All’improvviso, un sospetto

Dove eravamo rimasti?

Finalmente è giunto il tempo del confronto con il figlio, a pranzo. Come si vestirà Antonella? Indosserà un abito normale, con una minigonna di jeans (60%)

Spregiudicata

Può una minigonna di jeans testare un interesse? Parliamoci chiaro, certi indumenti te li devi permettere e Antonella ormai è vicina a diventare residente del triste regno delle taglie conformate. Una t-shirt a maniche corte chiara, una minigonna di jeans e delle scarpe a tacco basso, sembrano le armi giuste per provocare senza dare nell’occhio. Ma devi avere il corpo giusto e Antonella lo sa: il rischio è calcolato e qui si sfiora il ridicolo. Con la mente rammenta tutti gli incubi a occhi aperti che l’hanno sfiorata in passato, quando immaginava situazioni paradossali al limite della pornografia più perversamente comica. Ai tempi la sua mente guardava con angoscia l’idea che, nel buio della sua stanzetta, Paolo possa aver potuto fare pensieri impuri sulla madre. Per anni, Antonella si è vista come oggetto del piacere di un’onanista compulsivo e spudorato. A vent’anni Paolo mandava in chat, a degli sconosciuti, le foto piccanti della madre, debitamente censurate in viso o in parti sensibili che potevano scatenare un possibile riconoscimento. Antonella, incautamente, in quegli anni confusi, cambiava uomini come detersivi. Li abbordava nei siti di incontri e li tastava nella sua improbabile ricerca del principe azzurro. Non si è negata nulla: nemmeno qualche audace scambio di autoscatti birichini, per i fiacchi figuri usciti dalle fiabe per adulti sozzoni, che smaniavano di sbrodolare con quelle foto appiccicate sullo schermo di un cellulare. Antonella è stata incauta nel non proteggere il materiale delicato e ne ha pagato le conseguenze. Paolo non ha mai saputo delle scoperte delle madre: né delle chat e né degli incontri dal vivo, dove il baldo giovine praticava autoerotismo con giovani sconosciuti, sulle foto di Antonella. Una volta la mamma pedinò il figlio e, vedendolo immerso in quella putrida valle di oscenità, pianse da sola in un vicoletto per non farsi vedere. Oggi ci ride su e ripensa a quegli incubi, come a dei sogni bizzarri che donavano una particolare e certamente inedita soddisfazione. I tempi cambiano e anche le storture della mente, grazie al cielo, si normalizzano: ma Antonella, questo, lo ha capito?

“Un hamburger? Tutto qui?”, peccato non poter farvi vedere la faccia di Paolo: è un mix indescrivibile tra chi si sente preso in giro e chi dubita delle proprietà cognitive del proprio interlocutore. Antonella aveva tanto insistito affinché Paolo, una volta tanto, le facesse compagnia a pranzo. “Sono sempre sola”, implorava la madre, miagolando di solitudine, “per una volta pranza con me”. Nonostante i due abitano insieme, difficilmente si incrociano. Paolo, poi, è già fidanzato e giustamente cerca di vedere la sua donna, il più possibile. Il pranzo, voi lettori già lo sapete, non è un semplice momento che cerca di colmare una solitudine: è una sfacciata prova del nove. Nonostante abbia deciso di non dare nell’occhio, Antonella deve trovare pur il modo per mostrare l’unica mercanzia possibile per non passare per una procace sgualdrina: le sue belle gambe. E dunque, si pranza sul divano alla maniera informale, davanti alla televisione, addentando un panino con l’hamburger, fresco di macelleria e arrostito alla griglia. Paolo si aspettava ben altro: un lauto pasto come si deve, con tanto di primo, secondo, frutta, caffè e ammazzacaffè. Altrimenti non ha senso uscire prima dal lavoro, prendersi due ore di permesso e pure qualche vaffanculo dal suo capo.

Antonella intuisce l’avvento dell’alba della reazione collerica del figlio. Così si finge scema: “Perché mi guardi così? Ho voluto fare una cosa diversa, non ti piace?”

“Dovrei sedermi, con te sul divano e mangiare come un accampato?”

“Perché? Cosa c’è di strano?”, Antonella allarga un sorriso malizioso e poi lo invito a sedersi. Paolo, scoglionato, obbedisce.

Antonella è bella, come si può essere piacenti a quell’età ed ha una strana consapevolezza che sembra stridere con l’umore nero, che si è impossessato della casa. Si sente potente, sicura della sua arma di seduzione. Sono seduti stretti stretti più per necessità che per volontà. Il divano, a malapena, ospita due persone. Si mangia e si chiacchiera sul nulla più banale. Le gambe di Paolo sfiorano quelle quasi nude della madre. Lo sguardo del giovane incrocia in più, di un occasione, le cosce di Antonella, esibite da una minigonna adatta al maschio pigro, che non vuole perdere tempo ad immaginare.

