Il caso Howard Crane

Dove eravamo rimasti?

Come procede l'indagine? "Un oggetto di culto..." Erik interpella il reverendo Waterford, un esorcista che collabora con la polizia. (56%)

Α ρ χ ή

Lo skyline di New York si stagliava contro l’orizzonte mentre un sole morente scendeva dietro le sagome degli edifici. Le torri e i campanili delle chiese si ergevano maestosi accanto ai palazzi più bassi, mentre le guglie dei grattacieli si sollevavano con fierezza verso il cielo.

L’auto su cui viaggiavano Erik e Ted attraversava le strade della città, illuminata dalle luci sfavillanti delle luminarie natalizie. New York era avvolta da un’atmosfera magica e festosa, ignara dell’oscurità che che stava per inghiottirla.

Seduto nel sedile del passeggero, Erik guardava fuori dal finestrino con aria assorta. Nel portaoggetti davanti a lui giaceva uno sgualcito mazzo di fiori.

– Tu questo tizio lo hai mai visto?

– No. Ma dicono che sia bravo – rispose Ted.

– Speriamo che almeno lui ci capisca qualcosa.

Erik lanciò una fugace occhiata al fagotto che giaceva nei sedili posteriori.

Ted posò lo sguardo sul mazzo di fiori.

– Era oggi?

Erik ci mise qualche istante per realizzare che parlava dei fiori.

– Ieri.

– Mi sono dimenticato. Scusa.

Erik non rispose. Continuò a guardare le famiglie che passeggiavano felici davanti alle vetrine dei negozi.

– Vuoi andarci ora? Ci viene di strada.

– No.

Il tono fu così amaro e secco che Ted non osò replicare.

L’auto si fermò davanti alla maestosa cattedrale di Saint Patrick. I detective scesero dalla macchina, ammirando le alte guglie e gli intricati dettagli gotici della facciata.

Quando entrarono nella cattedrale, le loro scarpe risuonarono contro il pavimento marmoreo. All’interno, l’atmosfera era un suggestivo gioco di luci e ombre: le vetrate colorate filtravano gli ultimi deboli raggi del sole, mentre centinaia di candele illuminavano la navata centrale. Nonostante fosse quasi Natale, la chiesa era deserta.

In fondo alla navata, una figura si stagliava contro il chiarore fioco di un cero acceso. Il reverendo Desmond Waterford era alto e smilzo, con una corporatura spigolosa e affilata che sembrava voler sfidare la forza di gravità. Si voltò verso Erik e Ted.

– Voi dovete essere i detective che hanno richiesto il mio aiuto – disse con voce profonda dall’altra parte della navata.

Indossava l’abito talare con una compostezza impeccabile, e ogni suo passo risuonava con l’eleganza misurata delle sue scarpe lucide. Zigomi pronunciati e squadrati emergevano dal volto del reverendo, costellati da un mosaico di lentiggini. I capelli rossi, tirati all’indietro con una precisione quasi militare, gli conferivano un’aura misteriosa e risoluta. Ma quello che colpiva di più era il suo sguardo: occhi penetranti che sembravano scrutare l’anima da dietro le lenti rosse dei suoi occhiali da sole.

– Detective Williams e Kowalski – lì presentò Ted.

– Non ricordo di avervi ma visto tra queste panche.

Ted sollevò le spalle e fece un sospiro.

– E non le capiterà di vederci – aggiunse Erik, ironico.

Il reverendo gli rivolse un’occhiata.

– Perché? Non è credente, detective?

– Non più.

Il reverendo continuò a sostenere lo sguardo di Erik.

– Reverendo, abbiamo veramente bisogno del suo aiuto – disse Ted.

– Stavo solo scherzando, signori. Un pastore non rimprovera le pecore che si sono allontanate dal gregge, al massimo manda i cani a richiamarle. – E la severità del suo viso si sciolse in un sorriso pacato. – L’avete portata?

Ted annuì e gli porse gentilmente il fagotto.

Con gesti delicati, il reverendo districò le pieghe del tessuto, rivelando la mostruosa statua al suo interno. Le sue mani tremarono leggermente, impazienti.
La luce delle candele danzava sulle curve distorte della statua, rivelandone dettagli intricati e misteriosi. Gli occhi del reverendo ammiravano ogni simbolo, incisione e rilievo nel tentativo di decifrare il significato nascosto.

