Lievito padre: una storia di passione

Dove eravamo rimasti?

Cosa si può fare per aiutare Ruby e Father? A Espressa viene un'idea e si iscrive a un corso di turnazione per applicarla a Ruby (100%)

Turnazioni vitali & co.

Espressa camminava con la sua mente lungo un viale di ciliegi; era primavera, anche se fuori dal caffè era inverno. I petali dei ciliegi emanavano un forte aroma: le sarebbe piaciuto fare un caffè con quella profumazione, ma il caffè è il caffè e in un certo senso invidiava le umane che potevano vestirsi di fragranze firmate ed angeliche… lei sapeva solo di caffè.

Un sbuffo di vento le rispose e- nella sua immaginazione- le portò un volantino sbattendolo sul mandrino. 

‘Corso di turnazione vitale’ lesse. 

Il cuore le si fermò.

E se avesse potuto…

Lesse con maggiore attenzione.

‘Il corso si terrà in videoconferenza tutte le sere a partire dalle 21’.

Ed era pure gratuito e senza iscrizione, data la rilevanza dell’argomento.

‘Imparerete cosa sia una turnazione e come attuarla alle principali forme di vita o semi-vita’- prometteva uno slogan in azzurro placido.

Ne parlò con Sigfrido durante una pausa. Lui approvò e le procurò un pc e lei si connetté.

 I partecipanti erano di ogni provenienza estrazione forma colore: oggetti animali lieviti uomini…

Era davvero bello non sentirsi soli e capire che la vita poteva essere resa felice.

Il maestro era un vaso di clivie. Aveva spiegato come in una precedente vita egli fosse stato una Ducati, una lavatrice e poi,  dopo aver frequentato il corso del magnifico maestro Tur-Lyn-Zen, aveva scelto (sì, aveva proprio scelto!!!) di auto-turnarsi in un poetico vaso di clivie.

‘Mi sono sempre piaciuti i bulbi’- dichiarò dai suoi petali cangianti e un po’ porcini. E voglio vivere e morire da bulbo. In più- disse il maestro, ho deciso di rimanere maschio ma nel momento in cui volessi, la turnazione potrebbe cambiare anche il mio genere.

‘Tombola’ vaporizzò espressa in un istante di particolare emozione. Era proprio quello che serviva per Ruby!

Il maestro spiegò come si potesse ottenere la turnazione. L’occorrente era: una grande dose di fiducia in bustina; le proprie mani; la copia dell’anello rosso di Tur-Lyn-Zen che i partecipanti avrebbero ottenuto gratuitamente al termine del corso, e un bicchiere di plastica.

La bustina di fiducia andava somministrata all’oggetto di turnazione durante il sonno; il turnatore (ovvero chi avrebbe praticato il rito di turnazione sull’oggetto di turnazione) avrebbe indossato l’anello rosso di Tur-Lyn-Zen; il bicchiere di plastica serviva per cospargere l’oggetto di turnazione con la formula magica.

‘La formula magica?’ protestò una gomma per cancellare aprendo il microfono della call. ‘E io che pensavo che la turnazione fosse qualcosa di scientifico! Mi rifiuto di continuare oltre, questo corso è una pagliacciata!’.

Come lui, molti si ritirarono: erano perlopiù matite gessetti fogli spillatrici; probabilmente tutto il mondo della cancelleria aveva pensieri simili.

Espressa si interrogava molto, ma restò. Cosa avrebbe raccontato a Sigfrido? Che idea si sarebbe fatta di lei se avesse abbandonato a metà la serata?

Il vaso di clivie iniziò a recitare la formula magica, spiegando che era in un’antica lingua del maestro Tur- Lyn-Zen.

‘TuMyfaYir’ ar, twmy fai gir’ar com è ffoss’yuna bbambol’aaaa’

‘Si sentì un microfono gracchiare e canzonare ‘Poi mi butti giù poi mi butti giù come fossi una bambolaaaa!’ poi la voce imprecò.

Il vaso di clivie alzò la voce e zittì la doccia che cantava scrosciando. ‘Le formule magiche richiedono rispetto!’

La risposta fu la disconnessione della doccia. Insieme a lei si ritirarono dal corso una bambola bionda, un cubo da discoteca, e una donna il cui nome era Patty.

Erano rimasti solo in tre ormai a seguire il corso: Espressa, una maschera veneziana e un raviolo con ripieno di ortiche.

Il vaso di clivie continuò con la seconda frase: ‘Gyr’a l’arwota dell’afort-una’.

La maschera veneziana esclamo ‘Cento! Cento! Cento!’ come impazzita. E abbandonò il corso.

Espressa a volte non comprendeva bene le reazioni degli altri. Le formule magiche del vaso di clivie la affascinavano molto.

Rimase fino alla fine e solo lei e il raviolo con ripieno alle ortiche ottennero l’attestato di turnatori con licenza di praticare la turnazione; e ottennero anche l’anello rosso do Tur- Lyn- Zen, che arrivò loro via e-mail da stampare su un cartoncino pre-disegnato.

Espressa fu molto contenta e il giorno successivo parlò dell’esperienza a Sigfrido.

Convocarono una riunione di amici per la sera stessa al caffè e Espressa spiegò a Ruby che avrebbe potuto sistemare la sua situazione.

Ruby era molto indeciso. Eppure… qualcosa gli faceva credere in Espressa. Father aveva seri dubbi. Ma se c’era una possibilità andava sfruttata…

Cosa succede ora?

