Suicida

Dove eravamo rimasti?

Mi avete incasinato, lo confesso! Trovate nei commenti un link a una versione più cicciosa del capitolo. Come chiudiamo la storia? Non si butta. (57%)

Il teatro della vita

Osservò il grigiore della città, il brusio della gente fuso in un caos di suoni che la rendevano del tutto irriconoscibile, estranea.

«No… sono io l’estraneo, perché niente mi lega a questo mondo. Non più, perlomeno.»

Tutti quelli che aveva amato, lo avevano tradito; e chi non l’aveva fatto, era stato portato via dal fato, punito per essergli stato fedele.

Era stato lasciato solo.

Le voci continuavano a invitarlo a saltare, ad andarsene anche Lui. Lo gridavano con la stessa spensieratezza con cui si fa il tifo allo stadio. Comprese che non volessero la sua morte; era semplicemente uno spettacolo. Era un teatrante sul suo palcoscenico di morte. Il peso della sua vita era stato legato alla qualità dell’interesse di spettatori desiderosi di cambiare scena; e, una volta stanchi di ascoltarlo, si decisero a buttarlo di sotto, scrivendo il finale. Per vedere che succede, per gioco. Per noia.

La maggior parte della gente è troppo impegnata a vivere – anzi – a subire la propria esistenza per interessarsi a quella degli altri. Eppure, potrai trovarla tra quelli che prima t’invitano a fare un salto nel vuoto, e poi ti suggeriscono di non ammazzarti.

Un paradosso, eh?

Suo fratello Giulio era morto, ed era stato suo padre a dargliene notizia, avvertendo solo in quel momento la necessità di averlo accanto, di riconoscerlo di nuovo come suo figlio.

Non voglio perderti…” disse.

Lo perse nel momento stesso in cui assecondò la madre nella decisione di curarlo.

Ci si sente così soli quando riteniamo di aver perso qualsiasi legame. È un vuoto opprimente, che si allarga ad ogni pensiero, all’infinito, sino all’oblio.

A duecento piedi di altezza dal suolo, aggrappato alla ringhiera dell’ultimo piano del grattacielo, Lui prese la sua decisione.

«Che senso ha vivere, se non si ha nessun motivo per continuare a farlo?» mormorò alle vuote luci della città: erano una miriade di occhi lucidi puntati su di Lui.

Aprì le braccia, come per accoglierli.

«No!» dissero alcuni.

Lui sorrise.

«Non farlo!»

Gridò qualche altro.

«Cosa mi resta, se non me stesso?»

La sua voce si perse in un’eco di sussulti.

Si mise in punta di piedi, come una ballerina pronta per la morte del cigno. Si sporse in avanti, chiudendo gli occhi.

«Addio»

No!

La caduta parve durare ore.

Infine, il vuoto lo accolse.

Calarono le luci.

Silenzio.

Scelsi di morire.

Scelsi di fuggire da tutto ciò che ero stato, di saltare da quel grattacielo edificato sull’indifferenza, le paure e il dolore; costringendomi a fare i conti con piani ingombri di ricordi: dall’ultimo, sino al primo. Momenti di felicità e di desolazione divennero tutt’uno: il corpo che precipitava nell’oblio.

L’oblio è un vortice di negatività, mai sazio delle nostre emozioni: divora ogni sentimento.

Corrode l’anima.

Ma proprio quando tutto ci appare così vuoto e spento, dobbiamo trovare la forza di riaccendere la luce della speranza. Niente accade per caso, neanche l’oblio.

Una tenue luce si fece breccia nell’oscurità.

«Ma non è con la morte che si vince l’oblio. Saltai da quel grattacielo perché dovevo toccare il fondo, sapere che per quanto in alto possa costruire i miei grattacieli per sfuggire alla realtà, l’unico modo che ho per affrontarla è quello di viverla giorno per giorno. Non siamo mai soli: siamo tutte le persone che abbiamo amato, che abbiamo vissuto, che ricordiamo. Noi, siamo il lascito di tutto ciò che ha vissuto: è questo è un motivo più che valido per non mettere fine alla propria esistenza.