– Questo è un idolo. Molto antico, primitivo.

– Che divinità è? – chiese Ted.

– È la prima volta che vedo una cosa del genere.

– E la scritta? Cosa significa? – lo incalzò Eric.

– Arché – lesse – È greco antico. Significa “origine”, “principio”. Gli antichi filosofi greci pensavano che fosse la sostanza primordiale da cui hanno origine tutte le cose, compresi noi esseri umani, e la nostra realtà, ovviamente. 

– Cosa c’entra la filosofia con questo omicidio? – disse Erik.

– Forse è un indizio sul movente. Questa è un’idea concreta, signori, realizzata in maniera specifica. È chiaramente un rituale, e credo che voi ne siate stati parte… involontariamente.

I volti dei detective si rabbuiarono.

– Temo che quest’uomo sia stato sacrificato. Il suo ventre usato come ricettacolo, e aprendolo, avete liberato quello che vi era imprigionato all’interno, portandolo in questo mondo.

Quelle parole echeggiarono per qualche istante nella cattedrale.

– É la cosa più assurda che abbia mai sentito. Qui stiamo perdendo tempo, Ted. Dovevamo tornare alle fogne. 

– Questa è la prima cosa sensata che esce dalle sue labbra – disse il reverendo.

Erik avrebbe tanto voluto spaccargli la faccia.

– Arché significa principio: forse dovete scoprire dove è avvenuto il sacrificio. O forse significa che ce ne saranno altri…

Come prosegue l'indagine?

  • Scopriamo l'identità del defunto perché qualcuno ne ha denunciato la scomparsa. (14%)
    14
  • Tornati alla centrale, i detective vengono informati che c'è stato un secondo omicidio. (29%)
    29
  • I detetive tornano nel canale di scolo in cui è stato rinvenuto il cadavere. Le risposte che cercano sono nelle fogne. (57%)
    57
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28 Commenti

  • Ciao, strano rapporto-confronto-scontro tra poliziotti e prete-che-collabora-con-la-polizia. C’è diffidenza che sfocia in aperta ostilità. Il prete ha la coda di paglia? Chissà…
    Forse era meglio tornare a indagare nella fogna, oltretutto passare direttamente dal ritrovamento all’incontro con il prete mi sa di affrettato. (vedo adesso che questa possibilità è compresa nelle scelte di voto e la sottoscrivo😉).
    Ciao

    • Ciao Fenderman, grazie mille per essere passato!

      E scusami se non ho risposto al tuo commento precedente, ma come avrai notato, ho seguito il tuo consiglio riguardo la statuetta.
      Con questo racconto sto provando a lasciare il plot quant più “aperto” possibile ai lettori, però riconosco che la struttura stessa possa soffrirne. Però è un esperimento, quindi vediamo come va a finire!

  • Capitolo 3)

    Si ritorna nelle ombre proiettate dalle immense luminarie della Grande Mela. L’incontro con Padre Desmond mi ha trasmesso una sensazione di ambiguità. Ma sono curioso di scoprire in che modo evolveranno le loro indagini, e se Desmond avrà un ruolo più incisivo nei futuri sviluppi.
    In questo capitolo hai lasciato più spazio alle descrizioni che ai dialoghi. Forse avresti potuto risparmiare qualche carattere per offrire più spazio ai personaggi. Le limitazioni di caratteri hanno limitato un po’ la scena, ma sei riuscito comunque a cavartela alla grande. 😉
    Trovo ci sia un problema di continuità, a meno che non sia voluto – ma in questo caso avrebbe dovuto innescare dei sospetti da parte dei detective.
    Padre Desmond è a conoscenza di un risvolto del caso, ma non c’è menzione di precedenti contatti o non alludi a precedenti conversazioni con lo stesso, all’interno del testo. Lo sappiamo perché c’è stata una votazione, ma nel racconto non è presente. Temo il “Voi siete i detective che…” risulti troppo plateale e poco efficace nell’alchimia del narrato.
    Nel file privato, se non è una cosa alla quale hai già pensato, potresti sfruttare un gioco di battute: la rivelazione dei dettagli del caso si avvicina molto a una confessione e, come nell’atto del confessarsi, durante una chiamata uno deve basarsi solo sulla voce dell’interlocutore.
    Spero di essere stato utile!
    Aspetto il prossimo. 😉

    • Ciao Giuseppe!

