Via Botteghelle

Dove eravamo rimasti?

Malgrado l'encomiabile riservatezza degli abitanti del vicolo, il commissario troverà il bandolo con l'aiuto di chi?olo? Agata (64%)

Agata

“ Mizzica!” esclamò Angelina, mentre la madre, trascinandola per mano, la conduceva per le stanze del palazzo. Non aveva mai visto tanti quadri, specchi dorati e tappeti, tanto lusso, se non nelle chiese, ma solo in quelle grandi, dove il vescovo ogni tanto diceva Messa. “ Ma era vescovo, il notaio?” chiese curiosa.

“ Statti muta” ordinò Agata alla bambina. Il commissario squadrò la donna, era in grande agitazione e, indicandole una sedia, chiese: “Si vuole sedere?  fece cenno di no, scuotendo il capo, dibatttuta sul comportamento che le conveniva tenere in quel frangente.  Fu Angelina che, accogliendo anche per sé l’invito, si arrampicò su una poltrona di damasco e cominciò ad analizzare la stanza. Aveva una strana sensazione: pericolo, paura? Chiuse gli occhi e ascoltò voci concitate.

“ Ci parli del notaio” esortò il commissario “ Lei lo conosceva bene” rivolgendosi ad Agata.

“ Bene, bene, no” disse timida la donna.

 “ Non mi prenda in giro”, minacciò Tortorici. “ Secondo lei il notaio potrebbe essersi ammazzato?”

Agata se lo rivide danti agli occhi, il notaio, quando, la sera prima l’aveva lasciato. Piccolo e magro, avvolto nella vestaglia, da cui spuntava la testa piccola e calva; gli occhi stretti e incassati e il naso adunco, lo facevano assomigliare a un uccello rapace, non un’aquila, piuttosto un avvoltoio, per via dei pochi ciuffi grigi simili a piume che aveva sulla nuca.

La minaccia, nella voce secca, del commissario, la convinse, che era meglio collaborare, e così affermò: “Ammazzarsi, che dice commissario mio. Il notaio si spassava la vita. Lui, ieri sera, aspettava… aspettava qualcuno. Perciò, si mise la vestaglia buona”

Tortorci si massaggio il mento e con fare curioso le chiese: “ Una femmina?”

“ Sì, però, senza malizia” disse Agata, sollevando una mano, per allontanare pensieri sconvenienti.

“ Deve sapere che ormai il notaio… in quel ramo…niente” e col pollice e l’indice aperti, scuoteva la mano. “Al notaio ci piacevano le picciridde appena spuntate. Le taliava nude, le toccava e si faceva toccare”

“ Ah! E dove le trovava queste picciridde?”

“ Che ci posso dire, commissario…” e con la testa  indicò il balcone aperto.

***

Alle sei del pomeriggio, che ancora l’afa spremeva sudori, sulla via, davanti alle porte, seggiole e panchette erano disposte, a cerchio, a fila, a come capitava e le donne le occupavano tutte. Per prendere fresco dicevano. Davanti alla taverna di Nicola Fauci, un nugolo di uomini si era riunito, come casualmente, a chiacchierare. Neanche per la processione dei Misteri del Venerdì Santo c’era tanto movimento in via Botteghelle. Tutti quelli che al mattino “ nenti avevano visto e nenti avevano sentito” ora avevano qualcosa da svelare, sul notaio e sulla sua morte tragica. Brillavano per la loro assenza sul palcoscenico: a za Sarina, che non si poteva spostare da sola, Santino, che dopo l’ubriacatura della sera precedente non si era più visto e il pittore che abitava alla fine della strada. Ma quello era uno diverso, non socializzava, non era ‘socialista’, dicevano. Ipotesi fantasiose, sospetti infondati, sogni rivelatori, intuizioni, premonizioni, rimbalzavano da un capo all’altro del vicolo.

La notizia dell’arresto di Santino durante la notte, fece sì che seggiole e panchette, ritirate malvolentieri, la sera precedente, ritornassero di buon mattino sulla strada. L’uomo era stato fermato dalla polizia in stato di ebbrezza e trovato in possesso di una banconota del tutto simile a quella, che il commissario Tortorici aveva rinvenuto sul pavimento del salottino del notaio. Portato in commissariato e fatto rinsavire, aveva detto che quel denaro lo aveva ricevuto dalla za Sarina. Ora in mezzo al vicolo stazionava un furgone della polizia.

Urla stridule, pianti irrefrenabili e suppliche venivano fuori dalla finestra della chiromante, che poco dopo venne portata fuori dalla sua abitazione, a braccia, da due prestanti agenti: “ Lassatimi, tinitimi, matri mia moru, moru” supplicava la donna, mentre, con garbo, veniva caricata sul furgone e portata in questura.

