Suicida

Dove eravamo rimasti?

In bilico, ma alla fine ha vinto Silvio. Basta un solo passo per cadere giù... E ora? Quale setta? [Non sarà più disponibile] (60%)

Prigioniero di me stesso

Se osservare gli altri e giudicarli ci viene facile, lo è decisamente meno farlo con noi stessi. Anche i più critici, davanti a certe scelte, s’illudono di discenderne il giusto dallo sbagliato. Cosa lo sia esattamente, poi, chi siamo noi per definirlo?

«È giusto tutto ciò che ti fa stare bene» mi disse Licia.

«Anche se concettualmente sbagliato?» le domandai, abbracciato a lei, nel letto. Ripensai ai suoi mille problemi: era una risposta da codarda. Distruggersi, iniettandosi troppo solletico per mezzo di un ago, era giusto?

Non feci mai quel paragone.

Rimanemmo in silenzio ad ascoltare il ticchettio dell’orologio nel monolocale.

16:24

Lo ricordo ancora, in modo così vivido, come se fossi ancora lì. Era l’orario delle pillole, della benedizione, della confessione e delle botte.

Matteo e Luca 16 – 24.

Distrussi il quadrante dell’orologio con il tacco dodici di Licia; ma le lancette ticchettarono, picchiando sul tacco, una volta terminato il giro. Il tempo passa, ma il dolore rimane inciso nella nostra anima.

Tornai a quei momenti bui, scivolandovi dentro per l’ennesima volta.

*

Il nuovo millennio, dopo la mancata epurazione divina, si era trasformato in un periodo di rinascita e rivolta per molte minoranze. Io, a modo mio, ne avevo fatto parte senza saperlo, perlomeno sino al gesto estremo di Silvio. Da allora cercai di palesare la mia identità al mondo. Ma è difficile trovare sé stessi quando agli occhi di ti ha creato sembri improvvisamente un mostro. Mia madre, devota come poche altre, iniziò sin da subito a ribadire la sua contrarietà a certe manifestazioni di “perversione demoniaca.

Raggiunse il culmine quando, a sedici anni, portai a casa un tizio che non era Silvio. Lo baciai, dichiarandolo il mio ragazzo.

Mio padre – un uomo buono – istigato da mia madre calò la mano sinistra di Dio in tutta la sua truce furia. E continuò a calarla, impettita da versi religiosi, sinché non mi arresi al volere divino.

Quando i lividi vennero meno, settimane di reclusione dopo, senza contatti con nessuno, mi portarono al CEU: Chiesa Evangelica Unita, che prometteva di liberare gli uomini pii dalla tirannia del male.

Per sei mesi, ogni giorno, vissi in quel tugurio adiacente al Comune, sottoposto a violenze di ogni sorta, fisiche e psicologiche. Quando il diavolo non veniva fuori con le preghiere, le medicine o sotto ordine del pastore, intervenivano la botte, spietate ma sacre.

Persi quell’anno scolastico, ma ne venni fuori cambiato. Finalmente normale.

Odiavo me stesso, e mi nutrivo di idiozie e frasi fatte per cercare di nascondere la mia natura. Presi parte a marce contro l’omosessualità e la depravazione, scaricando sui miei simili un odio che non mi era mai appartenuto. Divenni parte della Setta.

Silvio e Licia dissero di non riconoscermi più. Tentarono di farmi parlare, inutilmente, sicché un giorno si decisero a seguirmi a uno degli incontri. Udirono le grida, l’orrore e il mio dolore. In caso di pensieri impuri, era nostro dovere flagellarci con una Disciplina benedetta da croci di legno.

I genitori di Silvio fecero quanto in loro potere per smantellare la chiesa, ma non vi furono mai abbastanza prove per far pagare i colpevoli. La Setta rimase attiva, e lo è tutt’oggi.

Mia madre mi sbatté fuori di casa.

*

Silvio, all’insaputa dei genitori, si offrì di pagarmi un appartamento nei pressi di scuola, sinché non avessi conseguito il diploma.

