Pagine bianche di libri non letti

Dove eravamo rimasti?

La porta del locale si spalanca. Chi entra? Un uomo con un giubbotto nero e un cappuccio calato in testa. (75%)

Un giorno di festa

Flaminio aveva bevuto troppo. Tutte quelle chiacchiere su personaggi che escono dai libri, torri che cadono, convegni segreti in un bar di provincia; tutto questo lo rendeva nervoso. Quando era nervoso beveva.  Quando gli chiesero quale fosse il suo libro di provenienza, bevve un altro bicchiere: quello che sarebbe stato meglio evitare, quello che segna la differenza tra l’allegria e il malessere, quello di cui ti penti il giorno dopo. Il problema è che, finchè non lo si beve, e spesso neppure in quel momento, non si conosce quel limite.

Flaminio in quel momento lo superò; si rese conto di aver compiuto il passo falso e capì che l’indomani sarebbe stata una giornata difficile. Non gli servì a nulla, nel momento stesso in cui capì, si dimenticò. Il sospetto lo dilaniava. Credeva che lo stessero prendendo in giro. Quando arrivò il Benassi con dei piatti di spaghetti fumanti e un tagliere di formaggio con del pane, lo aggredì facendogli quasi rovesciare tutte le portate.

“Tu ti sei messo d’accordo con questi! Che vi prende a tutti? Pensate che sia uno scherzo divertente? Prima i libri bianchi, poi le voci, adesso voi che giocate a non so quale gioco…”

Alfonso intervenne: “Flaminio, su, siate ragionevole. Gianni non poteva sapere che saremmo venuti qui a cena, e non mi pare che queste persone lo conoscano. Dico bene Gianni?”

“Si” risponde Gianni, “Non li ho mai visti prima d’ora, anzi sono preoccupato quanto voi per quello che sta succedendo stasera nel mio bar: c’è la partita e non la guarda nessuno.”

“Bene, vorrà dire che per una volta la guarderò io” sbottò l’Ottolenghi. “Gianni! Chi gioca? Io tiferò per i più scarsi, spero di portargli fortuna”.

Alfonso si scusò con gli altri due signori: “Non fateci caso, è stata una giornata pesante per tutti. Ditemi ancora signori, voi davvero pensate che io e il mio amico veniamo da… un libro?”

“Quod pensierus nostrum nic es relevantum. Poter exes problema notorius!” esordì il gabbiano.

“Vedete,” cercò di spiegare Haik, “se voi veniste da un libro tutto sarebbe più semplice. Se voi veniste da un libro come me, come il compare messer Giandotto, come quei due in fondo che sono due dei soldati che sfilano nel paese di «Orgoglio e pregiudizio», tutto sarebbe normale. Normale almeno per il tempo in cui viviamo.”

“Perché, in che tempo viviamo oggi?” incalzò Alfonso

“Not perpetuam parlar con codesto, si est verum che le verdado soran nostrum adverso mortal!” disse messer Giandotto rivolto ad Haik

“Nemici mortali?” rise Haik, “Io ormai non ho più né amici né nemici. Ho girato in lungo e in largo questo mondo; sarei felice di ritrovare la strada di casa e ritornare tra gli alberi genealogici del mio rotolo.” 

Haik rispose poi ad Alfonso: “ Prima i personaggi avevano rispetto delle loro storie, pudore nell’uscire dai libri in cui si trovavano. Prendevano il loro compito seriamente. Il lieto girovagare era riservato a quelli, come me, che non avendo mai avuto lettori erano necessariamente destinati all’oblio. Gli altri personaggi si consentivano tutt’al più fughe in avanti o indietro nelle loro storie, o andavano ad incontrare libri vicini. Ha mai riletto un libro dopo averlo cambiato di posto nella libreria. Ci provi e saprà dirmi”

“Oggi non è più così?” chiese Alfonso

“Da qualche tempo accade che i personaggi escano fisicamente dai libri lasciando dietro di sé solo il ricordo. Questo ricordo è sufficiente a tenere il testo sulla pagina, se il lettore è ben disposto e in grado di completare questa ombra. Ma se il lettore non conosce nulla delle storie non riesce a completare col suo ingegno l’ombra e la nebbia avvolge quelle pagine.”

“Per questo io e Flaminio vedevamo i testi dove altri vedevano pagine bianche. Conoscevamo già le storie o comunque avevamo già letto di personaggi simili…” Alfonso si bloccò con il sorriso di chi ha capito tutto quando la porta d’ingresso si spalancò ed entrò, assieme ad una folata di vento e neve, un uomo alto e secco con un grande cappuccio nero calcato in testa.

In quella stagione calda e afosa, nessuno si sarebbe aspettato la neve. Sembrava invece che tutti stessero aspettando l’uomo in nero. Messer Giandotto fu il primo ad andare da lui “Lo magno magistro! Infine arrivaste. Quivi coagula maximo periglio et minima consuetudo. Codesti signori noc conosebant librem provenientia.”

“Lo so, lo so, Giandotto. Non ti preoccupare. Oggi è un giorno di festa.” disse con voce entusiasta l’uomo, “Dottor Scardamatti, vedo che siete qui! Adoro quando profetizzo eventi che poi si avverano, succede così di rado… Ah, non dovrete più preoccuparvi delle sirene, per un po’ non vi daranno noia. Anche quella che aveva preso casa di fronte a voi, ora è prigioniera in un buco di sceneggiatura e per un po’ non ci darà noia. Ma cosa si mangia qui? Gianni!!!! Un altro piatto anche per me. Ho una fame da lupi.”

Il sorriso che fece dicendo l’ultima frase mise i brividi ad Alfonso. Cosa avrà voluto dire con quella storia delle sirene? Non era la prima volta che quello strano tipo le nominava.