In quel momento Angelina e Crocifissa passarono per recarsi a giocare sulla spiaggia. Angelina sembrò mutarsi in sasso;  i suoi occhi si fissarono lontano, verso la fine della strada, dove il furgone svoltava per scomparire, mancando per poco il giovane pittore, fermo sulla porta del suo studio.

 De mortuis nihil nisi bonum dicendum est. Dei morti si parla solo bene. La cattedrale era affollata, il profumo dei fiori e l’incenso rendevano l’aria irrespirabile, ma ai funerali si va anche senza invito e, al funerale del notaio, c’erano tutti, ma proprio tutti. Don Gasparino si godeva il suo momento di gloria, tessendo le lodi del sant’uomo e persino il sindaco volle dire la sua, chiamando generoso fratello, Leonardo Turrisi Cavarretta, ‘Nanai’ per gli amici .

Chi terrà la scena adesso in via Botteghelle?

  • Marcchia (0%)
    0
  • Angelina (17%)
    17
  • Il giovane pittore (83%)
    83
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132 Commenti

  • Bellissimo finale, stavolta davvero alla Montalbano con il commissario che si arrende alla benevolenza nell’interesse della bambina. Episodio ancora davvero accattivante,a completamento di un ottimo lavoro che ti obbliga a tornare presto!?
    A rileggerci dunque, buon fine settimana! ??

    • Bene, lavoro terminato! A pezzi e bocconi per mantenermi sulle 5000 battute. Ci sarebbe stato tanto da dire ancora sui personaggi, ma queste sono le regole e, tra tagli e riletture, scappa sempre
      il refuso, l’imprecisione, l’errore. Grazie, comunque per avermi seguito fino alla fine e a rileggerci presto. Ciao Fenderman.

  • Ciao, Anna.
    Alla fine ha prevalso il buon cuore del commissario, la piccolina senza mamma non ce la vuole proprio lasciare.
    Anche io ho notato qualche svista, figlia, secondo me, di una riscrittura. Poco male, come sempre ci hai deliziati con il tuo stile e la tua bravura. Spero che di ritrovarti prestissimo con un nuovo episodio. Intanto, ti saluto e ti auguro un bellissimo inizio di primavera. Qui comincia oggi, da te non so ?

    Alla prossima!

    • Non ho scuse. Posso solo dire, a mia discolpa, che le 5000 battute mi costringono a tagli e revisioni che, lo confesso, mi fanno male e, alla fine, il testo risulta poco curato, Mi vince la stanchezza per le necessarie, ma dannose ‘potature’. La primavera? Anche qui è incerta nel mostrarsi, tuttavia le rondini hanno già i piccoli nel nido. Ciao Keziarica, a presto.

  • Capitolo 10)

    Siamo arrivati alla fine, e sei riuscita a sorprenderci anche in questo finale. In generale, agli inizi mi aspettavo che ci avresti portato verso una storia differente, ma è stata una bella sorpresa trovare questa narrazione! Ho trovato qualche imprecisione, ma sono certo siano semplici errori sfuggiti, capita.
    Leggerti è sempre una bellissima esperienza, e le storie che tratti sono parecchio profonde 🙂

    Aspetto la prossima storia!

    Trovi la lettura del capitolo finale sempre su youtube a partire dalle 14:00:
    https://youtu.be/SNwG-4_-j1g

    Ciao!

  • Buonasera Anna!
    Il viaggio di mamma e figlia mi ha ricordato l’ultimo di Attu e Zaira, con la piccola creatura che non muore ma vive la separazione da chi l’ha generata. A questo punto anche io penso sia giusto ascoltare Agata.
    Per tutta la storia si respira l’aria di ineluttabile ingiustizia sociale, la miserabile vita di chi può solo subire, e anche quando sembra vincere, deve pagare dazio alla sua condizione. Triste e inevitabile, lento e inesorabile il viaggio verso la terra isolata del convento.
    Non ci si può non indignare pensando a quanto sia attuale questo racconto. Splendido.
    Un buon weekend a lei, a presto!

    • Ciao Minollo,
      si sta per concludere questa storia intrisa non tanto di tristezza quanto di cinismo. Molti dei personaggi sono nati dalla mia curiosità nell’osservare la gente, quella reale, che spesso non altra morale se non il proprio tornaconto, a spese di chi come Angelina e, in modo diverso Bastianeddu niente hanno a loro difesa se non la famosa ‘Provvida Sventura’ che regna tra gli oppressi.
      Alla prossima, ti aspetto.

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