Via Botteghelle

Maricchia

Maricchia, “a mammana”, piccola e tozza, con una grossa testa di ricci crespi e grigi, camminava con passo cauto (nza’ mai na caruta) sul basolato lucido per l’umidità della notte. La luce giallastra di un lampione sospeso tra le case, proiettava, sul terreno, dietro di lei, la sua ombra infagottata in un cappottaccio sformato, di un indefinito marrone stinto: con una mano reggeva una vecchia borsa scura nella quale conservava i sui ferri da ostetrica; l’altra era nascosta, chiusa a pugno, nella tasca del cappotto e stringeva una banconota stropicciata e sudaticcia. I suoi passi s’udivano netti nel silenzio della notte, per via dei  chiodi  infissi  a rinforzo delle suole consunte.

La donna aveva una faccia tonda, gli occhi neri, il naso camuso e una traccia di peluria scura sul labbro superiore; un neo, grande quanto una lenticchia, le ornava il lato sinistro del labbro inferiore. Un paio di orecchini pendenti, di corallo, facevano da contrappunto ai suoi passi, battendole ritmicamente sul collo.

Non era stata una notte proficua, la donna che aveva partorito era una “puvirazza”, perciò Maricchia aveva dovuto accontentarsi di un compenso misero per i suoi servigi. ‘A picciridda’, che aveva tirato fuori dalla pancia, era piccolissima ma ‘accussì biddruzza, paria na pupa’. A quel pensiero il viso di Maricchia si distese e l’ombra di un sorriso le balenò tra occhi e labbra. Tanti ne aveva fatto nascere, masculiddri e fimmineddri, e perfino gemelli, per tre volte; qualche rara volta aveva anche liberato ‘picciutteddre’ sconsiderate da un peso importuno. Ma a questo Maricchia non ci voleva pensare.

Aveva dieci anni, Maricchia, quando sua madre l’aveva svegliata nel cuore della notte, in preda alle doglie di un parto prematuro. Nell’ombra della stanzuccia in cui dormiva, in mucchio, con quattro fratelli più piccoli, aveva visto il sangue scivolare viscoso lungo le cosce della madre, raccogliendosi in una pozza scura sul pavimento.

“ Vado a chiamare la mammana?” aveva chiesto, allarmata.

“ No! Non c’è tempo. Aiutami” e senza un lamento, aveva guidato la figlia ad accogliere tra le mani una creaturina mugolante. Nessuno dei bambini s’era svegliato al lieve trambusto e Maricchia rise piano davanti a quel miracolo della natura,  per non disturbare il loro sonno. Con il solo fiato, a fior di labbra, cantò una ninna nanna, mentre cambiava le lenzuola e sistemava, sul petto della madre, il piccolino. Asciugò il volto della donna e le pettinò i capelli intrisi di sudore, poi sedette ai piedi del letto ad aspettare il ritorno del padre. L’uomo giunse ch’era da poco spuntato il sole: le spalle curvate dalla fatica, il viso indurito, arso dalla salsedine e dal vento, si fece sulla soglia della stanza e guardando la moglie sorrise amaro, poi si avvicinò al piccolo e lo accarezzò, con gentilezza, sulla testina calva: “ Benvenuto a far la fame in famiglia” disse, poggiando sul tavolo un cestino pieno di pesci. Il ricavato di una notte trascorsa in mare.

Così, Maricchia aveva imparato il suo mestiere, non in una scuola ma a casa sua, aiutando la madre a sgravarsi, al ritmo di un figlio ogni due anni scarsi.  Era diventata la levatrice di tutte le donne del quartiere, tanto povere da non poter pagare una professionista. Lei si accontentava di poco.  E quel poco, nel tempo, era stato accuratamente messo da parte, nascosto in una scatola di cartone dentro l’armadio della sua camera. Lei conosceva la miseria e la fame, quel denaro le dava fiducia per una vecchiaia tranquilla.

 Persa nei suoi pensieri, caracollando, si immerse nell’oscurità di stretti vicoli imprigionati tra case semidistrutte e macerie, testimoni disperati di una guerra appena finita. Passò accanto alla grande chiesa di San Pietro, rimasta miracolosamente indenne dai feroci bombardamenti, si fece il segno della croce e alzò lo sguardo verso il cielo: limpida, in mezzo ad un cerchio di nuvole, la luna piena illuminava la grande cupola di marmo verde. Svoltò l’angolo della strada e sbucò in via Botteghelle. Abitava in quella via da quando erano morti i genitori e la sua numerosa famiglia si era dispersa, in cerca di fortuna, ai quattro angoli del mondo. Quanti anni aveva, allora? Forse venti, forse trenta, non ricordava. Nessun uomo era giunto per amarla e magari sposarla, ormai era tardi, pensava.

Giunta al portone di casa, entrò, lasciando fuori il buio e il freddo di una notte di febbraio. La casa non era troppo fredda; uscendo aveva lasciato acceso, in cucina, il braciere con la carbonella ma, ad ogni buon conto, si mise sulle spalle lo sciallino di lana e si riscaldò  una tazza di latte, la bevve dietro i vetri della finestra. Il vicolo era deserto e silenzioso; un dolce torpore le intorpidì le spalle ; poi spense il lume e andò a dormire.

