LA BAMBOLA

TROVATELA!

«Trovatela subito!» Strillò la signora Crawford, sporgendosi col petto dalla balaustra. I domestici allarmati si fermarono, come topi spaventati alzarono appena lo sguardo.

«Adesso!» aggiunse con uno strepito. I poverini dabbasso ripresero a muoversi, cozzando gli uni contro gli altri; le due cameriere, la cuoca, il giardiniere e financo l’autista, infine, si sparpagliarono e sparirono in diverse direzioni, ognuno impegnato in un’unica missione: trovare il prezioso giocattolo.

«Mia cara, dovresti calmarti» disse il signor Crawford, uscendo dal suo studio «o ti verrà un altro attacco!»

«Non dirmi di calmarmi. Non posso calmarmi finché la bambola salterà fuori. Il signor Altman sarà qui stasera, Monsieur Arthur Dupin sarà qui… Oh, mi pare di svenire!» il viso della donna si fece terreo in un istante. Il marito la sostenne passandole un braccio intorno alla vita, con delicatezza la condusse verso la stanza da letto e l’aiutò a distendersi su un’ottomana. «Sono tutte sciocchezze, lo sai» le sussurrò «ho letto un articolo, proprio qualche giorno fa su questi presunti medium. Sono solo ciarlatani. Lo fanno per il denaro, per impressionare persone deboli e bisognose di credere…»

«Bisognose? Deboli? Io non ho bisogno di credere a nulla e non sono debole!»

«Non fraintendermi sempre. Sai cosa volevo intendere, sono persone che fingono di parlare con gli spiriti per trarne un qualche vantaggio.»

«Oh, caro, tu non capisci niente! La mia bambola è speciale. Io lo so. Voglio che Sir Dupin la veda e che Altman, che è uno scienziato, e nient’affatto un ciarlatano, uno dei massimi esponenti della società per la ricerca psichica, la esamini e mi dica, insieme alla medium, se davvero è un tramite con l’aldilà. E Smettila di guardarmi come se fossi un’idiota!»

L’uomo si rabbuiò. Intuito il disappunto del marito, la donna assunse un’espressione capricciosa. «Le mie amiche, e soprattutto Tally e Berenice Cody, farebbero qualsiasi cosa per trovarsi al mio posto stasera. Sii buono con me, caro. Lascia che abbia anch’io il mio momento. Tu hai gli affari, le uscite al club maschile e io che cos’ho?» piagnucolò.

«Una casa enorme e una sfilza di inservienti e serve da fare invidia a una regina!»

«Sì, e te ne sono grata, ma voglio qualcosa che appaghi il mio spirito, caro.»

Il signor Crawford si alzò, la mano della moglie lo trattenne per la manica della giacca.

«Promettimi che sarai buono con me, promettimelo.»

«Come sempre» le disse e con un lieve strattone disarcionò le dita che ancora lo trattenevano.

Edith Crawford, come punta da uno spillo si alzò, infilò la porta e tornò a sporgersi dalla balaustra; individuò una delle cameriere, scese le scale con piglio risoluto e le si parò dinanzi.

«L’avete trovata?» le chiese. La ragazza scosse il capo.

«E allora che fai ferma lì, stupida? Corri a cercare!»

La giovane annuì, gli occhi lucidi e le guance in fiamme, e sparì in direzione della cucina.

il signor Crawford che, uscito dalla stanza a sua volta, aveva assistito alla scena alzò lo sguardo al cielo e poi lo posò sul quadro che stava appeso tra la sua stanza e quella della moglie. Ritraeva la figlia piccola di Pierre Etienne Garemond, pittore francese del Settecento. La bambina teneva tra le mani una bambola e quella bambola, a detta di chi aveva venduto il quadro a sua moglie, una decina d’anni prima, aveva il potere di attirare gli spiriti. «La bambola deve seguire il quadro, se vuole uno deve prendere anche l’altra.» Così li avevano comprati entrambi, bambola e quadro; e da quando Edith ne era venuta in possesso, quel mostriciattolo vestito di mussola verde era divenuto un tesoro da custodire con gelosia; la mostra alle amiche era un evento raro e a nessuno, neanche al signor Crawford che, di fatto ne era il legittimo proprietario in quanto pagatore per procura, era permesso di toccarla. Era rimasta sulla toeletta per dieci anni e ora non si trovava più e lui, che di grattacapi ne aveva fin sopra i capelli, avrebbe voluto che tutto sparisse, con uno schiocco di dita.

«Accidenti,» la voce di sua moglie arrivò da sotto «proprio adesso che il maestro ha finalmente deciso di accontentarmi. Oggi, che sarà qui nella mia casa, la bambola non si trova!» strepitò mentre la rabbia le incendiava il decolleté.

