LA BAMBOLA

Dove eravamo rimasti?

CI SIAMO QUASI, PROBABILMENTE AVRETE INDOVINATO CHI È L'ASSASSINA... NEL PROSSIMO CI SARÀ LA CONFESSIONE E... UN EPISODIO INCRESCIOSO (57%)

CONFESSIONE

Dal bovindo scuro, quasi nero, soffiavo un refolo freddo che gonfiava le tende vaporose; a Edith Crawford, che con fatica apriva gli occhi, parvero fantasmi. Sbatté le ciglia per mettere a fuoco il viso che le stava davanti, confuse Charles con il consorte defunto e gemette.

«Zia!» la chiamò Charles.

Quando la vista si fece nitida e si accorse che il viso che la sovrastava era quello del nipote, abbozzò un sorriso. Si lasciò issare e mettere a sedere su una delle poltroncine. Si guardò intorno spaesata finché il suo sguardo finì sul pavimento ove, nell’unico punto libero da tappeti, giaceva la sua bambola con il volto in frantumi. Nei cocci candidi, un occhio sbirciava la stanza, parte della boccuccia rosa pareva mettere il broncio a contatto con l’altra parte sbeccata. Le manine perfette staccate dal resto del corpo, giacevano semi sbriciolate. L’impatto con il pavimento doveva essere stato tremendo, eppure, pareva che fosse stata schiacciata di proposito. «No!» un urlo strozzato le salì dalla gola e morì in un rantolo. «La mia bambola!»

Dupin le si avvicinò. «Cara signora Crawford, non si preoccupi per la sua bambola. Sono certo che un buon artigiano potrà ripararla…»

Approfittando del momento, Madame DuBarry schioccò un’occhiata a Charles che annuì. Il ragazzo si mosse veloce, si posò l’indice sulle labbra per invitare Pel di Carota a tacere, poi con gesto fulmineo spense le luci. Il sergente tentò di replicare, ma tacque.

Un brusio si alzò nella stanza. Le tende si gonfiarono ancora accogliendo i timori dei presenti, spettri di organza e seta, ignare del compito a loro assegnato.

«Zio John! Tu!» disse Charles con voce tremula.

Tutti si voltarono a fissare le tende gonfie.

Le sorelle Cody sussultarono, spaventate per la prima volta. Edith Crawford si portò una mano alla bocca. «John?» chiese tremolante.

La DuBarry scoccò la lingua e prese a parlare: «sono morto per mano tua, ma non per tua volontà.»

Altman si mosse, anch’egli preso alla sprovvista. «Dicci anima, dicci chi ti ha ucciso.»

«Basta!» La governante si avvicinò alle tende. «Signore, glielo dica, dica loro che non è stato per odio…»

Charles scivolò lungo la parete e accese le luci. Le tende si posarono come a ubbidire a un comando misterioso. Martha Tumble vi restò accanto, il volto tondo privo del colorito che le apparteneva. Sbatté le ciglia e si guardò intorno, confusa.

«Mi spiace, cara Martha» le disse la DuBarry. «Avevamo bisogno di questo piccolo stratagemma per aiutarla a dirci la verità.»

Pel di Carota si fece attento. «Stratagemma?»

«Abbiamo barato, per così dire, ma a fin di bene. Sono certo che lo zio ci perdonerà per aver preso in prestito la sua voce.»

«Martha… tu… sei stata tu?» chiese la Crawford incredula.

«Io…»

«Non credo che lo abbia fatto di sua volontà» intervenne la medium. «Si sieda un momento» aggiunse, prendendo la mano della governante per aiutarla a sedersi. «Ci racconti tutto, mia cara. Non tema, non l’abbandonerò.»

La governante deglutì, il viso paffuto d’un tratto cadente. «Le cose non andavano bene in questa casa, da parecchio tempo. Il signor Crawford era così stanco e lei…» si rivolse a Edith «lei non faceva che pensare alla sua bambola.»

Charles si avvicinò con un bicchier d’acqua e glielo porse. «Continui, mia cara.»

«Il signor Crawford è sempre stato buono con me, un uomo come non ce ne sono molti… stamattina mi ha chiamata nella sua stanza, una cosa assai insolita. Mi ha parlato con il cuore in mano. L’impresa era sull’orlo del fallimento. ­– se non lo fa lei, lo farò io, ma in questo caso mia moglie finirà in mezzo a una strada e voi con lei – si riferiva alla servitù. Aveva stipulato un’assicurazione sulla vita e…»

«E l’assicurazione non paga in caso di suicidio» disse Lamarre scuotendo il capo. «Se me ne avesse parlato, lo avrei aiutato.»