Questa via, così particolare, ha una lunga storia e tanti figuranti. Chi vuoi conoscere?

  • Santino: la bella e la bestia (33%)
    33
  • Angelina: bambina speciale (50%)
    50
  • Agata: single complicata (17%)
    17
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132 Commenti

  • Bellissimo finale, stavolta davvero alla Montalbano con il commissario che si arrende alla benevolenza nell’interesse della bambina. Episodio ancora davvero accattivante,a completamento di un ottimo lavoro che ti obbliga a tornare presto!😇
    A rileggerci dunque, buon fine settimana! 🙋🌻

  • Ciao, Anna.
    Alla fine ha prevalso il buon cuore del commissario, la piccolina senza mamma non ce la vuole proprio lasciare.
    Anche io ho notato qualche svista, figlia, secondo me, di una riscrittura. Poco male, come sempre ci hai deliziati con il tuo stile e la tua bravura. Spero che di ritrovarti prestissimo con un nuovo episodio. Intanto, ti saluto e ti auguro un bellissimo inizio di primavera. Qui comincia oggi, da te non so 😉

    Alla prossima!

    • Non ho scuse. Posso solo dire, a mia discolpa, che le 5000 battute mi costringono a tagli e revisioni che, lo confesso, mi fanno male e, alla fine, il testo risulta poco curato, Mi vince la stanchezza per le necessarie, ma dannose ‘potature’. La primavera? Anche qui è incerta nel mostrarsi, tuttavia le rondini hanno già i piccoli nel nido. Ciao Keziarica, a presto.

  • Capitolo 10)

    Siamo arrivati alla fine, e sei riuscita a sorprenderci anche in questo finale. In generale, agli inizi mi aspettavo che ci avresti portato verso una storia differente, ma è stata una bella sorpresa trovare questa narrazione! Ho trovato qualche imprecisione, ma sono certo siano semplici errori sfuggiti, capita.
    Leggerti è sempre una bellissima esperienza, e le storie che tratti sono parecchio profonde 🙂

    Aspetto la prossima storia!

    Trovi la lettura del capitolo finale sempre su youtube a partire dalle 14:00:
    https://youtu.be/SNwG-4_-j1g

    Ciao!

  • Buonasera Anna!
    Il viaggio di mamma e figlia mi ha ricordato l’ultimo di Attu e Zaira, con la piccola creatura che non muore ma vive la separazione da chi l’ha generata. A questo punto anche io penso sia giusto ascoltare Agata.
    Per tutta la storia si respira l’aria di ineluttabile ingiustizia sociale, la miserabile vita di chi può solo subire, e anche quando sembra vincere, deve pagare dazio alla sua condizione. Triste e inevitabile, lento e inesorabile il viaggio verso la terra isolata del convento.
    Non ci si può non indignare pensando a quanto sia attuale questo racconto. Splendido.
    Un buon weekend a lei, a presto!

    • Ciao Minollo,
      si sta per concludere questa storia intrisa non tanto di tristezza quanto di cinismo. Molti dei personaggi sono nati dalla mia curiosità nell’osservare la gente, quella reale, che spesso non altra morale se non il proprio tornaconto, a spese di chi come Angelina e, in modo diverso Bastianeddu niente hanno a loro difesa se non la famosa ‘Provvida Sventura’ che regna tra gli oppressi.
      Alla prossima, ti aspetto.

  • Capitolo 8 – 9)

    Mi sono perso un capitolo? Oppure li hai pubblicati entrambi in questi giorni?
    Ho recuperato il capitolo 8 ora, mentre sto editando il video. Mi dispiace di aver saltato l’ottavo! 🙁

    Bel colpo di scena! Anche se ho letto a ritroso, è stato un piacere scoprire come ci si è arrivati. Ancora i miei complimenti!

    Leggerti è sempre un grandissimo piacere!

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://youtu.be/95NORqZrFRs
    Alla prossima (e ultima)!

  • Ciao, struggente e ben descritto!!! L’ambiente s’intona bene con la vicenda così cruda e straziante!!! Da una madre non ci si aspetterebbe mai una cosa del genere, abbandonare una figlia per i soldi e l’illusione di una vita migliore…
    Ho votato per Agata, credo che a questo punto il finale spetti a lei!!! Alla prossima.

    • Sarebbe impensabile cercare di vivere una nuova vita, lasciando nella precedente quanto di più sacro si possiede: un figlio. Ma Agata ha mille pensieri, anche se non pensa ‘seriamente’ .
      Conosco bene il posto che ho descritto, desolato e incantevole nella sua solitudine, vi crescono, in quell’arida spiaggia, splendidi gigli della sabbia.
      Il finale a presto.

