Lievito padre: una storia di passione

Dove eravamo rimasti?

Come può, Sigfrido, comunicare il suo amore a Espressa? Iscriversi a un corso di lingua vaporea. (100%)

Il corso

Un modo ci doveva essere. La sua mente continuava a fantasticare, ma concretamente Sigfrido faceva fatica ad agire; era sempre con la testa tra le nuvole, e la mente era diventata un frappè- glielo diceva anche Marta ‘Sigfrido, non mettere il formaggio nei bigné! Ma cosa fai? I croissant non devono contenere asparagi!? Guarda che rischi il posto! Mi farai perdere i clienti!!! E ora che c’entrano i gamberetti sulle crostatine?!?”…

Sigfrido si vergognava, ma non sapeva come fare. Sembrava che i suoi neuroni non riuscissero a pensare ad altro che a provocare Marta perché così Espressa si sarebbe girata verso di lui, verso il laboratorio, e lui avrebbe potuto vedere i suoi occhi amari ed aromatici…

Eppure comprendeva bene di non poter tirare troppo la corda: se avesse perso il lavoro non avrebbe più potuto vederla… e non ci sarebbe più stata occasione di dichiararsi.

Poi, un bel pomeriggio in cui i fiori di pesco vibravano di pallido, una folata di vento gli appiccicò sulla faccia un foglietto, mentre camminava per raggiungere il metrò.

Infastidito, starnutì (che ci fosse del lievito? che stesso sviluppando una nuova allergia alla carta?); prese il biglietto giallognolo slavato per buttarlo nel primo cestino verde verdissimo sul ciglio della strada, ma furono le sue ciglia a non credere ai propri occhi quando la coda dell’occhio adocchiò non senza stupore parola vibrante nel glauco, in un corsivo più corsivo del solito. ‘Vaporea’.

Così prestò la sua attenzione al messaggio del volantino e non accorgendosi di camminare storto finì contro un palo della luce. Elettrizzato, decise di sostare su una panchina poco distante. Si sedette. Le vibrazioni dell’urto col palo gli confondevano la vista ma era sicuro di aver letto correttamente.

Respirò. Starnutì: sì, doveva proprio avere qualche nuova allergia.

‘Hai problemi a comunicare con i tuoi elettrodomestici?- recitava il volantino- Iscriviti ai nostri corsi! Corso di lingua oveniana per comunicare con forni e microonde; corso di lingua stirella per parlare con i ferri da stiro; corso laudry leanguage per abbattere ogni frontiera con lavatrici ed asciugatrici; corso PGE pneumo-gru-edil- leanguage per non avere più problemi con martelli pneumatici e strumenti da cantiere in genere’.

L’elenco continuava fino alla lingua vaporea, ‘per comunicare con i principali modelli di macchinette da espresso bar o per uso domestico’.

Sospirò. Gli servivano 25 denari. Dove recuperarli? Avrebbe fatto economie su uno stipendio già troppo economico. Chiedere al suo amico Giuda non avrebbe reso, e poi lui avrebbe poi preteso che gli restituisse una cifra maggiore e non gli andava di finire al suo cappio.

Sospirò di nuovo. Starnutì. Forse era allergico ai fiori di pesco? Avrebbe dovuto fare un salto dal medico. ‘Nei prossimi giorni’ disse tra sé e sé

Una folata di vento gli accartocciò tra i piedi una banconota da 20 denari. La raccolse. Si guardò attorno: non c’era nessuno. Forse era falsa… macché; filigrana e disegni sembravano al loro posto…

Il destino tuonò dal cielo sotto forma di fulmine e un temporale improvviso lo bagnò.

Non si accorse nemmeno di essere inzuppato quando giunse a casa. Lo martellava il pensiero che l’incontro con Espressa fosse voluto e benedetto dal cielo: troppe coincidenze, come se il fato desiderasse…

Ricordò il proverbio che recitava sempre sua nonna: ‘Aiutati che il ciel ti aiuta’. E così telefonò al numero verde reclamizzato dal volantino; si iscrisse, e la sera successiva era già di fronte alla scuola.

L’insegnante era una madrelingua della Nespresso; la sua assistente aveva marchio Lavazza; ma a lui poco importava.

In poco tempo imparò a emettere i primi sospiri di vapore col suo fiato. Ora avrebbe saputo salutarla…

Piano piano, con un po’ di tempo e di determinazione, avrebbe imparato ad esprimerle anche i propri sentimenti.

Ma non volveva sprecare l’occasione. Prima di dichiararsi o di fare qualunque passo con Espressa, voleva essere certo di comprendere la sua risposta. Ecco perché oltre a saper parlare la lingua vaporea, voleva anche riuscire nella comprensione.

Considerato il suo carattere, avrebbe preferito scrivere una lettera ad Espressa; ma l’insegnante era stata categorica: ‘La lingua vaporea è solo una lingua orale’ aveva cigolato sbuffando feroce e sgangherando le vecchie parti metalliche indignata. 

Il corso procedeva a gonfie vele; Sigfrido scoprì che il suo nome in lingua vaporea poteva essere pronunciato con due emissioni iatiche, ovvero con due emissioni di fiato pressoché identiche, e che assumeva la forma di Segafredo. Nessun dittongo per lui; il dittongo era più facile da pronunciare in quanto le emissioni vaporee si fondevano. Ma il suo era un destino segnato: conquistare Espressa avrebbe richiesto molto, moltissimo impegno.

Ma una pomeriggio, mentre sfornava cornetti e brioche, lo colse un dubbio: e se Espressa fosse stata sposata? O fidanzata? Nulla lo faceva supporre. Ma se il suo tempo fosse stato sprecato? Come avrebbe potuto capire?

