Nel bosco

Dove eravamo rimasti?

Come affronta la situazione il protagonista? Fugge (33%)

Uno sparo nel bosco

Lo era, perché di umano, ormai, sembrava rimasto ben poco. Immobile, in ginocchio, un brandello di carne insanguinata che ancora gli pendeva dalla bocca, spostava a scatti due occhi iniettati di rosso e infossati fra ciuffi indistinti di barba o capelli, peli ispidi lordi del pasto che stava consumando. Annusava l’aria, conscio del cambiamento che la mia presenza doveva aver prodotto nell’ambiente. Mi immobilizzai anch’io, dietro al cespuglio che mi faceva da riparo, in apnea e con il cuore che impazziva, mentre ringraziavo il cielo per il boato dell’acqua e per essergli arrivato sottovento. Il cervello mi ordinava di fuggire via, ma le gambe non volevano saperne di obbedire. Lo stomaco mi si contraeva con lo stesso ritmo pazzesco del cuore. Riuscii a trattenere a stento i conati che salivano su e rimasi lì, come ipnotizzato, occhi sgranati e una mano stretta al petto, a cercare di dare un minimo di razionalità alla visione che avevo davanti, di dare una risposta alle cento domande che mi affollavano la testa.

Chi era? Come aveva fatto ad arrivare fin lì? E, soprattutto, cosa poteva aver passato di così terribile, così aberrante, da ridurlo in quello stato? Chiaramente non avevo risposte ma solo una certezza. Avrei avuto difficoltà a sparare a un animale. Figuriamoci a un uomo, nonostante tutto.

Sparargli no, ma fotografarlo sì. Anche quello, mi dissi, è una sorta di istinto. E non appena si attenuò il tremito convulso delle mani appoggiai il fucile a un tronco d’albero lì vicino e misi a terra la tracolla per tirar fuori la macchina fotografica. Obiettivo. Accensione. Controllo delle impostazioni. Furono pochi attimi nei quali lo persi di vista, ma quando rialzai la testa per inquadrarlo, non c’era più. Allora ebbi paura davvero. Ora il rumore dell’acqua era il suo alleato, come lo era tutto l’ambiente circostante, così familiare per lui quanto estraneo per me. Iniziai a guardarmi intorno, indietreggiando accucciato com’ero. Ogni foglia che si muoveva, ogni ombra che incrociava il mio sguardo, il minimo scricchiolio che magari ero io stesso a produrre, tutto era minaccioso, ostile, dotato di denti aguzzi per sbranare… Poi la paura si fece terrore: mi resi conto che il mio fucile era sparito. Mi precipitai verso il tronco dove lo avevo lasciato, sperando che fosse scivolato giù e l’erba lo nascondesse alla vista. Dopo un breve quanto inutile smanacciare fra i ciuffi verdi e taglienti, dovetti rassegnarmi: era proprio scomparso.

Mi rimisi in piedi, lento, guardingo, mentre un’ipotesi terribile mi si affacciava alla mente; ma non avevo fatto neppure in tempo ad abbozzarla che subito si concretizzò in tutto il suo orrore: il fucile era lì, stretto fra le mani di quell’essere ferino che in un attimo era passato da preda a cacciatore. Ed ecco dunque svelato l’arcano di tutti quei ricordi che mi avevano affollato la mente solo pochi minuti prima. Forse stavo davvero per morire e un presentimento inconscio e funesto mi aveva riportato sensazioni e nostalgie di anni ormai lontani. Non è più o meno questo che si dice accada poco prima dell’ultimo respiro?

La belva era lì, in piedi, sulla stretta riva del fiume e mi stava puntando contro la mia stessa arma, pronto a sparare. Una frazione di secondo prima che tirasse il grilletto mi gettai a terra, ai piedi di un grosso albero, appena in tempo per udire l’esplosione e sentirmi piovere addosso una pioggia di schegge di corteccia strappate al tronco dalla scarica di pallini. Mi rialzai di scatto per cercare un riparo, prima che sparasse di nuovo, ma colsi con la coda dell’occhio la sua esitazione: doveva essersi reso conto che per poter far fuoco una seconda volta non bastava premere il grilletto. Forse avrei potuto approfittare dell’indecisione e darmela a gambe, ma mi frenò una semplice considerazione: niente gli impediva di buttar via l’arma e inseguirmi. E le probabilità che mi avrebbe raggiunto in un attimo erano tutte dalla sua parte.

Decisi quindi di tentare la carta, disperata, del dialogo.

Lentamente e con le mani ben alzate sopra la testa uscii dal mio fragile nascondiglio di radi cespugli e cominciai ad avvicinarmi, cercando di frenare il tremito che mi attraversava ancora tutto il corpo e certamente mi avrebbe fatto uscire dalla bocca arida qualche confuso balbettio. Inghiottii un niente che bruciava come lava e iniziai a parlare, a gridare quasi, per sfidare il rombo soffocante della cascata.

– Per favore, metti giù il fucile… Mi capisci? Mettilo via, ti prego…

Come risponde l'uomo-belva al tentativo di dialogo?