  • Ciao, Anna.
    Voto Agata, lo deve alla storia, deve assolutamente redimersi dopo questo episodio. Come può una mamma rinunciare alla sua bambina? Io so, come gli altri lettori, che scapperà (o almeno ci proverà) coi soldi; quindi, non ha ai miei occhi alcuna giustificazione. Hai reso bene l’angoscia e la disperazione della piccola Angelina, il modo in cui gli adulti hanno deciso del suo futuro, passandosela come una commessa o una scatola di nulla. A proposito di scatole, noto che molti usano la parola “scatolo”, che credo derivi dal dialetto siciliano. Forse, nella narrazione lo avrei evitato, magari poteva starci in uno dei dialoghi. Ma il narratore è siciliano e, magari, sto sbagliando io. 😉
    Ti segnalo un minuscolo refuso in questa frase: “era n luogo che non conosceva” (manca la “u”) e te lo segnalo solo per agevolarti nella correzione del testo su file 🙂 so che è una svista di infinitesimale importanza in questo scritto, curato e toccante.
    Ti auguro una buonissima settimana.

    Alla prossima!

    • Hai ragione Keziarica,
      scatola è la forma corretta, mi sono lasciata prendere dal parlato locale e me ne scuso.
      Agata non ha scuse se non la ‘leggerezza’ della sua mente dove la moralità è sinonimo di convenienza; neanche a lungo termine, non vede al di là del suo naso. Non è madre, lei ha bisogno di una madre, ma penso non l’abbia mai avuta.
      A presto.

  • Ciao Anna, la tua Angiolina mi ha evocato la piccola Matilde di “Lezioni di tango”, perché quale che sia la ragione, da piccoli in collegio si sta male, la dimensione dei piccoli è la casa, e la famiglia.
    Molta tenerezza per lei e compassione per Agata, che, ne sono certo, ha ancora da raccontare.
    Un saluto e i miei complimenti, obbligatori, per la tua prosa bellissima. Ciao.??

    • Sembra che tutti, o quasi, abbiate scelto di votare per Agata. Forse sperate che con le sue parole possa, almeno in parte, giustificare il suo tradimento nei confronti di Angelina. Ma come ho già detto, Agata non ha un cuore nel petto e la sua morale è la convenienza, il piacere. Bisogna che qualcuno o qualcosa prenda le redini della sua vita e chissà…
      Ciao Fenderman, alla prossima ed ultima puntata.

  • Buonasera Anna!
    Bastianeddu aspetta di avere assai sputazza, magnifica immagine, l’accostamento delle due parole provoca un suono bizzarro, una cacofonia allegra; il poveretto sembra avere un barlume che rischiara la sua esistenza sotto il giogo del notaio, e bisogna dargli atto che non impazzisce. La paura lo salva e lo trattiene alla sua vita poco più che istintuale. Fine descrizione di un individuo grossolano.
    Voto per la morte di Agata, cose che capitano quando girano improvvisamente i picciuli. Bravissima come ormai so bene, un bellissimo weekend pasquale a lei!

    • Tutti i personaggi del racconto, escludendo Angelina, bambina speciale, sono, ognuno a suo modo, figure di ‘ombra’. Alcune perfide, altre deboli, altre ancora senza alcuno spessore morale: sono la gente che incontriamo più di frequente. Solo le Angeline sono speciali e sono poche.
      Non penso che Agata morirà, non lo farebbe mai ora che ha i ‘picciuli’.
      Alla prossima puntata e grazie per i complimenti.

  • Agata muore, in un racconto amaro potrebbe essere un finale appropriato.
    Ciao, Anna.
    Ancora una volta ci trasporti per le tue strade e ci bagni con la tua pioggia. Sì, tue, perché scaturite dalla tua penna e dalla tua immaginazione. Un’introduzione al capitolo davvero suggestiva. Mi è piaciuto molto anche il momento toccante in cui Bastianeddu, da uomo piccolo, ha alzato la testa e compreso che i “piccioli” non sempre sono il rimedio a una vita grama.
    Vediamo chi ha ucciso il notaio, ormai manca poco, il cerchio si stringe.

    Alla prossima!

    • Imperdonabile il ritardo con cui ti sto rispondendo, chiedo scusa.
      Una vita non solo grama, quella di Bastianeddu, ma prona, asservita, nella quale la dignità, l’orgoglio non hanno posto. Si sveglia soltanto davanti all’annientamento del suo padrone, ma ancora ha paura, ora di se stesso, della sua incapacità di prendere in mano il proprio destino.
      Vedremo chi ha ucciso il notaio, non certo lui, manca di un briciolo di coraggio, nel bene e nel male.
      Alla prossima, Keziarica e grazie per il tempo che mi dedichi.

  • Ciao, il temporale è lo scenario perfetto per il precipitare degli eventi!!! Bastianeddu è un grande, in un solo istante ha capito tutto della vita, anche se magari a ispirarlo è stata solo la paura!!!
    Ho votato per Agata che scappa con i soldi, anche se ero indecisa con Agata muore. Poi, però, ho pensato che al personaggio si confaceva più la prima opzione!!! Alla prossima.

