Cèpparo

Madonna con bambino

Visto dall’alto Cèpparo appare come una serie di case in doppia schiera, tutte appiccicate, tutte a seguire con diligenza la curva  a esse di una strada in ripida salita, che va dal “piete” al “colle”, per dilungarsi sempre serpeggiando poi, più in su, fino a scomparire dietro il monte “Bobbo”.  La strada, dentro l’abitato, cavalca una schiena d’asino rocciosa, ai fianchi della quale, dietro le case, si aprono due profondi tagli immersi nella macchia, e, in fondo, stanno due ruscelli dal corso parallelo, Ripa e Ripetta, secchi tutto l’anno, tranne quando piove a dirotto: in quel frangente spesso diventano furiosi, portando via in un boato sordo, tutto quello che si para avanti.

Al centro di quella esse, là dove la strada fa il suo doppio cambio di rotta, lo spazio si allarga in una piccola piazza squadrata dove non si può giocare a palla per via della pendenza. Dal fontanile sotto gli archi, al bar, al piccolo albergo, al municipio, fino all’emporio con le sue mille poche cose, tutto s’appoggia a un piano inclinato e gobboso come il panorama intorno.  Colline verdi, prima di gialle montagne pelate, fanno infatti da corona. Il sole trafigge il paese d’estate tutto il giorno; ma dal tramonto è la frescura a farla da padrone. Si respira l’aria buona dei colli, se si è disposti a sopportare il fumo dei camini; si può incrociare ancora qualche mulo, o un somarello col vecchio che lo tira, stanco di mille passi sui fondi chiodati delle scarpacce del novantanove, vecchie stravecchie, ma pure sempre nuove.

L’ultima casa in alto di quella processione, è quella del prete, don Mariano, che chissà quante volte approfittando della posizione, s’è messo di mattina a benedire guardando al suo paesello, tetto dopo tetto, fino giù alla piana. Dopo il pretino, ultima per davvero, c’è una casa bianca, nuova di costruzione, con una targa incisa: CARABINIERI COMANDO di STAZIONE.

In cima alla salita però, prima di tutto questo, prima del prete e dei carabinieri, la strada si divide in due. A sinistra si apre, infatti, una stradella, dove si può andare solo a piedi, o al massimo con la motozappa.

È, quella, la viuzza che conduce al quartierino riservato agli “olezzanti” stalletti dei maiali.

Da là, ogni giorno viene un concerto di rauche sgraziate voci, tollerate per via delle salsicce e dei prosciutti che verranno, e il cotechino pronto a capodanno.

La strada si divide, dicevamo, e in mezzo, s’apre una scalinata dritta verso il cielo, ripida e vasta dietro a un cancello. Gli scalini sono larghi quasi cinque metri, profondi uno, e bassi; lo spigolo irregolare è fatto di  grosse pietre messe in fila e la pedata di ciottoli legati da un’erbetta tanto tignosa che non c’è certo bisogno d’annaffiarla.

Ai lati d’ogni scalino, stanno delle piante d’olivo, come sentinelle; sono piccole e verdi e hanno preso il posto di quelle grandi e antiche, morte d’una gelata qualche inverno fa.  

In cima finalmente c’è una modesta chiesa di paese dal disegno elementare, copiata dalla tavola d’un sillabario, con un minuto campanile a vela e una campanella gentile che ogni tanto suona, – solo nei dì di festa -.

La scalinata s’allarga prima dell’ingresso, in un abbraccio di muretti in pietra che circondano tutta la costruzione; e nel punto più largo stanno due piante di mandorlo, scure e torte che sembrano due guardiani messi lì a spaventare i malintenzionati, i curiosi, i bambini.

Fuori dal portale se si guarda in giù, si domina la valle, e il paesello quieto sotto i tetti, dietro i fumi azzurrini. Sembra di aver conquistato una vetta a stare lì, e si sta volentieri, perché non sono molte le occasioni in cui quel cancello in basso è aperto alla popolazione: in genere sta chiuso, e solo il prete può attraversarlo e fare la sua scala santa, fino al portone.

Dentro la chiesa, bianca d’intonaco tale e quale a fuori, quattro panche per lato e quattro candelieri sull’altare. Dietro a quello su un’appena abbozzata abside, sta un piccolo quadro, una maternità, in contorno di ex voto e quasi invisibili tele di ragni ballerini.

