C’è qualcuno lì fuori

Dove eravamo rimasti?

Il destino di Nina è già segnato? A questo punto non ha più importanza. (75%)

C’è qualcuno lì fuori

L’illuminazione parziale del laboratorio pareva quasi indugiare su alcune fiale con etichettatura “N.I.N.A. – Laboratori Pyramis – serie: 12-9-12-1”, sparse, in maniera caotica, sopra una scrivania di metallo.
Il dottor Bellanima, in evidente stato di agitazione, editava, univa ed eliminava documenti su uno schermo olografico, tramite la semplice imposizione delle dita.
La notte era profonda e, in quell’ambiente clandestino, a malapena si riusciva a percepire il suo respiro affannoso. Poi la porta automatica si spalancò.

«Salve generale!»

«Salve dottore! Mi faccia rapporto sul soggetto sperimentale dodici nove dodici uno.»

«Abbiamo fatto tutto il possibile, ma il siero sperimentale non ha funzionato… è stato un totale fallimento.»

«Allora non avete fatto abbastanza!»

Il viso del dottore divenne paonazzo.

«Non abbiamo fat… io… onestamente… vede generale, quando mi fu fatta richiesta di ibridare il genoma vampiro con quello licantropo, ero contrario, ma accettai la sfida in quanto le due specie si basano sul carbonio, ed ero consapevole che questa sperimentazione ci avrebbe permesso di fare enormi passi avanti nel campo del decadimento cellulare; difatti così fu. Ma sin dall’inizio dissi chiaramente che un’ibridazione vampiro, licantropo, alieno, sarebbe stata una pazzia, perché quest’ultima forma di vita si basa sul silicio e gli esiti sarebbero stati imprevedibili. Questo lo dissi di persona direttamente al presidente.»

«Si calmi e mi faccia un resoconto.»

«La teniamo in coma farmacologico, ma è sempre più instabile, siamo costretti ad aumentare le dosi progressivamente per evitare che si svegli. Monitoriamo i suoi parametri vitali in maniera costante; la sua attività cerebrale è qualcosa di mai visto prima. È fuori controllo.»

«Interessante.»

«Lei crede? A differenza degli ibridi della prima specie questo non lo si riesce in nessun modo a controllare, e senza un controllo da remoto…»

«Avete provato con un altro soggetto della stessa serie?»

«Sarebbe inutile, è lei la regina, l’intera serie è connessa a lei.»

«Cosa suggerisce allora?»

«Sopprimerla, finché ce ne darà la possibilità.»

«Spero stia scherzando.»

«Assolutamente, lei non ha idea di cosa accadrebbe se quellessere riuscisse a scappare.»

«M’illumini.»

«Avete voluto l’essere invincibile, immortale, e adesso ce l’avete, pertanto non userò sottili giri di parole… sarebbe l’estinzione della nostra specie.»

Una velata ironia si palesò nel tono del generale.

«Addirittura? Non tema, rafforzerò la guardia. Non possiamo permetterci di perdere il prodotto, considerato le risorse impiegate, sia in termini di costi che di sacrifici. Dottore, lei ha le sue armi, noi abbiamo le nostre.»

«Forse non le è chiara la situazione, potrebbe metterci anche un intero battaglione fuori da quella camera, se quell’essere si svegliasse, nel giro di poco sarebbero tutti morti.»

«Lei è sempre stato un po’ catastrofista!»

«No, è lei che proprio non vuole capire, quella cosa non prova paura, è istinto allo stato puro, ma soprattutto non può essere uccisa… ed è affamata. Se si svegliasse, con lei si sveglierebbe l’intera serie… e senza un controllo da remoto, sarebbe… »

«Sia più specifico, mi dia dei numeri!»

«Sono più di mille, tra maschi e femmine, attualmente in stato vegetativo. Una volta assunta la consapevolezza, secondo lei quanto tempo impiegherebbero a capire che possono accoppiarsi e riprodursi? Per loro questo pianeta è un enorme rinfresco e noi siamo gli stuzzichini. Non importa quanto tempo ci vorrà, l’unica certezza è che oltre trenta miliardi di persone periranno, e nella maniera più atroce.»

«E quando il cibo finirà?»

«Suppongo si divorerebbero a vicenda.»

«Bene!»

«Bene? Bene? Devono essere soppressi tutti, lei deve dare immediatamente quest’ordine!»

«Questo non è possibile, come lei sa benissimo!»

«Allora sarà la nostra fine!»

Una luce sinistra s’illuminò nelle pupille dell’alto ufficiale.

«Molto probabilmente… sarà proprio così che andrà a finire.»

L’uomo s’incamminò verso l’uscita, poi si arrestò davanti alla porta e si voltò.

«Mi tolga una curiosità, cosa sta a significare quell’acronimo?»