    • Il timore, non l’onestà muove il servo. La paura di non saper gestire i suoi impulsi, che, purtroppo, egli sa essere insiti nel suo animo ma che non vuole dover fronteggiare, per incapacità, per vigliaccheria.
      Agata, dal canto suo, è audace, senza scrupoli, senza morale, non un pensiero che non sia la sua convenienza. No non basta ancora. Alla prossima Ottaviano e buona giornata.

  • Ho votato il pittore. Ma tutte e tre le soluzioni sono plausibili.
    Mi scuso con te e con tutti per la lunga assenza dal sito, ma questa guerra insensata mi ha affievolito la voglia di scrivere. Cerco di non pensarci troppo, ma le nostre vite non saranno più le stesse e mi dispiace soprattutto per i giovani.

    • Bentornato @dottore51.
      Mi piacerebbe scrivere un racconto intitolato ‘la guerra gentile’, nel quale si dichiari guerra al vicino, portandogli un vassoio di cannoli per mangiarli insieme, si bombardino le città con coriandoli e stelle filanti, si preparino tavolate di dialogo, assaporando il ragù fatto dal ministro della difesa, e si chieda agli Stati vicini di fare il tifo per uno dei due nemici, sventolando la bandiera della pace.
      Ma, il mondo non va così. Noi scriviamo, sperando che chi ci legge si diverta, malgrado tutto.

  • Buonasera Anna!
    Finalmente arrivo a Via Botteghelle. Tortorici me lo vedo come il funzionario che si arma di una pazienza infinita, sapendo di dover rimestare nel torbido di una vicenda privata oscena di un uomo importante, e di dover combattere con le resistenze della gente che viveva intorno al morto. E’ una strada in salita, e ci vuole persona determinata . viene certo da pensare a Montalbano, ma una figura che adoro è il Bellodi di Sciascia, anche se lì si parlava di mafia.
    Dialoghi fantastici, mentre leggo mi immagino di sentirli dal vivo. Voto Santino e le auguro un gran fine settimana!

    • Buona sera a te, Minollo.
      Non sarà Santino a far luce sull’accaduto. Con lui di luce non si parla, né intelletualmente, né spiritualmente. Il nostro commissario è uomo di mondo, rispettoso della legge, della legalità, ma ancor di più, lo vedo rispettoso della sua coscienza. Grazie per l’apprezzamento sui dialoghi; vi ho prestato particolare attenzione, per renderli efficaci e aderenti ai personaggi. A presto e ciao, ciao.

  • Ciao, Anna.
    Be’ tiro in ballo il pittore che, di certo, un movente lo aveva.
    A proposito dei dialoghi, di cui si parlava nel gruppo, hai fatto un ottimo lavoro, il commissario parla la lingua degli interrogati, usa l’italiano (dato che è comunque un pubblico ufficiale e parlare in italiano e non in dialetto aumenta anche la sua autorità), ma ci infila dentro qualche parola in dialetto (perché questo lo rende agli occhi degli intervistati più vicino a loro, crea fiducia); Santino e Agata e Bastianeddu sono più sul dialetto. Una cosa però non ho capito: “Tuppulìa” che vuol dire? È un dettaglio minuscolo che non toglie nulla al discorso e non cambia il significato, ma non sapere che significa, in qualche modo, distrae dal discorso.
    Brava, come sempre. I tuoi personaggi sono vivi e quando il commissario ha picchiato il pugno sul tavolo ho trasalito anche io 😉

    Alla prossima!

  • Ciao, bellissimo il dialogo tra il commissario e Agata, mi è sembrato di essere lì con loro!!! Sai creare davvero bene le scene, sono sempre davvero vivide, complimenti!!!
    Ho votato per Bastianeddu. Visto che abbiamo finito con lui, cominciamo la prossima sempre con lui!!! Alla prossima.

  • Ciao, Anna.
    Voto il ladro.
    Mi hai spiazzato, sei passata dalla leggerezza del primo amore, con tutta la fase d’innamoramento di pennellata in pennellata, fino all’incontro con il notaio, viscido e odioso. Mi ha dato fastidio e questo vuol dire che sai come suscitare emozioni in chi legge. Questo capitolo mi fa venire in mente un caso di cronaca, avvenuto proprio in Sicilia qualche anno fa, non c’entra nulla con questa storia, ma le tue parole mi ci hanno fatto pensare. Povere ragazze in balia di uomini senza scrupoli.
    Giusto per non farti troppi complimenti, ti segnalo un Bastianddu senza “e”, ma è proprio per trovare il pelo nell’uovo, un uovo enorme e un pelo minuscolo ?

    Alla prossima!