Madonna del monte, si chiama, ed è un ritratto di mamma con bambino. Lei ha i capelli d’oro e lo sguardo intenso; guarda il suo piccolino addormentato, sembra assorta… ma se l’osservi bene ha un che di strano. Il prete va a studiarla quando può; non c’ha capito niente eppure… “Sarà vero”, le chiede conquistato, “che hai il potere di preannunciare il male, di prevenire il danno?”

Pare, si dice, si racconta a Cèpparo, che ogni qualvolta il maligno s’approssima alle case, la madonnina avverta con un segno; che sia lo sguardo, un cenno, oppure… addirittura fugga, per riapparire a pericolo scampato.

“Tu, fai l’occhietto,» le dice don Mariano  «e te ne fuggi. Ma quando il diavolo s’approssima alla porta, cosa dovremmo o non dovremmo fare? Dammi un segnale bello, chiaro: una buona volta! Non crederai che per un prete sia normale stare a discutere con l’opera d’un modesto imbrattatele, quando invece avrebbe… ben altri da omaggiare!”

Il prete sarà esaudito?

  • per il suo bene adesso è meglio cambiare discorso. (63%)
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  • no (25%)
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136 Commenti

  • Ciao Fenderman!
    Nell’ultima frase vedo il mistero della vita di una minuscola comunità, dove i cattivi non sono mai davvero cattivi, e c’è perdono e benevolenza per tutti. Hai disegnato con sapienza i ruoli, soprattutto quelli dell’autorità religiosa e dello Stato, e dei paesani affezionati ai loro totem.
    Bellissimo spaccato, la benevolenza viene anche da parte tua. Da parte mia viene invece l’ammirazione che ti meriti per come coniughi qualità e quantità, tanto e bene.
    Bravo, una volta di più.
    A presto amico mio!

    • Ciao carissimo, è vero, quando si gestiscono gli esseri umani non si può mai stare solo col bilancino in mano, bisogna comprendere e punire se necessario, senza però dimenticare l’umanità, e in questo certi preti di campagna sono maestri. Se poi sanno fare la norma sono perfetti. Grazie di averlo letto e commentato, ora se ne hai voglia, sono già fuori con una storiella di tutt’altra specie… spero ti piaccia. Ciaooo 🙂

  • Eccomi ritornata, dopo le vacanze.
    Ho riletto per intero tutto il racconto per rinfrescarmi la memoria.
    Avevo già commentato alcuni capitoli ed è superfluo ripetermi.
    Ora un finale inaspettato, ma sono i personaggi così sapientemente delineati, tanto da sembrare reali, quelli che più mi sono piaciuti. Complimenti, Fenderman e buona domenica.

    • Ciao Anna, bentornata.
      Anche io spesso rileggo, specialmente i gialli, la storia per intero, è inevitabile se non si vuole perdere il filo. Sono contento che ti sia piaciuto, soprattutto i personaggi, grazie anche a nome loro. Ci ritroviamo su un’altra storia mia che è già partita, proprio ieri, e su una tua naturalmente (spero presto).Ciao 🙋🌻

  • Ciao, Fenderman.
    Scusa il ritardo, ho visto che hai già cominciato un nuovo racconto; io, in questo periodo, sono un po’ latitante, mi rifarò 🙂
    Degno finale, a sorpresa, per un racconto riuscito che, lo ripeto, non ha nulla da invidiare ai pubblicati. Ci sono i sentimenti, le persone, vere e palpabili, i paesaggi evocativi dei quali, quasi, si può sentire l’odore. Hai lavorato bene e sono curiosa di leggere il nuovo episodio, appena riesco do un’occhiata.
    Intanto, ti saluto e ti auguro un’ottima domenica.

    Alla prossima!

    p.s. sei uno scrittore molto prolifico, un po’ ti invidio 😉

  • Ciao fenderman, ho seguito con molto interesse la tua storia e trovo questo finale semplicemente perfetto per il piccolo paese di Cèpparo e i suoi abitanti. Spero di poter leggere qualcosa di nuovo molto presto. Alla prossima!

  • Ciao Fenderman,
    che dire…bello!
    Finale con sorpresa che rimette pace tra Cepparo e gli accadimenti avvenuti in guerra. Don Sebino ha reso giustizia ad una intera comunità, lasciando gli avidi, a becco asciutto….condannati da un fato (quasi) beffardo.
    Un finale a sorpresa, ma senza botti…giusto e pacato, come si addice ad un pacifico paesino di montagna.
    Ciao a presto,
    ePP.

