Nel bosco

La “bestia”, il bosco, il fiume

Il bosco mi si presentò di fronte dopo l’ultima curva del sentiero: un grumo scuro e compatto che sembrava alzarsi come una muraglia alla fine delle ondulazioni morbide dei campi coltivati che fin lì avevano accompagnato il mio cammino. Ancora pochi passi e sarei stato dentro, catturato, risucchiato in quell’intrico fitto di rami e cespugli, a percorrere piste appena visibili anche per gli abitanti più anziani del piccolo villaggio. Ma ormai ero in ballo e non me la sentivo di tirarmi indietro. Come per un tuffo dal trampolino più alto, un bel respiro e via.

La prima sensazione fu di freddo. Un che di gelido che si insinuava fin dentro le ossa. Poi arrivò l’ombra creata dal fogliame cupo degli alberi; subito accompagnata da un sinistro concerto di sibili, scricchiolii e versi di uccelli e animali che l’eco fra i tronchi amplificava e disperdeva in ogni direzione. Camminavo come in trance, per pura forza di volontà, girando di continuo lo sguardo in tutte le direzioni e stringendo le mani sull’impugnatura e sul caricatore del fucile, un corto shot gun, che qualcuno giù in paese aveva pensato di darmi: “Prendi questo, aveva detto, così, anche se quella bestia è grande come sembra, non avrai problemi; neanche se dovesse avvicinarsi troppo”.

Già, “quella bestia”. Il motivo per cui mi trovavo in quella situazione. Arrivato in paese, era evidente che qualcosa non andava. Fin dal primo momento avevo percepito un’atmosfera inquieta, un parlottare intenso e sommesso fra gli abitanti, seguito quasi sempre da un moto sconsolato della testa e delle braccia. Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo, finché, sistemati i bagagli nella mia stanza e messo finalmente piede all’osteria, uno dei vecchi amici, lì come me solo per una breve vacanza, mi svelò l’arcano. C’era in giro un animale, non bene identificato ma piuttosto grosso, che stava mietendo vittime nei pollai e negli ovili della zona. E, vista la mole che si poteva dedurre dalle tracce lasciate, nessuno aveva il coraggio di avventurarsi nel bosco e mettere fine alle incursioni. La forestale stessa, dopo un paio di ricognizioni del tutto infruttuose, aveva abbandonato la caccia confidando nel fatto che presto l’animale – un vecchio orso, secondo gli agenti – si sarebbe allontanato da solo.

Ma ben presto mi ero reso conto che la paura che serpeggiava non aveva connotati precisamente fisici, per così dire. Era invece la componente superstiziosa ad avere spesso la meglio, alimentata da un sostrato di leggende e vecchie credenze radicate da decenni nell’animo degli abitanti.

Ai quali comunque non era parso vero di affibbiare a me, che in paese ci ero nato ma ormai da anni vivevo in città, quella particolare incombenza… E dunque, “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”. Perché, complice una piccola dose di vanità e soprattutto il desiderio di non sfigurare nei confronti dei compagni di osteria, avevo trasformato il mio mestiere di fotografo naturalista in quello di white hunter, a suo agio nella savana come nelle foreste tropicali. Il che era anche abbastanza vero… ma imbracciando la macchina fotografica e non certo il fucile.

E più mi addentravo nel bosco, più rimpiangevo quella mia leggerezza nel mentire, nel volermi vantare di imprese mai neppure contemplate. Tanto più che tutto l’ambiente intorno sembrava ansioso di dare fiato a credenze e superstizioni: ogni cosa pareva in costante mutamento, passo dopo passo, ed era impossibile crearsi una qualunque sorta di assuefazione. Quasi avessi passato un confine invisibile verso un mondo incantato vidi i colori sparire progressivamente, per lasciare solo il posto al bruno dei tronchi e al verde cupo delle foglie e dei cespugli sempre più fitti; gli odori si smorzavano e un sentore misto di funghi e muschio prendeva il sopravvento; i rumori stessi, che mi avevano accompagnato e spesso fatto trasalire, andavano assottigliandosi, fino a confondersi in un rombo come di tuono ma costante. Capii che mi stavo avvicinando al fiume. Un corso d’acqua piuttosto piccolo, ma che, dopo un paio di anse strette ai margini del bosco, si gettava in una ripida e fragorosa cascata alta una cinquantina di metri.

Arrivato al fiume, in cosa si imbatte il protagonista?

  • Qualcosa di completamente differente (57%)
    57
  • Un enorme cinghiale (29%)
    29
  • Un vecchio orso (14%)
    14
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37 Commenti

    • Grazie Travis, alla prossima puntata allora.
      P.S. Sto leggendo la tua “Ricerca” e non mi sembra male, anche se il continuo cambio di PoV (o, se preferisci, di “voce narrante”) mi ha un po’ spiazzato, tanto che sono dovuto tornare un paio di volte sui miei passi. E la narrazione mi sembra non sempre coerente, lineare; mi fa pensare che il tempo intercorso fra alcuni capitoli abbia lasciato il segno… Aspetto di terminare la lettura e naturalmente le prossime puntate per tornare sull’argomento.
      A presto

  • Ho visto che avevi tutte le opzioni in parità. Non è mai difficile cercare di unirle tutte insieme e secondo me hai fatto un buon lavoro. Personalmente avrei forse preferito che il protagonista, una volta rinunciato a sparare, prima si giocasse l’arma del dialogo e poi scappasse, in modo da implementare meglio l’opzione della fuga, ma anche così il capitolo mi è piaciuto!
    Voto per la belva che mostra sensibilità. Magari riesce a capire le parole del protagonista, e sono proprio curioso di sapere che cosa può fare questa specie di creatura.

