Pagine bianche di libri non letti

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede adesso? Torniamo al presente, ad Alfonso e Flaminio che, durante la cena sul lungofiume, fanno un incontro interessante; (60%)

Alfonso e Flaminio dopo una strana sequenza di sfortunati eventi, riescono a sedersi a tavola

“Ho chiuso qualcuno in biblioteca?” Chiese Flaminio, dopo essersi messo le chiavi in tasca.

“Non credo, sembrava fosse vuota.” disse Alfonso

“Mi pareva di aver sentito delle voci…” disse pensoso Flaminio “Sarà la fame. Che ne dice della Tana delle ostriche, fanno un timballo di peperoni delizioso. Oppure del Ghiotto Lancillotto, si mangia con le mani ma…”

“Se dobbiamo discutere, meglio un posto tranquillo Signor Flaminio: non trova?
Che ne dice del Ristoro dei Gatti? Un posto jazz dove fanno dell’ottimo pesce.”

“Se suonano il Jazz non sarà molto tranquillo” obiettò Flaminio “e se andassimo dai fratelli tagliatelle? Non è niente di impegnativo ma almeno si può parlare”

“Va bene, li si mangia bene e mi sembra di ricordare che hanno anche del buon vino. Ora andiamo però, o faremo tardi.”

Alfonso fece per incamminarsi ma Flaminio camminava lentamente verso la biblioteca. Gli occhi socchiusi, concentrato, cercando di cogliere qualcosa.

“Signor Flaminio, non si era detto di cenare?” lo richiamò Alfonso.

Subito però fu zittito da un gesto del bibliotecario, che lo invitò a raggiungerlo. 

Sotto una finestra socchiusa, i due udirono una voce stridula: “Tu resta pure! Io ne ho abbastanza di finire ferito e muto a causa di quello scimmione. Che se la sbrighino da soli lui e la sua Desdemona. Appena la borsa….”. Il rumore di una moto che passò sulla strada coprì però il resto della frase.

I due, in un lampo, furono all’interno della biblioteca.

Accesero tutte le luci. Presero a girare per i corridoi, tra gli scaffali, ma niente. Non trovarono niente. 

“Ha sentito anche lei, dottor Scardamatti, non è vero?” disse balbettando Flaminio. 

“Si, ma sarà la suggestione della giornata e la fame. Ripeto, andiamo a cena o non troveremo più nulla di aperto”, disse Alfonso, quasi per rassicurare se stesso.

Si incamminarono in silenzio, solo verso il fiume, Flaminio riprese a parlare:

“Oggi sono successe molte cose, la più sensazionale è il suo incontro con l’araldo. Non possiamo sottovalutare neanche le voci che abbiamo sentito in biblioteca, tanto più che non c’era nessuno quando siamo rientrati. Lei ricorda se dai Fratelli Tagliatelle ci sono dei libri?”

“Gli unici sono dei ricettari, che io ricordi.”

“Anche di quelli sarebbe meglio non fidarsi. Comunque, prima di parlare apertamente…”

“Signor Flaminio, sia più chiaro, lei ha l’aria di sapere cose che non mi vuole dire.”

“Gianni Benassi!”, esclamò Flaminio troncando la conversazione, “da lui non c’è nulla di quello che potrebbe nuocere. Andiamo lì, le tagliatelle aspetteranno”

“Ma come?” protestò Alfonso, “certo, Gianni è simpatico, ma a quest’ora? Non ci sarà ancora nessuno.”

“Meglio, così potremmo cenare e parlare in santa pace, senza orecchie indiscrete.”

Arrivarono davanti ad una porticina verde poco illuminata, sul lungo fiume. 

La vecchia insegna all’ingresso diceva: “BAR SPORT, PUGILATO e CICLISMO”.

Dentro c’erano solo poche persone. 