  • Capitolo 6)

    Riesci sempre a raccontarci i tuoi personaggi con trasporto, arrivando a farceli subito stare simpatici. Continuo a leggere le tue storie con questo tono quasi fiabesco, così come per certi aspetti ci presenti proprio i tuoi protagonisti; e, forse proprio per questo tono, quando vai a mostrarci passaggi oscuri, la natura dell’uomo viene fuori in tutta sua vibrante follia. Ma in cosa sei davvero brava? Non esprimere il giudizio: lasci che sia il lettore a farsi una morale di quel che sta leggendo, gli offri la possibilità di affrontare l’argomento con il proprio bagaglio culturale.
    Bel lavoro 🙂

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://youtu.be/5vsr5lRwpX4
    Alla prossima!

  • Buonasera Anna!
    Si inizia con la poesia del mare e del vento, di un uomo e una donna che si corteggiano sulla spiaggia, i panni al sole ci dicono che il mare e la sabbia sono di tutti. Sembra il paradiso, poi il notaio ci ricorda che anche in paradiso ci vogliono i piccioli, e il ruffiano ha la merce giusta. Bellissima e amara, la storia non fa sconti nemmeno qua, e mi rimanda al prepotente della storia del dottore Puleo; ovviamente lì si era un altro periodo storico, ma le analogie si vedono.
    Voto per le menzogne di Agata, le rinnovo i complimenti e le auguro una buona serata!

    • Ciao Minollo, pure se in ritardo e un po’ fuori contesto rispondo al tuo commento. Anche se non sempre, per fortuna è così, gli uomini sono mossi nelle loro vicende dalla bassa legge del ventre, forse perchè di carne e ossa sono fatti e il tempo storico non lascia memoria delle nefandezze compiute. Dovremmo ricordare più spesso le parole del poeta: fatti non foste a viver come bruti ma…
      A presto Minollo.

  • Buonasera Anna!
    Anche io ho votato il giovane pittore, spaziamo in questa famiglia allargata che è la via Botteghelle. Il don fa esercizio di arte oratoria nell’incensare Nanai, che proprio un santo non era. Ma vabbè…; non un’aquila, piuttosto un avvoltoio, verrebbe da dire di male in peggio ?. Si spassava la vita mi ricorda il marmista del paese di mio suocero, che quando ci vedeva, appoggiato alla porta gli diceva: “Dottore, io mi ammazzo la vita!” e io guardavo dietro le sue spalle il laboratorio, con la polvere di marmo che aleggiava ovunque. il suo racconto continua a emozionare e a evocare, complimenti ancora, e una buona serata!
    A presto!

  • Capitolo 5)

    E niente, continui a stregarci con le tue storie!
    Ogni volta che metti in campo un personaggio, ovviamente viene voglia di scoprirne tutti i retroscena, quindi punterò sul pittore. Con il latino ho avuto poco a che fare, quindi hai aggiunto una nuova sfida 😛

    Non ho molto da aggiungere, se non esprimere il mio piacere nel leggere le tue storie 🙂

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://www.youtube.com/watch?v=Xq8gwpl6bNk

    Alla prossima!

  • Ciao, le sedie posizionate lungo la strada con le donne (e anche uomini!!!) che sono indaffarate a chiacchierare e spettegolare mi hanno sempre affascinato!!!! E anche se l’Italia è molto diversa e variegata, le “seggiole parlanti” sono presenti ovunque. L’unica cosa che varia, se osservi bene, è la foggia e l’altezza delle gambe… Brava, sei davvero brava a evocare i ricordi e le sensazioni nelle persone!!!
    Ho votato per il giovane pittore, credo abbia qualcosa da dire!!! Alla prossima.

    • Grazie Isabella,
      ora non è più tanto facile vedere su strada le seggiole di un volta. Servivano per conoscersi tra vicini. Nei condomini di oggi, non ci si scambia più che qualche asettico saluto, salvo poi ad avere centinaia di amici virtuali, gente che nemmeno conosci di vista. Sarà che sono anzianotta, ma mi manca la signora della porta accanto a cui prestare un uovo o un mazzetto di prezzemolo come si faceva ai miei tempi. A presto Isabella e buona domenica.

  • Ciao, Anna.
    Quale magia usi per far stare tante cose (e farcele stare bene) in così poco spazio? Il segreto, credo, stia nella capacità di dire le cose essenziali e di farlo al meglio, senza perdersi in quei fronzoli dove io, invece, mi trovo spesso imbrigliata. Bel capitolo, netto e visivo come piace a me. Il vecchietto era pure un po’ vizioso, in poche pennellate sei riuscita a rendermelo poco simpatico. Suscitare sentimenti è cosa buonissima nella scrittura.
    Brava, ma lo sai ?
    Voto il pittore e ti auguro una bellissima settimana.

    Alla prossima!

    • Ti ho già rivelato nella precedente risposta qual è la mia magia. Ho conosciuto una volta un signore che aveva una testina piccola da uccellino perfido e me lo sono ricordato mentre scrivevo del notaio. Quel signore mi era antipatico. Siccome adesso ho una certa età, capirai che ho un vasto repertorio di personaggi di ogni tipo da utilizzare quando serve, a loro insaputa. Ciao, a presto.

