Lievito padre: una storia di passione

Dove eravamo rimasti?

Quale 'nodo' si chiarisce prima? Lo strano legame tra Father e Ruby (100%)

Rivelazioni

Si incontrarono la notte seguente al caffè.

Ruby scodinzolava come non mai e lanciava sguardi passionali a Father.

Sigfrido aveva ancora i postumi delle forti emozioni.

Espressa era indaffarata a preparare caffè per tutti e celava così, con il suo indaffaramento, i suoi sentimenti.

C’era silenzio, un silenzio imbarazzato.

A un certo punto Sigfrido ruppe il ghiaccio del suo tè freddo con un dito e dopo aver represso un ‘Ahi!’ prese la parola.

Father, tu sei il mio lievito padre; io ero uno lievito. Spiegami questa storia.

‘Sono il tuo lievito padre; avevo donato il mio seme e da esso erano stati ottenuti tantissimi vasetti di lievito; poi alcuni di voi sono diventati uomini, come te’.

‘E il caso vuole che tu mi abbia trovato…’

‘Non è caso- figliolo- ero sulle tue tracce da tempo e ieri sera ti ho riconosciuto mentre eri appostato fuori dal caffè; mi sono seduto al tavolino in preda all’emozione; tuttavia mi eri parso un po’ squinternato e pensavo tu avessi un forte bisogno di aiuto psicologico;  ed è per questo che non ti ho svelato da subito la verità. Poi ho capito che non eri affatto squinternato ma innamorato’.

‘E come hai fatto a capire che ero io, uno dei tuoi figli?’

‘E’ facile… noi lieviti padre abbiamo un fiuto, una sorta di sesto senso, e riusciamo a decifrare i nostri figli dall’odore implicito del loro codice genetico, ‘.

Espressa e Sigfrido si scambiarono uno sguardo che includeva tutto un mondo.

‘E mia madre?’ chiese Sigfrido con voce rotta di emozione. Rimestava con il dito il ghiaccio, che ormai era sciolto, ma sentiva ancora freddo e il suo dito si increspava di sfumature di rosso scarlatto che gli piacevano particolarmente poiché era troppo abituato al mondo delle farine, troppo candido. Era forse per questo che si era innamorato di Espressa e del suo rosso scintillante…

La guardò dolcemente; lei ricambiò il sorriso.

‘Oh come ben sai le lievite madri… ehi non fare quella faccia! Si chiamano lievite madri! Le lievite madri una volta lievitate entrano a far parte di dolci crostate e altro; quindi si disintegrano. Ho tuttavia un bellissimo ricordo di lei’.

‘Ma… se hai donato il tuo seme…’

‘L’ho donato a ciascuna delle lievite madri di quella infornata’.

Sigfrido rimase inebetito.

‘A ciascuna significa che ho donato il mio seme non attraverso una provetta ma attraverso un atto di donazione bio-amorosa’.

Sigfrido era sempre più interdetto.

‘Ho consegnato il mio seme in un bicchiere della fertilità personalmente a ciascuna di loro; e loro si sono fecondate lì davanti a me. Le ho conosciute personalmente una ad una; e tua madre era veramente la lievita più bella e più dolce e più raffinata che si potesse immaginare…’

‘Si sono …che?’

‘Si sono fecondate aspirando il mio seme; in fondo il lievito è una spora, non lo sai sciocchino?’

‘Non trattarmi da bambino!- protestò Sigfrido- sarò anche tuo figlio ma sono adulto’.

‘Sei sempre mio figlio’

‘E in tutti questi anni non mi hai mai cercato? Che vita hai fatto? Sei sempre stato in giro a fecondare lievite divertendoti alle spalle loro, della loro triste fine, e di noi figli?’- Sigfrido era alterato.

‘No. Non mi sono divertito tanto quanto pensi’.

Fu allora che Ruby si avvicinò a Father e iniziò a leccargli le mani.

‘No Ruby, non è il momento’.