Dietro il bancone, Gianni Benassi, il famoso anfitrione. Sulla 50ina ormai da trent’anni, basso e solido, con capelli lunghi e una calvizie molto pronunciata. Era intento a lavorare con il coltello per aiutare il cuoco ma, non appena li vide, andò incontro a loro.

“Flaminio! Alfonso! Quanto tempo?! Signori e signore, oggi è il gran giorno: in cui finalmente ho per voi dei versi. Sedete e ascoltate”

“Oh no!” Esclamò Flaminio. “qui salta tutto il piano”

“Professore,” per Gianni, chiunque lavorasse coi libri era almeno professore, “non faccia quella faccia, lo so bene che voi venite qui svagarvi. Ma proprio poco fà è passato uno strano tipo è mi ha raccomandato di leggerela ai miei due amici intellettuali. Subito dopo siete entrati voi, se credessi alle coincidenze direi che questo è una specie segno.”

Ad Alfonso venne subito in mente lo strano incontro di quel mattino. L’assurda discussione sui sonetti zodiacali e la veloce fuga al suono delle sirene. 

“Una faccia come quella lì non te la dimentichi mica” disse il Benassi, certo di poterlo descrivere, “è una faccia che hai già visto, ma senza sapere dove. Si è presentato come uomo di lettere! Proprio così ha detto. Io ho chiesto se fosse uno studioso, un intellettuale. Lui mi ha detto no, ma che era dentro l’argomento.”

Vedendo che erano entrati altri clienti cercò di affretare la fine di quella conversazione.

“Per farvela breve, cari signori, ” disse, estraendo un foglio da sotto il bancone “devo recitarvi questa poesia e di dirvi che qui manca qualcosa, ma che ciò che manca non si è perso: si ritrova altrove”

Un guscio di pistacchio e mezzo

Pulivo gli avanzi della cena
spostando sedie dal pavimento,

vidi gusci di un pistacchio e mezzo
che suonavano muovendosi.
Si inseguivan seguendo linee
scivolanti via dal plausibile, 

Immaginando, via nell’ignoto
e speculando sul significato,
che insinuandosi nella mia mente 

voleva quiete, io non mi avvidi,
di un simbolo del mondo solido.

Vivida diga, del mobil l’anta,
alle mie fantasie, si pose 
con veemenza grande sul mio capo.

Destai, colsi me stesso, stupido,
fisso su di un guscio di pistacchio. 

Cosa succede adesso?

  • Arriva una sirena della polizia, ma scatena una reazione stranamente pacata. (17%)
    17
  • Scopriamo chi sono i clienti del bar Sport di Benassi (0%)
    0
  • La poesia contagia il racconto, Alfonso e Flaminio sono costretti a parlare in versi.. (83%)
    83
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50 Commenti

  • Capitolo 5)

    Il gioco di rime mi è piaciuto. Come sottolineato da Red, diversi lettori potrebbero avere qualche difficoltà nel seguire la storia, non tanto per la complessità, quando per il tempo trascorso fra un capitolo e l’altro. Anche io, che di norma riesco a ricordare grossomodo tutto, questa volta ho avuto qualche difficoltà, anche se poi sono rientrato nella storia.
    Dico che vorranno sapere da dove vengono!

    Aspetto il prossimo.
    Continua così!

  • Uhm, quanti misteri già in così pochi capitoli!
    Tutto molto interessante. Ho votato per l’incontro interessante durante la cena.
    vediamo chi è il prossimo personaggio. A presto.

    P.S. ho notato alcuni refusi nel racconto, capita anche ai migliori se non si sta bene attenti .

  • Capitolo 3)

    E con settembre torna anche il movimento sulla piattaforma.
    Voto per un tuffo nel passato, cosa che potrebbe comunque essere inclusa nelle prime parti dei Diari, in effetti. Lo stile e la caratterizzazione dei personaggi mi ha convinto, e mi sono piaciute anche le varie riflessioni esplicite o meno presenti all’interno del capitolo.
    Rinnovi la mia curiosità, quindi aspetto di leggere quanto verrà.
    Non mi sento di aver niente da segnalarti, se non le canoniche “>>”, ma solo perché risultano un po’ bruttine all’interno del narrato, a differenza delle canoniche da impaginazione. Ma sono sempre scelte! 😉

    Buona scrittura!

