Lievito padre: una storia di passione

Sigfrido ed Espressa

Il lievito padre lo faceva starnutire: per questo aveva scelto di fare il pasticciere. Se l’avesse fatto starnutire l’olio di jojoba, avrebbe scelto di produrre cosmetici.

Che poi… ‘pasticciere’ si poteva riassumere in una sola parola; ma il concetto di ‘produttore di cosmetici’ richiedeva per forza di cose una perifrasi per essere espressa; a meno che si trovasse un neologismo, ma a lui i nei non piacevano, davano l’idea delle luci a neon, ma non gli piacevano nemmeno i led. Ed era un groppo problema, in questo mondo. Forse gli piagevano solo i solo i Led Zeppelin, ma erano troppo ingombranti da appendere all’interno del caffè-pasticceria; sarebbero stati un tantino aerostatici e non avrebbero lasciato spazio ai sommergibili…

Ecco! Si era perso di nuovo nei suoi pensieri assurdi.

Lo risvegliò il timer del forno che lo richiamava al dovere. Croissant per tutti!

Sigfrido era innamorato, troppo; incommensurabilmente innamorato. Di ogni suo sbuffo.

E il vassoio con le brioche era lì, che lo guardava; doveva passarlo davanti, perché Marta lo mettesse in bella vista sul bancone. Lui lavorava dietro, nel laboratorio.

Le fece un cenno e lei venne, lo ritirò; e nello scostarsi del corpo di lei, la vide. Il suo oggetto del desiderio. Bellissima, rossa, con la scocca argentata; sbuffava; del resto come ogni cosa che avesse un guizzo di elettricità e di passione. Ma lei di più; le sue ciglia dipingevano passione… E il suo aroma, oh il suo aroma!

Si era innamorato, follemente; ma non sapeva come dichiararsi.

Comunicare era impossibile. IM-POS-SI-BI-LE. Si struggeva da mesi senza trovare una soluzione.

Si chiamava Espressa ed era la macchina da espresso più bella e più raggiante di tutta la città. Non ne aveva mai vista una simile. Se ne era invaghito alla follia, tanto che il suo cuore gli batteva nel petto come un bigné stracolmo di crema al pistacchio.

Il forno suonò: era pronta un’ altra sfornata di crostatine.

Nel suo laboratorio, il lievito padre, figlio di sua madre e nipote del lievito nonno, faceva bene il suo lavoro; tutto usciva alla perfezione. Era Sigfrido quello che si distraeva e non la smetteva di pensare a lei. ‘Espressa…’ come suonava bene quel nome… ‘Espressa‘… lo sussurrava a mezz’aria e a mezza voce, tra una starnuto e l’altro… ‘Oh mia dolce Espressa…’

Doveva trovare il modo per dialogare col suo soffice vapore e di conquistarla. Ma come?

Come può, Sigfrido, comunicare il suo amore a Espressa?

  • Raccontare la sua storia ad un bignè. (0%)
    0
  • Provare a gesti e a sbuffi. (0%)
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  • Iscriversi a un corso di lingua vaporea. (100%)
    100
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21 Commenti

  • Arrivo con grandissimo ritardo, purtroppo non mi era arrivata la notifica e avevo perso il finale della storia.
    Devo dire che questo finale non mi ha convinto. Forse mi sono perso qualcosa, ma secondo me questo meccanismo della turnazione sfugge un po’ di mano e si sfocia quasi nel nonsense, lì dove prima l’umorismo e il surrealismo erano sempre ben bilanciati.
    In ogni caso risulta sempre divertente e ben scritto, però si perde un po’ quell’atmosfera di malinconia che c’era all’inizio e che mi aveva fatto apprezzare questo racconto, che comunque è stato piacevole da leggere e da seguire. Quindi complimenti e a presto con un nuovo racconto!

  • Non ce la faccio più: mi sto rotolando in terra dalle risate 😆 😆 😆

    Direi che hai concluso alla grande questo racconto, iniziato con sorriso e finito con le risate 😀

    Non ce che dire: mi hai divertito e ci leggiamo alla prossima storia 🙂

    Ciao 🙂
    PS: Buon Anno!

