L’adunanza

Dove eravamo rimasti?

Come reagisce Aleph? Si ammansisce e ritorna nei ranghi (100%)

CAPSULE

“Calma! So tenere fede agli impegni presi, non serve tu me li ricordi!”

Nel cono di luce giallastra che pende dal soffitto, la protesta indignata spicca dalla cassa toracica di Aleph mentre questi solleva le braccia, come ad intercettare i pugni del Basilisco appena prima che questi potessero abbatterglisi addosso con dirompente fragore.

Vista dal di fuori, però, la scena avrebbe potuto prestarsi benissimo ad interpretazioni dissonanti: quelle braccia sollevate come in segno di resa, sembrano imploranti, quasi a ribadire che, in quel gruppo, le gerarchie non sono oggetto di discussione.

Nulla di strano quindi se, di fronte alla ferocia inesorabile del Basilisco, non rimaneva altra scelta che rientrare immediatamente nei ranghi.

“Credo che disunirci sarebbe l’errore più madornale adesso” – la voce del Monaco manda in frantumi l’atmosfera belligerante come un dito una bolla di sapone, mettendo una pietra tombale su ogni ostilità tra Aleph ed il Basilisco – “non è così che ci converrà operare: se vogliamo avere i nostri soldi dobbiamo semmai mantenere la calma ed organizzare il piano nei minimi dettagli. Poi saremo liberi di far perdere le nostre tracce, ognuno per la propria strada, a mai più rivederci”, nel dire questo la sua voce si è abbassata di un’ottava.

L’intesa costituisce una merce rara per tutte le associazioni di recente costituzione, e per affinarla occorrono tempo ed energie: lo sanno bene, questo, i quattro, mentre si rivolgono delle occhiate furtive come divenuti d’un tratto insicuri, desiderosi di soppesare l’affidabilità dei propri compagni di missione.

Si erano conosciuti in maniera tutt’altro che convenzionale, attraverso il paravento di uno schermo, per mezzo del quale avevano imparato, nelle ultime settimane, a fidarsi l’uno dell’altro, al di là dello strano asse che aveva collegato tra loro una cilena, un congolese, un filippino ed un italiano: agli accordi iniziali era seguita la fase operativa vera e propria, sempre a distanza ma con fugaci abboccamenti al riparo di quelle quattro mura.

Incontrarsi aveva richiesto ogni volta estenuanti ore di volo dai quattro angoli del pianeta, un’attenta bonifica di vestiario ed accessori da eventuali microspie e corse affannate fino al cono d’ombra offerto dalla Sala.

La stessa in cui si trovano adesso.

“Come faremo a riconoscere le capsule giuste in mezzo a tutte le altre?” sussurra l’Ape Regina alla volta del Monaco. La sua voce determina un’increspatura nella coltre di silenzio che avviluppava i quattro.

Aleph coglie al volo l’occasione per inserirsi con le sue insinuazioni – “voglio dire, avremo una manciata di secondi ed il camion ne conterrà alcune dozzine, tutte perfettamente tracciate con un tag ad ultrasuoni: come faremo ad identificare quelle con…”

“Taci! Indaco è stato categorico: nessuna fuga di informazioni o l’intero piano salta”, il Monaco impedisce che le parole di Aleph si spingano troppo oltre.

“Ma… avete sentito anche voi la sirena…”, Aleph prova a ribattere senza convinzione.

“Si, i dispositivi per la bonifica ambientale disposti lungo le mura della Sala sono il non plus ultra in circolazione; nessuno afferma che non stiano svolgendo da dieci minuti il loro egregio compito ma, vedete, forse… la prudenza non è mai troppa”, il Monaco parla come chi è intenzionato a ricondurre il confronto su un binario ben preciso e non avrebbe tollerato ulteriori deragliamenti.

“Porca… diamoci una bella mossa: ci restano meno di venti minuti” l’Ape Regina controlla di soprassalto l’orologio, come raggiunta dall’eco di un pensiero in grado di precipitarla nell’angoscia.

“Saranno sufficienti: si tratta di stabilire la sequenza di mosse”, il Monaco esibisce la propria dimestichezza con l’adagio che vuole che, se da una parte un certo grado di pressione è in grado di mettere un gruppo nelle condizioni di lavorare al meglio, dall’altra un suo eccesso finisce moltiplicarne le faide all’interno fino a disgregarlo, e va pertanto scongiurato con ogni mezzo.

“È questo il punto nevralgico della nostra missione: quando entreremo in azione saremo distanti migliaia di chilometri, rimanere in contatto sarà impossibile; è per questo che mi aspetto che la coordinazione tra noi sia perfetta”, pontifica infine con solenne gravità.

“Scusate, ma in tutta franchezza non vedo proprio dove possa essere il problema: basterà seguire sui nostri visori da polso la Diretta per sapere quando il discorso del Presidente avrà inizio”, il Basilisco interviene nel ruolo del pompiere che getta l’acqua sul fuoco.

Le sue parole sono ben più di un auspicio.

Alla base di tutto, una certezza granitica: dal preciso momento d’inizio della madre di tutte le dirette, attesa da settimane nella crescente trepidazione generale, per i successivi sessanta minuti tutti gli occhi sul pianeta sarebbero stati incollati su un unico uomo.

Lasciando quattro uomini liberi di agire indisturbati.

L’Ape Regina si schiarisce la voce per reclamare attenzione “Volevo parlarvi proprio di questo: mi è giunta voce che…”

Quale sconvolgente rivelazione fa l'Ape Regina ?

  • “… dietro l’organizzazione della Diretta ci sia proprio lo zampino di Indaco!” (40%)
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  • “… il Presidente sia morto!” (60%)
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  • “… la Diretta potrebbe essere annullata!” (0%)
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10 Commenti

  • Letto questo terzo capitolo mi trovo in imbarazzo su quale continuazione votare. E questo è dovuto al fatto che il vero giallo di questa vicenda è capire da cosa sono legate quattro persone così diverse, oltretutto di nazionalità disparate( come fanno a comunicare tra loro, in inglese?).
    Fossi in te chiarirei al più presto quali sono gli obiettivi di questa “congrega” di soggetti ( sono forse agenti segreti o sono delinquenti?…mah). In questo modo il lettore si sentirebbe più coinvolto…non ti pare? ciaociao.
    P.S. il Presidente morto mi pare l’opzione che lascia alla storia più gradi di libertà…

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