Via Botteghelle

Dove eravamo rimasti?

L'ultima confessione. Chi sarà a parlare? Agata (63%)

Tutto a posto, Tortorici?

“ Che ti pare che non lo so?” disse il commissario al suo vice. “ O lui, o lei”

“ E allora, commissario, due più due, fa quattro” e fece segno con le dita aperte. “ Perché non li arrestiamo?”

“ Ci hai pensato… e se il notaio, magari, si fosse buttato, lui, dal balcone?”

“ Sì, va be’, ora vuole dire che il notaio s’è suicidato. Ma se non ci crede nemmeno lei, commissario!”, esclamò il poliziotto.

Tortorici  allungò le gambe sotto la scrivania e restò con gli occhi chiusi… Rifletteva.

***

Al commissario non piaceva come si era messa le cose. Tutto  sembrava risolto; quei due erano colpevoli: c’era il movente, la presenza sul luogo, i testimoni. Ma chi dei due aveva spinto il notaio giù dal balcone?

Li aveva ascoltati: ognuno dei due aveva scagionato l’altro, incolpandosi dell’accaduto. Era stato un incidente. Tutto per colpa mia, diceva lui. La colpa è mia, diceva lei.

***

Nello studio del pittore, tutte le madonne dipinte erano senza volto, violente pennellate di nero, avevano cancellato le espressioni di serena dolcezza e, intorno, nella stanza regnava il caos. Quando vi entrò, il commissario avvertì una tale disperazione, che quasi s’impaurì. Il giovane farneticava, si torceva i polsi: “Le mie mani e le sue erano così vicine, ho provato a trattenerlo, poi quel grido, terrificante”. Si portò le mani alle tempie: “ Lo sento ancora, lo sentirò per sempre? Devo farlo tacere!”

Tortorici non parlò; una pietà profonda, per il pittore, gli fece morire sulle labbra ogni parola di conforto. Uscì dalla casa e si allontanò dalla follia che vi regnava.

***

“ Mi avvicino, tutte le sere alla sua finestra”, disse Elisa al commissario: “Gli chiedo di aprire, di parlarmi, poi vengo, qui, sulla spiaggia, e mi siedo ad aspettare. Forse, una sera uscirà, verrà vicino e si siederà accanto a me. Che dice, commissario, verrà?”

Ancora una volta Tortorici non trovò parole di conforto per lei. Sedette accanto alla ragazza ad ascoltare il lamento dei gabbiani e, presto, la voce di Elisa gli fece da controcanto, come una monotona litania funebre: “ Quella sera, quando il notaio gli gettò addosso le banconote, lui mi prese per mano, voleva portarmi via. Tremavo per la vergogna e la paura. Ma il notaio rideva. Che vuoi fare? Vuoi portarla via? Ora no! Torna tra un’ora. Io ho pagato per lei. La ragazza rimase in silenzio per qualche minuto; con la mano raccoglieva manciate di sabbia e poi le faceva scivolare via tra le dita.

“Adriano ha aggredito il notaio, lo colpiva coi pugni, in faccia. Ho pensai che voleva ammazzarlo e ho aperto il balcone per chiedere aiuto. Non ho visto com’è successo, solo le loro mani ho visto, quasi si toccavano, poi il grido del vecchio mentre precipitava.

***

Agata, ferma davanti al convoglio in partenza per Milano, si guardava intorno; non si era mai allontanata dalla sua città e la stazione di Palermo, così grande e rumorosa la confuse. Aveva già speso una parte del denaro per comprare un paio di scarpette per Angelina, erano rosse, con un cinturino a caviglia. Immaginò di essere lei stessa a mettergliele ai piedi, al posto di quelle vecchie, che erano diventate troppo piccole. Sorrise al ricordo di quell’alluce troppo audace, che avanzava oltre la suola. Non l’avrebbe lasciata per sempre, e si convinceva che Angelina sarebbe stata bene dalle suore, che sarebbe stata felice di indossare scarpette così eleganti. Persa nei suoi pensieri, si scosse quando avvertì la voce del commissario Tortorici:

“Agata, fino a Palermo venisti per comprare le scarpe a tua figlia? Lo so che ci vuoi bene a Angelina. Cammina con me, le scarpe, alla picciridda, ce le portiamo insieme”, la prese sottobraccio: “ Mentre mi cunti come hai fatto per prenderti i soldi del notaio”.

“Di quali picciuli parla? Che ci devo dire ancora, lei tutto sa. Quando Santino portò Elisa e, poi, se ne andò, il notaio era vivo. Quando il pittore se ne andò con Elisa, il balcone era aperto e il notaio non c’era. Mi lu dicissi lei, cu fu c’ammazzau a don Nanai?