  • Ciao, ti dirò, che un paio di settimane fa ero a Castel San.Pietro, sotto il balconcino davanti la chiesa, quello da dove affacciava De Sica il maresciallo. Delizioso Paese che si fa un vanto di quel ricordo e adesso su quel balcone troneggia un cartonato del grande maestro ad uso e consumo dei turisti.
    Come al solito hai colto bene quello che provo, è vero, provo un grande amore per i miei piccoli eroi fatti di parole e mi piace giocare con loro. ( ma in fondo credo sia così per tutti). Quello che mi preme di più è scavare alla ricerca del lato umano vero, con pregi e difetti, quello che non trovi negli stereotipi come il “buono”, il “cattivo” eccetera. Grazie per il tuo commento, a sabato per il finale. ciao 🙂

  • Ciao Fenderman!
    Scelgo addio alle armi. Il morto già c’è stato… I dialoghi mi riportano con la fantasia a qualche pane amore e… (con in più un cadavere), Carmine potrebbe essere un Vittorio de Sica (ma manca la bersagliera). Tu vuoi bene a tutti e ogni tanto li prendi in giro per bene. Il fatto che l’assassinio sia una… asinata contribuisce a farmi guardare con i tuoi occhi la vicenda.
    Bravo come sai esserlo sempre, a sabato dunque.
    Ciao!

    • Ciao, ti dirò, che un paio di settimane fa ero a Castel San.Pietro, sotto il balconcino davanti la chiesa, quello da dove affacciava De Sica il maresciallo. Delizioso Paese che si fa un vanto di quel ricordo e adesso su quel balcone troneggia un cartonato del grande maestro ad uso e consumo dei turisti.
      Come al solito hai colto bene quello che provo, è vero, provo un grande amore per i miei piccoli eroi fatti di parole e mi piace giocare con loro. ( ma in fondo credo sia così per tutti). Quello che mi preme di più è scavare alla ricerca del lato umano vero, con pregi e difetti, quello che non trovi negli stereotipi come il “buono”, il “cattivo” eccetera. Grazie per il tuo commento, a sabato per il finale. ciao 🙂

  • Ciao, Fenderman.
    Con la naturalezza che contraddistingue quelli che sanno fare, ci porti in fondo al tuo racconto e ci fai restare in attesa che se ne conosca la fine. Belli i racconti dei due e la trovata del mulo (allora usatissimo) che scalcia Ubaldino spedendoli in fondo allo strapiombo (un po’ ben gli sta, povero Galileo).
    Aspetto il finale è voto “Addio alle armi”.

    Alla prossima!

    • Ciao, Ubaldino col suo caratteraccio aveva sottovalutato il carattere del mulo che sarà pure mansueto e affidabile ma ha una sua dignità e quando lo offendi scalcia, non si mette a discutere di torti e ragioni… Scalcia e basta.
      Siamo al finale, arriverà sabato, spero con l’ultimo episodio di accontentare tutti e non deludere soprattutto chi ha avuto la pazienza di leggermi. Grazie, ciao🙋

  • Ciao Fenderman,
    sforni capitoli ad una velocità impressionante….e sono tutti uno piu bello dell’altro. Ho letto dal sesto all’ultimo e il giallo storico che stai imbastendo sta diventando una trappola per chi lo legge…complimenti.
    I personaggi che hai costruito , le loro storie e i modi in cui li fai interagire sono eccezionali. La storia d’amore di Lisetta e una cornice perfetta per il giallo che il Maresciallo deve risolvere. E sullo sfondo di tutto c’è sempre Cepparo che abbraccia tutti….molto bello.
    ePP

    • Ciao, graze, grazie, grazie.
      Cinque, sei giorni al massimo, specie nei gialli, e non di più, secondo me, sono il giusto ritmo. Sono soprattutto un lettore, e capisco la difficoltà di seguire certe storie… Che si trascinano per mesi. Ti ringrazio per il tuo apprezzamento, Cepparo mi piace, mi dispiace lasciarlo presto ma i gialli pretendono un finale, ahimè. CIao🙋

  • Ciao, Fendeman.
    Voto: non è finita, forse perché, in cuor mio, spero che questa storia possa continuare (anche se non so se è questo l’intento).
    Ho trovato la prima parte dell’episodio perfetta, degna di un romanzo da libreria (di quelli buoni, non le porcherie che, sempre più spesso, ingombrano gli scaffali a pagamento). La seconda parte un po’ mi ha confuso, dovrei rileggerla, i dialoghi serrati non sempre li afferro alla prima.
    Tutto il resto scorre veloce verso il finale che si chiude in tenerezza al quasi chiaro di luna. Bello, bello e basta.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, grazie, troppo gentile.
      Quella parte, Lisetta e la mamma, necessariamente compressa in poche righe contiene nomi e circostanze che, capisco può essere non immediato collocare per via del solito meccanismo del racconto a puntate, purtroppo non si riesce a superarlo sempre con facilità. Prometto di riuscire nel prossimo capitolo e intanto, naturalmente un saluto, buona giornata 🙋🌻

