Il caso Howard Crane

Il corpo

Nel bar invaso dal fumo c’era un gran frastuono. Da un grammofono si diffondeva un pezzo jazz che faceva da sottofondo al vociare dei clienti, una schiera di figuri poco raccomandabili, sagome distorte dalla flebile luce delle lampade, protagonisti inconsapevoli di un dipinto di Edward Hopper.

Erik Kowalski se ne stava seduto al bancone con lo sguardo spento perso sul fondo del bicchiere di wisky che reggeva in mano, mentre nell’altra teneva una sigaretta ridotta a una colonna di cenere. Aveva trentatré anni, ma ne dimostrava almeno dieci di più, quasi la vita lo avesse consumato. I lineamenti duri e severi erano incorniciati da una barba incolta e capelli brizzolati.

Sul bancone, accanto a lui, due bottiglie di wisky vuote e un mazzo di fiori stropicciato, soffocato da quell’ambiente inospitale.
Erik trangugiò il contenuto del suo bicchiere in un sorso, senza assaporarlo, ingoiando il dolore.

– Dammene un’altra – gridò al barista con la voce impastata dall’alcol.

– Basta capo, ti sei già fatto fuori anche la seconda – gli sorrise gentilmente l’uomo dietro il bancone.

Erik si sporse dallo sgabello e assunse un’espressione minacciosa. -Devo ricordarti che mi basta un secondo per farti chiudere bottega?-

Il barista si fece timidamente da parte mentre Erik afferrava una bottiglia da dietro il bancone.

– Questi erano per la cena? – lo interruppe una voce alle sue spalle.

Erik sbuffò.

Lou lo guardava con aria torva mentre indicava con compassione il mazzo di fiori abbandonato sul bancone. A differenza di Erik era ordinato e affascinante; una ciocca di capelli biondi gli ricadeva sull’occhio sinistro che aveva perso per colpa di una granata.

Erik si portò le mani tra i capelli e si lasciò andare a un profondo respiro, arrendendosi all’idea di dover discutere con lui. Prima che potesse dire qualsiasi cosa, Lou lo trascinò fuori dal locale.

***

La luce pallida del giorno accecò Erik, totalmente spaesato dal fatto che la notte si fosse consumata già da molte ore. Aveva completamente perso la cognizione del tempo.

– Datti una sistemata – gli intimò, Lou.

Erik si allacciò l’impermeabile sotto il quale indossava una camicia e una cravatta sgualcite che aveva indossato anche il giorno prima.

– Vuoi che ti sbattano fuori? – lo ammonì Lou.

– No.

– Allora smettila di fare queste cazzate. Siamo in pieno Proibizionismo e ti fai beccare a ricattare un barista che contrabbanda alcol?

– La smetti di strillare?- abbaiò Erik, infastidito.

– E tu smettila di comportarti come un ragazzino! Non posso venire a cercarti ogni volta, non sono mica tua moglie!

– Lo so. Lei se n’è andata.

Il tono amaro di Erik lasciò Lou senza parole.

– Hanno chiamato dalla centrale. Hanno trovato un cadavere giù ai moli.

Erik sembrò ricomporsi immediatamente

 ***

L’auto s’arrestò vicino a dei container arrugginiti ed Erik schizzò fuori dalla macchina andando a svuotare il contenuto del suo stomaco nell’Hudson. Quando risollevò lo sguardo incrociò lo skyline di Manhattan ritagliato dalle figure ciclopiche dei grattacieli in costruzione sotto il cielo plumbeo.

La sirena di una nave lo fece trasalire, riportandolo alla realtà.

Gli scogli erano presidiati da un gruppo di agenti della polizia radunati nei pressi dello sbocco di un tunnel fognario. Lì, intrappolato nella grata arrugginita, giaceva un corpo riverso a faccia in giù nel fango e nella merda di mezza Grande Mela. Uomo di mezza età, caucasico, non indossava altro che una camicia, un golfo e un paio di pantaloni.

Mentre Lou era intento a fare domande agli agenti e a trascrivere le risposte sul suo taccuino da tasca, Erik si aggirava tra gli scogli con andatura incerta, ancora sotto gli effetti della sbornia. Risalì fino all’imboccatura del tunnel, dove due agenti stavano cercando di liberare il corpo dalle sbarre.
– Lasciate subito quel corpo, branco di incapaci!- strillò, scacciandoli malamente.
I poliziotti si allontanarono borbottando come uno stormo di avvoltoi privati della loro carcassa.

Erik venne investito dal fetore del canale fognario e ci volle tutta la sua testarda forza di volontà per trattenere il conato bollente che gli infiammava l’esofago. Deglutì con una smorfia disgustata e scosse la testa per scacciare quella sensazione terribile. Strizzò gli occhi e si chinò sul corpo, esaminandolo.

La pelle era lucida e bagnata e brillava sotto la luce del sole. Niente lividi. Erik si infilò un paio di guanti e frugò il corpo in cerca di qualche segno o ferita.

-Niente documenti- lo informò Lou. – E ovviamente nessuno ha visto niente. Un barbone?, ipotizzò.

