Nel bosco

Dove eravamo rimasti?

Arrivato al fiume, in cosa si imbatte il protagonista? Qualcosa di completamente differente (57%)

Avventura, ricordi & nostalgia

Mi ero diretto di proposito in quella zona, convinto che, qualunque animale fosse, la vicinanza dell’acqua gli sarebbe stata necessaria, sia per potersi dissetare, sia per riuscire più agevolmente a far perdere le proprie tracce a un eventuale inseguitore. Continuai quindi a seguire lo stretto sentiero che avevo imboccato fin dall’apparire dei primi grandi fusti degli alberi, severi guardiani di demarcazione verso la tranquilla campagna che circondava il paese. Il percorso si snodava fra i tronchi e il sottobosco seguendo quasi ogni ansa del letto del fiume e facendosi sempre più difficile da individuare. A quel punto si era ormai ridotto a una striscia di terra umida e sottile, quasi interamente soffocata dall’erba che ora cresceva indisturbata tanto raro si era fatto il calpestio delle grosse suole di chi un tempo aveva necessità di rifornirsi d’acqua; oppure di chi cercava l’avventura e il gusto della sfida all’ignoto, come accadeva a me e ai miei amici negli anni della nostra adolescenza da ragazzini di paese: l’emozione della scoperta delle piccole orme di un giovane capriolo, o l’incontro terrificante e tenero allo stesso tempo con una grossa femmina di cinghiale seguita dai suoi piccoli.

E passo dopo passo cominciò a insinuarsi in me una sottile vena di nostalgia verso quegli anni incoscienti e inconsapevoli, fatti di giochi e schermaglie, di finte lotte agguerrite e, qualche volta, di veri piccoli rancori. E tanto più esile diventava la pista davanti a me, tanto più grande si faceva quella sensazione, fino a esplodere nel ricordo intenso e imprevedibile di qualcosa – qualcuno – che pensavo ormai relegato in fondo alla cantina più buia della mente: di due grandi occhi neri che si affacciavano dietro una frangetta rossa e sopra zigomi lentigginosi; di un paio di labbra morbide sulle quali appoggiai le mie giusto il tempo di finire imprigionato con mente e cuore in certe strette spire, per sempre…

Per sempre.

Dura poco quel “per sempre”, quando si è così giovani: qualche svolta imprevista sulla strada della vita e tutto cambia. Occhi, frangia, lentiggini, labbra: tutto sparito, da mente e cuore, nel volgere di pochi anni dalla partenza dal villaggio di entrambi; anni che, ripensandoci adesso, mi sembravano poco più di un battito di ciglia. Che stupido. Che rabbia! Strinsi i denti e ancor più forte i pugni, ma le dita della mia mano destra si ritrovarono avvinghiate intorno a qualcosa che mi richiamò brutalmente alla realtà: l’impugnatura del fucile. Non mi trovavo certamente lì per rinverdire il fascino discreto dei miei ricordi. Tutt’altro. E, visto che neppure quel dolce e pericoloso indugiare nelle onde della memoria aveva fermato il mio cammino, forse, fra breve, mi sarei trovato ad affrontare qualcosa che neppure la mia fervida immaginazione di ragazzo avrebbe potuto concepire.

Eccolo il fiume. Davanti a me, appena oltre una cortina di bassi cespugli, si apriva una piccola radura verde brillante per l’erba alta e il riverbero del sole che si rifrangeva sulle migliaia di minuscole gocce d’acqua spruzzate dalla cascata vicina. In quell’attimo mi sentii davvero trasportato altrove, in un altrove magico, o in una sorta di realtà parallela dove tutto era possibile. E, abbandonati ricordi, timori e superstizioni, mi lasciai andare a quella suggestione di incanto che si insinuava attraverso tutti i miei sensi. Il mio istinto di fotografo mi avrebbe spinto a metter mano alla macchina e scattare a ripetizione per cercare di catturare luci, ombre e quanto più fosse stato possibile di una situazione tanto ineffabile.

Ma all’improvviso mi resi conto che il mio ragionamento sull’animale e il fiume si era rivelato anche troppo sensato e fu proprio in mezzo a quella scena paradisiaca che vidi la mia preda. Ne scorsi il baluginare del pelo grigiastro che si stagliava contro il verde, proprio di fronte a me, a pochi passi dal bordo del fiume. Una specie di criniera arruffata che ondeggiava continuamente di riflesso ai bruschi movimenti del muso e delle fauci, intenta com’era a dilaniare uno degli animali catturati giù al villaggio. Solo a guardarla sbranare quei resti insanguinati, dal mio punto di osservazione anche troppo ravvicinato, riuscivo a intuirne la ferocia, il bestiale istinto di conservazione che la spingeva ad avventurarsi fino al limite del paese pur di saziare il suo appetito famelico. Nonostante la situazione in cui mi trovavo, non potetti fare a meno di lasciar esplodere nella mente un verso dantesco: “la bocca sollevò dal fiero pasto…”

Poi alzò il muso e il mio cuore perse un battito.

