All’improvviso, un sospetto

Una vita sempre uguale

Camminare, camminare, camminare così per tutta la casa, come a smaltire una sbornia, come a frenare la rabbia. Ira, per cosa, poi? A ragionarci bene non vi è nulla di sbagliato, di scompigliato nell’ordinario scorrere dei giorni. Nulla di nulla vi è storto, non c’è nulla da raddrizzare, da ricomporre. Il problema è lì a pensarci bene: è nel nulla che si palesa sfacciato nella sua silhouette meno invitante, impossibile intravederne un richiamo sensuale. Non c’è gusto a perdersi in un oblìo totalmente insignificante. E cammina cammina la povera Antonella: 58anni sono un soffio oppure un peso o la totale certezza di un fallimento sempre più grande, quasi costante, ormai prevedibile nel suo percorso. Un matrimonio sbagliato, un altro amore andato a male, e poi due figli che non ti seguono più. Non ti vedono più il perno della loro esistenza. Povera Antonella, come deve vivere male la sua condizione di solitudine. E io che sono adesso nel pieno della mia felicità, guardo questa donna con un senso di pietà assoluto. Cammina, lei, per le stanze di una casa vuota. Dove vai Antonella con quei capelli che chiedono di essere lavati? E cammini cammini con quel pigiama a fiori e le pantofole da maschio, probabilmente di tuo figlio. Non c’è nulla di questa casa che merita di essere contemplato, i mobili componibili, i letti da televendita sono reali testimonianze di una vita in affitto che non vuole mettere radici per evitare lo spettro di una delusione. Forse una doccia può risollevare il morale, ristabilire un’ordine precario o quantomeno edificarne una parvenza, illudersi che valga la pena di tirare a campare.

Stupidamente Antonella fa di fretta, come se avesse qualcosa da fare. E lì ad insaponarsi e risciacquarsi con un’energia inutile, sembra pronta a sconfessare la flemma di prima con cui camminava per le stanze. Brutto non avere un “ti amo” da dare o da ricevere e nemmeno avere più la forza di immaginarselo un uomo ideale, che magari ti entra e in doccia e ti prende con passione. Nemmeno una canzone si è concessa Antonella, non aveva voglia di fare del karaoke cretino in doccia: il cazzeggio non la consola più.

È ancora bella. Nuda ispira pensieri peccaminosi. Eppure il suo corpo ha ceduto allo scorrere del tempo. I fianchi sono larghi, il grande seno è in piena decadenza e le gambe si sono lasciate dominare da uno sciame belluino di cellulite. Il pelo è ancora lì: folto e nero. A dispetto di una moda che vorrebbe bandirlo per sempre, anche le sue amiche si sono abbandonate a questa scelta à la page. Per una volta, Antonella trova superflua l’abitudine del vestirsi. La primavera fa a botte con l’estate e la lotta permette alla donna di starsene nuda in panciolle per un po’. Sarebbe l’ora della sua trasmissione preferita, ma stranamente pensa sia meglio riprendere a camminare per le stanze. Ma stavolta è nuda e senza pantofole. I piedi potrebbero diventare neri, vanificando così il rito salvifico della danza della doccia, ma Antonella non ci pensa e inconsapevolmente sconfessa un gesto dopo l’altro: non crede a quello che fa, ovvio.

Mezz’ora è passata e forse è meglio vedere un po’ di televisione. La casa, fino alle 17, vivrà l’ombra del silenzio. Meglio sedersi sul divano, in soggiorno, e rimbecillirsi un po’ con programmi che propongono ricette impossibili da fare in cucina. Io vorrei capire come certe trasmissioni possano essere utili al telespettatore. Ogni volta si chiede l’impossibile, mai che si spieghino le basi con facilità. Il baldo cuciniere, in tv, spiega una improponibile torta al carciofo e mela cotogna e Antonella non vi presta attenzione: spaparanzata sul divano fa associazioni di pensieri arditi. Il pensiero le fa prendere sonno.

“Mamma!”.

Cosa? Che? Chi l’ha mandata via dal regno di Morfeo? Colpa di Carlo e del suo tono di voce. Avrebbe potuto salutare, svegliarla con dolcezza, come si deve e con la giusta premura.

“Sei nuda!”

“Eh?”

“Sei nuda!”

Già è nuda, ma ancora non lo comprende. È ancora presa dal sonno.

“Ma che ore sono?”

“Sono le tre e tu sei sempre nuda”. Paolo è imbarazzato, il viso è rosso come un pomodoro pronto per essere sacrificato in onore di uno spaghetto fumante. Antonella, adesso, si è accorta e frettolosamente copre con la mano sinistra i seni e con la destra il pube. Scappa in camera da letto, bisbigliando un “scusa che sbadata”, che la rende patetica.

