Caffè con panna

Dove eravamo rimasti?

Marta berrà un caffè con il protagonista sul portico di casa sua? sì, ma con un pò di panna e qualche biscotto. (100%)

Sonaglio a vento

Marta si sistemò sul dondolo della veranda. Si sedette mettendo una gamba sotto il sedere e l’altra penzoloni a sfiorare con il piede le assi di legno. Ogni tanto si dava una spinta leggera per ravvivare il dondolio in cui sembrava cullarsi.
“Ti aspetto qui” mi disse. Stava fissando il giardino che tenevo con cura e che confinava senza alcuna recinzione con quello del marito. Avevo in programma di piantare qualcosa lungo il confine ma non avevo ancora deciso cosa. Filai in cucina a mettere sul fuoco il caffè e a preparare un vassoio con due tazzine e un bricco di porcellana blu per la panna.
“Ti vanno dei biscotti alla vaniglia?” urlai per farmi sentire, “sono quelli del forno di Gianni”.
Non mi rispose ma ne misi lo stesso una manciata nel vassoio.

Quando tornai fuori con il caffè fumante nelle tazzine, Marta era sparita e il dondolo oscillava vuoto, cigolando un pò sui cardini.
“Hey, sono qui!” mi chiamò agitando una mano. Se ne stava seduta al sole con le gambe allungate sull’erba e le mani poggiate dietro di lei. I riccioli biondi splendevano nel sole mattutino e in qualche modo erano tornati al loro posto. Pensai perfino che quella fosse andata a casa di corsa a darsi una rassettata.
“Il caffè è pronto principessa” le dissi accomodandomi sulla poltrona pronto a godermi quella caffeina e le sue gambe.
“Portalo qui dai, si sta così bene oggi.”
Avrei voluto dirle che io il caffè lo prendo sempre all’ombra del mio portico, ma quei riccioli mi abbattono sempre come una fucilata. Quindi mi alzai, presi tutte le carabattole e andai a sedermi vicino a lei sull’erba ancora umida. Appena seduto avvertii subito la leggera sensazione di bagnato attraverso i calzoncini corti e subito mi venne da pensare al fondoschiena di Marta: per un verso per quell’altro, finivo sempre a pensare al suo culo.
“Panna?” le domandai offrendole il bricco. Lei se ne stava con gli occhi chiusi e il viso rivolto al sole: di tutta l’agitazione di prima non ne era rimasta traccia.
“None” mi disse aprendo un occhio. Così le porsi la tazzina colorata con un biscotto sul piattino. 

“Allora”, continuai versandomi un’abbondante dose di panna, “vuoi dirmi cosa cavolo avevi prima?”
“Prima quando?” cicalò Marta.
“Marta per favore…”

“Ok, ok, non ti agitare” rispose prima di prendere un sorso di caffè, “Uh, brucia!”.

“Insomma?” La incalzai.
“Insomma cosa?”
“Gesù Marta, smettila!”
Mi guardò storto per qualche secondo poi riprovò a bere un sorso di caffè inclinando piano piano la tazzina come se dovesse tirare giù benzina pura.

“Uh, brucia ancora” esclamò ritirando velocemente la bocca.

“Senti” le dissi prendendole la tazzina dalle mani, “questa la mettiamo qui e la lasciamo stare per un pò!” E la posai direttamente sull’erba.
“Così però si fredda” aggiunse Marta. 

“Sei irrecuperabile, lo sai?”
“No, non lo sapevo. Dopo lo chiedo anche a Giorgio”.
“Cosa?”
“Se sono IR-RE-CU-PE-RA-BI-LE” e lo disse proprio così, come farebbe un bambino con una parola nuova.
Lasciai perdere, però mi fece venire in mente una cosa e gliela domandai.
“A proposito, ma tuo marito dov’è?”
Io e Giorgio siamo buoni amici. Non è che siamo quel genere di amici che tutti i mercoledì vanno a giocare a calcetto però ci conosciamo da quando lui e Marta sono venuti a stare qui tre anni fa e tutto sommato andiamo d’accordo.
“A lavoro che diamine”, mi rispose Marta, “solo te pare che non lavori!”
“Intendevo dov’è in generale, è un bel pò che non lo vedo qui in giro”.
“Io invece lo vedo tutti i giorni”.
“Però ultimamente non lo ve…”
“Proprio tutti i giorni no” mi interruppe, “quando è in trasferta sto anche un paio di settimane senza vederlo”.
La guardai incapace di reagire a tutta quella leggerezza. 