  • Ciao Fenderman!
    Terenzio nega e confessa, mi incuriosisce, voglio andare a prenderlo, anche perché oltre c’è qualcun altro; nei tuoi racconti chercher la femme è d’obbligo. Lisetta, Carmine, il don, mi sembrano certi miei parenti di quando andavo in campagna… buffissimi i due vecchietti… Riesci a far dimenticare che c’è un cadavere al centro della scena. Bello anche questo episodio, ora viene il bello…
    Ciao stammi bene!

  • Non è finita! Ci sono ancora due capitoli per scoprire l’assassino 😀
    Ciao, fenderman.
    Bellissima la preoccupazione della mamma di Lisetta.
    Capitolo godibilissimo e scritto molto bene, come tuo solito. Unica annotazione: il maresciallo dovrebbe specchiarsi un po’ meno 🙂
    Ciao, a presto

  • Ciao, ammappete!!! Tanta carne al fuoco con tante macchiette di colore “folcloristico”. Il dialogo in pigiama-tuta d’acetato viola mi è comparsa davanti agli occhi in tutto il suo fulgore e mi sono venuti i brividi…
    Ho votato per Terenzio che nega e confessa, le due cose mi sono apparse in contrasto e mi stuzzicano la fantasia. Alla prossima!!!

  • Terenzio e Vittoria.
    Ciao F
    Questo capitolo, come gli altri, scorre che è una meraviglia. Mi piace leggere e capire all’istante senza soffermarmi e tornare indietro di intere righe per comprendere ciò che sta succedendo all’interno della storia. Tu scrivi in maniera lineare e semplice ma per “semplice” non intendo affatto superficiale, anzi! Penso che sia un talento pazzesco riuscire ad arrivare direttamente al cuore del lettore e riuscire a catturarne l’attenzione.
    Bravo
    Ilaria

    • ciao Ilaria_Si, c’è un solo modo per ringraziarti ed è continuare a scrivere come dici di apprezzare. THe iNCIPIT in questo è una vera scuola, educa il lettore ma soprattutto l’autore che impara a capire le difficoltà di chi legge tante storie a puntate. La semplicità è d’obbligo anche se molto difficile da praticare senza snaturare il racconto e/o annacquarlo . Io ci provo e spero di riuscire ancora a farlo. Grazie davvero, ciao 🙋🌻

  • Per me, interrogare Terenzio e Vittoria.
    Ciao, fenderman.
    Confermo quanto già scritto: ammiro tantissimo la tua capacità di creare gli sfondi e muovere i personaggi con una efficacia e naturalezza invidiabili. Se ci aggiungi che scrivi con una velocità per me impensabile, mi chiedo come mai non ti ho ancora visto in libreria.
    O forse ti ho visto, e qui usi uno pseudonimo.
    In questo capitolo, il prete mi ricorda (molto) Lino Banfi 😀
    P.S.: Non sono un nuovo lettore, d’ora in poi userò questo nick per commentarti (con più costanza – spero – del mio alter ego snob 😀 ).
    Ciao, a presto

    • Ciao nuovo, per me, nick!
      Piacere. Grazie per il commento e i complimenti.
      Banfi fa ridere, è vero, perché da l’idea di pensare, come noi, la parolaccia e a stento la trattiene. Per don Mariano è lo stesso anche se non per un copione studiato ma semplicemente perché è un prete.
      Conosco preti così, sono più vicini alla gente perché conservano una consueta forma di umanità non dispersa in una pratica di fede elitaria lontana dalla vita della gente comune.
      Grazie ancora e a presto, ciao 🙋

  • Ciao amico mio, sempre troppo buono, ho scelto un taglio ironico perché certi temi potrebbero risultare indigesti se affrontati in chiave drammatica. E poi anche se qualcuno muore si può anche dire che ci rimette le penne, in fondo è la stessa cosa ma è diverso perché
    la vita continua e il paesello dopo il brivido aspetta un po’ e rifiorisce. Grazie ancora, a presto!