“Secondo te, sono ancora una bella donna?”, chiede la donna. Lo sguardo guarda fisso al televisore, come a voler dare l’impressione di dire una cosa secondaria, tanto per fare chiacchiera.

“Penso di sì.”

“O è sì o è no.”

“Perché me lo chiedi?”

“Ieri, un signore mi ha fatto i complimenti per le gambe.”

“Chi?”

“Boh, uno al supermercato.”

“Uno al supermercato, ti ferma e ti fa i complimenti per le cosce?”

“Eh sì, cioè mi ero fermata a parlare, e in maniera scherzosa mi ha fatto i complimenti”

“E tu che hai fatto?”

“E che dovevo fare? Mi sono messa a ridere. Scherzava lui e stavo allo scherzo, io. Problemi?”

Come risponderà Paolo

  • "Perché hai attaccato bottone con quello lì? Cosa voleva da te?" (38%)
    38
  • "Ma tu vai al supermercato, vestita così? Con le cosce di fuori?" (50%)
    50
  • "No, nessun problema. Era tanto per chiedere" (13%)
    13
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54 Commenti

  • Ciao Pateippo.
    l’atteggiamento del figlio è a metà tra il patologico e il patetico…mi è diventato antipatico. La parte finale del colloquio tra i due è la più intrigante del capitolo…l’inizio con quel mezzo cazziatone aveva smorzato parecchio la carica dei precedenti capitoli.
    Antonella alla fine a ripreso in mano la situazione, è lei che deve decidere come proseguire questa storia….quindi propongo una “attacco frontale”, proverà a sedurre il figlio e farlo crollare o esplodere, si metterà in gioco per testimoniare a se stessa che è ancora una femme-fatale e lui solo un bocconcino.
    Aspetto il prossimo,
    ePP

  • Capitolo 5)

    Ti ho visto un po’ arrugginito, mi consenti di dirtelo?
    Dall’ultimo aggiornamento sono trascorsi quasi due mesi, e io ci ho visto un po’ di rassegnazione per alcune parti della storia. Un punto si trasforma proprio in un blocco unico, ma abbiamo visto di peggio. 😀

    L’idea è intrigante, però ti ho visto molto indeciso rispetto ai precedenti. Ti sei trovato in difficolta nell’affrontare questa parte?
    La scelta che poni tra i due, la distanza forzata e, infine, il riavvicinarsi pericolosamente al “peccato”, è un gioco che dovrebbe funzionare, ma mi sono trovato un po’ distante.
    Sono certo che il prossimo andrà meglio, sotto questo punto di vista. Riprendere in mano una storia dopo tanto tempo può essere complicato 😉

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://youtu.be/x3Yxqd2_jaY

    In attesa del prossimo, e di scoprire cosa accadrà, ti saluto!

  • Ciao Pateippo!
    Ben ritrovato; ritroviamo i due in una situazione oltre i limiti. Il rapporto entra nel patologico, il figlio sembra il più equilibrato, ma poi ha una regressione (credo tu volessi dire questo) e si mette sul livello della madre. Come se ne esce? Secondo me chiederà al figlio di lasciare la fidanzata, sembra la cosa più logica a questo punto. Vedremo. Dramma triste.
    Bene, alla prossima allora, ciao!

  • In questo capitolo mi sarebbe piaciuto leggere di più del pranzo tra Antonella e il figlio, dei loro sguardi, delle loro parole, mentre ho trovato un eccesso di ricordi e di informazioni sui personaggi, che distolgono un po’ l’attenzione. Inoltre i comportamenti passati di Paolo mi sembrano ai limiti del patologico. Non che siano di per sé inverosimili, però nei capitoli precedenti si è solo accennato in minima parte a questo interesse del figlio nei confronti della madre e mi è sembrato un po’ brusco esplicitare che invece Paolo facesse anche ben altro.
    Tuttavia la situazione si fa sempre più spinosa e mi piace la piega che sta prendendo. I personaggi sono sempre più confusi, sempre più a disagio e la situazione potrebbe degenerare. Voto per la terza opzione: Paolo mi sembra abbastanza geloso e suppongo che chiederebbe per quale motivo lei si sia messa a flirtare con uno sconosciuto. A presto!

  • Io riesco a leggerci un bel po’ di gelosia nelle espressioni del figlio, dici che sono volute?
    No, non dirmelo, altrimenti mi rovini il gioco!
    Comunque mi gioco la prima opzione, perché mi sembra decisamente in linea con la situazione attuale, e vorrei arrivare più facilmente al confronto 😉

    Qualche svista, ma perdonabile.
    Io trovo che, in questa situazione, certi errori, sempre che non siano delle sviste epocali, non richiedano l’intervento dell’amministrazione. Sono errori figli del corso narrativo: sono lì per segnare (in positivo o negativo) il percorso fatto. Quindi non tormentarti troppo 🙂
    Trovi la storia sempre su Youtube:
    https://youtu.be/KMZT6Eu3DIE

    Alla prossima!