– Guardagli i vestiti. No.

Erik rigirò il cadavere.

– Pensi che sia opera della Mafia?

– Di solito preferiscono fare scarpe di cemento.

– Che cazzo è quello?- chiese Lou, arretrando inorridito.

Erik scoprì totalmente il ventre dell’uomo, mostrando una terribile cicatrice che partiva dall’ombelico e terminava allo sterno. La ferita era stata ricucita grossolanamente e puzzava terribilmente.

– Non ne ho idea – ammise Erik, grave. – Ma questo non è un semplice omicidio… –

Nel prossimo episodio riprendiamo da...

  • Da una chiesa. Conosciamo padre Desmond Waterford. (38%)
    38
  • L'Autopsia. Dal lettino dell'obitorio del medico legale. (46%)
    46
  • Troviamo un indizio sul terreno circostante. (15%)
    15
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16 Commenti

  • Mi sono chiesta per chi erano i fiori?
    Figura un po’ patetica il tuo investigatore.
    Bella però l’ambientazione (solo qualche svista).e il ritmo incalzante della storia.
    La ferita sul cadavere mi ha fatto pensare ad un espianto d’organi ma penso che a quei tempi non si praticassero i trapianti.
    Ho votato per l’autopsia.
    Ciao Pintore, ti seguo.

  • … un misto di emozioni riaffiora nella mia mente. Come rileggere un vecchio amico/libro.

    Un solo dubbio: fino a dove arriverà il racconto?? Ne abbiamo combinato tante e fino ad ora il livello di dettaglio è estremamente alto.

    Voto per padre Desmond e censuro qualsiasi altro mio pensiero per non fare spoiler infami.

  • Voto la chiesa. Da buon sceneggiatore, visto che il tuo incipit riporta alla mente chissà quanti noir americani, mi aspetto che tu cambi radicalmente scenario per convergere di nuovo in seguito coi due filoni.
    Il lavoro parte bene, il taglio è freddo, incalzante. Seguirò la tua storia anche per scoprire quanto di horror e quanto di una possibile realtà racconta. A presto!?

  • Incipit dal tono noir molto classico, ma ben narrato. Gli elementi sono forse un po’ triti, ma incuriosiscono e personalmente l’ambientazione mi affascina molto. Spero che il riferimento all’esperienza della Grande Guerra rivestirà un ruolo importante nella storia e che non sia unicamente una generica fonte di trauma per costruire un personaggio tormentato.
    Interessante poi l’idea di mescolare noir e horror, ma avendoli letti nella descrizione del racconto, mi aspettavo che gli elementi soprannaturali fossero presenti già dall’incipit.
    Voto per l’autopsia: l’indizio credo lo avrebbero già trovato se ci fosse, mentre l’incontro con il prete mi sembra slegato dall’indagine.
    Per concludere ho notato un piccolo anacronismo: nel 1922 i container non erano ancora stati inventati.
    Buon lavoro e a presto!

    • Ciao Lorenzo!

      Grazie mille per la dritta riguardo il container perché è un errore non da poco. Cercherò di stare piu attento a queste cose perché sono abbastanza fastidiose. All’inizio avrei voluto scrivere casse di legno (ma era troppo lungo XD e i caratteri son state utilizzati tutti e 5000).
      Per quanto riguarda il sopranaturale, arriverà, ma serve il momento giusto per avere la “svolta” 😉

      Grazie per essere passato!

  • Ciao, Sergio.
    Bentornato.
    Bene, bene: un horror, un’indagine che si mescola con il sovrannaturale, sto cercando di scrivere una storia simile e l’argomento mi interessa parecchio 😉
    Ci sono varie cose che mi hanno colpito, il riferimento a Edward Hopper (non conosco la pittura, ma lui lo conosco e lo apprezzo molto); il detective tormentato (forse un po’ troppo, si scola due bottiglie di whiskey ed è ancora in piedi), il cadavere che nasconde altro oltre a una morte violenta. Mi aspetto grandi cose da questo racconto, voto l’autopsia perché sono curiosa di vedere come te la cavi.
    Ti segnalo “golfo” che credo sia dialettale 🙂

    Alla prossima!

    • Benritrovata!

      Spero che anche questa storia passa appassionarti, e mi sono ripromesso di essere più puntuale nel pubblicare visto che sono a casa in malattia XD
      Non vedo l’ora di scrivere il prossimo capitolo (e spero che sia l’autopsia) anche se, per lavoro, sono portato a “prendere le scene in avanti” anche perché non avendo troppo spazio, non vorrei perderemi in tecnicismi e termini anatomici.
      Scrivere per immagini. Questo è il mio motto ed è quello che cercherò di fare! 🙂

      Grazie mille per la segnalazione di golfo e grazie al maledetto correttore! XD
      Alla prossima

  • Ciao Sergio!
    Ben ritrovato. Un horror sovrannaturale, genere tra i miei preferiti. Il periodo storico è quello dopo la guerra e prima della depressione, con la città piena di disperati e di criminalità, un’ambientazione affascinante. Tutte premesse per una bella storia; scelgo il reverendo e ti dico alla prossima!
    Ciao!

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