      Grazie mille per la recensione, dettagliata come al solito. Come mi hai fatto giustamente notare, sono incappato in un errore di continuità e niente era voluto. L’errore si è sviluppato in questa maniera:
      utilizzando la tecnica dell’ellissi narrativa (tipica della sceneggiatura) ho detto: gli hanno telefonato, si sono sentiti per raccontare quello che è successo e poi si vedono di persona per analizzare la statua (ed ecco perché la battuta “l’avete portata?”).

      Ripetere cose che uno spetattaore/lettore sa già, è noioso e non fa andare avanti la storia.

      Però che succede. Che io nel mio file di 8000 caratteri metto nella scena in auto una battuta tra i detecive sulla telefonata (che ha fatto Ted) e poi in editing la taglio di netto nel tentativo di arrivare a 5000.
      Il problema è che l’errore poi è doppio, perché sembra veramente che Desmond sappia qualcosa che i detective non sanno XD O che sappia le cose in anticipo.
      Grazie mille per avermelo fatto notare perché, pur avendolo letto e riletto, una volta che nella mia testa quella battuta c’era, poi ho pensato solo alla “forma grammaticale”.
      E gli errori di continuità sono sempre gravi, anche se è semplice incapparci.

      Grazie mille per tutte le note, preziosissime come sempre

      Nel mio file ci farò ancora più attenzione!

  • Ciao Sergio,
    questo demone mi ha un po’ ricordato Pazuzu, di cui si parla nel film L’Esorcista.
    Comunque spero che la filosofia e la religione possano continuare ad essere importanti per tutto il racconto (e spero anche di ritrovare il Reverendo anche nei prossimi capitoli), perciò voto per l’opzione del secondo omicidio, in occasione del quale potrebbe rinvenirsi un’altra statuetta con un’altra iscrizione. Mi piace anche l’opzione del ritorno nel canale di scolo, ma secondo me trovare le risposte già nel capitolo 4 sarebbe un po’ affrettato.
    A presto!

  • Ciao Sergio,
    complimenti per i primi due capitoli. In particolare, ho apprezzato molto sia la scena al bar, sia quella dell’estrazione della statuetta dal corpo della vittima.
    Mi piacciono i racconti in cui sono presenti degli esorcisti, per cui scelgo l’opzione del Reverendo. Poi chissà, nelle fogne si potrà tornare più avanti.
    A presto!

  • Ciao, bentornato.
    Ottimo lavoro, interessanti premesse…
    Due piccole cose che mi permetto di sottoporre alla tua attenzione, “statua” o forse meglio “statuetta”? ( non è la stessa cosa, viste le dimensioni; e poi statua ha un che di celebrativo mentre statuetta induce a ragionare di pratiche magiche o roba simile.)
    Seconda cosa: mi pare eccessivo, forse prematuro il quasi sgomento con cui Erik assiste alla scoperta, mi aspetterei in una situazione del genere sorpresa, meraviglia e anche una buona dose di incredulità tale da indurre all’ironia…
    Voto per il ritorno nella fogna in cerca… chissà di cosa. Ciaooo🙋‍♂️

  • Capitolo 2)

    Bentornato sulla storia!

    Tolta qualche svista, il capitolo esprime la sensazione di disagio e mistero nell’avere a che fare con un caso del genere. Ho avuto la sensazione di alcuni tagli, perché rispetto al primo capitolo c’è meno focus sui personaggi, ma sappiamo che lo spazio è poco. Attenzione alle “-“, non sono necessarie alla fine del dialogo (e questo mi ha fatto pensare che ci fosse dell’altro, asportato per esigenza).
    Direi di seguire la pista del culto.
    Riprendere una storia dopo tanto tempo non è mai facile, ma sono contento che tu sia tornato sul sito! 😉

    Aspetto il prossimo!

