La vera verità

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà ai nostri tre amici? Non si imbattono in nessuno ma trovano qualcosa (69%)

Ti tengo stretto

I tre entrarono nello strano bosco. Gli alberi neri e in maggior numero sottili e deformi, sembravano serpenti cavati dal suolo e pietrificati nel dimenarsi per fuggire sottoterra, le cime spoglie come mani protese al cielo chiedenti pietà. Gogu e Iorgu procedevano con cautela passando di albero in albero per mantenere la copertura, Zamfir li seguiva tremando e mantenendo le distanze dai tronchi facendo attenzione a non toccare nulla.

Un nuovo bagliore apparve, questa volta molto vicino, Zamfir emise un urlo, si girò di scatto per tornare da dove erano venuti ma un solido albero fermò subito la sua corsa facendolo finire a terra. Gogu e Iorgu fecero per aiutarlo a rimettersi in piedi.

“Ma sei stupido o cosa? Vuoi che chiunque sappia dove siamo? Alzati e tieni chiusa quella bocca!” Gli ordinò Gogu.

“La luce sembrava arrivare dal cielo anzichè da terra. Adiamo a vedere, da quella parte…” Bisbigliò Iorgu.

Percorsero ancora qualche metro nella selva e all’improvviso si ritrovarono di fronte alla casa. Il boschetto aveva ritagliato uno spazio circolare spoglio intorno all’edificio dove neanche l’erba osava crescere. Il suolo fangoso di color marrone scuro dietro di loro aveva lasciato lo spazio ad una conformazione piuttosto irregolare, come un campo appena arato, completamente asciutto e color cenere. Nonostante piovesse ormai da giorni, quel terreno era arido e sembrava che l’acqua non volesse averci niente a che fare.

“Dobbiamo attraversare questa zona e arrivare dall’altra parte, la luce arrivava da quella direzione, oltre quella casa.” Iorgu si era messo in testa al gruppo e procedeva in direzione della struttura, Gogu spinse Zamfir e si mise in coda.

Arrivati accanto all’abitazione sostarono giusto il tempo di assicurarsi che non ci fosse nessuno. Le mura erano composte da grossi blocchi di pietra incastrati a formare una piccola casupola circolare, una porta e due finestre in legno ed un tetto a fungo fatto di fasci d’erba secca dal quale spuntava un camino in pietra. Luci spente e nessun rumore; tacitamente decisero di non indagare ulteriormente e continuare nella direzione concordata.

Oltrepassata la struttura comparve di nuovo il lampo. Illuminò tutta la zona e riuscirono a vedere per un secondo la sua origine. Oltre le cime degli alberi, un’oscura figura con le mani rivolte al cielo dava loro le spalle. Così velocemente come l’avevano vista, altrettanto veloce rifuggì nel buio della notte. Seguì subito una risata lenta e pesante, di una vecchia donna, che giungeva da tutte le direzioni.

Il terrore in Zamfir non si fece attendere. Corse come non ebbe mai corso in tutta la sua vita, raggiungendo gli alberi prima ancora che i suoi compagni potessero rendersi conto della situazione. Iorgu e Gogu, dopo un breve scambio di sguardi, seguirono il compagno di buona lena. Di fronte all’uscio della casa, Gogu inciampò nel terreno irregolare e cadde faccia a terra. Si tirò su lentamente, frastornato dal colpo. La vista pareva annebbiata ed instabile, le risate si fecero ovattate nella sua testa e due voci cominciavano a distinguersi in quella confusione.

Vieni. Vieni da noi. Portaci con te.

Un’irresistibile voglia lo pervase, doveva entrare nella casa e aiutarli. Si tirò su lentamente e barcollò cadendo sulla porta della casa spalancandola. Le voci continuavano, più forti, a chiamarlo.

Vieni. Siamo qui. Portaci con te.

Alzò lo sguardo e lo vide. Un grande anello d’oro appeso al soffitto tra altri dieci brillava nel buio e lo attirava a sé. Lo aveva trovato, sentiva di averlo sempre voluto, ed ora sarebbe stato suo. Per sempre. Si alzò di scatto lanciandosi sullo scintillante oggetto e lo afferrò giusto in tempo prima che Iorgu lo tirasse per la casacca lanciandolo fuori dall’abitazione.

“Sei impazzito o cosa? Vieni, alzati e scappa se ci tieni alla vita, o giuro che ti lascio qui!”

Gogu ritornò alla realtà e scappò con Iorgu nel boschetto facendosi strada tra la pioggia e il buio, in direzione del villaggio. Le tetre risate li seguirono fino al limitare degli oscuri alberi, Zamfir li attendeva dove la collina scendeva verso il paese ed insieme raggiunsero la piazzola di guardia dove Iorgu era addetto alla sorveglianza.

“Perché diavolo sei entrato in quella casa così all’improvviso mentre tutti scappavamo?” Chiese Iorgu.

“Cosa hai fatto?” Incalzò Zamfir allibito.

“Io…non ricordo. Però questo non lo avevo prima…” Gogu porse la mano verso il focolare e fece vedere a tutti il grosso anello d’oro che aveva preso possesso del suo indice sinistro. I tre artigli che lo componevano erano entrati nella carne e strisce di sangue sporcavano il braccio fino al gomito. Il sangue però era già secco, le ferite già rimarginate e la carne già risaldata inglobando parte della branca al suo interno.

“Ma che diavolo…? Ma come…?” La paura cominciò a impossessarsi di Iorgu.

“Questo è l’anello del demonio!” Urlò Zamfir.

“E ora che facciamo?” Chiese il preoccupato Gogu.

Come proseguirà la storia?

  • Decidono di allontanarsi il più possibile da Napoca e cercare di dimenticare l’accaduto (9%)
    9
  • Cercano l’essere all’interno del bosco e umilmente chiedono aiuto per liberare Gogu dall’anello (45%)
    45
  • Cercano l’essere all’interno del bosco con un grande contingente per liberare il dito di Gogu dall’anello e uccidere il responsabile (45%)
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47 Commenti

  • Ciao Carter!
    In ritardo leggo il terzo; il terrore traspare molto bene nelle tue righe; I tre sono in balia di lampi, una casa misteriosa, acqua che non bagna e voci. C’è n’è abbastanza, e ora il particolare dell’anello, che probabilmente li obbliga a rientrare nel bosco per trovare una soluzione. Voto per un tentativo di forza, anche perché rientrare da soli sembra una follia.
    Complimenti per la narrazione, che non scende mai di tensione.
    Alla prossima ciao!

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