  • ..quelli che nulla hanno da dire in pubblico e in privato con le chiacchiere muovono i treni. La gente è così. Adesso si chiama “gossip” ma l’hanno inventato un milione di anni fa. A loro va il nostro biasimo un po’ ipocrita, sottobraccio a una ben più sincera benevola condiscendenza: in fondo sono simpatici, parlano e dunque, che male c’è?
    Bellissimo quadretto, le sedie, le comari…
    Bravissima Anna come sempre.
    Voto Angelina.
    CIAO??

  • Ciao, Anna.
    “I commenti erano lasciati cadere sul cadavere come crisantemi già avvizziti” questa frase da sola basta a spiegare perché trovo i tuoi racconti davvero degni di nota.
    Io ho votato per Agata, perché mi fa simpatia e vorrei, coinvolgendola nel caso, che ci raccontassi un po’ di lei. Per il resto, lo sai che per te ho solo complimenti, per le descrizioni e per i personaggi, per come riesci a creare una scena e a renderla viva, pare di sentirli, gli abitanti della via, chiacchierare e commentare l’accaduto. Secondo me, il povero Tortorici avrà il suo bel daffare 🙂

    Alla prossima!

    • Beh sì avrà il suo bel daffare, m non so se sarà in grado di risolvere il mistero. Penso che lui creda di averlo già risolto. ma vedremo al prossimo capitolo. Il mio modo di descrivere penso che mi venga dal fatto che sono un’attenta osservatrice dei comportamenti e delle caratteristiche della gente. Ti assicuro che non invento niente; per l maggior parte si tratta di personaggi che ho conosciuto e osservato con curiosità. Mi piace stare in disparte e riconoscere negli altri un po’ della loro anima. Ciao Keziarica, a presto.

  • Capitolo 4)

    Come al solito tratti la storia con grande capacità espressiva. I personaggi e ci presenti sono interessati e ben collocati all’interno della storia, almeno in questa loro prima apparizione.
    Inoltre, sottolinei con una fredda precisione alcuni pensieri popolari e le controverse espressioni locali. I miei complimenti 🙂

    Trovi il capitolo sempre su Youtube:
    https://youtu.be/BUwOdqyd660
    Alla prossima!

  • Buonasera Anna!
    I personaggi che entrano nella storia in questo episodio sono, come i precedenti, degli specchi che riflettono i luoghi dove si muovono, tra omertà e le difficoltà del vivere per una donna con figlia ma non marito. Il commissario secondo me ci darà in questo senso, ne sono convinto, molte soddisfazioni. Le frasi in dialetto contrappuntano e lasciano spazio al sorriso, come lo sconforto del poliziotto di fronte al silenzio generale. Solo l’ironia lo sostiene.
    Bellissimo episodio anche questo, continua a regalarci intensi scorci di vita la sua felicissima penna.
    A presto!

  • Ciao, “I commenti erano lasciati cadere sul cadavere come crisantemi già avvizziti”, poesia pura!!!! Il giallo della morte del notaio apre molte strade… sono curiosa di percorrerle e poi sai che si dice a Venezia? Lo scirocco fa impazzire le persone!!!
    Ho votato per a za Sarina, a naso mi sembra una che sa molte cose, anche se tutto porterebbe ad Agata!!! Alla prossima.

  • Ciao Anna, che bella questa figura di Agata, le hai concesso molto spazio, sicuramente avrà un ruolo importante nella storia.
    Quella sua selvaticità che un po’ mi ha evocato la Lollo di pane e amore… Ma più libera anche di sbagliare, obbedendo solo al vento e alla “natura” intesa in ogni senso. Ovvi e scontati i commenti e la difesa un poco interessata di alcuni; adesso viene il dubbio che il notaio… Vedremo. Tutto molto vivo, e impreziosito da un dialetto che sa di fioretto e di salsedine. Bello!
    Alla prossima! Buona domenica.??

  • Che meraviglia, Anna.
    Questo capitolo è stupendo, intriso com’è di poesia e amarezza, prende a prestito storie di vita di remote strade paesane e incastona le parole in un quadro languido e poetico… mi piace molto questa storia, mi piace il tuo modo di raccontarla, i personaggi che hanno sempre quella scintilla di vita che ti fa pensare possano saltar fuori dallo schermo per sussurrarti qualcosa in dialetto. Davvero, sei molto brava e io ti consiglio di dedicarti alla stesura di un romanzo, perché hai tutte le carte in regola per ottenere un ottimo lavoro, fidati. Nel caso decidessi (non hai bisogno di editori, esiste il self publishing), fammelo sapere, sarò lietissima di condividere il tuo lavoro per far emergere questo tuo talento ?. Non mi sto proponendo come tuo social media manager, ma come amica di penna 🙂
    Buona giornata e alla prossima!

    p.s. il comitato.

