l’altra verità

Dove eravamo rimasti?

Cosa gli porterà questo natale? Amore (100%)

Il Circolo

Riprese il suo cammino perché i ricordi non gli facevano per niente bene. Tutt’altro, era un continuo girare il coltello nella piaga della sua infelicità. Svoltò all’angolo e poco ci volle, che finisse addosso ad un’altra persona che arrivava in direzione opposta.

‘Roberto, proprio tu… è da un’ora che ti sto cercando. Vieni. Andiamo al circolo. Sta succedendo di tutto.’

Era Michele, un altro barbone.

‘Di tutto? Cosa?…’ Non comprendeva ma si affrettò velocemente di fianco a lui per quella strada che ormai conosceva bene. Al circolo di solito si andava a mangiare una minestra calda, ma era anche il luogo per conversare, con gli altri sventurati come lui del più e del meno. A volte succedevano anche risse furibonde per questioni di confine. Ognuno aveva la sua zona da battere in cerca d’elemosine, avanzi o vecchi stracci; pertanto i nuovi arrivati davano sempre luogo a grandi litigi.  Entrarono quasi di corsa nel grande salone arredato solo con lunghi  tavoli allineati e sedie dappertutto. C’era un tale frastuono che ci misero un po’ a capire cosa stesse succedendo. Poi una voce si distinse tra le altre grazie al microfono e dalle casse acustiche, collocate nei quattro angoli del salone, dopo qualche sibilo si sentì: ‘Silenzio, silenzio. Per favore. Se state zitti potrò proseguire…’

Era il Direttore del circolo e non appena le voci cessarono proseguì: ‘E’ inutile interrompermi ad ogni nome che pronuncio. La scelta dei quaranta di voi, che passeranno il giorno di natale nelle famiglie che ne hanno fatto richiesta, è stata fatta e niente potrà essere cambiato. Ve l’ho detto non dipende da me. L’anno scorso qualcuno di voi non si è ben comportato e quindi, non avrà una seconda occasione. Inoltre alcune famiglie vogliono rivedere le stesse persone, anche se personalmente non sono d’accordo. Così è stato deciso e così si dovrà fare. Adesso vi prego di farmi proseguire senza interruzioni. Se non finirò per tempo, rischiate di saltare il pranzo.’ Proseguì nel silenzio generale. Ormai tutti si erano accorti della presenza di Roberto e si tranquillizzarono perché sapevano che lui avrebbe parlato per loro, come sempre. Ogni nome era seguito da un indirizzo e dal cognome della famiglia che lo avrebbe ospitato e rifocillato, per quel tanto atteso giorno di natale. Alcuni finivano per mangiare nelle cucine con la servitù. In quel caso le famiglie che li avevano richiesti erano troppo ricche per sedere al tavolo con loro. Quel gesto andava fatto perché tornava utile ai propri affari. Era solo il prezzo da pagare per scusarsi con il mondo delle proprie ricchezze e per guadagnarsi il posto migliore in quel famoso “paradiso” che, “semmai ci fosse davvero…meglio non correre rischi”. I più fortunati finivano nelle abitazioni di famiglie con figli adolescenti, dove spesso era proprio la padrona di casa a servire loro il cibo accompagnato da larghi sorrisi. In questo caso, la convinzione di meritare il paradiso era una certezza, così come la sua esistenza. Lo si faceva per i propri figli perché capissero quello che con le parole, non sempre si riesce a comprendere. Venivano guardati come marziani o come barboni ed era un continuo bombardamento di domande. Dalle più semplici: – Quanti anni hai? – e – Perché non hai una casa?- Alle più complesse che ovviamente suggerivano i genitori precedute da: – Perché non chiedi a questo Signore…- e via a scavare dentro il cuore di un povero disgraziato che è venuto fin lì solo per riempirsi la pancia e che quelle domande se le ripete tutti i giorni senza mai trovare risposte. Già, perché uno diventa un barbone?