Era un uomo.

Come affronta la situazione il protagonista?

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24 Commenti

  • Ho letto adesso i due capitoli del tuo racconto. Intrigante la trama; ho votato la, terza opzione, mi sembra quella che dia più spunti. Ho apprezzato il tuo stile e la capacità d’introspezione. Anche la struttura delle frasi è ben articolata, tuttavia, qualche virgola in più e una maggiore attenzione alla punteggiatura in genere, migliorerebbero l’insieme. Quel “potetti” … trova un sinonimo o cambia il tempo del verbo. Ti seguo, a presto. Ciao M. Mark.

  • Bello l’incipit ( sono nuovo e non lo avevo letto prima) per diversi motivi: interessante e ben scritto, con stile narrativo fluido e preciso, qualità che per me lettore sono più importanti che la trama. Ormai è tardi ma avrei votato l’opzione 1…vediamo nel secondo cosa succede, così posso votare. Ciaociao

  • Anche questo un capitolo molto descrittivo e forse anche più lirico del precedente. Il finale mi è piaciuto, anche se forse avrei anticipato qualche elemento a riguardo, sia per dare modo al lettore di poter provare a indovinare la “bestia” che poi il protagonista incontrerà, sia perché tre quarti buoni di capitolo non hanno nulla a che vedere con l’opzione che era stata scelta nel capitolo precedente.
    In ogni caso sono curioso di scoprire come proseguirà la storia. Voto per provare a cercare un contatto: trattandosi di un uomo mi sembra quella più plausibile.
    A presto!

  • …fugge, io lo farei!😱
    Ciao M. M. K.
    Certo il bosco si presta a certi ricordi, io però avrei insistito più sulla dura realtà del presente, in fondo l’uomo non sta facendo una passeggiata…
    Comunque se non altro lo abbiamo conosciuto meglio, sappiamo più cose di lui, che evidentemente, se le hai volute, ci serviranno poi. Grazie, spero non si faccia male… E alla prossima!🙋

    • Grazie Red. Trovo molto gratificante il fatto di averti sorpreso; e le sorprese non sono finite. Purtroppo in questo periodo sono parecchio indaffarato, è per questo che ancora non ho inserito il capitolo successivo. Spero di riuscirci entro un paio di giorni…

  • Io dico che trova prima le orme di un orso o di un cinghiale per poi trovarsi davanti qualcosa di totalmente inaspettato!

    Ciao! L’incipit lo trovo molto carino. Mi è piaciuto in modo particolare quando il protagonista, parlando a se stesso, dice di essere un cacciatore fotografico ed ora, complice la menzogna, si ritrova nei panni di un cacciatore vero. E questo porterà ancora più rogne di quanto uno potrebbe immaginare. La scrittura l’ho trovata piacevole e la trama avvincente. Vediamo che succede 🙂

    Ciao 🙂

  • Bell’incipit, l’ambientazione boschiva e la caccia a questo animale ignoto mi incuriosiscono molto! La scrittura mi è piaciuta, è ricca e ci sono molti dettagli, ma forse è un po’ troppo sovrabbondante: avrei preferito descrizioni più agili e minimali, così che la lettura possa scorrere fluida e non incepparsi in troppe informazioni.
    La spiegazione dell’antefatto, invece, non è stata proprio il massimo. Personalmente avrei evitato di dare tutte insieme le informazioni sul perché il protagonista si trovi lì, dal momento che avrei preferito scoprire poco alla volta qual era il motivo della sua incursione nel bosco. Poi avrei preferito una prima persona al presente piuttosto che al passato, dato che così sembra che tutto sia già avvenuto, ma questo è solo un mio gusto personale.
    Detto questo, voto per il cinghiale. Il qualcos’altro mi incuriosiva, ma mi sembrava troppo generico, quindi spero di vedere come se la cava il protagonista alle prese con un vero animale. A presto!

    • Ciao Lorenzo. Ti ringrazio molto per questo commento attento e particolareggiato. E devo dire che mi trovo perfettamente d’accordo con te per quanto riguarda la troppa fretta nel dare in pasto al lettore tutto l’antefatto, anziché centellinarlo fra le diverse parti del testo. Confesso che mi sono lasciato prendere un po’ la mano, mettendo forse troppa attenzione al numero dei caratteri che stavo utilizzando. Cercherò di far tesoro dei tuoi suggerimenti e delle tue critiche. Grazie ancora

  • Ciao MMK Il bosco e la bestia, il classico dei classici in un racconto d’avventura. Lo stile è maturo, fruibile subito, senza necessità di riletture, gradevole e appagante.
    Dunque ottimi ingredienti per continuare con soddisfazione. Adesso però al bravo esploratore devi combinare un qualche scherzetto e allora voto per “…Qualcosa di…’
    Aspetto prossimo e… Auguri.🙋 ciao

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