  • Ciao Fenderman!
    La leggerezza dei dialoghi che mi muovono al riso è protagonista sempre nei tuoi personaggi, a Cepparo ancora di più. Il don che si barcamena tra i suoi fedeli e poi va a gambe all’aria con Terenzio è reso con la tua ormai nota abilità. Voto per il personaggio che lo aiuterà.
    Stai orchestrando alla grande tutti i reparti, la tua bravura è sempre più evidente.
    Stammi bene bene ciao!

    • Ciao amico mio, sempre troppo buono, ho scelto un taglio ironico perché certi temi potrebbero risultare indigesti se affrontati in chiave drammatica. E poi anche se qualcuno muore si può anche dire che ci rimette le penne, in fondo è la stessa cosa ma è diverso perché la vita continua e il paesello dopo il brivido aspetta un po’ e rifiorisce. Grazie ancora, a presto!🙋

  • Ciao, Fendernan.
    Se dovessi paragonare la tua scrittura a un mestiere, sceglierei quello di chef: per la perizia con cui dosi tutti gli ingredienti, dialoghi, descrizioni e incursioni nei sentimenti e nei pensieri dei personaggi. Hai il tocco dell’artista, quello vero, che poco ha a che fare con il dilettante (come me) che scrive per proprio diletto e spera di interessare gli altri. Come ti ha scritto Erri, anche io vedo bene questa storia in un romanzo, e sono felice che tu abbia in mente di svilupparlo, sarebbe una buona cosa.
    Non ti dico bravo, come sempre, perché risulterei ripetitiva, ma lo sei e non c’è altro da dire.
    Ti auguro un meraviglioso weekend di fine estate (o quasi) e ti saluto.

    Alla prossima!

  • Ciao, e dopo dicono che i preti hanno molta pazienza!!!! In effetti ne ho incontrati più come don Mariano che il contrario, anche se in effetti… a volte i “postulanti” fanno diventar matto anche un santo.
    Ho votato per qualcuno che non muoverà un dito ma lo aiuterà. La cosa stuzzicava la mia curiosità. Alla prossima e buon fine settimana!!!

    • Ciao Anna, grazie, Meno male che hai votato il prete perché sono uscito col nuovo capitolo e lui era in pole position tra le opzioni… Piano, piano si arriverà alla verità, anche se non tutto si può ricostruire il paese potrà tornare ai suo ritmi consueti, e tutti potranno ancora parlare del tempo e di politica. Grazie del commento, a presto. 🙂

  • Ciao Fenderman!
    Il mistero ha radici lontane e storiche, il quadro si scopre lentamente. Direi di passare la palla al don questa volta; una delle cose che mi piace della storia è la coralità, dove tutti sanno qualcosa e si muovono per cercare. Tu rilasci indizi a poco a poco; sembra essere un giallo in piena regola, un mistero nascosto in un ambiente tranquillo e famigliare e che proprio per questo potrebbe essere assai tremendo. Bravissimo, stai rendendo da par tuo la calma prima della tempesta.
    Al prossimo dunque, stammi bene!

  • Ciao, Fenderman.
    Voto per il maresciallo.
    Spaccato del vissuto del tutto realistico di un piccolo paese italiano, con le contraddizioni e i segreti che ne formano la memoria e ne decretano la storia. Ognuno sa qualcosa, tutti insieme hanno in pugno la verità senza, forse, esserne consci. Mi piace il realismo dei dialoghi anche se, a volte, fatico leggermente a seguirne il filo, ma mi riprendo subito. Sento l’odore della stufa nella casa di Annabella ed è bastato un angolo annerito… forse non era quello il tuo intento, ma io l’ho vista così.
    Bravo, ancora una volta.

    Alla prossima!

  • Ciao fenderman 🙂 Molto interessante questo tuffo nel passato, mi sembra perfetto per un piccolo paese che ne ha da raccontare, di storie del passato! Voto anch’io per Don Mariano, perchè i preti ne sanno sempre più di quanto dicono 😉 Alla prossima!

  • Ciao Isabella, i torrenti, si sa, se piove scorrono, se no languono. E’ una delle poche certezze che abbiamo sulla natura dei nostri colli. A volte restituiscono un cadavere, altre volte danno una chance ai briganti o ai partigiani…
    Loro sono sinceri, non tradiscono e non si smentiscono mai. Tra i nostri personaggi invece… Grazie per il tuo commento e buona serata, ovunque tu sia… A proposito: dove sei? Ciao 🌻🙋

  • Ciao, storie di vecchi partigiani e segreti con annessi e connessi… Be’ i preti di paese c’entrano sempre e comunque in questi casi, voto per lui. Solo una domanda: ma da quelle parti i ruscelli/fiumi ingrossati combinano sempre guai? Alla prossima, speriamo che non piova (qui da me stiamo rischiando d’affogare o rimanere fulminati!!!!).