«Ho sempre risposto che sono soltanto le lettere dell’alfabeto corrispondenti al numero di serie del prodotto. Ma, a questo punto… nanobot innestati nell’anima

Nel laboratorio era calato di nuovo il silenzio. Il dottore, con fare sbrigativo, si apprestava ad abbandonare quel luogo, quando la sua attenzione fu richiamata da uno strano movimento proveniente dall’esterno. Si avvicinò alla finestra e accostò al vetro una lampada da tavolo. Un ruglio inquietante e sconosciuto lo paralizzò. Due iridi di fuoco si accesero nell’oscurità. In quell’istante la sirena, come un ululato funereo, s’innalzò su quella notte funesta, penetrando, con la sua disperata risonanza, in ogni anfratto di quell’enorme base militare.
Infine, un sussurro prolungato dilatò il tempo: «dottoreee…».
E l’ultimo pensiero che attraversò il suo cervello, prima di udire il rumore dei vetri infranti, fu: “c’è qualcuno lì fuori!”.

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53 Commenti

    • Ciao grandissimo, è sempre un piacere ascoltarti. Ti dirò, ci hai visto lungo sui dialoghi stereotipati, ma non sono il risultato di uno smottamento narrativo, tutt’altro, mi piaceva l’idea di dare a questo finale un taglio cinematografico stile anni ottanta. Il fatto è… che l’intero impianto è venuto fuori mutilato, perché ha sofferto delle restrizioni dei cinquemila caratteri; figurati che la stesura originaria superava gli ottomila. Purtroppo l’eccessiva espunzionatura (mi si passi il termine) ha ridotto il tutto al discorso diretto, anche se alla fine il concetto è venuto fuori lo stesso.
      Non è mai stata mia intenzione spingere il dott. Bellanima a compiere un gesto eroico, anzi, volevo lasciare lo spettatore (lettore) con addosso quella sensazione di horror vacui, anche perché Nina è un’arma biologica creata dall’uomo che distruggerà l’uomo; una sorta di legge del contrappasso.
      Nota a latere: nella tua interpretazione dei dialoghi, il dott. Bellanima appare un po’ troppo remissivo e sottomesso; in realtà dovrebbe essere incazzato, pur mantenendo un certo timore reverenziale. Forse perché ti è sfuggito questo: “Il viso del dottore divenne paonazzo.”
      Il prossimo vorrei scriverlo sulla falsa riga del “tema a piacere” di fender; racconti autoconclusivi ma in salsa horror.
      Grazie di tutto carissimo… alla prossima (credo) 🙂

  • Ciao, Art.
    Ottimo finale, non avevo pensato a un esperimento. In realtà, a qualcosa di simile, ma non a questo e in questo modo. Bene, degno finale per un buon racconto horror. Alla fine, Nina (o N.I.N.A.) ha preso il sopravvento, giustamente; in fondo, l’hanno creata per farla soffrire con i loro esperimenti, ben gli sta. Bella anche la chiusa con i Pink Floyd, lasciano proprio la giusta sensazione di sconcerto.
    Bravo, sono contenta di aver ripreso la lettura e di aver completato la storia. Mi auguro che ci sia presto un nuovo racconto che sarò lieta di seguire. Per il momento ti saluto e ti auguro una buona giornata.
    Alla prossima!

    • Ciao Kezi, grazie per essere passata. Contentissimo che il finale ti sia piaciuto, e soprattutto che non sia stato scontato. Sì, diciamo che in ogni esperimento c’è sempre qualcuno che soffre e qualcun altro che crede di essere Dio, e che inciampa inevitabilmente contro un tanica di benzina durante un cerimonia del fuoco.
      Il prossimo sarà mutuato da fender, ma a tinte rosso sangue. Molto probabilmente il titolo sarà “Dieci macchie d’inchiostro rosso”… vedremo.
      Alla prossima carissima (adoro questa rima) 🙂

  • Ciao, Art il Clown.
    Letto anche questo e ancora la nebbia dell’incertezza non si dipana… cosa è Nina o chi? Chi la tiene davvero prigioniera? Forse la sua stessa mente, per impedirle di impazzire? Non lo so, spero di scoprirlo nel finale.
    Il capitolo è ben scritto, come sempre. Ti faccio notare una ripetizione nella frase che segue: “tu per loro sei soltanto un GIOCATTOLO, si libereranno di te non appena avranno tra le mani un nuovo GIOCATTOLO.»” Nulla di grave, la ritengo una svista, io sono un’esperta… di sviste 😉
    Bene, siamo quasi alla fine, sono curiosa di sapere cosa è successo davvero… visto? Mi ripeto 🙂

    Alla prossima!

    • Ciao carissima. Sai? Non credevo che quella ripetizione potesse disturbare, in fondo l’ho inserita di proposito per rimarcare la funzione. Però rileggendo il passaggio potresti avere ragione, starò più attento la prossima volta 🙂
      Ho intenzione di pubblicare il finale entro stasera. Niente di originale, spero solo che non sia banale.
      Grazie e alla prossima.

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