“Vero è, i fatti sono questi. Ma io non ce li vedo ‘sti due picciotti a buttare giù il notaio” , disse il commissario.

“ Senti come la vedo io”, e spiegò.

“Il pittore vuole aggredire il notaio, lo afferra e lo vuole massacrare di bastonate. Il vecchio si difende e lo colpisce. Elisa spaventata apre il balcone per dare voci, per chiedere aiuto; il notaio si butta contro Elisa, per impedirle di fare uno scandalo; il picciotto corre in aiuto di Elisa, nella colluttazione, il notaio riceve una spinta che lo fa volare giù dal balcone. Nessuno l’ha ammazzato è stato un incidente. Il notaio era un diavolo, e il diavolo se l’è preso. Come ti pare, Agata, la mia pensata?”

Lei lo guardò furba. Aveva inteso cosa voleva dire Tortorici.

“ E i soldi del notaio?”, chiese.

“ Quali soldi Agata?”

“ Ma certu! Quali picciuli?”

“ Ce ne vogliono, per crescere bene una figlia. Amuninni Agata, purtamuci sti scarpuzzi a Angelina. Sarà contenta assai di sapere che la mamma l’ha lasciata, solo per andare a comprarle le scarpe nuove”.

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132 Commenti

  • Bellissimo finale, stavolta davvero alla Montalbano con il commissario che si arrende alla benevolenza nell’interesse della bambina. Episodio ancora davvero accattivante,a completamento di un ottimo lavoro che ti obbliga a tornare presto!?
    A rileggerci dunque, buon fine settimana! ??

    • Bene, lavoro terminato! A pezzi e bocconi per mantenermi sulle 5000 battute. Ci sarebbe stato tanto da dire ancora sui personaggi, ma queste sono le regole e, tra tagli e riletture, scappa sempre
      il refuso, l’imprecisione, l’errore. Grazie, comunque per avermi seguito fino alla fine e a rileggerci presto. Ciao Fenderman.

  • Ciao, Anna.
    Alla fine ha prevalso il buon cuore del commissario, la piccolina senza mamma non ce la vuole proprio lasciare.
    Anche io ho notato qualche svista, figlia, secondo me, di una riscrittura. Poco male, come sempre ci hai deliziati con il tuo stile e la tua bravura. Spero che di ritrovarti prestissimo con un nuovo episodio. Intanto, ti saluto e ti auguro un bellissimo inizio di primavera. Qui comincia oggi, da te non so ?

    Alla prossima!

    • Non ho scuse. Posso solo dire, a mia discolpa, che le 5000 battute mi costringono a tagli e revisioni che, lo confesso, mi fanno male e, alla fine, il testo risulta poco curato, Mi vince la stanchezza per le necessarie, ma dannose ‘potature’. La primavera? Anche qui è incerta nel mostrarsi, tuttavia le rondini hanno già i piccoli nel nido. Ciao Keziarica, a presto.

  • Capitolo 10)

    Siamo arrivati alla fine, e sei riuscita a sorprenderci anche in questo finale. In generale, agli inizi mi aspettavo che ci avresti portato verso una storia differente, ma è stata una bella sorpresa trovare questa narrazione! Ho trovato qualche imprecisione, ma sono certo siano semplici errori sfuggiti, capita.
    Leggerti è sempre una bellissima esperienza, e le storie che tratti sono parecchio profonde 🙂

    Aspetto la prossima storia!

    Trovi la lettura del capitolo finale sempre su youtube a partire dalle 14:00:
    https://youtu.be/SNwG-4_-j1g

    Ciao!

  • Buonasera Anna!
    Il viaggio di mamma e figlia mi ha ricordato l’ultimo di Attu e Zaira, con la piccola creatura che non muore ma vive la separazione da chi l’ha generata. A questo punto anche io penso sia giusto ascoltare Agata.
    Per tutta la storia si respira l’aria di ineluttabile ingiustizia sociale, la miserabile vita di chi può solo subire, e anche quando sembra vincere, deve pagare dazio alla sua condizione. Triste e inevitabile, lento e inesorabile il viaggio verso la terra isolata del convento.
    Non ci si può non indignare pensando a quanto sia attuale questo racconto. Splendido.
    Un buon weekend a lei, a presto!

    • Ciao Minollo,
      si sta per concludere questa storia intrisa non tanto di tristezza quanto di cinismo. Molti dei personaggi sono nati dalla mia curiosità nell’osservare la gente, quella reale, che spesso non altra morale se non il proprio tornaconto, a spese di chi come Angelina e, in modo diverso Bastianeddu niente hanno a loro difesa se non la famosa ‘Provvida Sventura’ che regna tra gli oppressi.
      Alla prossima, ti aspetto.

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