Lievito padre: una storia di passione

Dove eravamo rimasti?

Come può Sigfrido capire se Espressa è fidanzata o sposata? Provando a chiederglielo in lingua vaporea (100%)

Appostamenti...

Non voleva di certo fare una brutta figura e dichiararsi ‘a vuoto’ senza essere certo che Espressa fosse libera; così, mentre il corso di lingua vaporea proseguiva a gonfie vele, Sigfrido decise che si sarebbe appostato.

Sabato sera; dopo la chiusura del locale; al buio; dietro la buca delle lettere che stava di fronte al Caffè.

Marta uscì dopo aver spento ogni luce; lui si appiattì contro il muro; lei chiuse la porta e abbassò la claire; due mandate, antifurto; in sella alla bicicletta la sua datrice di lavoro si dirigeva verso casa.

Da dietro la buca delle lettere, Sigfrido poteva osservare sia l’ingresso del Caffè (dal quale era uscita Marta) sia quello del laboratorio sul retro. Espressa era ovviamente dentro; se fosse uscita o se qualcuno avesse tentato di entrare, l’avrebbe di certo notato.

Doveva rimanere appostato tutta la notte, e avrebbe avuto la certezza che nessun fidanzato esistesse, o eventualmente li avrebbe colti in flagrante.

Dopo circa un’ora di attesa, iniziava ad avere sonno; così si mise su una gamba sola, in modo che il dover restare in equilibrio lo tenesse sveglio. Dopo un’altra mezz’ora cambiò gamba (la prima era ridotta a un formicaio). Poi iniziò una sequenza temporizzata di starnuti. A cosa poteva essere allergico? Continuava a rimandare quella visita dal dottore e…lunedì mattina avrebbe telefonato per prenotare una visita.

Portata dal vento, una folata di aroma al caffè provenne da un bar poco lontano; etciù!

Per evitare l’addormentamento si mise stavolta a testa in giù.

Un passante si accorse della strana figura appesa come il matto dei tarocchi accanto alla buca delle lettere rossa scintillante ma ormai dismessa, e si preoccupò.

Era un pensionato con il berretto a quadretti e la pipa sotto i baffi, e siccome di sera non sapeva che guardare alla tv, faceva più e più volte il giro del quartiere. La buffa posizione di Sigfrido lo colpì, e così si sedette a uno dei tavolini del caffè in cui alloggiava Espressa, osservando la vetrina e rivolgendo di tanto in tanto lo sguardo a Sigfrido, senza farsi notare. Si sentiva come uno 007 durante un appostamento. 

Sigfrido iniziò a sudar freddo e a non vederci. Quell’anziano con la pipa guardava verso la vetrina del caffè. Che fosse uno spasimante? La sua pipa sbuffava di continuo: che con quelle nuvolette di fumo stesse comunicando qualcosa a lei?

Si sentì contorcere il ventre e dovette mettersi in posizione eretta. Si accorse che l’anziano lo stava controllando con la coda dell’occhio. 

Cosa si stavano comunicando quel pensionato ed Espressa? Poteva quell’uomo essere suo padre? No no… di certo era uno spasimante.

Sigfrido si sdraiò di traverso con un fianco sopra la buca delle lettere, in modo da non prender sonno; e si accorse che mentre cambiava posizione l’anziano aveva emesso uno sbuffo più potente. Era un alfabeto che Sigfrido non conosceva; forse il suo corso di lingua vaporea non era adatto per comunicare con Espressa, o forse egli era talmente principiante da non comprendere il linguaggio complesso che legava i due amanti. 

Amanti?!? Si sentì svenire. Come poteva Espressa amare un vecchio?!?

Impulsivamente, scese dalla buca delle lettere e prese a raccogliere piccoli sassolini d’asfalto da terra e a lanciarli verso l’anziano, tentando di colpirlo. Questi, a un certo punto si scansò, e facendo finta di non vedere Sigfrido, si mise ad un tavolino esterno più vicino alla vetrina. 

Sigfrido non ne poteva più. Si acquattò a terra e iniziò a strisciare fino a sbucare sotto le gambe della sedia sulla quale era seduto l’anziano.

L’anziano sorrideva sotto i baffi, dietro la pipa; e sbuffava, sbuffava sbuffava tantissimo: da lontano Sigfrido non se ne era accorto.

Si rannicchiò sotto la sedia in modo che il vecchio non potesse vederlo. Ma il vecchio si mise a scalciare e gli diede dei colpi nello stomaco; eppure Sigfrido resisteva. Sembrava che il rivale sbuffasse ancor di più, e ora sentiva l’odore del tabacco della sua pipa. Etciù.

Doveva trovare un modo per capire se i due comunicassero; eppure da fuori le spie di Espressa sembravano spente, sicuramente Marta aveva spento tutto, forse anche disinserito il contatore generale…

Come poteva far sì che il vecchio se ne andasse? Come poteva comprendere se egli era lì per Espressa?

Sigfrido scopre la verità?