«I debiti erano enormi. Comunque, il signor Crawford mi ha chiesto di far sparire la bambola, per creare scompiglio e distogliere l’attenzione. Avrei dovuto rompere un vetro della cucina, ma è arrivato il signor Charles e mi ha interrotto, poi le sorelle Cody… il signore era molto contrariato. Ho dovuto approfittare della seduta, ho portato candele vecchie e umide per il rito, nella speranza che non si accendessero, ma è andata meglio: si sono spente e riaccese, mi hanno dato modo di aprire la porta. Ho pensato a un depistaggio. Quando sono salita, lui era seduto, lo stiletto in mano e un sorriso bonario – non si preoccupi, Martha, sono io a chiederlo – mi ha detto. E io l’ho fatto» rabbrividì.

«Ora sono rovinata!» Esclamò Edith.

«No, signora, suo marito ha pensato a tutto: la sua preziosa bambola… era assicurata per migliaia di dollari» concluse la Tumble, prima che gli agenti la prendessero in custodia.

«Stia tranquilla, Martha cara. Io e mia zia le procureremo un ottimo avvocato.»

Edith strabuzzò gli occhi.

«Le devi molto, zia» disse Charles e rivolse lo sguardo alla bambola sul pavimento.

Qualcuno soffiò sulle tende, gonfiandole, una risata argentina si perse nell’aria fresca della sera.

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155 Commenti

  • Bel finale davvero, non l’avrei mai immaginato. Uno stratagemma per far pensare che i fantasmi non esistono, poi per togliere ogni dubbio, una risata argentina per confermare la loro esistenza. Sei stata brava nel delineare, per tutto il racconto, la personalità dei vari personaggi. Sì, la tua storia ha il sapore dei vecchi salotti di una Londra vittoriana, gradevole e compunta. Ci sentiamo, spero presto con un’altra bella storia.

  • Ciao Allegra!
    Finalmente leggo la decima. La risata finale è la firma dell’autrice, più che un ectoplasma direi un colpo alla Hitchcock. Il finale è commovente, con la povera Tumble che finisce in un quadro complicato, e accetta, per devozione, di uccidere; il legame che si crea in una gerarchia “domestica” deve essere davvero particolare, e conosco esempi reali su cui riflettere.
    Hai scritto un finale molto bello, dove vogliamo bene al colpevole e alla vittima, che ha pensato a tutto, anche alla polizza sulla vita della bambola. La bambola è la protagonista, che con il suo fascino ha imbambolato Edith. Che si era scelta a suo tempo un gran marito, ecco la sua polizza vera e propria.
    I personaggi hanno portato empatia e simpatia, e messo dubbi su chi come me non ci prende mai sul colpevole. Insomma, il classico “attori in stato di grazia” ?.
    Tu non ti smentisci, io sono troppo buono: non ne usciamo, ma resto ammirato anche da questo racconto che è cresciuto piano piano e ha reso omaggio ai gialli più classici e compassati.
    Bravissima, una buona domenica e a presto.

    • Ciao, Minollo.
      Le persone che vivono a stretto contatto con altre finiscono, in qualche modo, per fare parte della famiglia o per sentirsene parte (anche quando parte non sono); in questo caso, la Tumble ha vissuto tanto con queste persone, ha visto le loro vittorie e le loro sconfitte e ha sofferto per loro che, essendo lei sola, sono diventati la sua famiglia. Sono contenta che questo aspetto sia venuto fuori e sia stato compreso e hai ragione anche sul fatto che Edith ha avuto la fortuna di trovare un ottimo marito (qui ho preso spunto dalla realtà, anche io mi sono scelta un gran marito ?) che le ha garantito una vita agiata e serena e ha fatto quel che ha potuto per continuare a garantirgliela anche dopo la sua dipartita.
      La risatina finale, da attribuirsi alla bambina fantasma, voleva servire da inclusione nella trama di questa ragazzina che, a suo modo, ha aiutato la Tumble a raccontare la verità, liberandosi la coscienza. Perché, diciamocelo: una come Martha Tumble non avrebbe vissuto bene con un segreto così grande da custodire.
      Grazie per le belle parole, sono davvero contenta che ti sia piaciuto questo racconto un po’ “british” anche se ambientato a Boston 😉 ci rileggiamo.

      Alla prossima!

  • Ciao, eri preoccupata per il finale? Inutile paura, è magnifico!!! E la risata finale da “spirito burlone” è la ciliegina sulla torta.
    Mi dispiace per la “dipartita” della bambola, ma almeno si è sacrificata per salvare la situazione economica della famiglia, come il povero signor Crawford. Buon fine

  • Ciao Allegra,
    E poi dicono che certe sedute non sono una cosa seria.
    Meno male che la governante non la pensava così e c’è cascata!
    Finale a sorpresa portato da un refolo di vento rivelatore anche se bugiardo, portatore di verità e anche di un regalo, chi si sognerebbe oggi di fare harakiri per mano d’un altro per salvare la famiglia?!
    In quanto alla bambola si ripara, dicuro, ma non sarà più la stessa, è certo.
    Complimenti Allegra, storia bellissima portata avanti con bravura e uno stile ineccepibile.
    Aspetto fiducioso di leggerti ancora. ??