Il marito si affacciò e dall’alto le disse: «Non temere cara, la troveranno. Vedrai.» poi tornò a guardare il dipinto, rimuginando sul fatto che quella bambola odiosa aveva portato solo sfortuna in quella casa. Il loro unico figlio era nato morto, una delle fabbriche di Detroit era bruciata e le commesse erano calate. Le sostanze di famiglia si assottigliavano con preoccupante celerità e uno dei membri del consiglio si era suicidato la settimana prima, gettandosi nell’Hudson. Tuttavia, in quel mare nero di sciagura, sua moglie si disperava per una dannata bambola!

Il telefono squillò, Crawford distolse lo sguardo dal quadro e attese che qualcuno rispondesse, ma la servitù era impegnata nella ricerca del feticcio e, alla fine, dovette rispondere lui.

COSA ACCADRÀ NEL PROSSIMO EPISODIO?

  • CONOSCEREMO MEGLIO IL SIGNOR CRAWFORD (0%)
    0
  • I DOMESTICI CONTINUERANNO LA RICERCA E CONOSCEREMO LORO (40%)
    40
  • ARRIVERANNO GLI OSPITI E LI CONOSCEREMO (60%)
    60
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155 Commenti

  • Bel finale davvero, non l’avrei mai immaginato. Uno stratagemma per far pensare che i fantasmi non esistono, poi per togliere ogni dubbio, una risata argentina per confermare la loro esistenza. Sei stata brava nel delineare, per tutto il racconto, la personalità dei vari personaggi. Sì, la tua storia ha il sapore dei vecchi salotti di una Londra vittoriana, gradevole e compunta. Ci sentiamo, spero presto con un’altra bella storia.

  • Ciao Allegra!
    Finalmente leggo la decima. La risata finale è la firma dell’autrice, più che un ectoplasma direi un colpo alla Hitchcock. Il finale è commovente, con la povera Tumble che finisce in un quadro complicato, e accetta, per devozione, di uccidere; il legame che si crea in una gerarchia “domestica” deve essere davvero particolare, e conosco esempi reali su cui riflettere.
    Hai scritto un finale molto bello, dove vogliamo bene al colpevole e alla vittima, che ha pensato a tutto, anche alla polizza sulla vita della bambola. La bambola è la protagonista, che con il suo fascino ha imbambolato Edith. Che si era scelta a suo tempo un gran marito, ecco la sua polizza vera e propria.
    I personaggi hanno portato empatia e simpatia, e messo dubbi su chi come me non ci prende mai sul colpevole. Insomma, il classico “attori in stato di grazia” ?.
    Tu non ti smentisci, io sono troppo buono: non ne usciamo, ma resto ammirato anche da questo racconto che è cresciuto piano piano e ha reso omaggio ai gialli più classici e compassati.
    Bravissima, una buona domenica e a presto.

    • Ciao, Minollo.
      Le persone che vivono a stretto contatto con altre finiscono, in qualche modo, per fare parte della famiglia o per sentirsene parte (anche quando parte non sono); in questo caso, la Tumble ha vissuto tanto con queste persone, ha visto le loro vittorie e le loro sconfitte e ha sofferto per loro che, essendo lei sola, sono diventati la sua famiglia. Sono contenta che questo aspetto sia venuto fuori e sia stato compreso e hai ragione anche sul fatto che Edith ha avuto la fortuna di trovare un ottimo marito (qui ho preso spunto dalla realtà, anche io mi sono scelta un gran marito ?) che le ha garantito una vita agiata e serena e ha fatto quel che ha potuto per continuare a garantirgliela anche dopo la sua dipartita.
      La risatina finale, da attribuirsi alla bambina fantasma, voleva servire da inclusione nella trama di questa ragazzina che, a suo modo, ha aiutato la Tumble a raccontare la verità, liberandosi la coscienza. Perché, diciamocelo: una come Martha Tumble non avrebbe vissuto bene con un segreto così grande da custodire.
      Grazie per le belle parole, sono davvero contenta che ti sia piaciuto questo racconto un po’ “british” anche se ambientato a Boston 😉 ci rileggiamo.

      Alla prossima!

  • Ciao, eri preoccupata per il finale? Inutile paura, è magnifico!!! E la risata finale da “spirito burlone” è la ciliegina sulla torta.
    Mi dispiace per la “dipartita” della bambola, ma almeno si è sacrificata per salvare la situazione economica della famiglia, come il povero signor Crawford. Buon fine

  • Ciao Allegra,
    E poi dicono che certe sedute non sono una cosa seria.
    Meno male che la governante non la pensava così e c’è cascata!
    Finale a sorpresa portato da un refolo di vento rivelatore anche se bugiardo, portatore di verità e anche di un regalo, chi si sognerebbe oggi di fare harakiri per mano d’un altro per salvare la famiglia?!
    In quanto alla bambola si ripara, dicuro, ma non sarà più la stessa, è certo.
    Complimenti Allegra, storia bellissima portata avanti con bravura e uno stile ineccepibile.
    Aspetto fiducioso di leggerti ancora. ??

