoltà a causa della brutta fama che mi porto dietro dalle medie.

Sono stato sempre un ragazzo fortunato quando si tratta di cose che mi riguardano; per esempio, se mi dimentico di un compito in classe, quel giorno il professore è puntualmente assente, o cose del genere.

Niente di particolare in realtà.

Tutto però cambia quando si tratta degli altri; quando qualcuno diventa mio amico o comunque tenta di avvicinarsi a me, puntualmente viene ferito, in modo non direi grave, ma neanche lieve, a livello fisico o emotivo.

Le voci girano e al giorno d’oggi non ho mai avuto nuovi rapporti di amicizia in questa scuola e le amicizie che mi ero creato sono andate distrutte in fretta appena saputo chi fossi.

Arrivai a scuola, ovviamente deserta.

Fortunatamente la porta d’ingresso era già aperta; salutai la bidella all’entrata, controllai in che classe fossi finito e mi diressi verso essa.

Una volta raggiunta, aprii lentamente la porta per sbirciare all’interno; era ancora vuota.

“Bene”

Mi sedetti al penultimo banco vicino alle finestre.

Mi piace arrivare molto presto; mi posso sedere dove voglio e ho un po’ di tempo per pensare e svegliarmi totalmente.

Sbadigliai rumorosamente dopo essermi seduto.

“Guarda un po’ chi c’è, in anticipo come sempre”

Potrei riconoscere quella voce femminile ovunque; si tratta di Anna e tutt’oggi è la mia migliore amica.

È una ragazza abbastanza bassa, con capelli neri molto scuri che le arrivano alla vita; ha l’occhio destro color verde smeraldo, mentre il sinistro è grigio cenere.

Ci conosciamo da oramai 10 anni ed è l’unica persona che non ha mai messo in dubbio la nostra amicizia, nonostante anche lei sia stata ferita molte volte a causa mia.

“Sei parecchio in anticipo per i tuoi standard” risposi con tono ancora addormentato.

“Bè, è la prima volta dopo tanto che finiamo in classe insieme, volevo sfruttare l’occasione per parlare un po’ e sapevo che ti avrei trovato già qui a quest’ora”

“Mi conosci troppo bene” dissi, accennando una lieve risata.

Si sedette nel banco a fianco a me e iniziammo a parlare del più e del meno mentre il tempo passava e la classe si riempiva.

Più persone entravano e più mi sentivo gli sguardi puntati addosso.

Mi sentivo soffocare, ma non volevo darlo a vedere.

Ad un tratto la porta della classe si spalancò ed entrò una ragazza con i capelli castani che “sbiadivano” mano a mano fino a diventare biondi alle punte e con gli occhi azzurro cielo, alta poco più di Anna.

Si chiama Martina ed è probabilmente l’unica persona che ho conosciuto in questa scuola che mi rivolge la parola senza farsi troppi problemi.

Non posso dire che siamo amici, ma non siamo neanche perfetti sconosciuti.

I miei occhi probabilmente si illuminarono, dato che Anna interruppe il suo racconto sulle sue vacanze estive per seguire il mio sguardo che puntava a Martina, per poi guardarmi nuovamente con un sorriso malizioso sul volto.

“Ti piace, vero?” esordì compiaciuta e quasi ridacchiando.

Guardai la finestra.

“No”

Non sono mai stato bravo a mentirgli.

“Farò finta di crederti, per il momento”

Suonò la campanella e iniziò così la prima ora della giornata.

Come 2 anni fa, durante la prima ora, decine di mormorii mi arrivarono alle orecchie.

Sapevo che stavano parlando di me.

“Quindi lui è il ragazzo che fa del male a tutti? Inquietante”

Smettetela.

“Non penso diventerò mai suo amico, non voglio ferirmi.”

Smettetela.

“Ho sentito dire che una persona è morta a causa sua.”

Smettetela, vi prego.

Mi sembra di sprofondare in un abisso senza fondo.

Mi manca il respiro.

Un forte rumore mi fece sobbalzare, riportandomi alla realtà.

Era Anna, che aveva tirato una poderosa manata al banco.

Tutti si zittirono.

“Posso andare in infermeria?” disse, con un sorriso forzato, rivolgendosi al professore, che annuì.

“Non seguirmi”

Lo disse a bassa voce così che potessi sentirla solo io.

Non riuscii a dirle nulla mentre usciva.

Sul suo banco era presente una piccola chiazza di sangue.

Cosa farà Luca adesso?

  • Esce dalla classe con una scusa e salta la prima ora, cercando un posto tranquillo dove stare (13%)
    13
  • Continua a seguire la lezione (25%)
    25
  • Segue Anna in infermeria con una scusa (63%)
    63
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49 Commenti

  • Ciao Riccardo!
    Complimenti per aver portato a termine il racconto, e per come lo hai terminato. E’ sempre una bella soddisfazione metter la parola fine, e tu lo hai fatto bene, con l’amarezza per il destino di Anna ma con la gioia per i progressi di Amy e per il matrimonio. Il protagonista insicuro ha davvero trovato una serie di amiche premurose ed affezionate, ed è cresciuto come persona.
    Complimenti ancora, ed alla prossima.
    Ciao!

  • Ciao Riccardo! Eccoci alla fine, quindi…una bellissima storia, davvero. Complimenti! Il blocco e l’amnesia di Luca, causati da un trauma come quello che ha subito, è un modo molto interessante per affrontare argomenti difficili come quelli del disturbo post-traumatico o della depressione e devo dire che tu hai fatto un ottimo lavoro. La storia è iniziata come un racconto semplice di un ragazzino alle prese con le solite problematiche di un adolescente, ma sei stato in grado di farla proseguire e farla diventare una storia importante, quindi bravo davvero!
    Spero di poter leggere presto un tuo nuovo racconto, chissà magari sulla vita di Martina 😀
    Mi piacerebbe restare in contatto con te, quindi se ti va seguimi su Twitter (anche se lì pubblico per lo più le mie storie in inglese, ma non importa!): il mio nome è Giulia_S92.
    Spero continuerai a seguire la mia storia, a breve pubblicherò un nuovo capitolo.
    Ancora complimenti e a presto!

    • Ciao Giulia!
      Grazie mille per avermi supportato fino alla fine e per tutti i complimenti!
      Adesso mi prenderò un attimo di pausa dallo scrivere, ma tornerò presto.
      Purtroppo non ho Twitter, ma nel caso creassi un account, ti verrò a seguire.
      Intanto, se vuoi, possiamo restare in contatto via Instagram.
      Il mio account è bacchiriccardo.
      Continuerò a seguire la tua storia con grande interesse.
      Alla prossima!

  • Ciao Riccardo!
    Scelgo Anna, forse più per riconoscenza. La scelta mi sembra di difficile risposta, soprattutto per un ragazzo fragile, così almeno deve apparire a Martina e Anna, assai materne nei suoi confronti.
    Complimenti per essere arrivato sin qui, ora vediamoci l’epilogo.
    Ciao!

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