  • Si dimostra sensibile alle parole del protagonista (33%)
    33
  • Dimostra sconcerto e stupore verso chi sembra non temerlo (50%)
    50
  • Spara di nuovo (riesce a capire come ricaricare l'arma) (17%)
    17
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37 Commenti

    • Grazie Travis, alla prossima puntata allora.
      P.S. Sto leggendo la tua “Ricerca” e non mi sembra male, anche se il continuo cambio di PoV (o, se preferisci, di “voce narrante”) mi ha un po’ spiazzato, tanto che sono dovuto tornare un paio di volte sui miei passi. E la narrazione mi sembra non sempre coerente, lineare; mi fa pensare che il tempo intercorso fra alcuni capitoli abbia lasciato il segno… Aspetto di terminare la lettura e naturalmente le prossime puntate per tornare sull’argomento.
      A presto

  • Ho visto che avevi tutte le opzioni in parità. Non è mai difficile cercare di unirle tutte insieme e secondo me hai fatto un buon lavoro. Personalmente avrei forse preferito che il protagonista, una volta rinunciato a sparare, prima si giocasse l’arma del dialogo e poi scappasse, in modo da implementare meglio l’opzione della fuga, ma anche così il capitolo mi è piaciuto!
    Voto per la belva che mostra sensibilità. Magari riesce a capire le parole del protagonista, e sono proprio curioso di sapere che cosa può fare questa specie di creatura.

  • …quando un uomo con la Nikon incontra un cinghialone con il fucile, l’uomo con la Nikon è un uomo morto!
    Scherzi a parte credo che il lurido sarà così colpito che ascolterà l’uomo che gli parla. Bel capitolo pieno di azione, bravo!?

  • Ho letto adesso i due capitoli del tuo racconto. Intrigante la trama; ho votato la, terza opzione, mi sembra quella che dia più spunti. Ho apprezzato il tuo stile e la capacità d’introspezione. Anche la struttura delle frasi è ben articolata, tuttavia, qualche virgola in più e una maggiore attenzione alla punteggiatura in genere, migliorerebbero l’insieme. Quel “potetti” … trova un sinonimo o cambia il tempo del verbo. Ti seguo, a presto. Ciao M. Mark.

  • Bello l’incipit ( sono nuovo e non lo avevo letto prima) per diversi motivi: interessante e ben scritto, con stile narrativo fluido e preciso, qualità che per me lettore sono più importanti che la trama. Ormai è tardi ma avrei votato l’opzione 1…vediamo nel secondo cosa succede, così posso votare. Ciaociao

  • Anche questo un capitolo molto descrittivo e forse anche più lirico del precedente. Il finale mi è piaciuto, anche se forse avrei anticipato qualche elemento a riguardo, sia per dare modo al lettore di poter provare a indovinare la “bestia” che poi il protagonista incontrerà, sia perché tre quarti buoni di capitolo non hanno nulla a che vedere con l’opzione che era stata scelta nel capitolo precedente.
    In ogni caso sono curioso di scoprire come proseguirà la storia. Voto per provare a cercare un contatto: trattandosi di un uomo mi sembra quella più plausibile.
    A presto!

  • …fugge, io lo farei!?
    Ciao M. M. K.
    Certo il bosco si presta a certi ricordi, io però avrei insistito più sulla dura realtà del presente, in fondo l’uomo non sta facendo una passeggiata…
    Comunque se non altro lo abbiamo conosciuto meglio, sappiamo più cose di lui, che evidentemente, se le hai volute, ci serviranno poi. Grazie, spero non si faccia male… E alla prossima!?

    • Grazie Red. Trovo molto gratificante il fatto di averti sorpreso; e le sorprese non sono finite. Purtroppo in questo periodo sono parecchio indaffarato, è per questo che ancora non ho inserito il capitolo successivo. Spero di riuscirci entro un paio di giorni…

  • Io dico che trova prima le orme di un orso o di un cinghiale per poi trovarsi davanti qualcosa di totalmente inaspettato!

    Ciao! L’incipit lo trovo molto carino. Mi è piaciuto in modo particolare quando il protagonista, parlando a se stesso, dice di essere un cacciatore fotografico ed ora, complice la menzogna, si ritrova nei panni di un cacciatore vero. E questo porterà ancora più rogne di quanto uno potrebbe immaginare. La scrittura l’ho trovata piacevole e la trama avvincente. Vediamo che succede 🙂

    Ciao 🙂

  • Bell’incipit, l’ambientazione boschiva e la caccia a questo animale ignoto mi incuriosiscono molto! La scrittura mi è piaciuta, è ricca e ci sono molti dettagli, ma forse è un po’ troppo sovrabbondante: avrei preferito descrizioni più agili e minimali, così che la lettura possa scorrere fluida e non incepparsi in troppe informazioni.
    La spiegazione dell’antefatto, invece, non è stata proprio il massimo. Personalmente avrei evitato di dare tutte insieme le informazioni sul perché il protagonista si trovi lì, dal momento che avrei preferito scoprire poco alla volta qual era il motivo della sua incursione nel bosco. Poi avrei preferito una prima persona al presente piuttosto che al passato, dato che così sembra che tutto sia già avvenuto, ma questo è solo un mio gusto personale.
    Detto questo, voto per il cinghiale. Il qualcos’altro mi incuriosiva, ma mi sembrava troppo generico, quindi spero di vedere come se la cava il protagonista alle prese con un vero animale. A presto!

    • Ciao Lorenzo. Ti ringrazio molto per questo commento attento e particolareggiato. E devo dire che mi trovo perfettamente d’accordo con te per quanto riguarda la troppa fretta nel dare in pasto al lettore tutto l’antefatto, anziché centellinarlo fra le diverse parti del testo. Confesso che mi sono lasciato prendere un po’ la mano, mettendo forse troppa attenzione al numero dei caratteri che stavo utilizzando. Cercherò di far tesoro dei tuoi suggerimenti e delle tue critiche. Grazie ancora

  • Ciao MMK Il bosco e la bestia, il classico dei classici in un racconto d’avventura. Lo stile è maturo, fruibile subito, senza necessità di riletture, gradevole e appagante.
    Dunque ottimi ingredienti per continuare con soddisfazione. Adesso però al bravo esploratore devi combinare un qualche scherzetto e allora voto per “…Qualcosa di…’
    Aspetto prossimo e… Auguri.? ciao

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