  • Ciao, bentornato.
    Anche se la storia potrebbe ricominciare da qua io andrei a vedere la donna. (Se non c’è una donna per me le storie illanguidiscono), e così mettiamo ancora un po’ di carne al fuoco.
    È un viaggio dal percorso accidentato fatto per ora di cose non dette e ho l’impressione che al di là delle vicende personali di Alfonso soprattutto, ci porterà sempre più in un mondo di domande, tante, ipotesi, tantissime, e risposte poche e vaghe. Mi smentirai? A te la parola🙋

    • Ciao,
      L’idea è proprio quella, tante domande, tante ipotesi e ancora nessuna risposta. O forse no. Io ho qualche idea sul perché stiano succedendo queste cose, ma non credo di essere sulla pista giusta. Al momento sono solo delle ipotesi non verificate.

      Per rendere la storia più interessante ci vuole una donna e ci vuole un cattivo. Su questo sono aperto a qualsiasi suggerimento.

      Grazie

  • Torniamo al presente, ad Alfonso e Flaminio che, durante la cena sul lungofiume, fanno un incontro interessante;

    Ciao! Bentornato! Se devo essere sincero, mi ricordo poco e niente di quello che è successo, tranne che i libri per alcuni sono bianchi e per altri no, quindi ho deciso di votare l’opzione più neutra per poter riallacciare i fili 🙂

    Ciao 🙂

  • Un scrittore ed un bibliotecario, coppia ideale per indagare sul mistero di libri che, a quanto pare, bianchi non sono ma, che a taluni così appaiono.
    Io tornei indietro per saperne di più sulla proposta dell’antiquario.
    I capitoli, che ho letto, adesso, di seguito, mi sono piaciuti e seguirò la tua storia.
    Alla prossima Gallo e buona giornata.

  • Capitolo 2)

    Ho trovato questo episodio un po’ più confuso del primo, a livello di comprensione, di quanto stiamo leggendo, perlomeno. Abbiamo ancora da scoprire molto, ma il tutto si presenta abbastanza divertente. Aspetto di capirci qualcosa in più!

    Mi pare che tutto fili abbastanza liscio 🙂

    Aspetto il prossimo!

    Trovi la lettura sempre su Youtube, dalle 9:00 del 3 Maggio:
    https://youtu.be/7SFWy3ML1zI
    Alla prossima!

  • I personaggi (e i loro interessi) sono spassosi e la trama intrigante. Anche se mi tenta moltissimo il ghost writing di Alfonso, terrei il focus sulla biblioteca, altrimenti il rischio è che la trama diventi troppo dispersiva. Magari l’opzione ghost writer può essere riproposta più avanti (ci conto). Quindi, voci in biblioteca siano!

  • Capitolo 1)

    Non c’è proprio niente male come inizio!
    Mi piace. Spero di recuperare il prima possibile il prossimo, così da capire dove vuoi portarci con questa bella avventura. Non ho particolari consigli da darti per questo episodio, se non controllare alcuni passaggi, forse un po’ troppo “elaborati”. Nulla di grave, beninteso. Parlo per il lettore medio 🙂
    Mi hai incuriosito.
    A proposito, se la cosa può farti piacere, ho letto il primo capitolo su Youtube:
    https://youtu.be/JL0AK5-4_K4
    Se vorrai, continuerò anche con i prossimi!

    Buona scrittura!
    Al prossimo capitolo!