  • Molto carine le trovate di questo capitolo (geniale l’idea del corso in videoconferenza :D), anche se il corso di lingua vaporea rimane insuperato!
    Voto per la turnazione e per qualcosa che va storto. Forse è un po’ rischioso visto che il prossimo capitolo è il penultimo, ma forse potrebbe essere l’ultima svolta prima del finale. A presto!

    • Non so perché ti garbi così tanto il corso di lingua vaporea… non riesco a comprendere quali siano gli elementi che lo rendano ‘insuperato’ o migliore rispetto ad altre parti, e mi piacerebbe averne contezza anche come forma di crescita personale.
      La turnazione e quel qualcosa che va storto è la mia ipotesi preferita… anche se ci avviciniamo alla fine: accetto il rischio e vediamo se riusciamo a garantire un finale…esilarante!
      Che il dio degli lieviti mi assista! 🙂

      • Devo dire che è la prima volta che mi capita di dover convincere un autore della validità di un suo scritto 😀
        In ogni caso mi era piaciuto perché era un’idea molto originale e c’erano tante trovate carine:
        1. ” …finì contro un palo della luce. Elettrizzato…”
        2. “Chiedere al suo amico Giuda non avrebbe reso, e poi lui avrebbe poi preteso che gli restituisse una cifra maggiore e non gli andava di finire al suo cappio.”
        3. “L’insegnante era una madrelingua della Nespresso; la sua assistente aveva marchio Lavazza”
        4. “Sigfrido scoprì che il suo nome in lingua vaporea poteva essere pronunciato con due emissioni iatiche, ovvero con due emissioni di fiato pressoché identiche, e che assumeva la forma di Segafredo.”
        Comunque ciò non toglie che anche in questo stesso capitolo ci siano diverse cose che non vanno, come la nuova allergia di cui poi non si parla più o il fatto che tutto accade in modo improvviso e arbitrario. Però mi era rimasto impresso perché leggendo mi era piaciuto molto!

  • Ciao Lupus!
    Ho recuperato gli episodi, incuriosito dal genere, che è il mio preferito. Beh, è divertente e romantico, Sigfrido (Segafredo è geniale!) mi richiama Charlot innamorato; il corso di lingua vaporea spacca, e anche l’inizio con i Led Zeppelin è forte.
    Insomma si ride e si sorride, in un mix gradevole. Bravo!
    Occhio adesso perché manca poco e bisogna serrare le fila; l’ultimo capitolo mi è sembrato un po’ complicato, ma e solo un’impressione mia. Voto per il corso; ti seguo e vediamo dove ci porti.
    Ciao

  • Ma che bel racconto, veramente geniale! Mi ha fatto morire dal ridere, anche se è in realtà un umorismo molto sottile e particolare, per certi versi mi ricorda lo stile di Jutta Richter (non so se conosci questa autrice).
    L’idea secondo me è veramente originale e ben azzeccata, e anche lo stile di scrittura si addice molto al tipo di storia. L’unica cosa che non mi ha convinto molto è stato il personaggio di Father. All’inizio viene presentato come un vecchietto normale, che passeggia per il quartiere e che si ferma ad osservare Sigfrido per via del suo strano comportamento. Poi però si scopre che è suo padre e questa rivelazione secondo me è troppo improvvisa. Forse sarebbe stato meglio non dire niente all’inizio su chi fosse quel vecchietto, così che il lettore avesse le stesse informazioni di cui dispone Sigfrido, in modo poi da poter sviluppare dei colpi di scena che non entrassero in contraddizione con quanto scritto prima.
    In ogni caso un racconto veramente molto bello, il capitolo sul corso di lingua vaporea è stato secondo me il punto migliore. Voto per un altro corso, vediamo che accadrà.
    A presto!

    • Grazie Lorenzo per il commento positivo; sinceramente anche a me il personaggio di Father è quello che sembra meno riuscito; c’è qualcosa che stride in lui. Probabilmente andava lasciata maggiore suspance, ma un po’ questo effetto è anche dovuto (e me ne chiamo il torto) al fatto che in genere stendo la trama di un racconto tutta insieme, la abbozzo, e poi la sviluppo; essendo questa la prima esperienza su The INcipit, ho voluto affidarmi ai consigli e procedere di volta in volta; questo secondo me ha creato qualche bisticcio nelll’intreccio.
      Ti ringrazio per il commento molto lusinghiero. E vediamo come va il corso di Espressa…
      V.

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