Suicida

Dove eravamo rimasti?

Basta un solo passo... è la vostra occasione: Non deve saltare: conoscete un motivo per non farlo (Dovete scriverlo nei commenti, altrimenti il voto non è valido) (80%)

Salta!

Nella sua testa, forse a causa della probabile commozione cerebrale, si fusero pensieri sospesi nel passato, vividi più che mai nel suo presente.

«Salta!»

Gridarono le voci.

Tra esse, in tono più flebile, cominciarono ad echeggiarne altre:

«Tutti hanno paura: non è assurdo cancellare il bene che ti hanno voluto, svanendo improvvisamente nel nulla?»

«Non sei ancora finito. Esci da questo incubo…»

«Egocentrico, disperato e disilluso! Arriveresti a non farlo per ripicca! È tua la decisione.»

«Il fatto che tu sia circondato da stronzi, non rende anche te una merda.»

«Lo devi alle persone che ti hanno voluto bene.»

Salta!

Quelle voci erano tuoni causato dallo scontro di nubi gravide di negatività, di sconsiderata frustrazione, d’immondo bisogno di qualcosa che non c’era più, e che non vi sarebbe più stata. La tempesta era dentro di me, carica come non mai; nessuno poteva scorgerne i lampi, le crepe correre lungo lo specchio di una realtà che avevo sigillato dietro ai miei occhi.

Salta!

Era come un conto alla rovescia impossibile da fermare. Le gambe presero a tremare, le mani a sudare, e gli occhi a sputare lacrime dolci, come nel tentativo di vomitare via ricordi che avevano sempre avuto un sapore amaro e, tuttavia, così maledettamente nostalgici, così legati alla mia essenza da non potermene più separare. Erano volti che avevano saputo scavarsi dei crateri nella mia anima, con le loro parole, i gesti, la presenza e, più di tutte, la loro assenza. Quei ricordi che chiunque di noi maledice a denti stretti, la notte, quando nessuno ci guarda. Quei ricordi che ci prendono per la gola nei momenti di felicità, oscurandoci la vista, rendendoci sordi al dolce ritmo della vita.

Sono spettri che non accettano il trapasso. Mi colpirono con violenza.

Salta!

La verità?

Non vi sarebbe stato bisogno di compiere quel gesto, perché avevo già saltato anni addietro, quando decisi di mettermi da parte, quando mi convinsi che il mondo non mi voleva, quando ero un uomo solo nel baratro della propria esistenza.

Saltai, tagliando il cordone ombelicale che ci lega all’umanità, per precipitare nel girone degli abulici. Mi lasciai trascinare dallo Stige; mille mani tese a sprofondarmi sotto le acque putride: erano tutte le mie.

La moralità bigotta impartitami da una tradizione religiosa che si ergeva a inno di fraternità, ma troppo spesso scadeva nell’odio, aveva contribuito ad alimentare il conflitto interiore che mi aveva portato sul ciglio di quel palazzo. Ogni piano di quel grattacielo era stato edificato col sudore dei ricordi e ammobiliato con l’indifferenza e le paure.

Salta!

Era un invito all’oblio, ogni volta che leggevo il disprezzo negli occhi di mia madre.

Salta!

Gridavo nelle mie stesse orecchie, graffiandomi il viso, tutte le volte che la mia dignità veniva calpestata da esseri travestiti da umani, pronti a lucrare sulla mia generosità, sulla mia disperazione, sulla mia incapacità di prevaricare il prossimo.

Salta!

Protestavano i miei sogni, sepolti sotto troppe ingiustizie ed una meritocrazia inesistente, che mi avevano spinto a chiuderli in una fornace.

Salta!

Era la prospettiva di una vita migliore, quando leccavo i miei polsi con la lingua ruvida di una lametta, davanti allo specchio, prima di sentire i rantoli di Licia irrompere dall’altra stanza.

Salta!