    • Ciao, Fenderman.
      Grazie, troppo gentile. Non so se oggi qualcuno farebbe harakiri per salvare i suoi, il signor Crawford, oberato di debiti e prossimo al fallimento, deve aver pensato che non ci fosse altra via, poverino.
      La bambola non so se potrà tornare al suo splendore, la Tumble l’ha pistata per bene, come si direbbe dalle tue parte ;-), Ma il suo sacrificio varrà la salvezza di Edith e della servitù.
      Non so se tornerò con un altro racconto, forse Keziarica, con un horror che si ricolleghi all’Orribile quadro di Samuel Gock… ci sta lavorando, di più non so 😉
      grazie ancora davvero tanto.

      Alla prossima!

    • Ciao, GG.
      Bene, il mio intento era proprio quello. Ho scritto e riscritto questo capitolo. All’inizio la confessione doveva avvenire nel nono e avrei voluto tenere il decimo per le spiegazioni, poi mi sono detta che sarebbe stato meglio tenere i lettori sulla corda ancora un po’, solo che poi non è stato facile mettere tutto nei 5000 del finale. Manca qualcosina, lo so, ma sono contenta che sia piaciuto.
      Vado ad ascoltare e ti ringrazio ancora tantissimo.

      Alla prossima!

  • Quindi, in realtà, il fantasma presente era quello della bambina 🙂
    Devo dire che il finale mi è piaciuto: ho un attimo faticato a mettere a fuoco tutti i personaggi, più che altro per il tempo passato tra un capitolo e l’altro, ma poi me la sono goduta fino in fondo.
    CLAP! CLAP! CLAP! CLAP! CLAP!

    Ci leggiamo alla prossima storia 🙂

    Ciao 🙂

    • Ciao, Red.
      Hai ragione, ho impiegato troppo tempo tra un episodio e l’altro; le storie sono tante e non è facile tenere a mente i personaggi di tutti, specie se l’autore fa passare settimane ?. Sono, comunque, molto felice che il finale ti sia piaciuto, addirittura l’applauso, mi fai arrossire ?
      Grazie per essere arrivato fin qui e, sì, ci rileggiamo, probabilmente dall’altra parte, quella di Keziarica ?

      Alla prossima!

  • Ecco la fine anche di questa storia. Ci ho meso un po’ a scrivere questo episodio, l’ho scritto e riscritto, ma non mi convinceva. Dipende, molto probabilmente, dal fatto che, come al solito, sono andata lunga, ho perso tempe e caratteri e alla fine mi è toccato chiudere a rotta di collo. Spero mi perdonerete. Sono contenta di aver portato avanti anche questa storia, che nasce con più convinzione ma che si è dimostrata comunque difficile da concludere. Mettere in campo due storie non è stata una buona idea, ma ormai è andata e io voglio ringraziarvi tutti per avermi seguito e sopportato ?
    Che altro aggiungere? Alla prossima!

    • Ciao, Anna.
      La storia del morto che dice di non essere morto l’ho scopiazzata da un famoso film che ho adorato e che, per me, è il miglior film sui fantasmi che sia mai stato realizzato, dopo Shining, e intendo The Others. Sono felice che il racconto ti piaccia e ti aspetto per il finale che spero di pubblicare quanto prima.
      Grazie, sei sempre gentilissima.

      Alla prossima!

  • Ciao Allegra!
    Sull’assassina non mi pronuncio, ho letto tantissimi gialli, ma non sarei mai un buon Poirot; il ritmo pare incalzante, ma le parole che ci aspettiamo sono centellinate, fino al dramma finale di questa nona. C’è ancora molto da vedere! Sempre azzeccati i dialoghi, si arriva in fondo in un baleno; Pel di Carota avrà il suo colpevole e molte riflessioni sulla vita, sia oltre che prima della morte. Il lavoro sui personaggi è di prim’ordine e non è una novità, anche se cambi pseudonimo non ci sono differenze.
    “Come se temesse che potesse sfuggirle ancora”, forse leggermente cacofonico: per trovare qualcosa che non mi convince del tutto devo rileggere per ore ?. Mi ripeto: vorrei andare a vederla a teatro, mi ricorda “The mousetrap”, eterna commedia in scena a Londra della “Regina del delitto”. Amazing!
    Ciao a presto!