    • Ciao, Fenderman.
      Grazie, troppo gentile. Non so se oggi qualcuno farebbe harakiri per salvare i suoi, il signor Crawford, oberato di debiti e prossimo al fallimento, deve aver pensato che non ci fosse altra via, poverino.
      La bambola non so se potrà tornare al suo splendore, la Tumble l’ha pistata per bene, come si direbbe dalle tue parte ;-), Ma il suo sacrificio varrà la salvezza di Edith e della servitù.
      Non so se tornerò con un altro racconto, forse Keziarica, con un horror che si ricolleghi all’Orribile quadro di Samuel Gock… ci sta lavorando, di più non so 😉
      grazie ancora davvero tanto.

      Alla prossima!

    • Ciao, GG.
      Bene, il mio intento era proprio quello. Ho scritto e riscritto questo capitolo. All’inizio la confessione doveva avvenire nel nono e avrei voluto tenere il decimo per le spiegazioni, poi mi sono detta che sarebbe stato meglio tenere i lettori sulla corda ancora un po’, solo che poi non è stato facile mettere tutto nei 5000 del finale. Manca qualcosina, lo so, ma sono contenta che sia piaciuto.
      Vado ad ascoltare e ti ringrazio ancora tantissimo.

      Alla prossima!

  • Quindi, in realtà, il fantasma presente era quello della bambina 🙂
    Devo dire che il finale mi è piaciuto: ho un attimo faticato a mettere a fuoco tutti i personaggi, più che altro per il tempo passato tra un capitolo e l’altro, ma poi me la sono goduta fino in fondo.
    CLAP! CLAP! CLAP! CLAP! CLAP!

    Ci leggiamo alla prossima storia 🙂

    Ciao 🙂

    • Ciao, Red.
      Hai ragione, ho impiegato troppo tempo tra un episodio e l’altro; le storie sono tante e non è facile tenere a mente i personaggi di tutti, specie se l’autore fa passare settimane ?. Sono, comunque, molto felice che il finale ti sia piaciuto, addirittura l’applauso, mi fai arrossire ?
      Grazie per essere arrivato fin qui e, sì, ci rileggiamo, probabilmente dall’altra parte, quella di Keziarica ?

      Alla prossima!

  • Ecco la fine anche di questa storia. Ci ho meso un po’ a scrivere questo episodio, l’ho scritto e riscritto, ma non mi convinceva. Dipende, molto probabilmente, dal fatto che, come al solito, sono andata lunga, ho perso tempe e caratteri e alla fine mi è toccato chiudere a rotta di collo. Spero mi perdonerete. Sono contenta di aver portato avanti anche questa storia, che nasce con più convinzione ma che si è dimostrata comunque difficile da concludere. Mettere in campo due storie non è stata una buona idea, ma ormai è andata e io voglio ringraziarvi tutti per avermi seguito e sopportato ?
    Che altro aggiungere? Alla prossima!

    • Ciao, Anna.
      La storia del morto che dice di non essere morto l’ho scopiazzata da un famoso film che ho adorato e che, per me, è il miglior film sui fantasmi che sia mai stato realizzato, dopo Shining, e intendo The Others. Sono felice che il racconto ti piaccia e ti aspetto per il finale che spero di pubblicare quanto prima.
      Grazie, sei sempre gentilissima.

      Alla prossima!

  • Ciao Allegra!
    Sull’assassina non mi pronuncio, ho letto tantissimi gialli, ma non sarei mai un buon Poirot; il ritmo pare incalzante, ma le parole che ci aspettiamo sono centellinate, fino al dramma finale di questa nona. C’è ancora molto da vedere! Sempre azzeccati i dialoghi, si arriva in fondo in un baleno; Pel di Carota avrà il suo colpevole e molte riflessioni sulla vita, sia oltre che prima della morte. Il lavoro sui personaggi è di prim’ordine e non è una novità, anche se cambi pseudonimo non ci sono differenze.
    “Come se temesse che potesse sfuggirle ancora”, forse leggermente cacofonico: per trovare qualcosa che non mi convince del tutto devo rileggere per ore ?. Mi ripeto: vorrei andare a vederla a teatro, mi ricorda “The mousetrap”, eterna commedia in scena a Londra della “Regina del delitto”. Amazing!
    Ciao a presto!

