Lievito padre: una storia di passione

Dove eravamo rimasti?

Chi inizia a raccontare la propria vicenda? Sigfrido e l'anziano lanciano i dadi per decidere chi debba iniziare a raccontare la propria storia. ma l'anziano... (100%)

Un salto nel passato

‘I dadi!’ esclamò l’uomo. Ne trasse due dalla tasca e chiese ‘Pari o dispari?’ a Sigfrido; li lanciò sul tavolino; uscì il tre e toccò al ragazzo.

Sigfrido si sedette a terra, le gambe incrociate e iniziò a raccontare.

Aveva poche ore, fu staccato dall’impasto e messo in un vasetto di vetro; del cellophan lo ricopriva e fu posto in un luogo buio, freddo. Dopo un tempo che non era mai riuscito a quantificare, era stato tolto e un signore alto e magro, davanti a una schiera di vasetti come il suo, aveva tenuto un discorso. ‘Siete l’avanguardia della tecnica e della tecnologia; la nostra ditta, dal 1830 produce esseri umani a partire dal lievito. Nn avrete madre, non avrete padre, se non i genitori che vi verranno asseognati. Non ricorderete più di essere stati lieviti’.

Timidamente una vocina da un barattolo accanto aveva chiesto ‘E se morissimo?’

‘Capita!’ aveva tuonato la voce; ‘siete un esperimento scientifico, siete oggetti privi di valore, ne acquistate nel momento in cui si completa la vostra trasformazione. E’ un rischio calcolato. Una percentuale di voi muore, ma chi si salva avrà la possibilità di vivere da essere umano…’

Si erano sentite delle lacrime. Sigfrido non ricordava il suo specifico stato d’animo.

Ricorda vagamente cosa accadde dopo. Ricorda il senso di una giostra di una centrifuga, di qualcosa che sembrava volergli far espellere l’anima e il fiato. Ma poi si risvegliò con due gambe e due braccia. E sapeva muoverle.

Tuttavia il medico che lo stava visitando chiamò un altro medico e gli disse che c’era un difetto: un’allergia. Al lievito. E che questa allergia poteva anche estendersi ad altri elementi col tempo.

Lo scrissero su un foglio. Lo aggiunsero alle istruzioni.

Poi fu venduto e fu così che conobbe la sua famiglia.

Da quel momento in poi la sua vita era stata uguale a quella di tutti gli altri bambini. 

Il vecchio parve commuoversi. 

Gli avrebbe offerto un bicchier d’acqua ma non ne aveva a disposizione.

‘E’ incredibile’ pronunciò quasi balbettando.

‘Lo so che è incredibile, ma io non sono un vero essere umano, io sono un lievito; tecnicamente il mio obiettivo, come dichiarato sulle mie istruzioni, sarebbe riprodurmi così da divenire lievito padre. In questo modo avrei portato a termine la mia missione’.

‘Incredibile’ ripeté il vecchio dondolandosi sulla sedia ‘Incredibile’ come se fosse quasi una cantilena.

‘Ehi! ‘ Si alzò di scatto Sigfrido puntando il dito verso il laboratorio.

‘Il cane è entrato!’ esclamò il vecchio interrompendo i suoi pensieri.

Entrambi corsero verso il laboratorio ed entrarono.

Il cuore di Sigfrido batteva a mille: chi poteva aver aperto la porta? Qualcuno dall’esterno o dall’interno? Aveva studiato il momento proprio quando aveva visto che i due stavano parlando e il loro sguardo aveva smesso di tenere sotto controllo la porta?

Che il vecchio fosse davvero complice?

Tutte queste domande turbinarono nella sua mente come schegge di pensiero prive di sintassi e forma, in pochi secondi.

Il cane abbaiava dentro al laboratorio.

Il vecchio e Sigfrido entrarono e oltre all’animale non videro nessuno. Sigfrido decise di disinserire l’antifurto prima che potesse allertare il quartiere; poi accese le luci.

Espressa emise uno sbuffo: era veramente bella.

Queste 

Cosa faranno i tre nel Caffe?

  • Sigfrido ascolterà la storia del vecchio insieme al cane (0%)
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  • Usciranno di nuovo in strada (0%)
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  • Si faranno un caffè e Sigfrido parlerà con Espressa (100%)
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21 Commenti

  • Arrivo con grandissimo ritardo, purtroppo non mi era arrivata la notifica e avevo perso il finale della storia.
    Devo dire che questo finale non mi ha convinto. Forse mi sono perso qualcosa, ma secondo me questo meccanismo della turnazione sfugge un po’ di mano e si sfocia quasi nel nonsense, lì dove prima l’umorismo e il surrealismo erano sempre ben bilanciati.
    In ogni caso risulta sempre divertente e ben scritto, però si perde un po’ quell’atmosfera di malinconia che c’era all’inizio e che mi aveva fatto apprezzare questo racconto, che comunque è stato piacevole da leggere e da seguire. Quindi complimenti e a presto con un nuovo racconto!

