Suicida

Dove eravamo rimasti?

Avete esplorato parecchio alcune parti del passato del protagonista. Siamo a metà del racconto standard. Che altro deve accadere? Siamo al quinto, quindi si butta. (100%)

Vergogna

Faceva un dannato freddo.

Lo sfiorò il pensiero di rimanere in quella posizione per sempre, immortalato come un Gargoyle, congelato.

Sarebbe stato doloroso?

Si sarebbe semplicemente addormentato?

Sapeva che l’ipotermia gli avrebbe prima fatto credere di avere un gran calore, costringendolo a spogliarsi. Ma forse gli sarebbe stata negata anche quella parvenza di conforto. Sarebbe scivolato verso il vuoto prima di quel momento? O lo era già, steso sul marciapiede come un tappeto, annegato nel suo stesso sangue?

Forse era solo un flusso di pensieri…

Era tutto vero.

Mai come nei film.

Nessuno lo avrebbe visto, lassù dov’era, pronto a gridare per conquistarsi l’attenzione dei passanti.

Nessuno lo avrebbe incoraggiato a desistere, con parole strappate banalmente a qualche filosofo, millantando di sapere come ci si sente in certi momenti, di comprendere il suo malessere.

No.

Nessuno avrebbe tentato un eroico scatto, afferrando la sua mano all’ultimo momento ed esibendo un sorriso angelico, con le labbra pronte a pronunciare fatue belle parole.

No, quelle sarebbero venute tutte dopo, ai posteri.

Infarcite di lacrime, le avrebbero espresse l’allegra combriccola di commedianti, distratti e lontani familiari in lutto, presunti amici, o perfetti sconosciuti casualmente intervistati nei pressi dell’accaduto. Sarebbe diventato un caso regionale. Anzi, nazionale. Su Facebook avrebbero fatto a gara a chi raccatta più Like (o faccine tristi), gongolando per l’attenzione che la gente avrebbe forse riservato ai loro veri, biechi intenti. Forse ci sarebbe stata una fiaccolata, qualcuno avrebbe pronunciato una preghiera a caso, altri gli avrebbero dato del codardo, dell’idiota. Il suo viso, rubato a qualche foto ancora online, avrebbe forse riempito i cartelli di qualche spot contro il suicidio.

Una cazzo di mascotte.

«Nessuno muore mai solo: ci sarà sempre qualcuno a parlare dopo. È così da sempre» mormorò.

Starnutì.

Pensò a quello che avrebbero detto il giorno dopo, e in quelli a venire.

I morti sarebbero risorti, e gli sconosciuti sarebbero stati amici per una manciata di ore. Sarebbe stato il giovane perfetto, lo studente modello, carico di grandi possibilità, un lavoratore esemplare. Uno fra i migliori!

Nessuno se lo sarebbe di certo mai aspettato, avrebbero confessato al giornalista. Altri avrebbero fatto finta di non voler rispondere, solo per sentirsi ripetere ancora una volta la domanda. Avrebbero poi risposto disinvolti, spargendo il seme dell’ipocrisia.

Che rabbia!

«Voi cosa ne sapete, di come sono fatto, di cosa sono stato?» ringhiò al vento, scuotendo il capo per levarsi di testa tutte quelle voci: nella sua mente era già morto milioni di volte. «Voi cosa ne sapete, di chi sono? Avete sempre guardato dall’altra parte… Ero inesistente. Ero invisibile. Ero già morto!».

Stette in silenzio ad udire le risate lontane, di scherno. Li fissò dall’alto, correre da una parte all’altra alla ricerca degli ultimi regali. Li vide per quello che erano: schiavi delle convenzioni, oppressi dalla routine, tormentati dall’apparenza e succubi delle tradizioni. L’ansia li divorava dall’interno, come una cimice famelica. Continuavano a nutrirla, pur lamentandosene.

«Coglioni!».

Sputò come se tentasse di vomitar via quel veleno.

