A shade of the night sky

Dove eravamo rimasti?

Cosa avrà detto Frederik a Madra? "Qui no. Incontriamoci al Day Club" (50%)

indietro nel tempo

“Non puoi sfuggirmi. Come se lo volessi davvero.” 

Quelle parole risuonarono nella sua mente, il monito dal passato che la rincorreva.  

Non aveva intenzione di lasciar perdere per niente al mondo. Anche se lui si fosse messo in mezzo lei avrebbe continuato ad indagare.  

“Sei così superficiale e annoiato da venire a dettare legge nella mia vita?” si girò verso di lui gelida e altera.  

Lui si voltò e la guardò dritta negli occhi marroni e profondi che aveva.  

“Non sei mai stata in grado di capire quando qualcuno si preoccupa per la tua incolumità. Non puntare il dito ogni volta.” 

“Mi pare che tu stia invadendo il mio spazio personale. Tornatene da dove sei venuto.” 

Frederik tornò sui suoi passi, la prese per il braccio e la tirò fino ad un vicoletto vicino e la mise contro il muro.  

“Mi sembra invece che tu stia prendendo tutto come uno scherzo. Non stiamo giocando, qui si gioca il destino dell’Europa e del mondo, se scoppiasse una guerra niente potrebbe fermare l’utilizzo del nucleare. Sarebbe una distruzione di massa. Vai via. Ovunque ma non qui.” 

“Rimanendo qui, FORSE, potremmo fermare tutto prima che sia troppo tardi, che dici servizi segreti?” 

“Non pensavo avessi fatto ricerche approfondite su di me.” 

“Non le ho fatte. Era intuibile perché fossi qui. E poi tutto il paesino parlava della tua promozione subito dopo l’università a “spia”.” 

“Pensavo odiassi le dicerie…” 

Ci fu un momento di pausa dal discorso. Si guardavano negli occhi. Frustrati, stressati e probabilmente un po’ impauriti. Per tutto ciò che poteva accadere in quei pochi giorni e che poteva essere fermato oppure lasciato correre per non generare conflitti inarrestabili.  

Poi vi era la tensione fra quei due. Così travolgente per due persone che sembravano non conoscersi. Così caotica ma intessuta nel loro intimo.  

 

 

 

Madra lo seguì fino all’ostello dove alloggiava. La stanza era scialba, un po’ vuota e senza sentimento. Come il proprietario, pensò. Il letto era classico, in legno e disordinato, con i vestiti appoggiati sopra alla rinfusa.  

“Nessuno ti ha insegnato che esistono gli armadi?” 

“Non fare come mia moglie.” 

“Come sta Joelle? È riuscita a sentirsi utile nella famiglia? Il matrimonio sicuramente le avrà cambiato il ruolo, da nullatenente e sciagura della famiglia a ricca ereditiera con un marito tremendamente affascinante.” Lo disse con voce da pettegola, non sapeva nemmeno lei il perché. Joelle la conosceva bene. Avevano passato la maggior parte degli anni di scuola insieme poi lei andò in una scuola privata per ragazze ricche, per risultare la moglie perfetta. Una volta avrebbe pianto insieme a lei per le sofferenze che doveva subire, la avrebbe consolata e aiutata. Ma ora non provava compassione per niente e nessuno.  

“Lo dici come se quasi ti importasse.” 

Ripiombò il silenzio. Le mura fredde, l’atmosfera riscaldata solo dalla stufetta a legna. C’era una luce soffusa, mentre lui si cambiava lei guardava nella direzione opposta ma l’ombra di lui risaltava sulla parete bianca.  

Di solito si dice che al cuor non si comanda. Ma qui invece fu una questione d’istinti. Lui si avvicinò e la abbracciò da dietro, dolcemente. Non sapeva come reagire, rimase immobile. Lui la fece voltare e si guardarono nuovamente negli occhi.  

“Rinneghi sempre la tua femminilità…” le sbottonò la camicia “…ma sei sempre pronta a ritorcerla contro di me.” 

Finirono su quel letto malandato, nella bruciante notte serba, inconsci del mondo e dei loro infimi destini intrecciati.  