  • Non ce la faccio più: mi sto rotolando in terra dalle risate 😆 😆 😆

    Direi che hai concluso alla grande questo racconto, iniziato con sorriso e finito con le risate 😀

    Non ce che dire: mi hai divertito e ci leggiamo alla prossima storia 🙂

    Ciao 🙂
    PS: Buon Anno!

  • Molto carine le trovate di questo capitolo (geniale l’idea del corso in videoconferenza :D), anche se il corso di lingua vaporea rimane insuperato!
    Voto per la turnazione e per qualcosa che va storto. Forse è un po’ rischioso visto che il prossimo capitolo è il penultimo, ma forse potrebbe essere l’ultima svolta prima del finale. A presto!

    • Non so perché ti garbi così tanto il corso di lingua vaporea… non riesco a comprendere quali siano gli elementi che lo rendano ‘insuperato’ o migliore rispetto ad altre parti, e mi piacerebbe averne contezza anche come forma di crescita personale.
      La turnazione e quel qualcosa che va storto è la mia ipotesi preferita… anche se ci avviciniamo alla fine: accetto il rischio e vediamo se riusciamo a garantire un finale…esilarante!
      Che il dio degli lieviti mi assista! 🙂

      • Devo dire che è la prima volta che mi capita di dover convincere un autore della validità di un suo scritto 😀
        In ogni caso mi era piaciuto perché era un’idea molto originale e c’erano tante trovate carine:
        1. ” …finì contro un palo della luce. Elettrizzato…”
        2. “Chiedere al suo amico Giuda non avrebbe reso, e poi lui avrebbe poi preteso che gli restituisse una cifra maggiore e non gli andava di finire al suo cappio.”
        3. “L’insegnante era una madrelingua della Nespresso; la sua assistente aveva marchio Lavazza”
        4. “Sigfrido scoprì che il suo nome in lingua vaporea poteva essere pronunciato con due emissioni iatiche, ovvero con due emissioni di fiato pressoché identiche, e che assumeva la forma di Segafredo.”
        Comunque ciò non toglie che anche in questo stesso capitolo ci siano diverse cose che non vanno, come la nuova allergia di cui poi non si parla più o il fatto che tutto accade in modo improvviso e arbitrario. Però mi era rimasto impresso perché leggendo mi era piaciuto molto!

  • Ciao Lupus!
    Ho recuperato gli episodi, incuriosito dal genere, che è il mio preferito. Beh, è divertente e romantico, Sigfrido (Segafredo è geniale!) mi richiama Charlot innamorato; il corso di lingua vaporea spacca, e anche l’inizio con i Led Zeppelin è forte.
    Insomma si ride e si sorride, in un mix gradevole. Bravo!
    Occhio adesso perché manca poco e bisogna serrare le fila; l’ultimo capitolo mi è sembrato un po’ complicato, ma e solo un’impressione mia. Voto per il corso; ti seguo e vediamo dove ci porti.
    Ciao

  • Ma che bel racconto, veramente geniale! Mi ha fatto morire dal ridere, anche se è in realtà un umorismo molto sottile e particolare, per certi versi mi ricorda lo stile di Jutta Richter (non so se conosci questa autrice).
    L’idea secondo me è veramente originale e ben azzeccata, e anche lo stile di scrittura si addice molto al tipo di storia. L’unica cosa che non mi ha convinto molto è stato il personaggio di Father. All’inizio viene presentato come un vecchietto normale, che passeggia per il quartiere e che si ferma ad osservare Sigfrido per via del suo strano comportamento. Poi però si scopre che è suo padre e questa rivelazione secondo me è troppo improvvisa. Forse sarebbe stato meglio non dire niente all’inizio su chi fosse quel vecchietto, così che il lettore avesse le stesse informazioni di cui dispone Sigfrido, in modo poi da poter sviluppare dei colpi di scena che non entrassero in contraddizione con quanto scritto prima.
    In ogni caso un racconto veramente molto bello, il capitolo sul corso di lingua vaporea è stato secondo me il punto migliore. Voto per un altro corso, vediamo che accadrà.
    A presto!

    • Grazie Lorenzo per il commento positivo; sinceramente anche a me il personaggio di Father è quello che sembra meno riuscito; c’è qualcosa che stride in lui. Probabilmente andava lasciata maggiore suspance, ma un po’ questo effetto è anche dovuto (e me ne chiamo il torto) al fatto che in genere stendo la trama di un racconto tutta insieme, la abbozzo, e poi la sviluppo; essendo questa la prima esperienza su The INcipit, ho voluto affidarmi ai consigli e procedere di volta in volta; questo secondo me ha creato qualche bisticcio nelll’intreccio.
      Ti ringrazio per il commento molto lusinghiero. E vediamo come va il corso di Espressa…
      V.

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