‘E invece sì’ rispose Ruby padroneggiando un’ottimo linguaggio.

Anche Espressa sembrava aver compreso cose che Sigfrido nemmeno intuiva . Con uno sguardo incoraggiò il suo innamorato a seguire il racconto di Ruby.

Ruby iniziò a trasmettere i suoi pensieri; no, non parlava, ma tutti potevano comprendere, ciascuno nella propria lingua, ciò che quel cane stava dicendo o pensando o trasmettendo… boh!

‘Vi ricordate che ieri sera vi dissi, a un certo punto che io sono stato una macchinetta da caffè, in una precedente turnazione vitale’.

Tutti annuirono.

‘Io amo Father. Fui una lievita madre. Una delle lievite da lui inseminate.  Mi innamorai di lui e scappai dal laboratorio abbandonando mio figlio e il mio destino per ritrovarlo. Il suo seme era davvero delizioso e mi aveva inebriato; sapete quella sensazione di essersi innamorati…

Mi trovarono, mi terminarono, e mi turnarono su un altro tipo di vita; fui una macchinetta da caffè in questo stesso bar.

Father mi cercò perché egli stesso aveva capito di essersi innamorato; mi cercò finché mi trovò; ma la ditta che mi aveva turnato non voleva che io stessi con lui perché il loro regolamento prevede che io dovessi soffrire a causa del mio comportamento. Father non poté riscattarmi; loro, accortisi del suo piano per portarmi con sé, mi presero e mi turnarono di nuovo su un’altra vita. E mi fecero cane. Maschio. In modo che io non potessi più avere rapporti con lui. Ma io sono di genere femminile; ero lievita; ero macchina da caffè; e ora mi guardo tra queste gambe e inorridisco ogni volta che lo vedo…

Sigfrido piangeva. Espressa per mascherare la forte emozione si era messa a risciacquare i circuiti.

‘E non c’è nulla che si possa fare per Ruby?’

‘No’ rispose Father.

‘Ne sei sicuro?’

Cosa si può fare per aiutare Ruby e Father?

  • Sigfrido va alla fabbrica di lieviti madre per tentare un'altra turnazione su Ruby (0%)
    0
  • A Espressa viene un'idea e si iscrive a un corso di turnazione per applicarla a Ruby (100%)
    100
  • Sigfrido è rassegnato e sa bene di non poter farci nulla (0%)
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21 Commenti

  • Arrivo con grandissimo ritardo, purtroppo non mi era arrivata la notifica e avevo perso il finale della storia.
    Devo dire che questo finale non mi ha convinto. Forse mi sono perso qualcosa, ma secondo me questo meccanismo della turnazione sfugge un po’ di mano e si sfocia quasi nel nonsense, lì dove prima l’umorismo e il surrealismo erano sempre ben bilanciati.
    In ogni caso risulta sempre divertente e ben scritto, però si perde un po’ quell’atmosfera di malinconia che c’era all’inizio e che mi aveva fatto apprezzare questo racconto, che comunque è stato piacevole da leggere e da seguire. Quindi complimenti e a presto con un nuovo racconto!

  • Non ce la faccio più: mi sto rotolando in terra dalle risate 😆 😆 😆

    Direi che hai concluso alla grande questo racconto, iniziato con sorriso e finito con le risate 😀

    Non ce che dire: mi hai divertito e ci leggiamo alla prossima storia 🙂

    Ciao 🙂
    PS: Buon Anno!

  • Molto carine le trovate di questo capitolo (geniale l’idea del corso in videoconferenza :D), anche se il corso di lingua vaporea rimane insuperato!
    Voto per la turnazione e per qualcosa che va storto. Forse è un po’ rischioso visto che il prossimo capitolo è il penultimo, ma forse potrebbe essere l’ultima svolta prima del finale. A presto!

