Cèpparo

Madonna con bambino

Visto dall’alto Cèpparo appare come una serie di case in doppia schiera, tutte appiccicate, tutte a seguire con diligenza la curva  a esse di una strada in ripida salita, che va dal “piete” al “colle”, per dilungarsi sempre serpeggiando poi, più in su, fino a scomparire dietro il monte “Bobbo”.  La strada, dentro l’abitato, cavalca una schiena d’asino rocciosa, ai fianchi della quale, dietro le case, si aprono due profondi tagli immersi nella macchia, e, in fondo, stanno due ruscelli dal corso parallelo, Ripa e Ripetta, secchi tutto l’anno, tranne quando piove a dirotto: in quel frangente spesso diventano furiosi, portando via in un boato sordo, tutto quello che si para avanti.

Al centro di quella esse, là dove la strada fa il suo doppio cambio di rotta, lo spazio si allarga in una piccola piazza squadrata dove non si può giocare a palla per via della pendenza. Dal fontanile sotto gli archi, al bar, al piccolo albergo, al municipio, fino all’emporio con le sue mille poche cose, tutto s’appoggia a un piano inclinato e gobboso come il panorama intorno.  Colline verdi, prima di gialle montagne pelate, fanno infatti da corona. Il sole trafigge il paese d’estate tutto il giorno; ma dal tramonto è la frescura a farla da padrone. Si respira l’aria buona dei colli, se si è disposti a sopportare il fumo dei camini; si può incrociare ancora qualche mulo, o un somarello col vecchio che lo tira, stanco di mille passi sui fondi chiodati delle scarpacce del novantanove, vecchie stravecchie, ma pure sempre nuove.

L’ultima casa in alto di quella processione, è quella del prete, don Mariano, che chissà quante volte approfittando della posizione, s’è messo di mattina a benedire guardando al suo paesello, tetto dopo tetto, fino giù alla piana. Dopo il pretino, ultima per davvero, c’è una casa bianca, nuova di costruzione, con una targa incisa: CARABINIERI COMANDO di STAZIONE.

In cima alla salita però, prima di tutto questo, prima del prete e dei carabinieri, la strada si divide in due. A sinistra si apre, infatti, una stradella, dove si può andare solo a piedi, o al massimo con la motozappa.

È, quella, la viuzza che conduce al quartierino riservato agli “olezzanti” stalletti dei maiali.

Da là, ogni giorno viene un concerto di rauche sgraziate voci, tollerate per via delle salsicce e dei prosciutti che verranno, e il cotechino pronto a capodanno.

La strada si divide, dicevamo, e in mezzo, s’apre una scalinata dritta verso il cielo, ripida e vasta dietro a un cancello. Gli scalini sono larghi quasi cinque metri, profondi uno, e bassi; lo spigolo irregolare è fatto di  grosse pietre messe in fila e la pedata di ciottoli legati da un’erbetta tanto tignosa che non c’è certo bisogno d’annaffiarla.

Ai lati d’ogni scalino, stanno delle piante d’olivo, come sentinelle; sono piccole e verdi e hanno preso il posto di quelle grandi e antiche, morte d’una gelata qualche inverno fa.  

In cima finalmente c’è una modesta chiesa di paese dal disegno elementare, copiata dalla tavola d’un sillabario, con un minuto campanile a vela e una campanella gentile che ogni tanto suona, – solo nei dì di festa -.

La scalinata s’allarga prima dell’ingresso, in un abbraccio di muretti in pietra che circondano tutta la costruzione; e nel punto più largo stanno due piante di mandorlo, scure e torte che sembrano due guardiani messi lì a spaventare i malintenzionati, i curiosi, i bambini.

Fuori dal portale se si guarda in giù, si domina la valle, e il paesello quieto sotto i tetti, dietro i fumi azzurrini. Sembra di aver conquistato una vetta a stare lì, e si sta volentieri, perché non sono molte le occasioni in cui quel cancello in basso è aperto alla popolazione: in genere sta chiuso, e solo il prete può attraversarlo e fare la sua scala santa, fino al portone.