Perché morendo, morirà anche il loro ricordo. E questo, amici miei, non è giusto. C’è chi la propria vita non ha potuto viverla sino in fondo, ed è mio dovere – nostro dovere! – far sì che il loro ricordo perduri nel tempo!

Perché Giulio mi avrà anche lasciato da solo. Ma gli ho fatto una promessa…

Io… ci sarò sempre… per te.

È intendo mantenerla, Frittellino mio…»

Raggiunse il ciglio del palco.

«Se volete andarvene… Cambiate amici. Cambiate città. Cambiate nazione. Ma v’imploro, per la memoria di chi siete e di chi vi ha voluto bene, non abbandonate questo mondo.

Ognuno di noi può trovare il proprio scopo. Il mio, lo vedete tutti, ora.

Ho creduto alla fiducia di Silvio.

Ho creduto che questa sofferenza potesse servire a qualcosa.

Non vi dirò che basta una frase motivazionale per lavare via tutta il dolore che potreste aver provato. Non dirò che rinunciando al suicidio tutto andrà per il meglio, che sarete felici. Non mentirò.

Questo dolore che sentite, che vi scuote nel profondo, ha uno scopo. Dovete scoprire quale. Verranno giorni in cui ripenserete che avreste dovuto saltare, e saranno molti; ma vi assicuro che ogni singola ora spesa per fare del vostro dolore un nuovo motivo per vivere, varrà il peso di questa sofferenza.

Perché nonostante i pensieri delle persone, solo noi possiamo decidere chi vogliamo essere. E questa è l’unica cosa che importa. Voi siete importanti.

Parola di Lui: Giuseppe.»

S’inchinò.

Calò il sipario.

Si accesero le luci in sala.

Tutti gli spettatori erano stati protagonisti dello spettacolo.

Avrebbero continuato a esserlo.

Fine.

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73 Commenti

  • Ciao, rileggerlo oggi, dopo tanto tempo, tutto d’un fiato, fa molta più impressione: davvero non è un gioco. Non so cos’è, certo è la cronaca di una candela che si consuma, brucia, illumina, sa che va a morire ma resiste, chissà se consapevole… o forse il suicida è quello che ho sempre pensato: uno che ha in tasca ormai solo domande.
    Grazie, ci hai fatto un regalo!
    Ciao🙋‍♂️

  • Non sono sicuro di aver capito, quindi alla fine era tutto uno spettacolo teatrale? Bel finale in ogni caso, mi è piaciuta questa svolta, anche se i cambi tra prima e terza persona verso la fine mi hanno un po’ confuso. Poi ho trovato il messaggio esplicito contro il suicidio, per quanto condivisibile, un po’ didascalico, forse sarebbe stato meglio lasciarlo più implicito nella decisione del protagonista di non buttarsi. Tuttavia ripeto che questo finale mi è piaciuto, non sapevo bene che cosa aspettarmi però questa chiusura ci sta bene secondo me. Anche il gioco metanarrativo sulla corrispondenza tra le voci e noi lettori è stato interessante e originale 😀
    Complimenti per questo bel racconto e alla prossima storia!

  • Ascoltato e letto con molto interesse.
    Ciao, G.G.
    Il teatro della vita, il canovaccio di quel che saranno i nostri giorni a venire, forse, è già scritto, ma possiamo cambiare, i personaggi di ogni storia possono vivere, prendere possesso del proprio destino e farne quel che desiderano; lo vediamo con i nostri personaggi che, se abbastanza forti (o tondi come dicono gli insegnanti di scrittura creativa), riescono a cambiare il corso della storia, più, a volte, di quanto riescano a fare i lettori che votano le opzioni.
    Bella storia, bella l’idea di leggerla e generosa quella di leggere anche i testi degli altri autori. Allegra ringrazia e così anche io.
    Spero di ritrovarti presto con un nuovo racconto e ti auguro ancora che quello appena cominciato sia un anno Felice e pieno di soddisfazioni!

    Alla prossima!

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