Casa, stranissima casa

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà il protagonista? Scende nella stanza sottostante tramite la botola, per parlare con l'uomo e magari, bere del caffè (100%)

La scelta

L’uomo sedeva comodamente sulla sua poltroncina rossa, in sala.

Io mi avvicinai lentamente, dopo aver sceso rumorosamente le scale, tentavo di non disturbare troppo il presunto padrone di casa.

< Prego siediti pure sul divano >

disse il corpulento, indicando il divano sgualcito di fronte a lui. Tra il divano e la poltrona c’era un piccolo tavolino di legno, alquanto basso e rovinato, che sosteneva in maniera lievemente inclinata, due tazzine di caffè.

< Desideri? >

L’uomo indicò la tazzina a me corrispondente e io in silenzio feci un cenno affermativo con la testa. Le mie iridi, proprio mentre prendevo la tazzina, si incagliarono sui ripiani a muro, dall’altro lato della stanza. Colmi di teste di animali, chiaramente impagliate. Deglutii così forte che probabilmente lui mi sentì, ma non mosse neanche una vaga espressione. Poi dopo un po’ disse

< Piacere sono Burt, puoi chiamarmi così. E si, sono un cacciatore. >

Io sincero non apprezzavo i cacciatori, mi facevano una paura tremenda, ma quell’uomo pareva placido come l’acqua di un lago. Mi convinsi a parlare ma con una voce timida e tremola.

< Io .. > dimenticai di presentarmi < Io ho paura .. scappavo da un Troll ieri, mi inseguiva.> Lui mi interruppe con una mano < Sei sicuro? Difficile vederli di giorno lontani dalle loro abitazioni. > Io deglutii nuovamente cercando di ricordare al meglio poi esclamai < No, non l’ho proprio visto, ma cera tanfo e qualcosa si muoveva rapida nella boscaglia. Io ero in giro per i fatti miei, quando il rumore mi ha spaventato. Nonno diceva che i Troll puzzano, quindi ho collegato le cose e mi son messo a correre.> Lui proseguì < Fino a giungere a casa mia..> Abbassai lo sguardo intimidito. < Signor Burt, io non sapevo dove andare. Questa casa era vuota quando sono entrato. Ho pensato fosse disabitata. Mi sono diretto verso le scale che danno alla soffitta per nascondermi al meglio. > Lui sorrise < Hai fatto bene ragazzo. Alla fine se era un Troll, l’hai seminato alla grande. Complimenti. Anche se non penso fosse un Troll, essi non vanno in giro di giorno, bensì di notte. > Rimasi sconcertato, mi sembrava di essere scappato dal “nulla” come un coniglio. < Dunque era qualcos’altro? > Mi rispose sorridendo < Molto probabile giovanotto. Ma non importa, a volte la fuga è la scelta migliore. Anche se io li uccido i Troll > Sgranai gli occhi palesemente paonazzo < Co..come scusi? Io non penso si possa uccidere un Troll, alla fine nonno mi diceva che sono giganteschi, che sono lenti ma forti e se ti prendono, bhe sostanzialmente finisci come prima portata della loro cenetta. > Lui si alzò per posare le tazzine ormai vuote, nell’altra stanza. Non rispose, si alzò e portò le ceramiche in cucina. Poi tornò ed imbracciava un’enorme balestra di legno, con un dardo di ferro, alla visione molto acuminato, appoggiato sull’apposita feritoia. < Ecco vedi, con questa non ci caccio di certo i conigli, questa enorme balestra spara ad una distanza considerevole e uccide in un lampo se si è dotati di buona mira. E si da il caso che io abbia una buona mira. > Guardavo, non parlavo ma ascoltavo attentamente. Quella balestra era molto bella eppure decisamente enorme, diciamo fuori taglia standard. Dopo che la guardai per minuti, rapito da quell’arnese dispensatore di morte, o salvezza, dipende dal punto di vista, lui riprese a parlare. < Sto cercando un apprendista, che mi aiuti nella missione. La missione è liberare queste terre dai Troll. E guarda caso tu capiti a pennello, nonché mi pari abbastanza affascinato da questa balestra. Balestra che tu non reggeresti. Ma si da il caso che ne ho una più piccolina ma comunque abbastanza potente da infliggere una ferita mortale. > Lui parlava a manetta e io ascoltavo senza togliere gli occhi dall’arnese. Poi mi costrinsi a fissare le sue iridi e risposi timidamente. < Signore, io ho bisogno di pensarci. Diciamocelo chiaro, non sono di certo un cuor di leone. Devo assolutamente pensarci. > Lui scoppiò in una fragorosa risata genuina < va bene, va bene giovanotto cuor di coniglio> e ancora rise seppur non pareva una presa in giro, almeno a me così sembrò. < Domani mattina mi dirai, di la c’è una stanza vuota, dormi pure li. Io sta notte vado a caccia.> Poi guardò l’orologio da taschino, che estrasse rapidamente. < Oh accidenti manca poco a mezzanotte, vai giovanotto, io ho una missione da compiere e abbiamo parlato abbastanza.> Non disse altro, si alzò e sparì nella sua stanza che dava sul corridoio. Corridoio che divideva salone da cucina. La mia stanza era proprio adiacente la sua. Andai li, tra i miei pensieri e nonostante il letto impolverato decisi di sdraiarmi di colpo, con un piccolo salto. La notte incombeva ma il sonno era ben distante da me.

Cosa farà il protagonista?

  • In preda all'euforia, seguirà in piena notte Burt per vedere con i suoi occhi se dice il vero (67%)
    67
  • Rifiuterà, per poi andarsene il mattino a seguire (0%)
    0
  • Accetterà l'apprendistato, dicendolo il mattino a seguire al signor Burt (33%)
    33
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4 Commenti

  • Capitolo un po’ corto ma colpisce bene. Andiamo a bere questo caffé ed a capire con chi o cosa stiamo parlando!

    Ti suggerisco di sfruttare tutti i 5000 caratteri: il capitolo 10 arriva prima di quanto ti aspetti.

    Ciao 🙂
    PS: fine prossima settimana parto, quindi è probabile che leggerò al mio ritorno, se non scrivi entro Venerdì 🙂

    RiCiao 🙂

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