Recitava l’immagine che mi ero creato di Silvio, pronto a dispensare amore a chiunque ma mai realmente a nessuno.

Perché desideriamo amore da chi è incapace di provarne per noi?” Mi chiedevo.

Ma l’amore che Silvio aveva provato nei miei confronti era più grande di quanto avessi mai compreso. L’amore di un amico – con i suoi evidenti difetti – che aveva trovato la forza e la determinazione per volare via dalla sua prigione.

Rimanere lo avrebbe ucciso a poco a poco. Forse saremmo stati in due sulla cima di quel palazzo.

Salta!

Era la voce di mio padre che, dopo anni di silenzio, irrompeva nella mia vita attraverso il microfono del cellulare, dal numero di Giulio, mio fratello. Nel caos di persone che animava la palestra mi parve tutto così surreale, che rimasi senza parole. Ascoltai, paralizzato, il suo pianto rotto dal fardello del messaggio che recava, nunzio di sventura. Caronte aveva preso le sue monete per l’ultimo viaggio.

Non lo avrei più rivisto.

A meno che non avessi deciso di seguirlo.

Mi sarebbe bastato un solo passo…

«Salta!»

Gridarono quelle voci, inviperite.

«È giusto tutto ciò che ti fa stare bene» la voce di Licia divenne un’eco sempre più forte.

«Io ci sarò, come tu ci sei stato per me “frittellone”. Qualsiasi cosa accada. Ti voglio bene.» Il sorriso di Giulio illuminò i suoi occhi, come se il giovane fosse lì, sospeso nel vuoto.

«Non posso aiutare chi non vuole essere aiutato» la voce di Silvio gli rammentò ancora una volta che non era stato in grado di salvare Licia. «Ama te stesso.»

«Perdonatemi. Avrei dovuto fare di più per voi…» la voce del padre lo riportò nella palestra. Aveva lasciato cadere il telefono su quell’ultima affermazione :«Non voglio perderti.»

*

«Salta!» urlarono le voci.

Avete cambiato idea: Non salta più? Perché non saltare? Oppure volete aspettare l'ultimo capitolo prima di spingerlo giù? Dove andiamo?

  • Monologo da "Giù un altro" (50%)
    50
  • "Frittellone". Il legame con Giulio. (50%)
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  • Salta! (0%)
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72 Commenti

  • Non sono sicuro di aver capito, quindi alla fine era tutto uno spettacolo teatrale? Bel finale in ogni caso, mi è piaciuta questa svolta, anche se i cambi tra prima e terza persona verso la fine mi hanno un po’ confuso. Poi ho trovato il messaggio esplicito contro il suicidio, per quanto condivisibile, un po’ didascalico, forse sarebbe stato meglio lasciarlo più implicito nella decisione del protagonista di non buttarsi. Tuttavia ripeto che questo finale mi è piaciuto, non sapevo bene che cosa aspettarmi però questa chiusura ci sta bene secondo me. Anche il gioco metanarrativo sulla corrispondenza tra le voci e noi lettori è stato interessante e originale 😀
    Complimenti per questo bel racconto e alla prossima storia!

  • Ascoltato e letto con molto interesse.
    Ciao, G.G.
    Il teatro della vita, il canovaccio di quel che saranno i nostri giorni a venire, forse, è già scritto, ma possiamo cambiare, i personaggi di ogni storia possono vivere, prendere possesso del proprio destino e farne quel che desiderano; lo vediamo con i nostri personaggi che, se abbastanza forti (o tondi come dicono gli insegnanti di scrittura creativa), riescono a cambiare il corso della storia, più, a volte, di quanto riescano a fare i lettori che votano le opzioni.
    Bella storia, bella l’idea di leggerla e generosa quella di leggere anche i testi degli altri autori. Allegra ringrazia e così anche io.
    Spero di ritrovarti presto con un nuovo racconto e ti auguro ancora che quello appena cominciato sia un anno Felice e pieno di soddisfazioni!

    Alla prossima!

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