Divenne il nostro rifugio.

*

Tuttavia, liberarmi dalla Setta non risolse i problemi: quando ero solo, i pensieri mi assalivano con ferocia, senza requie. Mi sentii sbagliato per molti anni a venire, e le notti mi svegliavo tormentato dai sensi di colpa, dall’idea di aver deluso la mia famiglia. Mi mancava mio fratello minore, mio padre e anche mia madre. Nonostante tutto il male che mi fece, non mi riuscì mai di odiarla. E piansi quando morì in un’incidente, benché le avessi augurato la morte ogni singolo giorno da quando fui liberato.

Sotto consiglio di Silvio, iniziai in quel periodo a scrivere quaderni interi di riflessioni, di baratri sui quali sporgersi sino al punto di non ritorno. Mi ritrovavo spesso davanti allo specchio a maledire la mia immagine, con una lametta pronta a incidere l’ultimo tratto della mia storia. Poi, sentivo Licia rantolare nella stanza affianco, bisognosa di me. No, entrambi avevamo bisogno dell’altro.

Le dedicai molte poesie.

Silvio le leggeva con un’espressione squisita, qualche volta piangendo, qualche altra perdendo le staffe:

«Strapperei tutti questi fogli, se non fossero i tuoi sentimenti trasformati in carta. Sono bellissimi, ma terribili.»

«Non lo è anche la vita?» risposi.

Lui mi venne vicino.

Mi prese il viso tra le mani.

«Devi rincominciare. Sono passati tre anni. Non puoi continuare a sprecare la tua vita. Torna ad amare, amico mio

«Facile dirlo, per te. Hai sempre avuto tutto. Ma non funziona così: non riesci più ad amare, se non sei mai stato amato!»

Lui mi tirò a sé.

Mi baciò profondamente.

Facemmo l’amore, in quel caso entrambi per la prima volta.

«Ama te stesso.»

Avete esplorato parecchio alcune parti del passato del protagonista. Siamo a metà del racconto standard. Che altro deve accadere?

  • Ho una domanda per il protagonista: sceglierò la più votata, o quella più interessante suggerita. [Non sarà più disponibile] (0%)
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  • Un mondo devastante, tra solitudine e frustrazione. [Non sarà più disponibile] (0%)
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  • Siamo al quinto, quindi si butta. (100%)
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72 Commenti

  • Non sono sicuro di aver capito, quindi alla fine era tutto uno spettacolo teatrale? Bel finale in ogni caso, mi è piaciuta questa svolta, anche se i cambi tra prima e terza persona verso la fine mi hanno un po’ confuso. Poi ho trovato il messaggio esplicito contro il suicidio, per quanto condivisibile, un po’ didascalico, forse sarebbe stato meglio lasciarlo più implicito nella decisione del protagonista di non buttarsi. Tuttavia ripeto che questo finale mi è piaciuto, non sapevo bene che cosa aspettarmi però questa chiusura ci sta bene secondo me. Anche il gioco metanarrativo sulla corrispondenza tra le voci e noi lettori è stato interessante e originale 😀
    Complimenti per questo bel racconto e alla prossima storia!

  • Ascoltato e letto con molto interesse.
    Ciao, G.G.
    Il teatro della vita, il canovaccio di quel che saranno i nostri giorni a venire, forse, è già scritto, ma possiamo cambiare, i personaggi di ogni storia possono vivere, prendere possesso del proprio destino e farne quel che desiderano; lo vediamo con i nostri personaggi che, se abbastanza forti (o tondi come dicono gli insegnanti di scrittura creativa), riescono a cambiare il corso della storia, più, a volte, di quanto riescano a fare i lettori che votano le opzioni.
    Bella storia, bella l’idea di leggerla e generosa quella di leggere anche i testi degli altri autori. Allegra ringrazia e così anche io.
    Spero di ritrovarti presto con un nuovo racconto e ti auguro ancora che quello appena cominciato sia un anno Felice e pieno di soddisfazioni!

    Alla prossima!

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