Dentro la chiesa, bianca d’intonaco tale e quale a fuori, quattro panche per lato e quattro candelieri sull’altare. Dietro a quello su un’appena abbozzata abside, sta un piccolo quadro, una maternità, in contorno di ex voto e quasi invisibili tele di ragni ballerini.

Madonna del monte, si chiama, ed è un ritratto di mamma con bambino. Lei ha i capelli d’oro e lo sguardo intenso; guarda il suo piccolino addormentato, sembra assorta… ma se l’osservi bene ha un che di strano. Il prete va a studiarla quando può; non c’ha capito niente eppure… “Sarà vero”, le chiede conquistato, “che hai il potere di preannunciare il male, di prevenire il danno?”

Pare, si dice, si racconta a Cèpparo, che ogni qualvolta il maligno s’approssima alle case, la madonnina avverta con un segno; che sia lo sguardo, un cenno, oppure… addirittura fugga, per riapparire a pericolo scampato.

“Tu, fai l’occhietto,» le dice don Mariano  «e te ne fuggi. Ma quando il diavolo s’approssima alla porta, cosa dovremmo o non dovremmo fare? Dammi un segnale bello, chiaro: una buona volta! Non crederai che per un prete sia normale stare a discutere con l’opera d’un modesto imbrattatele, quando invece avrebbe… ben altri da omaggiare!”

Il prete sarà esaudito?

  • per il suo bene adesso è meglio cambiare discorso. (63%)
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  • no (25%)
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  • (13%)
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138 Commenti

  • Tanto di cappello a te Fender, le conclusioni che traggo dalla lettura di questo racconto sono tante, ti confesso che ho avuto più volte difficoltà a seguire tutte le vicende che si intrecciavano, ma sei sempre riuscito a tenere alta l’attenzione e anzi questo metodo di scrittura non lineare ti ha permesso di esprimere ancora meglio lo spirito di questa comunità. Hai scritto un gran bel racconto, sinceramente non mi ero mai imbattuto in questo genere dove giallo e comicità si intrecciano di continuo.
    Complimenti ancora!

    • Grazie Larry_Perry, lusingato.
      Sono contento ti sia piaciuto perché tengo molto per vari motivi a questo racconto. In quanto allo “stile” di scrittura è francamente quello che preferisco, il mio guru è Camilleri, sono anni che bacio dove cammina…
      Tanto per insistere sono già al terzo capitolo ( io scrivo molto in fretta!) di una nuova storia: stesso stile naturalmente anche se decisamente diversa. Spero vorrai, magari a tempo perso onorarmi della lettura. Grazie ancora e buona giornata.

  • Ciao Fenderman!
    Nell’ultima frase vedo il mistero della vita di una minuscola comunità, dove i cattivi non sono mai davvero cattivi, e c’è perdono e benevolenza per tutti. Hai disegnato con sapienza i ruoli, soprattutto quelli dell’autorità religiosa e dello Stato, e dei paesani affezionati ai loro totem.
    Bellissimo spaccato, la benevolenza viene anche da parte tua. Da parte mia viene invece l’ammirazione che ti meriti per come coniughi qualità e quantità, tanto e bene.
    Bravo, una volta di più.
    A presto amico mio!

    • Ciao carissimo, è vero, quando si gestiscono gli esseri umani non si può mai stare solo col bilancino in mano, bisogna comprendere e punire se necessario, senza però dimenticare l’umanità, e in questo certi preti di campagna sono maestri. Se poi sanno fare la norma sono perfetti. Grazie di averlo letto e commentato, ora se ne hai voglia, sono già fuori con una storiella di tutt’altra specie… spero ti piaccia. Ciaooo 🙂

  • Eccomi ritornata, dopo le vacanze.
    Ho riletto per intero tutto il racconto per rinfrescarmi la memoria.
    Avevo già commentato alcuni capitoli ed è superfluo ripetermi.
    Ora un finale inaspettato, ma sono i personaggi così sapientemente delineati, tanto da sembrare reali, quelli che più mi sono piaciuti. Complimenti, Fenderman e buona domenica.