Subito immaginò (con vago orgoglio) che la sua saliva corresse in direzione di una di quelle facce di culo che, camminano tutte d’un pezzo, pavoneggiandosi fra gli ingombri dei negozi, trascinandosi dietro le buste gravose di regali, avrebbero poi vantato grandi acquisti, pur piangendo miseria. Fra tutti, erano quelli che sopportava di meno. Erano falsi eroi, pronti a riempirsi la bocca di vacui luoghi comuni sull’importanza del Natale.

«Doni a Natale… e merda tutto l’anno» ripeté una sua consueta espressione; e, nel dirlo, si sporse ulteriormente verso il vuoto, staccando a fatica un piede congelato. Allentò poi con un dolore atroce le mani dalla ringhierà.

«Credi che abbia tutto il pomeriggio da perdere? Ti butti o no?» esclamò una voce, spazientita, proprio davanti a sé; o così gli parve. Era femminile. Una giovane donna avrebbe detto. La sorpresa fu tale che, inconsciamente, fermò la sua caduta aggrappandosi al bordo della ringhiera.

Provò paura.

Per cosa?

Essere visto… e giudicato. Vergogna.

«Il posto più alto della città! Credevo avresti fatto subito un bel salto carpiato nel vuoto. Poi… splash! Volevo scommettere che la tua testa, staccandosi per l’impatto, avrebbe rimbalzato sino al marciapiede dall’altro lato della strada! Invece te ne stai lì, impalato come una statua, a maledire il mondo con la tua pseudo-morale!».

Si tirò su con una forza che non credeva di possedere. Non c’era nessuno nei dintorni. Il terrazzo era vuoto!

«Cazzo! Che paura…» confessò a se stesso.

Il cuore gli batteva all’impazzata, come se avesse appena visto uno spettro. Poi, ci rifletté. Possibile che quella voce lo spaventasse più del fatto di trovarsi sospeso a duecento piedi di altezza dal suolo? Gli aveva impedito di buttarsi.

Un segno? Un miracolo?

Tutti d'accordo nel volerlo far capitombolare giù dal palazzo... giocate con le vite altrui? Ci siete quasi riusciti... e ora?

  • A cercar brutte cose, le si trova. La ringhiera si stacca, e lui precipita nel vuoto. (25%)
    25
  • Temporeggia e Indaga sulla voce. (75%)
    75
  • Si butta. (0%)
    0
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72 Commenti

  • Non sono sicuro di aver capito, quindi alla fine era tutto uno spettacolo teatrale? Bel finale in ogni caso, mi è piaciuta questa svolta, anche se i cambi tra prima e terza persona verso la fine mi hanno un po’ confuso. Poi ho trovato il messaggio esplicito contro il suicidio, per quanto condivisibile, un po’ didascalico, forse sarebbe stato meglio lasciarlo più implicito nella decisione del protagonista di non buttarsi. Tuttavia ripeto che questo finale mi è piaciuto, non sapevo bene che cosa aspettarmi però questa chiusura ci sta bene secondo me. Anche il gioco metanarrativo sulla corrispondenza tra le voci e noi lettori è stato interessante e originale 😀
    Complimenti per questo bel racconto e alla prossima storia!

  • Ascoltato e letto con molto interesse.
    Ciao, G.G.
    Il teatro della vita, il canovaccio di quel che saranno i nostri giorni a venire, forse, è già scritto, ma possiamo cambiare, i personaggi di ogni storia possono vivere, prendere possesso del proprio destino e farne quel che desiderano; lo vediamo con i nostri personaggi che, se abbastanza forti (o tondi come dicono gli insegnanti di scrittura creativa), riescono a cambiare il corso della storia, più, a volte, di quanto riescano a fare i lettori che votano le opzioni.
    Bella storia, bella l’idea di leggerla e generosa quella di leggere anche i testi degli altri autori. Allegra ringrazia e così anche io.
    Spero di ritrovarti presto con un nuovo racconto e ti auguro ancora che quello appena cominciato sia un anno Felice e pieno di soddisfazioni!

    Alla prossima!

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