    • Non so perché ti garbi così tanto il corso di lingua vaporea… non riesco a comprendere quali siano gli elementi che lo rendano ‘insuperato’ o migliore rispetto ad altre parti, e mi piacerebbe averne contezza anche come forma di crescita personale.
      La turnazione e quel qualcosa che va storto è la mia ipotesi preferita… anche se ci avviciniamo alla fine: accetto il rischio e vediamo se riusciamo a garantire un finale…esilarante!
      Che il dio degli lieviti mi assista! 🙂

      • Devo dire che è la prima volta che mi capita di dover convincere un autore della validità di un suo scritto 😀
        In ogni caso mi era piaciuto perché era un’idea molto originale e c’erano tante trovate carine:
        1. ” …finì contro un palo della luce. Elettrizzato…”
        2. “Chiedere al suo amico Giuda non avrebbe reso, e poi lui avrebbe poi preteso che gli restituisse una cifra maggiore e non gli andava di finire al suo cappio.”
        3. “L’insegnante era una madrelingua della Nespresso; la sua assistente aveva marchio Lavazza”
        4. “Sigfrido scoprì che il suo nome in lingua vaporea poteva essere pronunciato con due emissioni iatiche, ovvero con due emissioni di fiato pressoché identiche, e che assumeva la forma di Segafredo.”
        Comunque ciò non toglie che anche in questo stesso capitolo ci siano diverse cose che non vanno, come la nuova allergia di cui poi non si parla più o il fatto che tutto accade in modo improvviso e arbitrario. Però mi era rimasto impresso perché leggendo mi era piaciuto molto!

  • Ciao Lupus!
    Ho recuperato gli episodi, incuriosito dal genere, che è il mio preferito. Beh, è divertente e romantico, Sigfrido (Segafredo è geniale!) mi richiama Charlot innamorato; il corso di lingua vaporea spacca, e anche l’inizio con i Led Zeppelin è forte.
    Insomma si ride e si sorride, in un mix gradevole. Bravo!
    Occhio adesso perché manca poco e bisogna serrare le fila; l’ultimo capitolo mi è sembrato un po’ complicato, ma e solo un’impressione mia. Voto per il corso; ti seguo e vediamo dove ci porti.
    Ciao

  • Ma che bel racconto, veramente geniale! Mi ha fatto morire dal ridere, anche se è in realtà un umorismo molto sottile e particolare, per certi versi mi ricorda lo stile di Jutta Richter (non so se conosci questa autrice).
    L’idea secondo me è veramente originale e ben azzeccata, e anche lo stile di scrittura si addice molto al tipo di storia. L’unica cosa che non mi ha convinto molto è stato il personaggio di Father. All’inizio viene presentato come un vecchietto normale, che passeggia per il quartiere e che si ferma ad osservare Sigfrido per via del suo strano comportamento. Poi però si scopre che è suo padre e questa rivelazione secondo me è troppo improvvisa. Forse sarebbe stato meglio non dire niente all’inizio su chi fosse quel vecchietto, così che il lettore avesse le stesse informazioni di cui dispone Sigfrido, in modo poi da poter sviluppare dei colpi di scena che non entrassero in contraddizione con quanto scritto prima.
    In ogni caso un racconto veramente molto bello, il capitolo sul corso di lingua vaporea è stato secondo me il punto migliore. Voto per un altro corso, vediamo che accadrà.
    A presto!

    • Grazie Lorenzo per il commento positivo; sinceramente anche a me il personaggio di Father è quello che sembra meno riuscito; c’è qualcosa che stride in lui. Probabilmente andava lasciata maggiore suspance, ma un po’ questo effetto è anche dovuto (e me ne chiamo il torto) al fatto che in genere stendo la trama di un racconto tutta insieme, la abbozzo, e poi la sviluppo; essendo questa la prima esperienza su The INcipit, ho voluto affidarmi ai consigli e procedere di volta in volta; questo secondo me ha creato qualche bisticcio nelll’intreccio.
      Ti ringrazio per il commento molto lusinghiero. E vediamo come va il corso di Espressa…
      V.

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