“Dolcezza”, le dissi guardandola con uno sguardo un pò da lumacone, “so bene che Giorgio è spesso fuori, te che dici?”

“E tu come lo sai?” Cinguettò lei, ma questa volta si capiva che scherzava. 

“Lo so perché quando non c’è, mi fai sempre entrare dalla porta principale”. 

Lei voltò lo sguardo fingendo imbarazzo, poi tornò a voltarsi verso di me.

“Lei è uno sporcaccione, signor Bellandi, lei è proprio uno sporcaccione”.  

D’un tratto si alzò in piedi, si scosse un poco il vestitino e si stirò con un lungo sbadiglio e neanche a dirlo quella stoffa salì fin troppo in alto per lasciare qualcosa alla mia fantasia.
“Non mi hai ancora detto dov’è Giorgio” le dissi rimettendomi in piedi pure io. 

“E’ vero, non te l’ho detto. Ciao sporcaccione” e trotterellò via con quella sua corsetta leggera sparendo dietro l’unico albero di mimosa che avevo alla fine del prato. Da lì bastavano davvero pochi passi per arrivare alla loro casa, un rustico a due piani con un portico in cotto dove avevano appeso uno dei sonagli a vento più rumorosi che avessi mai visto. Bastava un filo di vento per far cantare quel dannato aggeggio: mi metteva i brividi e ogni volta che lo sentivo riecheggiare nel silenzio della notte mi aspettavo sempre di vedere un pagliaccio dalla testa bianca come la morte, fissarmi dalla finestra di camera.

Marta se ne torna a casa, ma il giorno successivo capita qualcosa. Cosa?

  • Piove. (0%)
    0
  • Bellandi sente dei rumori sospetti in giardino. (50%)
    50
  • Giorgio, il marito di Marta, sveglia Bellandi. (50%)
    50
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12 Commenti

  • Terzo episodio.

    Ho come l’impressione che tu stia cercando di trovare l’equilibrio giusto per la narrazione: alterni alcuni passaggi più scanzonati ad altri decisamente più elaborati, che riescono a mettere in evidenza le tue doti narrative. Credo che ti stia avvicinando al risultato finale, per far rendere il tutto più “legato”. Se non si è capito, è un complimento! 😛

    La storia prosegue sulla sua linea abbastanza divertente, quindi sono curioso cosa comporterà l’aver finito i biscotti. 😉

    Trovi la lettura del terzo capitolo sempre su Youtube:
    https://youtu.be/Q6YRiyea1xY

    Alla prossima!

  • Ciao Raphael!
    L’etichetta humor mi incuriosisce sempre, e quindi eccomi a leggere di questo collega scrittore (?) alle prese con le distrazioni dell’amore che interferiscono con l’ispirazione. Nonostante questo prenderanno il caffè, a condizione che sia accompagnato. E vediamo cosa capita loro…
    Bravo, alla prossima!

  • Ciao Raphael, benvenuto. Fa sempre piacere avere un autore in più (che sa scrivere) col quale scambiare impressioni e consigli.
    Il tuo amico sfigato non lo è poi tanto mi pare: ha una casa e un prato e una ragazza divertente e carina di cui innamorarsi; la banca e le sue fisime sono una minaccia lontana, è tempo di vivere ( ripeto: mi pare). Lei arriva che sembra quasi una bambina e poi ti accorgi che ha 35 anni! Quindi è una donna che mantiene lo spirito di una ragazzina… Fa simpatia. In quanto al seguito il caffè lo prenderanno, sicuro! Alla prossima, ciao!?

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