  • …quando un uomo con la Nikon incontra un cinghialone con il fucile, l’uomo con la Nikon è un uomo morto!
    Scherzi a parte credo che il lurido sarà così colpito che ascolterà l’uomo che gli parla. Bel capitolo pieno di azione, bravo!?

  • Ho letto adesso i due capitoli del tuo racconto. Intrigante la trama; ho votato la, terza opzione, mi sembra quella che dia più spunti. Ho apprezzato il tuo stile e la capacità d’introspezione. Anche la struttura delle frasi è ben articolata, tuttavia, qualche virgola in più e una maggiore attenzione alla punteggiatura in genere, migliorerebbero l’insieme. Quel “potetti” … trova un sinonimo o cambia il tempo del verbo. Ti seguo, a presto. Ciao M. Mark.

  • Bello l’incipit ( sono nuovo e non lo avevo letto prima) per diversi motivi: interessante e ben scritto, con stile narrativo fluido e preciso, qualità che per me lettore sono più importanti che la trama. Ormai è tardi ma avrei votato l’opzione 1…vediamo nel secondo cosa succede, così posso votare. Ciaociao

  • Anche questo un capitolo molto descrittivo e forse anche più lirico del precedente. Il finale mi è piaciuto, anche se forse avrei anticipato qualche elemento a riguardo, sia per dare modo al lettore di poter provare a indovinare la “bestia” che poi il protagonista incontrerà, sia perché tre quarti buoni di capitolo non hanno nulla a che vedere con l’opzione che era stata scelta nel capitolo precedente.
    In ogni caso sono curioso di scoprire come proseguirà la storia. Voto per provare a cercare un contatto: trattandosi di un uomo mi sembra quella più plausibile.
    A presto!

  • …fugge, io lo farei!?
    Ciao M. M. K.
    Certo il bosco si presta a certi ricordi, io però avrei insistito più sulla dura realtà del presente, in fondo l’uomo non sta facendo una passeggiata…
    Comunque se non altro lo abbiamo conosciuto meglio, sappiamo più cose di lui, che evidentemente, se le hai volute, ci serviranno poi. Grazie, spero non si faccia male… E alla prossima!?

    • Grazie Red. Trovo molto gratificante il fatto di averti sorpreso; e le sorprese non sono finite. Purtroppo in questo periodo sono parecchio indaffarato, è per questo che ancora non ho inserito il capitolo successivo. Spero di riuscirci entro un paio di giorni…

  • Io dico che trova prima le orme di un orso o di un cinghiale per poi trovarsi davanti qualcosa di totalmente inaspettato!

    Ciao! L’incipit lo trovo molto carino. Mi è piaciuto in modo particolare quando il protagonista, parlando a se stesso, dice di essere un cacciatore fotografico ed ora, complice la menzogna, si ritrova nei panni di un cacciatore vero. E questo porterà ancora più rogne di quanto uno potrebbe immaginare. La scrittura l’ho trovata piacevole e la trama avvincente. Vediamo che succede 🙂

    Ciao 🙂

  • Bell’incipit, l’ambientazione boschiva e la caccia a questo animale ignoto mi incuriosiscono molto! La scrittura mi è piaciuta, è ricca e ci sono molti dettagli, ma forse è un po’ troppo sovrabbondante: avrei preferito descrizioni più agili e minimali, così che la lettura possa scorrere fluida e non incepparsi in troppe informazioni.
    La spiegazione dell’antefatto, invece, non è stata proprio il massimo. Personalmente avrei evitato di dare tutte insieme le informazioni sul perché il protagonista si trovi lì, dal momento che avrei preferito scoprire poco alla volta qual era il motivo della sua incursione nel bosco. Poi avrei preferito una prima persona al presente piuttosto che al passato, dato che così sembra che tutto sia già avvenuto, ma questo è solo un mio gusto personale.
    Detto questo, voto per il cinghiale. Il qualcos’altro mi incuriosiva, ma mi sembrava troppo generico, quindi spero di vedere come se la cava il protagonista alle prese con un vero animale. A presto!

    • Ciao Lorenzo. Ti ringrazio molto per questo commento attento e particolareggiato. E devo dire che mi trovo perfettamente d’accordo con te per quanto riguarda la troppa fretta nel dare in pasto al lettore tutto l’antefatto, anziché centellinarlo fra le diverse parti del testo. Confesso che mi sono lasciato prendere un po’ la mano, mettendo forse troppa attenzione al numero dei caratteri che stavo utilizzando. Cercherò di far tesoro dei tuoi suggerimenti e delle tue critiche. Grazie ancora

  • Ciao MMK Il bosco e la bestia, il classico dei classici in un racconto d’avventura. Lo stile è maturo, fruibile subito, senza necessità di riletture, gradevole e appagante.
    Dunque ottimi ingredienti per continuare con soddisfazione. Adesso però al bravo esploratore devi combinare un qualche scherzetto e allora voto per “…Qualcosa di…’
    Aspetto prossimo e… Auguri.? ciao

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