    • Ciao Anna, bentornata.
      Anche io spesso rileggo, specialmente i gialli, la storia per intero, è inevitabile se non si vuole perdere il filo. Sono contento che ti sia piaciuto, soprattutto i personaggi, grazie anche a nome loro. Ci ritroviamo su un’altra storia mia che è già partita, proprio ieri, e su una tua naturalmente (spero presto).Ciao ??

  • Ciao, Fenderman.
    Scusa il ritardo, ho visto che hai già cominciato un nuovo racconto; io, in questo periodo, sono un po’ latitante, mi rifarò 🙂
    Degno finale, a sorpresa, per un racconto riuscito che, lo ripeto, non ha nulla da invidiare ai pubblicati. Ci sono i sentimenti, le persone, vere e palpabili, i paesaggi evocativi dei quali, quasi, si può sentire l’odore. Hai lavorato bene e sono curiosa di leggere il nuovo episodio, appena riesco do un’occhiata.
    Intanto, ti saluto e ti auguro un’ottima domenica.

    Alla prossima!

    p.s. sei uno scrittore molto prolifico, un po’ ti invidio 😉

    • Ciao Keziarica, leggere il tuo commento è sempre un piacere. Ti ringrazio. In quanto alla nuova storia ne parliamo lì; intanto sappi che è nata da uno di quegli impulsi improvvisi a cui non si sa mettere freno, mentre avrei voluto fare una pausa.Vedremo se riuscirà. Grazie ancora. Ciao.??

  • Ciao fenderman, ho seguito con molto interesse la tua storia e trovo questo finale semplicemente perfetto per il piccolo paese di Cèpparo e i suoi abitanti. Spero di poter leggere qualcosa di nuovo molto presto. Alla prossima!

    • ? Ciao GiuliaS, volevo prendermi una pausa poi ieri sera ho visto una cosa e non ho potuto evitare di buttarmi su una nuova storia. Grazie per aver letto Cepparo, sei molto gentile. Il primo episodio della storia di Palmira è già pubblicato. Grazie ancora, buona domenica.??

  • Ciao Fenderman,
    che dire…bello!
    Finale con sorpresa che rimette pace tra Cepparo e gli accadimenti avvenuti in guerra. Don Sebino ha reso giustizia ad una intera comunità, lasciando gli avidi, a becco asciutto….condannati da un fato (quasi) beffardo.
    Un finale a sorpresa, ma senza botti…giusto e pacato, come si addice ad un pacifico paesino di montagna.
    Ciao a presto,
    ePP.

  • Ciao, ti dirò, che un paio di settimane fa ero a Castel San.Pietro, sotto il balconcino davanti la chiesa, quello da dove affacciava De Sica il maresciallo. Delizioso Paese che si fa un vanto di quel ricordo e adesso su quel balcone troneggia un cartonato del grande maestro ad uso e consumo dei turisti.
    Come al solito hai colto bene quello che provo, è vero, provo un grande amore per i miei piccoli eroi fatti di parole e mi piace giocare con loro. ( ma in fondo credo sia così per tutti). Quello che mi preme di più è scavare alla ricerca del lato umano vero, con pregi e difetti, quello che non trovi negli stereotipi come il “buono”, il “cattivo” eccetera. Grazie per il tuo commento, a sabato per il finale. ciao 🙂

  • Ciao Fenderman!
    Scelgo addio alle armi. Il morto già c’è stato… I dialoghi mi riportano con la fantasia a qualche pane amore e… (con in più un cadavere), Carmine potrebbe essere un Vittorio de Sica (ma manca la bersagliera). Tu vuoi bene a tutti e ogni tanto li prendi in giro per bene. Il fatto che l’assassinio sia una… asinata contribuisce a farmi guardare con i tuoi occhi la vicenda.
    Bravo come sai esserlo sempre, a sabato dunque.
    Ciao!