Quando il direttore ebbe terminato Roberto aspettava con il braccio sollevato per chiedere la parola e tutti restarono silenziosi in atteggiamento di rispetto per quell’uomo che in un certo senso era il loro capo.

-Qualcuno di voi ha domande da porre? Ah sì lei Roberto dica.-

-Non accetto. Il mio posto datelo a qualcun altro…io ho già altri impegni.- Poi, fissò uno per uno quanti più sguardi possibile, mentre il direttore pensieroso sfogliava le sue carte. Finalmente qualcuno sollevò il braccio e ripeté: – anch’io, non accetto. Quel giorno… sono fuori città.- Poi un altro continuò nello stesso modo e ancora e ancora fino a quando il caos regnò sovrano. Tutti quelli chiamati, alzando il braccio avevano ripetuto le stesse parole di rinuncia nonostante considerassero quell’occasione, un grande regalo di natale che il loro stomaco certamente si meritava. Si giravano continuamente in direzione di Roberto e del direttore aspettando il seguito, sicuri che non sarebbe finita così. Adesso il direttore avrebbe detto – Va bene, va bene. Terremo conto delle vostre richieste. Avvicinatevi uno ad uno al mio tavolo e scrivete su un biglietto il nome della famiglia presso la quale volete essere ospitati e proverò ad accontentarvi tutti. – ma non fu così. Lui non parlò. Stette immobile a guardarli uno ad uno fin quando il chiasso scemò quasi del tutto, poi proseguì: – 

che natale sarà?

  • a casa del Sindaco (20%)
    20
  • al Circolo (60%)
    60
  • in solitudine (20%)
    20
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11 Commenti

  • Ciao, le premesse sono state mantenute!!! Un suggerimento? “Natale” si scrive con la maiuscola e fa un po’ più attenzione alle virgole, gioia e condanna di tutti gli scrittori.
    D’istinto avrei votato “in solitudine”, ma un diavoletto mi ha suggerito il sindaco. Voglio proprio vedere cosa si è inventato!!!

  • Ciao Roberto, vedo che la maggior parte delle frasi stavolta sono decisamente più corte 😀
    Te ne segnalo solo una, che forse poteva essere un poco più concisa: “Quando il direttore ebbe terminato Roberto aspettava con il braccio sollevato per chiedere la parola e tutti restarono silenziosi in atteggiamento di rispetto per quell’uomo che in un certo senso era il loro capo”.
    Per il resto, bel capitolo, aspetto il terzo per vedere cosa succederà.
    Alla prossima!

  • Ciao benvenuto nuovo racconto.
    Anch’io ho apprezzato il tema e lo stile composto che hai scelto,e anche io vorrei darti un consiglio se vuoi tenerne conto. Sono due parole che hai usato che mi suonano “stonate” …equo canone… Avrei scritto semplicemente “affitto”; e nella frase “e prometteva ogni giorno di abbandonarlo…” Io avrei usato “lasciarlo” perché un uomo del genere si lascia, non si abbandona . Tu però sei l’autore è non tenerne conto se non sei d’accordo. Voto Amore e aspetto il cap.2… Ciao🙋

  • Ciao! Bell’inizio, triste ma molto appassionato. Mi piace il tuo stile di scrittura e seguo la storia molto volentieri. Ti vorrei dare solo un suggerimento: alcune frasi sono particolarmente lunghe, ti consiglio di farle più corte, magari mettendo un punto in più 🙂 altrimenti rischi di rendere la lettura meno fluida e più difficile.
    Benvenuto e al prossimo capitolo!

  • Ciao!!! Che inizio triste… ma pieno di patos. Voglio proprio vedere come proseguirà. Per ora, in segno di benvenuto, ti segnalo sol un errore (magari è solo un refuso!!!) “accanto a se” sé, la prossima volta non dimenticare l’accento!!! Voto anch’io per amore.

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