    • Ciao, Minollo.
      Mi fai sempre tanti complimenti e io non so se li merito, comunque mi fanno tanto piacere. I personaggi sono sempre stati il mio punto debole, nel senso che spesso ne metto troppi in scena e poi non li elaboro abbastanza, in questo racconto sono, forse, riuscita a dipingerli meglio e in poche battute, farò tesoro di questa esperienza e cercherò di ricordarmene con i prossimi racconti. Il fatto che tu mi faccia i complimenti in proposito non può che darmi una spinta in più… forse, sono sulla strada giusta. 😉
      Vado a cercare di correggere la frase segnalata e ti ringrazio per l’osservazione.
      Come sempre, grazie e alla prossima!

  • Ciao, voglio vederli battibbeccare!
    La scena è molto ben costruita, complessa, i ruoli sono definiti e quasi rassicuranti, nella loro aderenza alla costruzione da te voluta e realizzata. Un bel battibecco da commedia ci sta bene e un finale brillante pure.
    Buon finale! Ciao??

    • Ciao, Fenderman.
      Eh sì, ci vuole un finale brillante e ci vorrebbe anche un’autrice brillante capace di realizzarlo, io ci proverò di certo e, che dire? Spero di riuscirci.
      Ci sono molti personaggi in ballo, è uno dei miei difetti (finisco sempre per infilarne troppi), e mi pare a volte che non abbiano tutti il giusto peso, perciò, mi fa piacere leggere che li trovi ben definiti (il fatto che siano anche rassicuranti deriva dalla leggerezza che ho tentato di dare alla storia).
      Grazie anche a te per le belle parole, ti aspetto per il finale.

      Alla prossima!

    • Ciao, ePP.
      Le sedute le ho sviluppate poco in questo racconto, la cara DuBarry si è ricavata un posticino nella scatola dei personaggi preferiti a cui attingere in futuro… potrebbe risaltare fuori e, nel caso, vorrò dedicare più spazio alle sue doti medianiche 😉
      Vedremo come andrà a finire, spero davvero tanto di finire bene.

      Grazie e alla prossima!

  • Ciao, sono stata in tensione e in attesa per tutto l’episodio, brava!!!! Come si suol dire, la signora DuBarry ne sa una più del diavolo e tu con lei!!!
    Ho votato per l’episodio increscioso, ci ho pensato un po’, ma poi mi è parsa l’opzione più logica e calzante!!! Alla prossima, aspetto la conclusione con ansia, perché anche se si sa già la colpevole, manca il movente.

    • Ciao, Isabella.
      che bello, sono riuscita a creare atmosfera e tensione, mi fa piacere. La DuBarry è una di quelle vecchiette arzille piene di risorse che hanno ereditato alcuni tratti dalle ben più note predecessore (termine orrendo, ma pare sia il femminile di predecessori…) Miss Marple o Jessica Fletcher 😉 chissà che non finisca in qualche altro mio racconto…
      La tua ansia mi mette ansia, perché sento vibrare le aspettative e le vedo alte… e la vedo dura chiudere bene 😀 io ci proverò e spero di non incappare in un finale scontato.
      Grazie davvero e, sì, alla prossima!

  • Voto un episodio increscioso!

    Ok, non ho capito chi è stato anche se qualche sospetto ce l’ho. Dalla reazione potrebbe essere stata proprio Edith ma sto sicuramente prendendo lucciole per lanterne. Più probabile che sia stata l’altra ragazza di cui non ricordo il nome.

    Nel finale farei che la bambola ritorni al centro dell’attenzione, come a chiudere il cerchio ^_^

    Ciao 🙂

  • Ciao Allegra!
    Il terzo grado serrato e anche divertente per il crescente nervosismo dei due personaggi è splendido, la ragazzina che continua a chiamare Crawford “il signore”, sono i dettagli che mi piace molto sottolineare, e che trovo nei tuoi episodi. Pel di Carota deve dare credito alla medium, che parla ai fantasmi ma tiene i piedi ben piantati al suolo. Qualcuno l’ha già indicata come Miss Marple, ed in effetti la perspicacia di Madame la ricorda bene.
    Voto per entrambi, voglio tutto il pacco ? in questa storia che è cresciuta sommessamente ma che ha finito per tenerci tutti sulla corda.
    A presto e buona settimana!!

    • Ciao, Minollo.
      Una Miss Marple con poteri medianici… mica male.
      Sono davvero contenta che il terzo grado sia piaciuto, l’intento era proprio di rendere la cosa il più possibile vicino alla realtà. La giovane cameriera ha nei riguardi dei suoi datori di lavoro (che un tempo si sarebbero chiamati padroni) molta reverenza, vive nella loro casa ed è giovanissima; perciò, il “signore” avrà ai suoi occhi un che di inarrivabile, un’aura di potere che, in effetti, ha all’interno della sua casa (anche se a dettar legge pare la moglie). Non so se sono riuscita a spiegarmi, faccio fatica a volte ?

      Ci si legge, alla prossima!

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