    • Ciao, ti dirò, che un paio di settimane fa ero a Castel San.Pietro, sotto il balconcino davanti la chiesa, quello da dove affacciava De Sica il maresciallo. Delizioso Paese che si fa un vanto di quel ricordo e adesso su quel balcone troneggia un cartonato del grande maestro ad uso e consumo dei turisti.
      Come al solito hai colto bene quello che provo, è vero, provo un grande amore per i miei piccoli eroi fatti di parole e mi piace giocare con loro. ( ma in fondo credo sia così per tutti). Quello che mi preme di più è scavare alla ricerca del lato umano vero, con pregi e difetti, quello che non trovi negli stereotipi come il “buono”, il “cattivo” eccetera. Grazie per il tuo commento, a sabato per il finale. ciao 🙂

  • Ciao, Fenderman.
    Con la naturalezza che contraddistingue quelli che sanno fare, ci porti in fondo al tuo racconto e ci fai restare in attesa che se ne conosca la fine. Belli i racconti dei due e la trovata del mulo (allora usatissimo) che scalcia Ubaldino spedendoli in fondo allo strapiombo (un po’ ben gli sta, povero Galileo).
    Aspetto il finale è voto “Addio alle armi”.

    Alla prossima!

    • Ciao, Ubaldino col suo caratteraccio aveva sottovalutato il carattere del mulo che sarà pure mansueto e affidabile ma ha una sua dignità e quando lo offendi scalcia, non si mette a discutere di torti e ragioni… Scalcia e basta.
      Siamo al finale, arriverà sabato, spero con l’ultimo episodio di accontentare tutti e non deludere soprattutto chi ha avuto la pazienza di leggermi. Grazie, ciao?

  • Io voto Addio alle armi!

    Non mi aspettavo che la morte di Ubaldino fosse dovuta ad una “fesseria” da lui fatta! E quindi alla fine è rimasto solo un altro indovinello. Ma scopriremo alla fine qualcosa su questo fantomatico oro, oppure avremo solo un ultimo indovinello tra le mani?

    Ciao 🙂

  • Ciao Fenderman,
    sforni capitoli ad una velocità impressionante….e sono tutti uno piu bello dell’altro. Ho letto dal sesto all’ultimo e il giallo storico che stai imbastendo sta diventando una trappola per chi lo legge…complimenti.
    I personaggi che hai costruito , le loro storie e i modi in cui li fai interagire sono eccezionali. La storia d’amore di Lisetta e una cornice perfetta per il giallo che il Maresciallo deve risolvere. E sullo sfondo di tutto c’è sempre Cepparo che abbraccia tutti….molto bello.
    ePP

    • Ciao, graze, grazie, grazie.
      Cinque, sei giorni al massimo, specie nei gialli, e non di più, secondo me, sono il giusto ritmo. Sono soprattutto un lettore, e capisco la difficoltà di seguire certe storie… Che si trascinano per mesi. Ti ringrazio per il tuo apprezzamento, Cepparo mi piace, mi dispiace lasciarlo presto ma i gialli pretendono un finale, ahimè. CIao?

  • Ciao, Fendeman.
    Voto: non è finita, forse perché, in cuor mio, spero che questa storia possa continuare (anche se non so se è questo l’intento).
    Ho trovato la prima parte dell’episodio perfetta, degna di un romanzo da libreria (di quelli buoni, non le porcherie che, sempre più spesso, ingombrano gli scaffali a pagamento). La seconda parte un po’ mi ha confuso, dovrei rileggerla, i dialoghi serrati non sempre li afferro alla prima.
    Tutto il resto scorre veloce verso il finale che si chiude in tenerezza al quasi chiaro di luna. Bello, bello e basta.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, grazie, troppo gentile.
      Quella parte, Lisetta e la mamma, necessariamente compressa in poche righe contiene nomi e circostanze che, capisco può essere non immediato collocare per via del solito meccanismo del racconto a puntate, purtroppo non si riesce a superarlo sempre con facilità. Prometto di riuscire nel prossimo capitolo e intanto, naturalmente un saluto, buona giornata ??

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