“Ma non dovevi tornare alle cinque? Sono le tre!”, chiede la donna dalla stanza da letto.

“Ho finito prima e forse dalla settimana prossima torno in smart working. Ma perché eri nuda?”

“Sono a casa, fa caldo, è successo. È un problema?”, il tono di Antonella sembra abbracciare la più sfacciata impazienza.

“Eri nuda!”, il giovane sembra in buona fede: l’imbarazzo è reale. “Comunque, sei sempre bella”, la voce sembra quasi strozzata: è un detto non detto, forse non avrebbe voluto.

“Che hai detto?”, chiede Antonella.

“Niente, non ho detto nulla”. Paolo si è rassicurato. Antonella, in realtà, ha capito ma avrebbe voluto sentirlo ripetere.

Come inizierà il prossimo episodio?

  • Altro, proposto da voi (io sceglierò la proposta che mi sembra più interessante e meno scontata) (0%)
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  • Antonella si confiderà con l'amica (100%)
    100
  • Antonella affronterà l'accaduto a cena (0%)
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54 Commenti

  • Ciao Pateippo.
    l’atteggiamento del figlio è a metà tra il patologico e il patetico…mi è diventato antipatico. La parte finale del colloquio tra i due è la più intrigante del capitolo…l’inizio con quel mezzo cazziatone aveva smorzato parecchio la carica dei precedenti capitoli.
    Antonella alla fine a ripreso in mano la situazione, è lei che deve decidere come proseguire questa storia….quindi propongo una “attacco frontale”, proverà a sedurre il figlio e farlo crollare o esplodere, si metterà in gioco per testimoniare a se stessa che è ancora una femme-fatale e lui solo un bocconcino.
    Aspetto il prossimo,
    ePP

  • Capitolo 5)

    Ti ho visto un po’ arrugginito, mi consenti di dirtelo?
    Dall’ultimo aggiornamento sono trascorsi quasi due mesi, e io ci ho visto un po’ di rassegnazione per alcune parti della storia. Un punto si trasforma proprio in un blocco unico, ma abbiamo visto di peggio. 😀

    L’idea è intrigante, però ti ho visto molto indeciso rispetto ai precedenti. Ti sei trovato in difficolta nell’affrontare questa parte?
    La scelta che poni tra i due, la distanza forzata e, infine, il riavvicinarsi pericolosamente al “peccato”, è un gioco che dovrebbe funzionare, ma mi sono trovato un po’ distante.
    Sono certo che il prossimo andrà meglio, sotto questo punto di vista. Riprendere in mano una storia dopo tanto tempo può essere complicato 😉

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://youtu.be/x3Yxqd2_jaY

    In attesa del prossimo, e di scoprire cosa accadrà, ti saluto!

  • Ciao Pateippo!
    Ben ritrovato; ritroviamo i due in una situazione oltre i limiti. Il rapporto entra nel patologico, il figlio sembra il più equilibrato, ma poi ha una regressione (credo tu volessi dire questo) e si mette sul livello della madre. Come se ne esce? Secondo me chiederà al figlio di lasciare la fidanzata, sembra la cosa più logica a questo punto. Vedremo. Dramma triste.
    Bene, alla prossima allora, ciao!

  • In questo capitolo mi sarebbe piaciuto leggere di più del pranzo tra Antonella e il figlio, dei loro sguardi, delle loro parole, mentre ho trovato un eccesso di ricordi e di informazioni sui personaggi, che distolgono un po’ l’attenzione. Inoltre i comportamenti passati di Paolo mi sembrano ai limiti del patologico. Non che siano di per sé inverosimili, però nei capitoli precedenti si è solo accennato in minima parte a questo interesse del figlio nei confronti della madre e mi è sembrato un po’ brusco esplicitare che invece Paolo facesse anche ben altro.
    Tuttavia la situazione si fa sempre più spinosa e mi piace la piega che sta prendendo. I personaggi sono sempre più confusi, sempre più a disagio e la situazione potrebbe degenerare. Voto per la terza opzione: Paolo mi sembra abbastanza geloso e suppongo che chiederebbe per quale motivo lei si sia messa a flirtare con uno sconosciuto. A presto!

  • Io riesco a leggerci un bel po’ di gelosia nelle espressioni del figlio, dici che sono volute?
    No, non dirmelo, altrimenti mi rovini il gioco!
    Comunque mi gioco la prima opzione, perché mi sembra decisamente in linea con la situazione attuale, e vorrei arrivare più facilmente al confronto 😉

    Qualche svista, ma perdonabile.
    Io trovo che, in questa situazione, certi errori, sempre che non siano delle sviste epocali, non richiedano l’intervento dell’amministrazione. Sono errori figli del corso narrativo: sono lì per segnare (in positivo o negativo) il percorso fatto. Quindi non tormentarti troppo 🙂
    Trovi la storia sempre su Youtube:
    https://youtu.be/KMZT6Eu3DIE

    Alla prossima!