  • Mi sono chiesta per chi erano i fiori?
    Figura un po’ patetica il tuo investigatore.
    Bella però l’ambientazione (solo qualche svista).e il ritmo incalzante della storia.
    La ferita sul cadavere mi ha fatto pensare ad un espianto d’organi ma penso che a quei tempi non si praticassero i trapianti.
    Ho votato per l’autopsia.
    Ciao Pintore, ti seguo.

  • … un misto di emozioni riaffiora nella mia mente. Come rileggere un vecchio amico/libro.

    Un solo dubbio: fino a dove arriverà il racconto?? Ne abbiamo combinato tante e fino ad ora il livello di dettaglio è estremamente alto.

    Voto per padre Desmond e censuro qualsiasi altro mio pensiero per non fare spoiler infami.

  • Voto la chiesa. Da buon sceneggiatore, visto che il tuo incipit riporta alla mente chissà quanti noir americani, mi aspetto che tu cambi radicalmente scenario per convergere di nuovo in seguito coi due filoni.
    Il lavoro parte bene, il taglio è freddo, incalzante. Seguirò la tua storia anche per scoprire quanto di horror e quanto di una possibile realtà racconta. A presto!?

  • Incipit dal tono noir molto classico, ma ben narrato. Gli elementi sono forse un po’ triti, ma incuriosiscono e personalmente l’ambientazione mi affascina molto. Spero che il riferimento all’esperienza della Grande Guerra rivestirà un ruolo importante nella storia e che non sia unicamente una generica fonte di trauma per costruire un personaggio tormentato.
    Interessante poi l’idea di mescolare noir e horror, ma avendoli letti nella descrizione del racconto, mi aspettavo che gli elementi soprannaturali fossero presenti già dall’incipit.
    Voto per l’autopsia: l’indizio credo lo avrebbero già trovato se ci fosse, mentre l’incontro con il prete mi sembra slegato dall’indagine.
    Per concludere ho notato un piccolo anacronismo: nel 1922 i container non erano ancora stati inventati.
    Buon lavoro e a presto!

    • Ciao Lorenzo!

      Grazie mille per la dritta riguardo il container perché è un errore non da poco. Cercherò di stare piu attento a queste cose perché sono abbastanza fastidiose. All’inizio avrei voluto scrivere casse di legno (ma era troppo lungo XD e i caratteri son state utilizzati tutti e 5000).
      Per quanto riguarda il sopranaturale, arriverà, ma serve il momento giusto per avere la “svolta” 😉

      Grazie per essere passato!

  • Ciao, Sergio.
    Bentornato.
    Bene, bene: un horror, un’indagine che si mescola con il sovrannaturale, sto cercando di scrivere una storia simile e l’argomento mi interessa parecchio 😉
    Ci sono varie cose che mi hanno colpito, il riferimento a Edward Hopper (non conosco la pittura, ma lui lo conosco e lo apprezzo molto); il detective tormentato (forse un po’ troppo, si scola due bottiglie di whiskey ed è ancora in piedi), il cadavere che nasconde altro oltre a una morte violenta. Mi aspetto grandi cose da questo racconto, voto l’autopsia perché sono curiosa di vedere come te la cavi.
    Ti segnalo “golfo” che credo sia dialettale 🙂

    Alla prossima!

    • Benritrovata!

      Spero che anche questa storia passa appassionarti, e mi sono ripromesso di essere più puntuale nel pubblicare visto che sono a casa in malattia XD
      Non vedo l’ora di scrivere il prossimo capitolo (e spero che sia l’autopsia) anche se, per lavoro, sono portato a “prendere le scene in avanti” anche perché non avendo troppo spazio, non vorrei perderemi in tecnicismi e termini anatomici.
      Scrivere per immagini. Questo è il mio motto ed è quello che cercherò di fare! 🙂

      Grazie mille per la segnalazione di golfo e grazie al maledetto correttore! XD
      Alla prossima

  • Ciao Sergio!
    Ben ritrovato. Un horror sovrannaturale, genere tra i miei preferiti. Il periodo storico è quello dopo la guerra e prima della depressione, con la città piena di disperati e di criminalità, un’ambientazione affascinante. Tutte premesse per una bella storia; scelgo il reverendo e ti dico alla prossima!
    Ciao!

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