 

Si addormentarono nudi sotto le coperte, sudati. Si svegliarono per le 9 e Frederik si fece una doccia, mentre ancora Madra sonnecchiava. Il tempo si era inesorabilmente fermato. O così almeno sembrava.  

 

Nella vecchia torre di Babele 

                         Il lamento non tace                                 (si anima una luce                                                                   che verrà spenta        per salvare          vita e vite      

 

Ignorare è pericoloso. Come giacere senza pensare. Madra infine decise di alzarsi dal letto e ricomporsi. Indossò la camicia e iniziò ad abbottonarla.  

Comparve Frederik dalla porta del bagno.  

“Dove vai adesso?” 

“Continuano a non essere affari che ti riguardano.” 

“Sai che non ti lascerò andare lì fuori a combattere per qualcosa che non puoi fermare.” 

“Non sei mai stato convincente.” 

“Ti ho convinta a passare la notte con me. Come la mettiamo?” 

“Frederik, me ne vado. Punto e basta. Smettila di voler fare l’eroe. Non ho bisogno di qualcuno che mi salvi e tantomeno di qualcuno che mi dica cosa è meglio per me.” 

Frederik non rispose. Madra andò verso la porta e fece per andarsene. Tutto ciò che accadde da lì in poi è confuso e raccontarlo è ancora più difficile. 

Cosa accadrà tra i due in quella stanza di hotel?

  • Madra lo inganna per servirsi di lui (100%)
    100
  • Un gesto disperato di Frederik (0%)
    0
  • Un accordo tra i due (0%)
    0
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17 Commenti

  • Capitolo 6)

    Sul capitolo in sé ho poco da sottolineare, racconti come si svolge questo passaggio, ma trovo forse in modo trovo “obbligatorio”. Questo ha motivato la mia scelta, dell’inganno, perché il rapporto fra questi due personaggi non mi ha trasmesso una vecchia attrazione, oppure una scintilla passionale. Ho visto due persone distanti, due conoscenti, ma nulla che giustificasse questo scambio e questo epilogo, se non per fini di trama e scelta narrativa. Ci specifichi che c’è qualcosa, ma non trovo che tu sia riuscito a mostrarcelo del tutto. Con l’inganno però dovresti riuscire a risolvere un po’ questo piccolo momento incerto (anche se narrativamente, per far valere di più la scelta dell’inganno, il lettore deve sentirsi convinto del giochino tra loro)

    Non ho altri appunti da farti in merito 🙂

    Spero di esserti stato almeno un po’ utile!

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://youtu.be/x3Yxqd2_jaY

    Alla prossima!

  • Capitolo 1)

    Ehi!
    Arrivo un po’ in ritardo, lo so, ma nell’arco di questa settimana conto di riuscire a recuperare la storia, sempre che possa farti piacere 🙂
    Per ora è ancora presto per potermi sbilanciare, quindi aspetterò di aver letto qualche altro capitolo.
    Nel frattempo, puoi trovare la lettura di questo primo capitolo su Youtube:

    Alla prossima!

  • Piaciuto…diverso dal solito. Unico dubbio: dopo quattro capitoli ancora non si può capire che è un giallo. Mi avevano insegnato che il giallo, come genere, si deve rivelare sin dalle prime pagine…comunque ora aspetto di vedere cosa significa quel botto. Ho votato il 2

  • E’ già il terzo giallo che temo sia stato abbandonato. E pensare che mi sono iscritto qui proprio per i gialli, genere che amo come lettore e che sto iniziando ad apprendere come scrittore. Cosa mi piace del tuo primo capitolo? lo stile narrativo, asciutto, moderno, con frasi brevi e chiare. Voto anch’io la seconda opzione, anche se in ritardo. Dimmi che continui, altrimenti non proseguo nella lettura. Ciao.

  • Buon giorno Sara Finnij,
    Ho appena letto il tuo incipit, mi sembra interessante, anche se breve. Un gatto, un pianoforte, uno scritto strano, ci sono tutti gli elementi per incuriosirmi. Ho votato per il gatto.
    Ho notato che in questo periodo i gatti ispirano molti degli scrittori della piattaforma.
    Anche nel mio racconto un gatto è protagonista di una storia fantastica.
    Brava, aspetto il secondo capitolo.

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