  • Ciao Pateippo!
    Diamine, non avevo capito che effettivamente il figlio avesse avuto in passato degli interessi sulla madre, credevo fossero dubbi di Antonella. Paolo sembra aver superato il momento, mentre lei è preda di un dramma personale di difficile soluzione, che con l’età non può che peggiorare.
    Ti segnalo “guardava con angoscia l’idea che, nel buio della sua stanzetta, Paolo possa aver potuto fare pensieri impuri sulla madre” io avrei scritto “… Paolo potesse fare” con l’imperfetto. Ho votato per la reazione più tranquilla, forse quella meno desiderata da Antonella. Storia secondo me difficile, tema sottilmente in equilibrio tra dramma e ridicolo, trattato con coraggio da te.
    Ciao alla prossima!

  • Ciao Pateippo
    Da quello che leggo e anche dai commenti nasce in me la sensazione che non si sappia esattamente da che parte andare, e questo vale sia per la protagonista che per te. Non è certo un male, ma certi passaggi “drammatici” per esempio sulle abitudini sessuali del figlio, il pianto nel vicolo eccetera, insinuano un che di drammatico che non collima ( bada bene sempre secondo me) con l’andamento quasi discorsivo che mantieni raccontando della donna e della sua vita. Insomma: una donna che “sonda” la disponibilità sessuale del figlio o è preda di un dramma, o autoironica al punto da provocare direi “giocare” senza fare veramente sul serio.
    Vorrei segnalarti una frase: …Parliamoci chiaro, certi indumenti te li devi (poter) permettere e Antonella ormai è… Quel “poter” che, però, manca capovolge il senso della frase. A meno che io non abbia frainteso il senso. Buona domenica, e al prossimo!
    P.s.: Voto “Perché hai attaccato…”. Ciao?

    • Carissimo, grazie per questa attenzione meticolosa e puntigliosa. Ahimé, debbo risponderti con la stessa attenzione. E la cosa mi addolora, perché temo di annoiare te e i gentili lettori, che hanno la pazienza di curiosare tra i commenti. Antonella è una donna ancora piacente, ma ha 58 anni e presumibilmente rischia di rendersi ridicola, ad agghindarsi così. La mia è una narrazione critica, entro nel racconto e commento: è un’autovettura critica. La disperazione di Antonella è tale da spingerla a rileggere il suo passato in maniera drastica: le perversioni del figlio diventano una paradossale forma di riguardo verso di lei. Antonella piangeva per il figlio, ora ci ride: è questo viene ribadito nella prima parte dell’episodio. La disperazione la spinge a diventare civettuola, per sondare la propria sensualità. La disperazione, ma questa è solo un’altra mia lettura critica, la spinge a diventare cretina.

    • Carissimo, grazie per questa attenzione meticolosa e puntigliosa. Ahimé, debbo risponderti con la stessa attenzione. E la cosa mi addolora, perché temo di annoiare te e i gentili lettori, che hanno la pazienza di curiosare tra i commenti. Antonella è una donna ancora piacente, ma ha 58 anni e presumibilmente rischia di rendersi ridicola, ad agghindarsi così. La mia è una narrazione critica, entro nel racconto e commento: è un’autolettura critica. La disperazione di Antonella è tale da spingerla a rileggere il suo passato in maniera drastica: le perversioni del figlio diventano una paradossale forma di riguardo verso di lei. Antonella piangeva per il figlio, ora ci ride: è questo viene ribadito nella prima parte dell’episodio. La disperazione la spinge a diventare civettuola, per sondare la propria sensualità. La disperazione, ma questa è solo un’altra mia lettura critica, la spinge a diventare cretina.

  • Purtroppo ho notato anch’io delle incongruenze con il capitolo precedente, in particolare sull’aspetto di Gina (nel 2 si dice che non è bella né brutta, nel 3 che è bruttissima). Inoltre il 2 finisce con la conversazione tra Antonella e Gina, però il 3 inizia con Antonella che va da Gina (e non ho capito se è sempre la stessa conversazione o se sono due occasioni separate). Infine, come ti ha fatto notare anche G.G. Pintore, non è stato rispettato il voto dei lettori, visto che doveva essere in questo capitolo che Antonella parla con il figlio (o che perlomeno inizia a farlo).
    Tuttavia ho trovato coinvolgente la conversazione tra le due amiche, che si mantiene sui livelli dei capitoli precedenti, e mi continuano a piacere molto le tematiche affrontate, scottanti e molto realistiche al tempo stesso, e ho trovato realistici e interessanti anche i dettagli sulla contemporaneità.
    Voto per il vestito sexy, magari servirà per spingere il figlio alla conversazione. A presto!

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