Come può Sigfrido capire se Espressa è fidanzata o sposata?

  • Dedicarsi a un'altra macchinetta del caffè e dimenticare Espressa. (0%)
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  • Appostandosi fuori dal caffè anche di notte per verificare se qualcuno venga a trovarla dopo l'orario lavorativo (0%)
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  • Provando a chiederglielo in lingua vaporea (0%)
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21 Commenti

  • Arrivo con grandissimo ritardo, purtroppo non mi era arrivata la notifica e avevo perso il finale della storia.
    Devo dire che questo finale non mi ha convinto. Forse mi sono perso qualcosa, ma secondo me questo meccanismo della turnazione sfugge un po’ di mano e si sfocia quasi nel nonsense, lì dove prima l’umorismo e il surrealismo erano sempre ben bilanciati.
    In ogni caso risulta sempre divertente e ben scritto, però si perde un po’ quell’atmosfera di malinconia che c’era all’inizio e che mi aveva fatto apprezzare questo racconto, che comunque è stato piacevole da leggere e da seguire. Quindi complimenti e a presto con un nuovo racconto!

  • Molto carine le trovate di questo capitolo (geniale l’idea del corso in videoconferenza :D), anche se il corso di lingua vaporea rimane insuperato!
    Voto per la turnazione e per qualcosa che va storto. Forse è un po’ rischioso visto che il prossimo capitolo è il penultimo, ma forse potrebbe essere l’ultima svolta prima del finale. A presto!

    • Non so perché ti garbi così tanto il corso di lingua vaporea… non riesco a comprendere quali siano gli elementi che lo rendano ‘insuperato’ o migliore rispetto ad altre parti, e mi piacerebbe averne contezza anche come forma di crescita personale.
      La turnazione e quel qualcosa che va storto è la mia ipotesi preferita… anche se ci avviciniamo alla fine: accetto il rischio e vediamo se riusciamo a garantire un finale…esilarante!
      Che il dio degli lieviti mi assista! 🙂

      • Devo dire che è la prima volta che mi capita di dover convincere un autore della validità di un suo scritto 😀
        In ogni caso mi era piaciuto perché era un’idea molto originale e c’erano tante trovate carine:
        1. ” …finì contro un palo della luce. Elettrizzato…”
        2. “Chiedere al suo amico Giuda non avrebbe reso, e poi lui avrebbe poi preteso che gli restituisse una cifra maggiore e non gli andava di finire al suo cappio.”
        3. “L’insegnante era una madrelingua della Nespresso; la sua assistente aveva marchio Lavazza”
        4. “Sigfrido scoprì che il suo nome in lingua vaporea poteva essere pronunciato con due emissioni iatiche, ovvero con due emissioni di fiato pressoché identiche, e che assumeva la forma di Segafredo.”
        Comunque ciò non toglie che anche in questo stesso capitolo ci siano diverse cose che non vanno, come la nuova allergia di cui poi non si parla più o il fatto che tutto accade in modo improvviso e arbitrario. Però mi era rimasto impresso perché leggendo mi era piaciuto molto!

  • Ciao Lupus!
    Ho recuperato gli episodi, incuriosito dal genere, che è il mio preferito. Beh, è divertente e romantico, Sigfrido (Segafredo è geniale!) mi richiama Charlot innamorato; il corso di lingua vaporea spacca, e anche l’inizio con i Led Zeppelin è forte.
    Insomma si ride e si sorride, in un mix gradevole. Bravo!
    Occhio adesso perché manca poco e bisogna serrare le fila; l’ultimo capitolo mi è sembrato un po’ complicato, ma e solo un’impressione mia. Voto per il corso; ti seguo e vediamo dove ci porti.
    Ciao

  • Ma che bel racconto, veramente geniale! Mi ha fatto morire dal ridere, anche se è in realtà un umorismo molto sottile e particolare, per certi versi mi ricorda lo stile di Jutta Richter (non so se conosci questa autrice).
    L’idea secondo me è veramente originale e ben azzeccata, e anche lo stile di scrittura si addice molto al tipo di storia. L’unica cosa che non mi ha convinto molto è stato il personaggio di Father. All’inizio viene presentato come un vecchietto normale, che passeggia per il quartiere e che si ferma ad osservare Sigfrido per via del suo strano comportamento. Poi però si scopre che è suo padre e questa rivelazione secondo me è troppo improvvisa. Forse sarebbe stato meglio non dire niente all’inizio su chi fosse quel vecchietto, così che il lettore avesse le stesse informazioni di cui dispone Sigfrido, in modo poi da poter sviluppare dei colpi di scena che non entrassero in contraddizione con quanto scritto prima.
    In ogni caso un racconto veramente molto bello, il capitolo sul corso di lingua vaporea è stato secondo me il punto migliore. Voto per un altro corso, vediamo che accadrà.
    A presto!

    • Grazie Lorenzo per il commento positivo; sinceramente anche a me il personaggio di Father è quello che sembra meno riuscito; c’è qualcosa che stride in lui. Probabilmente andava lasciata maggiore suspance, ma un po’ questo effetto è anche dovuto (e me ne chiamo il torto) al fatto che in genere stendo la trama di un racconto tutta insieme, la abbozzo, e poi la sviluppo; essendo questa la prima esperienza su The INcipit, ho voluto affidarmi ai consigli e procedere di volta in volta; questo secondo me ha creato qualche bisticcio nelll’intreccio.
      Ti ringrazio per il commento molto lusinghiero. E vediamo come va il corso di Espressa…
      V.

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