  • Sei stato molto prolifico, non avevo seguito la storia e mi sono perso diversi capitoli. Concordo con chi ti ha già detto che sei bravo nel far sentire vivo questo paesello e l’animosità dei suoi abitanti. Io ho votato per il maresciallo, credo che la sua situazione sia quella più divertente da seguire.

  • Sei stato molto prolifico, non avevo seguito la storia e mi sono perso diversi capitoli. Concordo con chi ti ha già detto che sei bravo nel far sentire vivo questo paesello e l’animosità dei suoi abitanti. Io ho votato per il maresciallo, credo che la sua situazione sia quella più divertente da seguire.

  • Ciao Federman,
    ho votato per Lisetta.
    Questo capitolo è bellissimo, mi piace la relazione tra la montagna e il paese, a tutti gli effetti sono due personaggi di questo racconto corale. E’ molto interessante come le storie degli abitanti si intreccino tra loro man mano che vengono presentati e raccontati. Bello anche il risvolto sulla vita passata del povero Ubaldino e delle novità raccontate da Lisetta. L’interesse del Maresciallo per la vita vissuta dei suoi compaesani lo rendono molto umano e profondo.
    Grazie per le belle sensazioni, aspetto il prossimo capitolo.
    ePP

  • Ciao Fenderman!
    Scelgo la strada del prete, anche se forse seguire una donna porta ancora più lontano…
    Mi ha preso subito la personificazione del monte, davvero mirabile perché in fondo la natura nei paesini di collina è uno degli abitanti, il più importante e a volte il più temuto. Le descrizioni sono splendide, Cèpparo si delinea sempre più come il protagonista. Bel pezzo davvero, adesso vediamo l’indagine.
    Ciao stammi assai bene!

  • Ciao, un inizio oserei dire poetico!!! Ah quanti ricordi di violenti acquazzoni estivi che trasformano i sentieri in torrenti di acqua e fango e i tuoni fragorosi che sembrano spaccare a metà la terra… Tutto ben reso, soprattutto il ritrovamento e il funerale di Ubaldino. Leggere è stato leggero e piacevole come un bel bicchiere d’acqua quando hai una sete maledetta.
    Ho votato per Lisetta, mettiamo un altro po’ di pepe!!! Alla prossima.

  • Ciao, Fenderman.
    “Quel giorno però, con quel temporale, il torrente si gonfiò al punto che chi doveva passare rimase bloccato, costretto ad aspettare almeno che spiovesse. Quella era una cosa che capitava sempre; tutti lo sapevano, e tutti, puntualmente, ci cascavano.” Questo passaggio mi ha fatto venire in mente quel che accade puntualmente sotto casa mia: quando piove davvero tanto, l’acqua si ferma tutta in strada, che scende da entrambi i lati a formare una conca, e si alza di parecchio, alcuni temerari (anche un po’ sciocchi) si pensano di attraversarla, restandovi ogni volta impantanati;
    Sei riuscito a portarmi dentro il racconto, il temporale è vivo e profuma di vegetazione bagnata, ho ascoltato i rombi e visto i bagliori, ho sentito il quadro cadere e annusato l’odore della polvere. Bravissimo, come sempre, questo racconto sta diventando il mio preferito ora che c’è anche un’indagine da portare avanti…
    Voto il filone inaspettato di Lisetta e aspetto il sesto episodio.

    Alla prossima!

  • Ciao fenderman, bellissimo capitolo come sempre. Mi è piaciuto molto come hai descritto il temporale, mi sembrava quasi di sentire i tuoni e vedere i lampi illuminare la madonnina. Io voto per il prete! Alla prossima 🙂

  • Ciao Fenderman,
    ho votato per l’indizio fornito dalla natura.
    Questo racconto è stupendo, la descrizione del paese e i luoghi circostanti, tutti i paesani raccontanti che ricordano immancabilmente i vecchietti del paesino frequentavo da bambino, le storie del posto…ogni elemento è una calamita. In tutto questo c’è il mistero di Ubaldino e la pazzia di Terenzio…mi sembrano le storie di provincia che sentivo dai parenti che vedevo solo l’estate. Aspetto il prossimo capitolo…come le comari aspettavano i nuovi pettegolezzi.
    ePP

  • Ciao!!! Un bel brano di passaggio… l’attesa per qualcosa che incombe nell’aria… la stessa lenta e gustosa attesa che devi mettere nella preparazione di una buona Norma!!!
    Se c’è bisogno di un “miracolo”, ci può aiutare solo la Madonnina, spero solo che qualcun altro voti per districare il pareggio. In attesa di una svolta, ti auguro un’altra buona giornata.