    • Ciao, Minollo.
      Mi fai sempre tanti complimenti e io non so se li merito, comunque mi fanno tanto piacere. I personaggi sono sempre stati il mio punto debole, nel senso che spesso ne metto troppi in scena e poi non li elaboro abbastanza, in questo racconto sono, forse, riuscita a dipingerli meglio e in poche battute, farò tesoro di questa esperienza e cercherò di ricordarmene con i prossimi racconti. Il fatto che tu mi faccia i complimenti in proposito non può che darmi una spinta in più… forse, sono sulla strada giusta. 😉
      Vado a cercare di correggere la frase segnalata e ti ringrazio per l’osservazione.
      Come sempre, grazie e alla prossima!

  • Ciao, voglio vederli battibbeccare!
    La scena è molto ben costruita, complessa, i ruoli sono definiti e quasi rassicuranti, nella loro aderenza alla costruzione da te voluta e realizzata. Un bel battibecco da commedia ci sta bene e un finale brillante pure.
    Buon finale! Ciao??

    • Ciao, Fenderman.
      Eh sì, ci vuole un finale brillante e ci vorrebbe anche un’autrice brillante capace di realizzarlo, io ci proverò di certo e, che dire? Spero di riuscirci.
      Ci sono molti personaggi in ballo, è uno dei miei difetti (finisco sempre per infilarne troppi), e mi pare a volte che non abbiano tutti il giusto peso, perciò, mi fa piacere leggere che li trovi ben definiti (il fatto che siano anche rassicuranti deriva dalla leggerezza che ho tentato di dare alla storia).
      Grazie anche a te per le belle parole, ti aspetto per il finale.

      Alla prossima!

    • Ciao, ePP.
      Le sedute le ho sviluppate poco in questo racconto, la cara DuBarry si è ricavata un posticino nella scatola dei personaggi preferiti a cui attingere in futuro… potrebbe risaltare fuori e, nel caso, vorrò dedicare più spazio alle sue doti medianiche 😉
      Vedremo come andrà a finire, spero davvero tanto di finire bene.

      Grazie e alla prossima!

  • Ciao, sono stata in tensione e in attesa per tutto l’episodio, brava!!!! Come si suol dire, la signora DuBarry ne sa una più del diavolo e tu con lei!!!
    Ho votato per l’episodio increscioso, ci ho pensato un po’, ma poi mi è parsa l’opzione più logica e calzante!!! Alla prossima, aspetto la conclusione con ansia, perché anche se si sa già la colpevole, manca il movente.

    • Ciao, Isabella.
      che bello, sono riuscita a creare atmosfera e tensione, mi fa piacere. La DuBarry è una di quelle vecchiette arzille piene di risorse che hanno ereditato alcuni tratti dalle ben più note predecessore (termine orrendo, ma pare sia il femminile di predecessori…) Miss Marple o Jessica Fletcher 😉 chissà che non finisca in qualche altro mio racconto…
      La tua ansia mi mette ansia, perché sento vibrare le aspettative e le vedo alte… e la vedo dura chiudere bene 😀 io ci proverò e spero di non incappare in un finale scontato.
      Grazie davvero e, sì, alla prossima!

  • Voto un episodio increscioso!

    Ok, non ho capito chi è stato anche se qualche sospetto ce l’ho. Dalla reazione potrebbe essere stata proprio Edith ma sto sicuramente prendendo lucciole per lanterne. Più probabile che sia stata l’altra ragazza di cui non ricordo il nome.

    Nel finale farei che la bambola ritorni al centro dell’attenzione, come a chiudere il cerchio ^_^

    Ciao 🙂

  • Ciao Allegra!
    Il terzo grado serrato e anche divertente per il crescente nervosismo dei due personaggi è splendido, la ragazzina che continua a chiamare Crawford “il signore”, sono i dettagli che mi piace molto sottolineare, e che trovo nei tuoi episodi. Pel di Carota deve dare credito alla medium, che parla ai fantasmi ma tiene i piedi ben piantati al suolo. Qualcuno l’ha già indicata come Miss Marple, ed in effetti la perspicacia di Madame la ricorda bene.
    Voto per entrambi, voglio tutto il pacco ? in questa storia che è cresciuta sommessamente ma che ha finito per tenerci tutti sulla corda.
    A presto e buona settimana!!

    • Ciao, Minollo.
      Una Miss Marple con poteri medianici… mica male.
      Sono davvero contenta che il terzo grado sia piaciuto, l’intento era proprio di rendere la cosa il più possibile vicino alla realtà. La giovane cameriera ha nei riguardi dei suoi datori di lavoro (che un tempo si sarebbero chiamati padroni) molta reverenza, vive nella loro casa ed è giovanissima; perciò, il “signore” avrà ai suoi occhi un che di inarrivabile, un’aura di potere che, in effetti, ha all’interno della sua casa (anche se a dettar legge pare la moglie). Non so se sono riuscita a spiegarmi, faccio fatica a volte ?

      Ci si legge, alla prossima!

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