Il nascondiglio

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Erano ormai quarantatré ore che era chiuso lì dentro, e non aveva molto con sé: una stufa elettrica, una torcia, un sacco a pelo, cibo in scatola, alcune bottiglie d’acqua e due catini dove aveva appena liberato i suoi bisogni. Avrebbe potuto utilizzare il bagno al piano di sotto, e tutto il resto della casa se avesse voluto, ma sapeva che se fossero arrivati, avrebbe avuto più possibilità di salvarsi rimanendo rinchiuso lì, anziché muovendosi in una casa alta due piani, dispersiva e con i pavimenti di legno pronti a scricchiolare a ogni passo. Voleva che in quel luogo disabitato non ci fosse la minima traccia di un suo recente passaggio.
Per questo aveva deciso di stabilirsi nel solaio, con la scala retraibile completamente sollevata e bloccata dall’interno. E se avessero provato a forzarla, sarebbe fuggito dal tetto, sgusciando fuori dal lucernario, per poi calarsi a terra con una corda in juta. Solo così si sarebbe salvato.

Si trovava in una vecchia baita, risucchiata dai boschi che coprivano il versante disabitato di una montagna non troppo alta. Il paese più vicino era a valle, a un’ora di cammino, e anche se la neve era svanita da ormai quattro mesi, il freddo umido e pungente delle ore serali lo debilitava molto, rendendolo vulnerabile e togliendogli sonno e lucidità. Angosciato, rimase sveglio con gli occhi spalancati e rivolti in modo alternato tra l’abbaino e il lucernario sopra di lui, che accoglieva la finta luce della notte; ma non era il buio a tormentare i suoi pensieri, bensì il cielo, che era scuro, infinito e punteggiato da miliardi di stelle che lo fissavano come gli occhi insistenti e fastidiosi di un voyeur. E questo lo mandava in ansia, in una paranoia crescente, che lo aveva convinto che il cielo non fosse l’unico a osservarlo. Forse c’erano anche loro là fuori, appostati nel bosco che cercavano di capire se in casa ci fosse qualcuno, pronti a irrompere per… be’, non voleva neanche pensare cosa gli avrebbero fatto se lo avessero preso.

La paura saliva, e naso e bocca faticavano a sbuffare il suo respiro ansioso. Aveva bisogno di assicurarsi che anche lì dentro non ci fosse nessuno nascosto con lui. Slacciò il sacco a pelo, e lo scalciò via con un movimento isterico. Accese la torcia e sondò, con le mani tremolanti, ogni angolo del sottotetto, senza intercettare nulla oltre la polvere e le ragnatele, le cui ombre, al passaggio della luce, si allungavano sulle travi che ricoprivano le pareti retrostanti.
Si sollevò di scatto, ebbe un capogiro e cadde a terra, a gattoni, con il viso davanti al vetro dell’abbaino. D’istinto tese il braccio, girò la maniglia e aprì la piccola finestra, giusto un varco che coprì subito con il suo corpo magro, buttando fuori il naso per prendere un po’ d’aria fresca. E non appena l’ansia si placò, capii di aver fatto una cazzata, di essersi esposto attirando la loro attenzione con la luce della torcia e, soprattutto, con il cigolio della finestra che aveva risuonato per tutta la piana circostante.

Chiuse le imposte con un’accortezza e una lentezza degna del miglior ladro d’appartamenti mai vissuto sulla Terra, evitando così altri rumori. Soffocò la luce della torcia premendola sul petto. Poi si appoggiò con le spalle alla parete accanto, estrasse un piccolo taccuino dalla tasca e lo illuminò coprendo il bagliore con il suo corpo accovacciato. Sfogliò frettoloso le pagine piene di appunti scritti a mano, e si soffermò su un disegno. Era lo schema di una mappa, ma senza riferimenti effettivi se non alcuni disegni grossolani che rappresentavano un fulmine, un treno, il simbolo dell’“€”, e una montagna con sopra una casa. Spense la torcia, chiuse il taccuino, si alzò in piedi e lo nascose nei pantaloni, sotto le mutande. Quindi si infilò nuovamente nel sacco a pelo e chiuse la zip, tenendo fuori le braccia.
Il suo sguardo si spostava scattoso tra la finestra e il lucernario, i punti deboli del nascondiglio, quelli che lo esponevano al mondo. Se gli uomini elettrici fossero arrivati da lì, pensava, non avrebbe avuto scampo. E ora, doveva stare attento anche a questo.

Riuscirà, l'uomo, a gestire le sue paure?

  • L'uomo non si sente sicuro e pensa di andarsene subito (0%)
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  • Al mattino viene svegliato da qualcuno che gira per casa (0%)
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  • L'uomo decide di rimenre lì un'altra notte (100%)
    100
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