  • Ciao, Fenderman.
    Quando si dice: mostra non raccontare, ecco l’esempio lampante di come va scritta e descritta una storia e i suoi personaggi. Ti bastano pochi tratti per dipingere una situazione, una persona, i sentimenti di quella persona, hai proprio una buona penna.
    Io voto la moglie di Terenzio e ti dico la verità: una cosa hai tralasciato, una cosa importantissima… la preparazione della Norma 😉

    Bravo, come sempre.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, grazie, i complimenti di quelli bravi fanno doppiamente piacere. Sono molto contento. Ho scelto di scrivere una storia di gente “normale” e questo aiuta perché non c’è l’obbligo di inventare anche se ognuno dei personaggi deve possedere i caratteri necessari a renderlo vivo e interessante.
      Per la ricetta chiederò a don Mariano 😊 vediamo che dice. Grazie ancora. Buona giornata!🙋🌻

  • Ciao Fenderman!
    Il maresciallo è nervoso; e ci credo, sembra Somerset di Seven, che ad una settimana dalla pensione si trova alle prese con un serial killer. Qui si spera in qualcosa di meno.
    Hai una gran facilità a far parlare i tuoi personaggi, ogni dialogo è estremamente “vivo”, che sia in un paesello o in una metropoli; anche qui il maresciallo attratto dalla donna e le chiacchiere con il curato sono imperdibili!
    Voto per la natura, forse inebriato dagli ingredienti della Norma; l’ho mangiata giovedì scorso, con la ricotta “giusta”, arrivata dalla Sicilia.
    Caro Fenderman buona settimana e stammi bene!

    • Bentornata Ilaria, mi sei mancata!😊 rispondo anche al tuo commento per Marina. Naturalmente grazie, sei molto Gentile. Cercherò di non deluderti in futuro. il n. 4 di Cepparo è quasi pronto per oggi o domani. Il paesello vive nuove inquietudini che è giusto raccontare, senza troppi affanni, e con un pizzico di ironia finché si può. A presto dunque… Ciao 🌻🙋

  • Ciao, Fenderman.
    “ È un messaggio in bottiglia lanciato nel mare della storia” basterebbe questa frase per farti un mare di complimenti, ma il fatto è che tutto il capitolo è bello. C’è chi dice che le descrizioni sono roba vecchia, che non piace e non si usa più… forse sarò vecchia anche io, perché a me le tue descrizioni piacciono tanto, davvero.
    Ho votato per il nervosismo del maresciallo e aspetto trepidante che arrivi il nuovo capitolo, hai fatto centro, un’altra volta. 🙂

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, grazie. Le descrizioni quelle non gratuite ma finalizzate al racconto sono necessarie, non tutti i racconti sono spiegabili se non coniugati ai luoghi in cui avvengono. Poi naturalmente si andrà da un’altra parte ma la scenografia come in teatro vuole l sua pare, (e se poi è bella meglio). Questa storia in particolare, è intrisa di una realtà rurale che è a tutto titolo protagonista, e devo tenerne conto. Grazie ancora, alla prossima.🙋🌻

  • Ciao Fenderman!
    Il ritmo lento ben si addice alla realtà del paesello, così come le descrizioni di “monumenti” che assurgono a simboli del borgo, come proprio il passetto. La foto che gli scatti, con le ipotesi riguardo alla doppia faccia e la sua, natura di messaggio in bottiglia che “si fa leggere ma non spiega“, ruba la scena per quanto è nitida. Voto per qualcuno che trova un legame della” pazzia” di Terenzio con la sparizione di Ubaldo, due piste collegate all’interno della storia.
    Sempre bravo, Stammi assai bene.
    A presto!

  • Ciao fenderman! Come al solito, capitolo scritto meravigliosamente. E’ una storia intrigante, sono davvero curiosa di continuare a leggere. Nel frattempo voto per il nervosismo del maresciallo, qui c’è sotto qualcosa di strano…
    Bravo, alla prossima!!