  • Ruby non vuole sottoporsi alla turnazione (0%)
    0
  • Espressa effettua la turnazione ma qualcosa va storto (100%)
    100
  • Espressa effettua la turnazione su Ruby (0%)
    0
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21 Commenti

  • Arrivo con grandissimo ritardo, purtroppo non mi era arrivata la notifica e avevo perso il finale della storia.
    Devo dire che questo finale non mi ha convinto. Forse mi sono perso qualcosa, ma secondo me questo meccanismo della turnazione sfugge un po’ di mano e si sfocia quasi nel nonsense, lì dove prima l’umorismo e il surrealismo erano sempre ben bilanciati.
    In ogni caso risulta sempre divertente e ben scritto, però si perde un po’ quell’atmosfera di malinconia che c’era all’inizio e che mi aveva fatto apprezzare questo racconto, che comunque è stato piacevole da leggere e da seguire. Quindi complimenti e a presto con un nuovo racconto!

  • Non ce la faccio più: mi sto rotolando in terra dalle risate 😆 😆 😆

    Direi che hai concluso alla grande questo racconto, iniziato con sorriso e finito con le risate 😀

    Non ce che dire: mi hai divertito e ci leggiamo alla prossima storia 🙂

    Ciao 🙂
    PS: Buon Anno!

  • Molto carine le trovate di questo capitolo (geniale l’idea del corso in videoconferenza :D), anche se il corso di lingua vaporea rimane insuperato!
    Voto per la turnazione e per qualcosa che va storto. Forse è un po’ rischioso visto che il prossimo capitolo è il penultimo, ma forse potrebbe essere l’ultima svolta prima del finale. A presto!

    • Non so perché ti garbi così tanto il corso di lingua vaporea… non riesco a comprendere quali siano gli elementi che lo rendano ‘insuperato’ o migliore rispetto ad altre parti, e mi piacerebbe averne contezza anche come forma di crescita personale.
      La turnazione e quel qualcosa che va storto è la mia ipotesi preferita… anche se ci avviciniamo alla fine: accetto il rischio e vediamo se riusciamo a garantire un finale…esilarante!
      Che il dio degli lieviti mi assista! 🙂

      • Devo dire che è la prima volta che mi capita di dover convincere un autore della validità di un suo scritto 😀
        In ogni caso mi era piaciuto perché era un’idea molto originale e c’erano tante trovate carine:
        1. ” …finì contro un palo della luce. Elettrizzato…”
        2. “Chiedere al suo amico Giuda non avrebbe reso, e poi lui avrebbe poi preteso che gli restituisse una cifra maggiore e non gli andava di finire al suo cappio.”
        3. “L’insegnante era una madrelingua della Nespresso; la sua assistente aveva marchio Lavazza”
        4. “Sigfrido scoprì che il suo nome in lingua vaporea poteva essere pronunciato con due emissioni iatiche, ovvero con due emissioni di fiato pressoché identiche, e che assumeva la forma di Segafredo.”
        Comunque ciò non toglie che anche in questo stesso capitolo ci siano diverse cose che non vanno, come la nuova allergia di cui poi non si parla più o il fatto che tutto accade in modo improvviso e arbitrario. Però mi era rimasto impresso perché leggendo mi era piaciuto molto!

  • Ciao Lupus!
    Ho recuperato gli episodi, incuriosito dal genere, che è il mio preferito. Beh, è divertente e romantico, Sigfrido (Segafredo è geniale!) mi richiama Charlot innamorato; il corso di lingua vaporea spacca, e anche l’inizio con i Led Zeppelin è forte.
    Insomma si ride e si sorride, in un mix gradevole. Bravo!
    Occhio adesso perché manca poco e bisogna serrare le fila; l’ultimo capitolo mi è sembrato un po’ complicato, ma e solo un’impressione mia. Voto per il corso; ti seguo e vediamo dove ci porti.
    Ciao

  • Ma che bel racconto, veramente geniale! Mi ha fatto morire dal ridere, anche se è in realtà un umorismo molto sottile e particolare, per certi versi mi ricorda lo stile di Jutta Richter (non so se conosci questa autrice).
    L’idea secondo me è veramente originale e ben azzeccata, e anche lo stile di scrittura si addice molto al tipo di storia. L’unica cosa che non mi ha convinto molto è stato il personaggio di Father. All’inizio viene presentato come un vecchietto normale, che passeggia per il quartiere e che si ferma ad osservare Sigfrido per via del suo strano comportamento. Poi però si scopre che è suo padre e questa rivelazione secondo me è troppo improvvisa. Forse sarebbe stato meglio non dire niente all’inizio su chi fosse quel vecchietto, così che il lettore avesse le stesse informazioni di cui dispone Sigfrido, in modo poi da poter sviluppare dei colpi di scena che non entrassero in contraddizione con quanto scritto prima.
    In ogni caso un racconto veramente molto bello, il capitolo sul corso di lingua vaporea è stato secondo me il punto migliore. Voto per un altro corso, vediamo che accadrà.
    A presto!

    • Grazie Lorenzo per il commento positivo; sinceramente anche a me il personaggio di Father è quello che sembra meno riuscito; c’è qualcosa che stride in lui. Probabilmente andava lasciata maggiore suspance, ma un po’ questo effetto è anche dovuto (e me ne chiamo il torto) al fatto che in genere stendo la trama di un racconto tutta insieme, la abbozzo, e poi la sviluppo; essendo questa la prima esperienza su The INcipit, ho voluto affidarmi ai consigli e procedere di volta in volta; questo secondo me ha creato qualche bisticcio nelll’intreccio.
      Ti ringrazio per il commento molto lusinghiero. E vediamo come va il corso di Espressa…
      V.

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