Concerto di sangue

La scuola di musica

Il termometro segnava già ventisette gradi, ed erano solo le sette del mattino. L’ispettore Mariani scese dal letto e, a piedi nudi, uscì nel corridoio. Passando davanti alla stanza che era stata di Olga, si fermò e la fissò per un lungo istante. La porta era chiusa, ma sapeva che se anche l’avesse aperta non avrebbe trovato nessuno. Poco dopo, seduto al tavolo della cucina, ripensò al giorno in cui le aveva confessato il tradimento. Era stata un’esperienza umiliante, aveva supplicato e fatto promesse, ma non era servito a nulla, Olga era stata irremovibile.

“Forse col tempo riuscirò a perdonarti, ma non ho più fiducia in te. Ogni tuo ritardo suonerebbe come una scusa, vivrei sempre nel dubbio e questo mi logorerebbe”

Parole pronunciate con una semplicità disarmante, tuttavia erano stati i suoi occhi a fargli capire che era davvero finita. Finì il caffè, e dopo aver risciacquato la tazza tornò in camera a vestirsi. Guardandosi allo specchio, vide un uomo precocemente invecchiato, con qualche ruga in più e una moglie in meno. Il pensiero gli provocò una risatina isterica, calzò velocemente i mocassini e uscì nel caldo afoso di fine agosto. In questura era anche peggio. Il condizionatore non funzionava, e il ventilatore non faceva altro che agitare aria calda.

«Morini!» gridò verso la porta aperta dell’ufficio. Un agente si affacciò sulla soglia.

«Comandi, ispettore»

«Si può sapere quando arriva il tecnico? Sono tre giorni che quel cazzo di coso ci fa arrostire come polli allo spiedo!» disse indicando il condizionatore.

«La ditta cui ci rivolgiamo di solito è ancora in ferie, ispettore, e con questo caldo eccezionale è difficile reperirne uno, sembra siano tutti sommersi di lavoro»

Sulle labbra di Mariani affiorò una bestemmia, tuttavia la soffocò. Non era certo colpa di quel povero diavolo se i tecnici si facevano desiderare.

«Novità?» disse invece.

«Niente di particolare. Verso le tre un tossico è stato beccato con diverse dosi nei pressi della galleria, mentre una pattuglia è dovuta intervenire per sedare una rissa davanti a un pub; quando sono giunti sul posto però, non c’era più nessuno»

«Il tossico?»

«È rinchiuso in cella, vuole interrogarlo?»

«Ok, portalo qui»

Morini tornò dopo pochi minuti, solo.

«Beh?» fece Mariani.

«È arrivata una chiamata dalla scuola internazionale di musicologia, pare ci sia stato un omicidio»

L’ispettore si premette le dita sulle tempie, la settimana non stava sicuramente iniziando nel migliore dei modi.

«C’è già qualcuno sul posto?»

«Una pattuglia che si trovava praticamente davanti alla scuola»

«Lascia perdere il tossico, ci penserò più tardi»

La scuola di musicologia, una delle più rinomate università in tutto il territorio nazionale, si trovava a due passi dalla questura, in pieno centro storico. Quando raggiunse l’edificio, Mariani oltrepassò il portone per poi ritrovarsi in un cortile molto simile a un chiostro. Seduti sul muretto che lo delimitava, alcuni ragazzi discutevano tra loro in svariate lingue. Pur non conoscendo a fondo la scuola, aveva sentito dire che l’ottanta per cento degli studenti proveniva dall’estero. Sotto un porticato, in disparte, un uomo e una donna stavano facendo lo stesso.

«Scusate, sono l’ispettore Mariani, squadra omicidi» disse avvicinandosi ai due. L’uomo smise di parlare e lo squadrò da capo a piedi.

«Ci sono già i suoi colleghi di sopra» disse con una voce acuta, fastidiosa. Non fu tanto l’aspetto anonimo a colpirlo, quanto l’orribile completo grigio che lo faceva somigliare a uno spaventapasseri. Provò un’immediata antipatia nei suoi confronti, e non si curò di nasconderla.

«Lo so, ma guarda caso sono io l’incaricato delle indagini, dove sono i miei uomini?» Aveva cercato di mantenere un tono pacato, ma il tentativo non ebbe troppo successo.

«Mi scusi, ispettore, siamo tutti sconvolti» si affrettò a dire la donna. Sotto la gonna nera al ginocchio, Mariani immaginò un paio di gambe lunghe e affusolate, al resto preferì non pensarci.

«Sono Flora Marinoni, direttrice amministrativa della scuola, e lui è il professor Osvaldo Prandelli, docente di musicologia» disse porgendogli la mano. Il professore non fece altrettanto, ma a quel punto Mariani lo ignorò del tutto e si rivolse alla donna.

«Sarebbe così gentile da accompagnarmi?»

«Certo, mi segua, e lei porti i ragazzi in aula magna professor Prandelli. Anche se non sanno di preciso cos’è accaduto, la vista della polizia li ha messi in agitazione»

«Le lezioni sono già iniziate?» chiese Mariani mentre s’incamminavano verso una larga scalinata.

«Non proprio, ma per entrare in facoltà bisogna affrontare dei test d’ammissione, i posti sono molto limitati»

«Capisco, ma adesso vuole spiegarmi cos’è successo?» La donna si fermò sul primo gradino.

«Si tratta del professor Weber, il rettore, l’ho trovato io stessa nell’alloggio collegato al suo studio. Dovevamo vederci in aula magna prima dell’arrivo degli altri professori, e vedendo che tardava sono andata a cercarlo» disse con un filo di voce.

«Come è stato ucciso?»

Flora deglutì.

Come procediamo?

  • Il rettore è stato soffocato con un sacchetto di plastica (50%)
    50
  • Il rettore si è suicidato (25%)
    25
  • Il rettore è stato sgozzato. (25%)
    25
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8 Commenti

  • Ciao, Giotto61.
    Anche a me, come a Minollo, la scuola di musica ha fatto pensare subito a Suspiria, chissà se ti ha aiutato nell’ispirazione.
    Ho votato il sacchetto in testa, giusto per complicare un po’ le cose a Mariani che, tra parentesi, hai tratteggiato molto bene. Il soffocamento implica molte cose, tra cui la mancanza di sangue sui vestiti (l’assassino passa più inosservato e non ha bisogno di lavarsi, lasciando, potenzialmente, proprie tracce negli scarichi).
    Bell’inizio, asciutto e diretto, hai detto tanto in poco spazio e lo hai fatto senza esagerare, bene.

    Alla prossima!

    p.s. non farci aspettare troppo, nei gialli, soprattutto su questa piattaforma, i tempi dilatati non aiutano il lettore a tenere il filo. 🙂

  • Ciao!!! Mi unisco a Fenderman, dopo aver iniziato un’altra giornata torrida, una piacevole pausa di mezza mattina con un buon giallo. Mi piace come scrivi, sono curiosa di vedere come proseguirai.
    Voto per il sacchetto di plastica, lo sgozzamento con il caldo è un po’ troppo truculento e il suicidio troppo scontato. Alla prossima!!!

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