  • No, in quanto succede un imprevisto davanti alla porta del laboratorio... (100%)
    100
  • No, resta convinto che l'anziano sia il fidanzato di Espressa. (0%)
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  • Sì, Sigfrido comprende che l'anziano è solo un pensionato che si sta divertendo osservandone il comportamento anomalo (0%)
    0
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21 Commenti

  • Arrivo con grandissimo ritardo, purtroppo non mi era arrivata la notifica e avevo perso il finale della storia.
    Devo dire che questo finale non mi ha convinto. Forse mi sono perso qualcosa, ma secondo me questo meccanismo della turnazione sfugge un po’ di mano e si sfocia quasi nel nonsense, lì dove prima l’umorismo e il surrealismo erano sempre ben bilanciati.
    In ogni caso risulta sempre divertente e ben scritto, però si perde un po’ quell’atmosfera di malinconia che c’era all’inizio e che mi aveva fatto apprezzare questo racconto, che comunque è stato piacevole da leggere e da seguire. Quindi complimenti e a presto con un nuovo racconto!

  • Non ce la faccio più: mi sto rotolando in terra dalle risate 😆 😆 😆

    Direi che hai concluso alla grande questo racconto, iniziato con sorriso e finito con le risate 😀

    Non ce che dire: mi hai divertito e ci leggiamo alla prossima storia 🙂

    Ciao 🙂
    PS: Buon Anno!

  • Molto carine le trovate di questo capitolo (geniale l’idea del corso in videoconferenza :D), anche se il corso di lingua vaporea rimane insuperato!
    Voto per la turnazione e per qualcosa che va storto. Forse è un po’ rischioso visto che il prossimo capitolo è il penultimo, ma forse potrebbe essere l’ultima svolta prima del finale. A presto!

    • Non so perché ti garbi così tanto il corso di lingua vaporea… non riesco a comprendere quali siano gli elementi che lo rendano ‘insuperato’ o migliore rispetto ad altre parti, e mi piacerebbe averne contezza anche come forma di crescita personale.
      La turnazione e quel qualcosa che va storto è la mia ipotesi preferita… anche se ci avviciniamo alla fine: accetto il rischio e vediamo se riusciamo a garantire un finale…esilarante!
      Che il dio degli lieviti mi assista! 🙂

      • Devo dire che è la prima volta che mi capita di dover convincere un autore della validità di un suo scritto 😀
        In ogni caso mi era piaciuto perché era un’idea molto originale e c’erano tante trovate carine:
        1. ” …finì contro un palo della luce. Elettrizzato…”
        2. “Chiedere al suo amico Giuda non avrebbe reso, e poi lui avrebbe poi preteso che gli restituisse una cifra maggiore e non gli andava di finire al suo cappio.”
        3. “L’insegnante era una madrelingua della Nespresso; la sua assistente aveva marchio Lavazza”
        4. “Sigfrido scoprì che il suo nome in lingua vaporea poteva essere pronunciato con due emissioni iatiche, ovvero con due emissioni di fiato pressoché identiche, e che assumeva la forma di Segafredo.”
        Comunque ciò non toglie che anche in questo stesso capitolo ci siano diverse cose che non vanno, come la nuova allergia di cui poi non si parla più o il fatto che tutto accade in modo improvviso e arbitrario. Però mi era rimasto impresso perché leggendo mi era piaciuto molto!

  • Ciao Lupus!
    Ho recuperato gli episodi, incuriosito dal genere, che è il mio preferito. Beh, è divertente e romantico, Sigfrido (Segafredo è geniale!) mi richiama Charlot innamorato; il corso di lingua vaporea spacca, e anche l’inizio con i Led Zeppelin è forte.
    Insomma si ride e si sorride, in un mix gradevole. Bravo!
    Occhio adesso perché manca poco e bisogna serrare le fila; l’ultimo capitolo mi è sembrato un po’ complicato, ma e solo un’impressione mia. Voto per il corso; ti seguo e vediamo dove ci porti.
    Ciao

  • Ma che bel racconto, veramente geniale! Mi ha fatto morire dal ridere, anche se è in realtà un umorismo molto sottile e particolare, per certi versi mi ricorda lo stile di Jutta Richter (non so se conosci questa autrice).
    L’idea secondo me è veramente originale e ben azzeccata, e anche lo stile di scrittura si addice molto al tipo di storia. L’unica cosa che non mi ha convinto molto è stato il personaggio di Father. All’inizio viene presentato come un vecchietto normale, che passeggia per il quartiere e che si ferma ad osservare Sigfrido per via del suo strano comportamento. Poi però si scopre che è suo padre e questa rivelazione secondo me è troppo improvvisa. Forse sarebbe stato meglio non dire niente all’inizio su chi fosse quel vecchietto, così che il lettore avesse le stesse informazioni di cui dispone Sigfrido, in modo poi da poter sviluppare dei colpi di scena che non entrassero in contraddizione con quanto scritto prima.
    In ogni caso un racconto veramente molto bello, il capitolo sul corso di lingua vaporea è stato secondo me il punto migliore. Voto per un altro corso, vediamo che accadrà.
    A presto!

    • Grazie Lorenzo per il commento positivo; sinceramente anche a me il personaggio di Father è quello che sembra meno riuscito; c’è qualcosa che stride in lui. Probabilmente andava lasciata maggiore suspance, ma un po’ questo effetto è anche dovuto (e me ne chiamo il torto) al fatto che in genere stendo la trama di un racconto tutta insieme, la abbozzo, e poi la sviluppo; essendo questa la prima esperienza su The INcipit, ho voluto affidarmi ai consigli e procedere di volta in volta; questo secondo me ha creato qualche bisticcio nelll’intreccio.
      Ti ringrazio per il commento molto lusinghiero. E vediamo come va il corso di Espressa…
      V.

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