  • Saltiamo al mese prima, mi pare l’opzione più interessante.
    Ciao, Gallo.
    La storia si presenta bene, i personaggi sono strani e complicati al punto giusto e il mistero è un ingrediente importante, ma non invadente. Bene.
    Mi permetto di muoverti una piccola critica, che noto io, ma potrebbe non essere così importante: nella frase “Alfonso gustò il piacere effimero di poter uscire senza aggiungere cappotti, sciarpe e guanti.” c’è qualcosa che non mi torna, si arriva dall’estate e il corpo ha ancora memoria del caldo patito, la mente difficilmente penserà a sciarpe e cappotti. Forse sarebbe stato meglio parlare di una brezza fresca o dell’arrivo di un temporale per donare ad Alfonso una bella sensazione. Non so è una mia idea.
    Ti segnalo anche un piccolo refuso: ScardamanNtti nell’ultimo passaggio e manca l’accento al sì (affermazione). 😉
    Sono solo piccolezze in un buon testo, fai delle mie osservazioni quel che vuoi 🙂

    Alla prossima!

  • Salto indietro nel tempo!

    Bentornato! Cerca di pubblicare con regolarità perché a lungo andare ci si dimentica tutto. E se rileggere un singolo capitolo può essere fatto, rileggerne tanti ogni volta che si pubblica uno nuovo può diventare un problema.

    Ciò detto, il capitolo è molto interessante e preannuncia grandi cose ^_^

    Ciao 🙂

  • Ciao ilGallo
    Letto e riletto, colpito dall’esigenza delle pagine bianche e dal periodo: “Era necessaria la frammentazione per distruggere l’unità di quel linguaggio magico e mescolarlo alle lingue comuni…” Del primo capitolo dove c’è una sorta di fecondazione dei linguaggi popolari da parte della lingua ” magica”.
    Qui si aprirebbero molte riflessioni, che rimando a poi quando per bontà tua capiremo qualcosa in più.
    Intanto tornerei a un mese prima.
    Bentornato e buon lavoro, ciao?

  • Ciao Gallo!
    L’inquietante ipotesi sulle storie ancora da scrivere mi ha portato qua. Alfonso si distrae e sembra Michele Apicella quando discetta di calzature femminili al commissariato; cerca attentamente di svagarsi, lodevole. Voto perché qualcosa lo trattenga per strada.
    La necessità e non un Dio arrabbiato ha abbattuto la torre: bello e suggestivo, anche se qualcuno direbbe: “due modi di indicare il medesimo concetto”.
    Seguo il tutto, al prossimo! Bravo!

    • Grazie mille, ho letto solo adesso il commento perché, come si può notare, sono s tato a lungo lontano dal sito.
      Sul fatto che la “Necessità” sia paragonabile ad un “Dio arrabiato” ho le mie riserve. Io le vedo appunto come due opposti. Il Dio dell’antico testamento, o gli dei classici, mi sembrano proprio delle figure che operano miracoli per contrastare il naturale ordine delle cose. La Necessità, invece, è la natura che fa il suo corso.
      I ogni caso grazie del bel commento e, finalmente, è arrivato il seguito.

    • Grazie mille,
      Per questo racconto sto sperimentando un nuovo metodo di scrittura del prossimo capitolo: invece di aspettare il voto e poi orientarmi su quello, sto scrivendo tutte i possibili secondi capitoli e poi pubblicherò solo quello che verrà votato di più.
      Posso già dirti quindi che la discussione sta già avvenendo ed è contemporaneamente sulla torre e sulla casa, senza essere su nessuno dei due argomenti.

      Spero che il prossimo capitolo aggiunga ulteriori domande ed incomprensioni sulla storia.

      Grazie ancora e a presto.

  • Ciaoo!
    Ma che forte! Non ho la più pallida idea di quel che ho letto, ma mi è piaciuto tantissimo! Il contrasto tra la sua leggera perversione e questo inizio d’avventura mi ha gasato! ? rispecchia molto gli eroi moderni, che non hanno nulla di eroico e che ti riescono a sorprendere!
    Andiamo in biblioteca!!!!
    Buon lavoro ?

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