Cosa succederà nel prossimo episodio?

  • Torniamo al pomeriggio e al primo incontro tra Alfonso e lo strano personaggio incappucciato. (0%)
    0
  • Flaminio continua a bere, fino a dar corpo ad un'amica immaginaria che si rivela fin troppo reale. (33%)
    33
  • Flaminio, al 90°, capisce che ha bisogno di fatti oggettivi a supporto della sua tesi e torna da Alfonso. (67%)
    67
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66 Commenti

  • Ok, le troppe interruzioni hanno inficiato e non poco il racconto, però questo finale è veramente fico! È un buon finale aperto e mi ha soddisfatto, cosa che non mi aspettavo.
    Non so se vorrai dirci qualcosa tra i commenti, ma noi ci leggiamo alla prossima storia 🙂

    Ciao 🙂

  • Ciao Gallo 🙂
    Beh come conclussione un po’ macabra direi 🙂 e siamo rimasti curiosi di scoprire chi sia questa misteriosa ragazza 🙂 un entita’ oscura? Una strega 🙂
    davvero complimenti 🙂 bella storia con un finale aperto che ti puo’ dfare la possibilita’ di riprenderal o continuarla in una nuova storia 🙂
    Per ora complimenti per la conclusione e ci vediamo presto con una nuova storia 🙂

    • Grazie mille, l’idea è di trasformare questa intuizione delle pagine bianche in qualcosa di più corposo.
      Dove tutto avrà più spazio per essere compreso, sia da me, sia da chi legge. Per ora ho bisogno di iniziare qualcosa di molto corto e spensierato. Ho bisogno di innamorarmi della velocità e di allenarmi a scrivere con più continuità.

      Grazie mille per avermi letto.

  • Tutto tranquillo… troppo tranquillo!

    Ciao! Manca un capitolo alla fine ed io non ci ho ancora capito niente, forse complice le lunghe pause (anche per scassamenti del sito), ma vediamo dove ci porta il finale della storia (o se vai ad un seguito) 🙂

    Ciao 🙂

  • Ciao Gallo 🙂
    Mi fai ridere , sono sicuro che ti stai scompisciando pure tu a portarci questa storia 🙂
    Lewis Carrol contro la legge monopattino 😀 ahahah 😀
    Io voglio un finale inquetante percio’ opto per questo e voglio vedere che cosa ci tiri fuori 🙂
    Ma il nome Astolfo invece di Alfonso nella terzultima riga ce l’hai messo di proposito per vedere se siamo svegli o e’ un refuso 🙂
    Comunque a presto con il gran finale 🙂

    • Ciao BlackCat,
      grazie per le belle parole.
      In realtà la polemica contro la polemica contro i monopattini sarebbe stata molto più lunga ed articolata ma, (se becco chi l’ha inventato non so cosa gli faccio!!!) il limite dei 5000 caratteri impone delle scelte.
      Il nome di Astolfo è un refuso. O meglio è esattamente uno di quei casi in cui un fraintendimento apre le porte a nuovi significati. Ormai Alfonso dovrà fare i conti con l’eredità del paladino di Carlo Magno che volò sull’ippogrifo.
      Inizio subito a scrivere il finale, che con i miei tempi non so quando verrà

      Grazie ancora.

  • Ciao Gallo 🙂
    Avevo letto il titolo di questa storia tempo fa e’ mi aveva colpito 🙂 E’ molto poetico 🙂 pero’ poi tra le varie storie e i diversi autori ti avevo perso di vista 🙂 Ora che ti ho rivisto pero’ ho colto l’occasione per leggerti tutto d’un fiato 🙂
    Che dire in questo racconto sei riuscito a creare un mondo fantastico dove c’e’ proprio di tutto , storia, poesia e suspance in ogni capitolo 🙂 peccato essere arrivato quasi in conlucione di storia 🙂
    Per quanto riguarda il capitolo 8, mi e’ piaciuta l’idea di descrivere la partita in versi 🙂 inoltre vorrei capire di piu’ chi sia Germano 🙂
    Un amante del mistero come me non poteva scegliere che qualcuno li segua nel prossimo capitolo 🙂 chi? Questo tocchera a te farcelo sapere 🙂
    Ti seguo e attendo il pre finale 🙂
    A presto 🙂

    • Grazie mille, per l’interesse e per la pazienza.
      Purtroppo quando penso che sia tutto pronto per la pubblicazione, mi viene da cambiare tutto e, cambiando tutto, sforo il limite dei 5000 caratteri.
      Adesso ho studiato una tecnica che dovrebbe velocizzare gli ultimi due episodi, ma la svelerò solo se funzionerà.

      A presto

    • Ciao, il misterioso uomo in nero ha incontrato Alfonso in uno dei primi capitoli. Purtroppo non era in una delle opzioni votate e quindi quell’incontro non è stato letto da nessuno.
      Dopotutto i personaggi hanno una vita che va oltre a quello ch possono conoscere i lettori. 😉
      Potrebbero conoscerlo votando di tornare al pomeriggio, ma mi rendo conto che il richiamo dei fatti oggettivi è forte.

      Grazie per continuare a leggermi; però mi sto velocizzando, di questo passo potrei anche arrivare a scrivere un episodio a settimana.

      Ciao
      ilGallo

  • Capitolo 5)

    Il gioco di rime mi è piaciuto. Come sottolineato da Red, diversi lettori potrebbero avere qualche difficoltà nel seguire la storia, non tanto per la complessità, quando per il tempo trascorso fra un capitolo e l’altro. Anche io, che di norma riesco a ricordare grossomodo tutto, questa volta ho avuto qualche difficoltà, anche se poi sono rientrato nella storia.
    Dico che vorranno sapere da dove vengono!

    Aspetto il prossimo.
    Continua così!

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