  • Ciao Pateippo!
    Diamine, non avevo capito che effettivamente il figlio avesse avuto in passato degli interessi sulla madre, credevo fossero dubbi di Antonella. Paolo sembra aver superato il momento, mentre lei è preda di un dramma personale di difficile soluzione, che con l’età non può che peggiorare.
    Ti segnalo “guardava con angoscia l’idea che, nel buio della sua stanzetta, Paolo possa aver potuto fare pensieri impuri sulla madre” io avrei scritto “… Paolo potesse fare” con l’imperfetto. Ho votato per la reazione più tranquilla, forse quella meno desiderata da Antonella. Storia secondo me difficile, tema sottilmente in equilibrio tra dramma e ridicolo, trattato con coraggio da te.
    Ciao alla prossima!

  • Ciao Pateippo
    Da quello che leggo e anche dai commenti nasce in me la sensazione che non si sappia esattamente da che parte andare, e questo vale sia per la protagonista che per te. Non è certo un male, ma certi passaggi “drammatici” per esempio sulle abitudini sessuali del figlio, il pianto nel vicolo eccetera, insinuano un che di drammatico che non collima ( bada bene sempre secondo me) con l’andamento quasi discorsivo che mantieni raccontando della donna e della sua vita. Insomma: una donna che “sonda” la disponibilità sessuale del figlio o è preda di un dramma, o autoironica al punto da provocare direi “giocare” senza fare veramente sul serio.
    Vorrei segnalarti una frase: …Parliamoci chiaro, certi indumenti te li devi (poter) permettere e Antonella ormai è… Quel “poter” che, però, manca capovolge il senso della frase. A meno che io non abbia frainteso il senso. Buona domenica, e al prossimo!
    P.s.: Voto “Perché hai attaccato…”. Ciao?

    • Carissimo, grazie per questa attenzione meticolosa e puntigliosa. Ahimé, debbo risponderti con la stessa attenzione. E la cosa mi addolora, perché temo di annoiare te e i gentili lettori, che hanno la pazienza di curiosare tra i commenti. Antonella è una donna ancora piacente, ma ha 58 anni e presumibilmente rischia di rendersi ridicola, ad agghindarsi così. La mia è una narrazione critica, entro nel racconto e commento: è un’autovettura critica. La disperazione di Antonella è tale da spingerla a rileggere il suo passato in maniera drastica: le perversioni del figlio diventano una paradossale forma di riguardo verso di lei. Antonella piangeva per il figlio, ora ci ride: è questo viene ribadito nella prima parte dell’episodio. La disperazione la spinge a diventare civettuola, per sondare la propria sensualità. La disperazione, ma questa è solo un’altra mia lettura critica, la spinge a diventare cretina.

    • Carissimo, grazie per questa attenzione meticolosa e puntigliosa. Ahimé, debbo risponderti con la stessa attenzione. E la cosa mi addolora, perché temo di annoiare te e i gentili lettori, che hanno la pazienza di curiosare tra i commenti. Antonella è una donna ancora piacente, ma ha 58 anni e presumibilmente rischia di rendersi ridicola, ad agghindarsi così. La mia è una narrazione critica, entro nel racconto e commento: è un’autolettura critica. La disperazione di Antonella è tale da spingerla a rileggere il suo passato in maniera drastica: le perversioni del figlio diventano una paradossale forma di riguardo verso di lei. Antonella piangeva per il figlio, ora ci ride: è questo viene ribadito nella prima parte dell’episodio. La disperazione la spinge a diventare civettuola, per sondare la propria sensualità. La disperazione, ma questa è solo un’altra mia lettura critica, la spinge a diventare cretina.

  • Purtroppo ho notato anch’io delle incongruenze con il capitolo precedente, in particolare sull’aspetto di Gina (nel 2 si dice che non è bella né brutta, nel 3 che è bruttissima). Inoltre il 2 finisce con la conversazione tra Antonella e Gina, però il 3 inizia con Antonella che va da Gina (e non ho capito se è sempre la stessa conversazione o se sono due occasioni separate). Infine, come ti ha fatto notare anche G.G. Pintore, non è stato rispettato il voto dei lettori, visto che doveva essere in questo capitolo che Antonella parla con il figlio (o che perlomeno inizia a farlo).
    Tuttavia ho trovato coinvolgente la conversazione tra le due amiche, che si mantiene sui livelli dei capitoli precedenti, e mi continuano a piacere molto le tematiche affrontate, scottanti e molto realistiche al tempo stesso, e ho trovato realistici e interessanti anche i dettagli sulla contemporaneità.
    Voto per il vestito sexy, magari servirà per spingere il figlio alla conversazione. A presto!

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