  • Ciao Erri, … certi borghi appenninici si somigliano un po’ tutti, e la gente poi è sempre la stessa, per non parlare delle bestie! Insomma pare che il micromondo descritto sia molto convenzionale. Il difficile è farne un set da pelle d’oca con sorriso: chissà se riuscirò. Io ci provo. Intanto incasso i complimenti e ringrazio. Appuntamento al terzo capitolo. Ciao 🙂

  • Tri-eccomi, fenderman. Naturalmente ho votato che anticipa nuovi inquietanti eccetera.
    Avvincenti, questi due capitoli, che te lo dico a fa’? 😀
    Hai il potere di creare immagini vivide, reali, c’è qualcosa di tremendamente efficace nel tuo modo di raccontare: non mostri solo un paese, mostri un’intera società: un territorio (descritto magistralmente, tanto da far sospettare che siano luoghi realmente esistenti), chiesa e case, vegetazione, addirittura stalle mostrate con rapide pennellate e completate dall’umanità che abita quei luoghi.
    Davvero bello, complimenti.
    Ciao, ti auguro un’ottima giornata!

  • Ciao Fenderman!
    Mi trovo anche io a votare per nuovi fatti inquietanti, scelta naturale di fronte alle anomalie notate da Modestino. Il conoscere i personaggi attraverso i loro dialoghi semplici è un tuo modus operandi che metti in pratica con consueta efficacia. In effetti pure io ho il mio paesello di collina, e non è difficile immaginarsi nei luoghi che descrivi. Vediamo dove ci porti in questa storia di paese, ora che ti sei concesso una pausa dai racconti romani.
    Ciao stammi bene!

  • Ciao, Fenderman.
    Non posso che votare per: “anticipa nuovi inquietanti e inspiegabili fatti”, mi piace l’introduzione del mistero, e mi piace il modo in cui hai instradato il lettore con semplici riferimenti dialoghi efficaci, che poi sono uno dei tuoi punti forti. Sei passato dal giorno pieno, con le chiacchiere e la leggerezza della piazza, alla sera con il cupo presagio portato in groppa dal povero mulo.
    La cosa si fa interessante, aspetto il nuovo episodio e so che non tarderai a pubblicarlo. 🙂

    Alla prossima!

  • Ciao Fenderman! Ho adorato il modo in cui hai scritto i dialoghi, li leggi con naturalezza e ti sembra di ascoltare le chiacchiere dei compaesani. Voto anch’io per i fatti inqientanti e inspiegabili, mi sembra la continuazione più adatta. Al prossimo capitolo!

  • Ciao, quando ero piccola andavo tutte le estati a “svernare” in un piccolo paese di montagna. Ho rivisto per un attimo l’atmosfera di quei tempi spensierati… che nostalgia.
    Voto anch’io per nuovi inquietanti e inspiegabili fatti, sembra il giusto susseguirsi dei fatti. Buon torrido, madido, rovente Ferragosto!!!

  • Seguo con interesse questo tuo nuovo racconto, sembra che ci siano tutte le basi per uno di quei bei misteri all’italiana meridionale. Poveri maiali, descritti come essere spregevoli e buoni solo per ciò che renderà la loro carne, mi hai però fatto sorridere e te lo dico da vegetariano.
    Un saluto.

  • Ciao, Fenderman.
    Bellissimo incipit, pare di attraversare il borgo e, alzando lo sguardo, si scorge la chiesa e la costruzione nuova sede della caserma dei Carabinieri. Hai mai pensato di partecipare a un qualche concorso letterario? Qualcosa d’importante, tipo IoScrittore.
    Mi piace molto questo inizio, promette proprio bene. Voto Sì e aspetto il secondo episodio.
    Ancora complimenti.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, sempre gentile. Non ho mai pensato a concorsi, sono nella fase divertimento e basta. Come vedi scrivo molto (e molto di più di quello che vedi…) Spero solo di non esaurirmi presto e, comunque, per il prossimo anno vedremo, può anche darsi…
      In quanto al paesello lo setaccerò a dovere a caccia di una storia…. a presto! ciao. 🙂

  • Ciao!!! Mi hai fatto ricordare quanto sono fortunata a vivere in questa meravigliosa Italia. Anche se non riuscirei mai a viverci, adoro visitare i magnifici borghi che hai descritto così bene. Il giusto underground per una storia di fantasia che s’intreccia con miti e credenze popolari!!!
    Sono curiosa di vedere dove andrai a parare… alla prossima e buon proseguimento di domenica.

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