    • Cara Keziarica,
      le tue parole mi riempiono di gioia. Dette da te poi, che io reputo tra i migliori che pubblicano sulla piattaforma, ancor più, mi fanno piacere. Io scrivo per divertirmi ma, sotto sotto, sempre, si scrive perché qualcuno legga, per condividere, per lasciare un segno. Scrivere un romanzo era nei miei sogni di ragazza; credo sarebbe stato banale, mal costruito, e avrei subito smesso. Poca esperienza, e poco dolore… e poco tempo. Adesso, che ho, forse, quello che allora mi mancava, faccio progetti a breve termine ( ho parecchi anni). Ma ogni giorno è un nuovo giorno e chissà.
      Ciao e buon fine settimana, a presto.

  • Capitolo 3)

    L’episodio di letture di oggi è stato meraviglioso, ognuno di voi è riuscito a regalarmi un episodio bellissimo! Tornare in questa storia, per come lo hai raccontato, è stato un po’ come affacciarsi alla finestra e vedere i propri vicini: il mondo torna indietro per mostrarci le vicende dipinte dalle tue parole.
    Personaggi tratteggiati bene in pochissimo spazio. Davvero ben fatto!
    Temo di aver sbagliato qualche cosa nell’accento! 😛

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://www.youtube.com/watch?v=HYCH2MFZNi0

    Alla prossima!

  • Ciao Anna, con te, che già dal precedente racconto, ci si immerge in mondi colorati, profumati di spezie che evocano le atmosfere tanto care a Pasolini, anche se siamo in Sicilia e non a Roma o in medio oriente.
    Quei palazzi così ben descritti sono poi il ritratto di una società decadente, orgogliosa e sanguigna e il delitto davvero ci sta bene, si incastonata perfettamente.
    Io vorrei una indagine di Tortorici, perché il volto della polizia e della “legge” sicuramente sarà interessante e stimolante. Appuntamento alla prossima, ciao??

    • Buon giorno e buon fine settimana Fenderman.
      Quella che descrivo è la Sicilia che io conosco. nobile, orgogliosa e miserabile. Una Sicilia che dall’inerzia fa nascere, di tanto intanto, uomini e donne forti, geniali, combattivi ma, che per la maggior parte, ancora dorme un sonno borbonico, un letargico abbandono cullato da dolci tepori e profumi inebrianti.
      Alla prossima storia e spero ti piaccia.

  • Ciao, si respira sicilianità a ogni riga!!!! Mi sembra di essere tra le pagine di uno scritto di Camilleri (amavo la sua scrittura nonostante non mi stesse molto simpatico, devo essere l’unica in Italia)!!!
    Ho votato per il maresciallo, al contrario dei personaggi di Camilleri vorrei vedere un uomo tutto d’un pezzo (mio nonno era carabiniere)!!! Alla prossima.

    • Nipote di carabiniere e veneta (credo) per giunta.
      Quanto hai faticato a leggere Camilleri? Lui più che scrivere in Siciliano, ha inventato una lingua tutta sua che anche i Siciliani hanno, talvolta, faticato a decifrare. Uno scrittore che definirei unico nel suo genere: un grande narratore. Ti sono infinitamente grata per l’accostamento, troppo onore.
      Ciao Isabella e buon fine settimana.

  • Ho votato per l’omicidio senza furto. Vedremo.
    Due cose: bellissima la metafora del geco attaccato al muro. Ho conosciuto veramente una Crocifissa. Per colmo di sventura il nome completo era Immacolata Crocifissa e , purtroppo per lei non era stata favorita dal punto di vista genico-cromosomico… Una vitaccia…

  • Buongiorno Anna!
    La frase finale del parroco ci mostra un’epoca, con un dono raro di sintesi ha aperto uno squarcio sulla storia del paese e della sua Sicilia. Ma un po’ tutta la vicenda di Angelina e della mamma, e dei “poteri” della bimba, di Maricchia che non vuole farsi pagare. Una cosa che mi colpisce di certi luoghi dell’isola è la vicinanza tra le zone popolari e quelle aristocratiche; lo si vede bene anche a Palermo. Bellissimo tutto, ogni parola.
    Scelgo furto e omicidio e le auguro una bella domenica.
    A presto!

  • Ciao, Anna.
    Se avessi letto questo capitolo per primo, avrei sicuramente capito che era farina del tuo sacco 🙂
    Elegante e poetico, descrivi le brutture come se dipingessi opere d’arte. Bravissima, non posso che complimentarmi ancora con te. Sai che apprezzo molto le sfumature sovrannaturali e tu, in un modo o nell’altro, ce le metti sempre. Riesci a confezionare storie perfette e lo fai a cadenza regolare, un po’ ti invidio 😉

    Alla prossima!

    p.s. voto omicidio e furto.

  • Capitolo 2)

    Scoprirti l’autrice è stata una vera sorpresa!
    Si percepisce il cambio di registro, la scelta dei termini e la bellezza delle forme che utilizzi per raccontare questa vicenda. Ci lasci con la possibilità di capacità straordinarie, e ovviamente sono giù super incuriosito sulla direzione che prenderà, anche grazie alle nostre scelte, questa storia! 🙂

    Trovi la lettura del capitolo sempre su Youtube:
    https://youtu.be/mhHfLAyGGu8

    Alla prossima!

  • Ciao, non so perché, ma il mio commento del brano precedente s’è perso!!! Nonostante ciò, continui a incantarmi con la tua scrittura fatata!!! Quanta storia per le vie sempre differenti ma così uguali della nostra Italia. Sofferenza, povertà, ricchezza, vita e amore con un pizzico di magia.
    Ho votato anch’io per furto e omicidio, due is meglio che one!!! Alla prossima

  • errata corrige:
    Ciao Anna, in molti ci ritroviamo affascinati da questa figura ormai dovrei dire “mitica” della bambina dai poteri straordinari, come fosse sospesa tra universi paralleli.
    Mi inviti a nozze dunque, e va benissimo. Molto coinvolgente il tuo modo di raccontare, ben supportato da una ‘tecnica” sopraffina. Voto per furto e omicidio e vediamo che succede! Ciaoo??

  • Ciao Anna, in mo!ti ci riproviamo affascinati da questa figura ormai dovrei dire “mitica” della bambina dai poteri straordinari, come fosse sospesa tra universi paralleli.
    Mi inviti a nozze dunque, e va benissimo. Molto coinvolgente il tuo modo di raccontare, ben supportato da una ‘tecnica” sopraffina. Voto per tutto e omicidio e vediamo che siccede! Ciaoo??

  • Buonasera Anna!
    Il mondo di via Botteghelle è una lezione di storia del nostro paese, di quelle che si ascoltano o leggono senza provare mai noia o stanchezza, ma il desiderio di saperne di più. La figura fiera e rassegnata al tempo stesso di Maricchia, le sue consizioni e la sua poca vita, spesa per la mamma e poi per le mamme, ci mostrano di riflesso la realtà che la circonda. Un episodio splendido, scommetto il primo di una serie. Ho visto su Netflix tempo fa la serie “Call the midwife”, che ha dei punti di contatto con questa prima puntata.
    Bellissima penna! Voto Santino, un uomo dopo una donna.
    A presto!

  • La vita di sessant’anni fa, oggi ci sembra quasi irreale. Invece il freddo e la fame erano davvero patiti da chi ha vissuto in quel periodo. La scrittrice ti fa immergere nella storia come se anche tu l’avessi vissuta! Complimenti.

  • Ciao.
    Bellissimo incipit, chiaro e crudo al tempo stesso. Struggente a tratti e molto coinvolgente. La frase: “testimoni disperati di una guerra appena finita” mi racconta di una penna esperta, qui c’è del mestiere, in poche parole racconti tutto un mondo. Complimenti.
    Nel finale, il “dolce torpore che intorpidisce” è voluto?
    Lieta di averti tra gli autori, ti seguo, ovviamente e spero che vorrai presto rivelarci la tua identità 🙂

    Alla prossima!

    • No, Keziarica,
      purtroppo il torpore intorpidente non è voluto. Grazie per l’attenzione con cui leggi, preziosi i tuoi appunti. Nessun mistero sulla mia identità, solo un banalissimo errore o dimenticanza.
      Sono lieta che ti sia piaciuto il primo capitolo e nei prossimi, altri personaggi coloreranno la strada a tinte variegate, fosche alcune, altre cupe, misteriose, tenere o crudeli.
      A presto, ciao, ciao.

  • Capitolo 1)

    Il nome non c’è, ma la speranza vive… finché non l’accoppano!
    Ho letto la tua storia su Youtube, insieme alle storie di altri autori. Continuerò sino alla conclusione, se può farti piacere 🙂
    Temo di aver distrutto l’ennesimo dialetto, nel corso della lettura, ma questo capitolo mi ha molto colpito. Mi piace il tuo stile!

    Aspetto il prossimo.

    Trovi la lettura del primo capitolo qui:
    https://youtu.be/NWCi0D2Ojns

    Alla prossima!

    • Grazie per i complimenti e ti svelo subito il mistero della mia identità. In realtà non vi è alcun mistero , solo un banalissimo errore o forse una disattenzione. Complimenti devo farli a te per come riesci a portare avanti su YouTube la lettura dei nostri racconti. Hai eccellenti capacità istrioniche.
      Se mi fa piacere ascoltarti? Di più. Buona giornata Pintore e a presto.

  • Ciao amico/ca collega innominato, voto la bella e la bestia perché questo incipit De Amicissiano, o Collodiano, se vuoi, mi induce a pensare che siano personaggi indispensabili per proseguire sulla strada intrapresa. Notti, parti improvvisi, miseria, niente di nuovo si direbbe, ma l’atmosfera c’è, e invita alla lettura. Auguri e, dunque, a presto.?

    • Nessun mistero sulla mia identità, solo un errore o una disattenzione. Sono Anna Genna, ci conosciamo già per esserci scambiati commenti sulle nostre storie. La vera protagonista della storia è la strada. Una strada e tanti personaggi, una storia, che presto vedrai ha poco di De Amicisiano.
      Continua a seguirmi, spero di non deluderti nel seguito. A presto Fenderman e buona giornata.

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